Riformisti o insurrezionisti?
**** - 26-10-2006
da Umanità Nova n. 140 del 18 giugno 1922

I socialisti italiani mancano davvero di psicologia. Del resto conveniamo che a questo riguardo poco si differenziano da essi i socialisti "rivoluzionari" ed i comunisti.

Ieri Gaetano Zirardini, parlando della situazione del ferrarese, dove impera il fascismo, diceva nella camera dei deputati: "Io modesto uomo, dico che è ora di farla finita e da questa tribuna invito il proletariato d'Italia ad insorgere, se la situazione permarrà" (applausi dall'estrema).

Evidentemente l'on. Zirardini ed i suoi compagni che l'applaudono credono che l'animo popolare si possa muovere e manovrare come si fa di un apparecchio elettrico comandato da un commutatore: ferma, avanti, indietro ecc.

Un giorno conviene loro che i lavoratori stiano tranquilli e pensino solo a votare per mandarli al parlamento ed ai consigli comunali, ed essi predicano contro la violenza, contro l'illusione insurrezionista, e per l'evoluzione lenta, graduale, sicura per la conquista legale dei pubblici poteri.

Poi vengono le bastonate, gli incendi, gli omicidi fascisti per mostrare anche ai ciechi che colla legalità non si arriva a nulla, poiché quand'anche essa fosse in qualche caso favorevole agli oppressi, gli oppressori non si fanno scrupolo di violarla e sostituirvi la più atroce violenza; ma i nostri bravi socialisti si affannano perché i lavoratori non raccolgano le provocazioni, e vantano "l'eroismo della pazienza".

Infine le busse diventano troppo forti e colpiscono anche le spalle dei dirigenti, tutta l'organizzazione specialmente cospirativa dei socialisti sta per essere distrutta, la situazione diventa insopportabile anche per i capi, e allora si fa appello all'insurrezione!

Non si accorgono quei signori, non si accorge Zirardini che è ridicolo sperare che possano tutta d'un tratto diventare dei leoni quelli che essi si sono sforzati per cinquant'anni a trasformare in pecore? E non pensano con quale sorriso di scherno e con quale senso di sospetto accoglieranno un appello all'insurrezione da loro quei lavoratori che essi non sono riusciti ad evirare?

E d'altronde, chi potrebbe pigliarli sul serio, quando è proprio quello stesso Zirardini che minaccia una possibile insurrezione, colui che propone la collaborazione dei socialisti coi partiti borghesi antifascisti, vale a dire che mette avanti un'altra illusione, un altro inganno destinato a tener tranquilli i lavoratori colla speranza che la salvezza verrà dal governo senza bisogno di uno sforzo proprio?

Noi non mettiamo in dubbio la buona fede di nessuno. Ma ci pare una singolare aberrazione, una incomprensione incredibile della psicologia degli individui e delle masse il pensare che si possa nello stesso tempo credere e sperare nei mezzi legali, e nello stesso tempo tenersi disposto a ricorrere a mezzi illegali; passionari per le elezioni e prepararsi all'insurrezione. Questo può apparire possibile nei discorsi dell'on. Enrico Ferri sulle "due gambe" con cui cammina il socialismo. Ma è smentito da tutta l'esperienza storica, come è smentito dalla coscienza di chiunque si ferma un po' a studiare sé stesso.

Ricordiamo, per esempio, di avere una volta ascoltato una conferenza dell'ineffabile Misiano, in cui l'allora onorevole deputato dopo di aver parlato dell'imminenza della rivoluzione ed aver insistito sulle necessità della preparazione tecnica, passava a parlare delle elezioni municipali (dell'ottobre 1920 che videro l'affermazione dei socialisti in tremila comuni italiani - nota di gp), che dovevano avere luogo di lì a sei mesi, e raccomandava di preparare fin da allora le liste e di curare con attività la propaganda per la lotta elettorale.

V'immaginate voi uno che aspetta la rivoluzione da un momento all'altro e s'affatica per trovarsi pronto, e nello stesso tempo lavora per le elezioni municipali che debbono avere luogo sei mesi dopo? O viceversa, uno che spera di potere senza rischio e poca fatica concorrere efficacemente alla trasformazione sociale con un semplice voto, e voglia poi rischiare il pane, la libertà, la vita in una azione insurrezionale?

Bisogna scegliere: e naturalmente la maggioranza sceglie la via che sembra più facile e che in tutti i casi non presenta pericoli: ma poi trova che ha fabbricato sulla rena e quando viene la reazione non ha capacità morale e materiale per resistere ... e si lascia bastonare e affamare.

Ed infatti si vede quel che successe. La rivoluzione non si fece perché non la vollero fare: ma vennero invece le elezioni e, poiché era per esse che avevano lavorato davvero, i socialisti (che allora comprendevano gli attuali comunisti) "conquistarono" più di duemila comuni, fra cui alcune delle più cospicue città italiane. Se il metodo legalitario potesse servire, quello era davvero un grande trionfo, e presto se ne sarebbero dovuti vedere gli effetti.

Invece bastò qualche banda di facinorosi, spalleggiati è vero da una parte della forza pubblica ufficiale, perché la vittoria si trasformasse in, vergognosa, sconfitta.

Per concludere: se Zirardini e compagni vogliono andare al potere, ci vadano se possono, e facciano pure tutte le transazioni, tutte le dedizioni che saranno necessarie: ma cessino dall'ingannare la gente facendo balenare innanzi agli ingenui la speranza che essi vogliano, un giorno, ricorrere ai metodi rivoluzionari.

Facciano come Turati e Prampolini che, essendo due galantuomini, non parlerebbero mai di una insurrezione che deprecano fino in fondo all'animo loro.

L'insurrezione verrà, bisogna che venga: ma non sarà certo per opera dei parlamentari ... anzi, sarà contro di loro.

Occorre che i lavoratori vi si preparino, e per poterlo fare devono rinunciare all'ingannevole speranza nel governo d'oggi o di domani, nei deputati e quelli che vogliono diventarlo.


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