Una giornalista scomoda
Grazia Perrone - 09-10-2006
La giornalista russa Anna Politkovskaia classe 1958, nota per le sue posizioni critiche nei confronti del Cremlino particolarmente in relazione al conflitto in Cecenia, è stata uccisa a Mosca.

Il suo corpo - crivellato di colpi d'arma da fuoco - è stato trovato nell'ascensore di casa.

La Politkovskaya scriveva per il quotidiano dell'opposizione "Novaya Gaseta". Nel settembre del 2004, mentre si apprestava a recarsi a Beslan per seguire il sequestro e il massacro degli ostaggi nella scuola numero 1 del capoluogo dell'Ossezia del Nord era rimasta vittima di un misterioso avvelenamento da lei attribuito ai servizi segreti russi.

(...)" Anna Politkovskaya aveva raggiunto la notorietà internazionale nell'ottobre del 2002 quando, insieme al corrispondente del Sunday Times era entrata nel teatro assediato dai terroristi e li aveva convinti a liberare alcuni ostaggi in cambio di acqua e viveri. I ceceni però la conoscevano già, tanto e vero che l'avevano inserita nell'elenco delle persone con cui erano disposti a trattare.

La giornalista della Novaya Gazeta, infatti, aveva condotto alcune approfondite inchieste sulla violazione dei diritti umani nel conflitto ceceno, inchieste poi raccolte in un libro dall'eloquente titolo Cecenia disonore russo, pubblicato in Italia da Fandango. Una voce isolata che è risuonata forte e chiara nel vuoto spinto che circonda la sporca guerra cecena nel panorama mediatico russo.

La Politkovskaya non aveva fatto sconti a nessuno. Aveva denunciato il regime di terrore con cui i miliziani tenevano in pugno la popolazione civile così come quello praticato dall'esercito russo a colpi di esecuzioni sommarie, torture, stupri e campi di concentramento. Reportage ricchi e documentati che le sono valsi un premio giornalistico all'estero e due arresti in patria.
(...)" [1]

Nel corso di un'inchiesta sull'esecuzione sommaria di sei civili ceceni, la giornalista era sparita nel nulla, sequestrata presumibilmente dalla "nuova" polizia segreta (o politica?) di Putin e fortunatamente senza conseguenze.

Il tentato avvelenamento che ha tenuto la scomoda giornalista lontana dagli eventi di Beslan è insomma solo l'ultimo episodio di intimidazione.

Fino al, tragico, epilogo.

[1] Cfr. Sabina Morandi Liberazione del 17 Settembre 2004

Nello Speciale Il tempo e la storia



interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Frg    - 09-10-2006
Segnaliamo un approfondimento, tra i molti che ci pervengono: Morte nel pomeriggio

 Anna Pizzuti    - 09-10-2006
Dal blog di Beppe Grillo

E’ morta una giornalista vera. Si chiamava Anna Politkovskaja. Le hanno sparato prima al cuore e poi alla testa all’ingresso di casa sua. Un edificio alla periferia di Mosca. Lascia due figli. Lascia un’inchiesta sulle torture in Cecenia dei russi che non potrà più essere pubblicata dal suo giornale, la Novaja Gazeta. Lascia tutti i suoi documenti, archivi, foto, pc alla polizia russa, che come prima misura dopo la sua morte ha sequestrato tutto ciò che ha trovato nel suo modesto appartamento. Per leggerlo con calma durante le indagini. Lascia Putin, un ex membro del KGB, alla guida della Russia. Lascia Kadyrov, uomo di Putin, da lei accusato di crimini contro la popolazione cecena alla guida della Cecenia. Lascia il silenzio del Cremlino, forse in lutto stretto. Lascia Chirac che decora Putin con la Gran Croce della Legion d’Onore. Lascia un libro: “ La Russia di Putin” che vi consiglio di leggere. Nel libro Anna scrive di Putin: “La Russia ha già avuto governanti di questa risma. Ed è finita in tragedia. In un bagno di sangue. In guerre civili. Io non voglio che accada di nuovo”.
Anna ricorda l’omicidio Matteotti. Sequestrato e ucciso dopo un suo discorso di accusa contro il fascismo in Parlamento. L’ultimo prima del Regime e del discorso ufficiale di Mussolini del 1925 alla Camera di insediamento della dittatura: "Se il fascismo non è stato che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della migliore gioventù italiana, a me la colpa! Se il fascismo è stato un'associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere!". Ma almeno il duce non sequestrò i documenti privati di Matteotti.
Cosa avverrà ora in Russia? Ma questa non è una domanda che possono farsi le democrazie occidentali. La Russia, su questo non si discute, è una democrazia fondata sul gas e sul petrolio che esporta. Se non li esportasse tornerebbe a essere la buona, vecchia dittatura di un tempo.

 Da Altrenotizie    - 10-10-2006
ANNA POLITKOVSKAJA: LA SUA GUERRA CONTRO IL CREMLINO


E’ stata un’esecuzione annunciata quella di Anna Politkovskaja, la giornalista russa che aveva dichiarato guerra al Cremlino, a Putin e a quei generali colpevoli del genocidio in Cecenia. L’hanno fatta fuori, a Mosca, sull’ingresso del suo condominio perché era stata scomodo testimone di un conflitto epocale tra la Grozny dell’indipendenza e la Mosca dell’autoritarismo e della sopraffazione. Ora si scopre anche che aveva previsto tutto. Aveva scoperto e rese note le regole di una guerra particolare sul fronte del Caucaso, ma soprattutto nelle retrovie del mondo dei servizi segreti. E così questa eterna ragazza di 47 anni e due figli - che teneva stretti i suoi occhiali da miope mentre correva tra le valli cecene – si era preparata alla fine. Sapeva che l’intelligence del Cremlino non poteva perdonarla. Era troppo invadente, nota, coraggiosa e dura nei confronti dei mastini di quel ministero della Difesa che lei chiamava ministero della Guerra.

Aveva già conosciuto la repressione nei suoi confronti, ma nello stesso tempo aveva cercato ostinatamente di svolgere un ruolo di mediazione tra la guerriglia cecena e le truppe di Mosca. Combatteva la sua guerra scrivendo e denunciando. Lo testimoniano quelle corrispondenze dal fronte caratterizzate da notizie impietose di scontri, attentati, bombardamenti e raid. Tutto con stile freddo, toccante. Ma aveva annunciato – con notevole anticipo – anche la storia della sua fine.
Lo aveva fatto, con spirito critico, in uno dei suoi ultimi reportage. Una sorta di lapide. Perché aveva detto di non escludere che un bel giorno un suo articolo non sarebbe stato pubblicato. Sarebbe finito, come la sua vita, in un cestino. Sicuramente sapeva di aver messo le mani su qualcosa che scottava. E Dimitri Muratov, il direttore del quotidiano Novaia Gazeta dove Anna Politkovskaja scriveva regolarmente, ha voluto subito annunciare che l'omicidio "sembra essere una punizione per i suoi articoli".
Si sa ora che il giornale stava per pubblicare nuove rivelazioni su episodi di corruzione in seno al ministero della Difesa e del contingente russo in Cecenia. Ma la giornalista aveva anche nemici fra i guerriglieri i quali non le perdonavano i continui riferimenti al traffico di armi tra l’opposizione cecena e le forze russe. Nei suoi reportage raccontava, infatti, di soldati che rubavano munizioni e armi dalle basi militari.

Riferiva sempre, con precise documentazioni, il giro di affari e le tecniche usate per il commercio clandestino e forniva il costo delle operazioni: un dollaro per 10 proiettili di mitra, 10 dollari per il caricatore delle pistole Makarov; mitra da 400 dollari in su. Con un kalashnikov che poteva costare fino a mille dollari e le mine russe vendute dai soldati per 500 dollari. Ecco, quindi, che Anna Politkovskaja era malvista da quanti navigavano nel mercato nero delle armi.
Personaggio scomodo: così era definita a Grozny e a Mosca.
Di lei restano le cose che ha scritto. Restano quei premi che si era conquistata in patria ("Penna d'oro", l'equivalente del Pulitzer) e all’estero. Nel febbraio del 2003 in Danimarca aveva ricevuto un riconoscimento ufficiale per l’impegno giornalistico e per l’attività in favore della democrazia nel Caucaso. Nel 2004 era stata insignita con il premio intitolato all'ex premier svedese Olaf Palme in quanto "simbolo della lunga battaglia per i diritti umani in Russia"… Non aveva sponsor e partiti alle spalle. Aveva fatto dell’indipendenza di giudizio la sua arma preferita.

Nei suoi scritti aveva sempre parlato delle pesanti violazioni del Cremlino in riferimento agli articoli 3 e 4 della Convenzione di Ginevra, compiute durante le azioni repressive e intralciando – di conseguenza - il lavoro della Croce Rossa Internazionale nell’area di conflitto.
Aveva denunciato le sistematiche violazioni delle leggi di guerra da parte delle forze federali contribuendo ad “arricchire” - con drammatiche documentazioni - i pur circostanziati rapporti di Human Rights Watch. Riferiva sempre di bombardamenti e cannoneggiamenti di centri abitati e di distruzioni immotivate e rappresaglie contro i civili. E negli ultimi tempi aveva esteso il raggio delle sue inchieste anche ad una nuova attività messa in atto dall’intelligence di Putin. Una delicatissima operazione di ascolto e controllo dell’intera popolazione. Un piano denominato “Sorm2” - una versione russa di “Echelon” – organizzato dal Goskomsvyaz (Comitato statale per le comunicazioni) in collaborazione con il Kgb con il compito di intercettare i messaggi di posta elettronica in Cecenia. Si parla, in proposito, di centinaia di "black box" che, analogamente a quelle installate a bordo degli aerei, sarebbero capaci di registrare tutte le attività che hanno luogo in Internet.
Anna Politkovskaja, dal fronte della Cecenia, aveva così alzato il tiro. Difendeva i ceceni vittime del genocidio e denunciava l’escalation del Cremlino di Putin. Con tutta probabilità ha pagato per questo.

Ora, con il suo omicidio sale a 56 il numero dei giornalisti uccisi quest'anno nel mondo. Le ultime due vittime erano state due reporter tedeschi uccisi in un'imboscata nel nord dell'Afghanistan. E secondo i dati diffusi dall'organizzazione Reporters sans frontieres, questo anno potrebbe rivelarsi più sanguinoso persino del precedente, quello più tragico per i cronisti di tutto il mondo.
Intanto sulla fine della giornalista russa restano interrogativi inquietanti. Ci si chiede in particolare come mai l’assassino o gli assassini hanno lasciato sul luogo del delitto una pistola. E a Mosca c’è chi pensa che l’arma potrebbe essere una di quelle usate in Cecenia dai guerriglieri. Un modo artigianale per gettare ombre sull’intera vicenda. In pratica uno dei tanti depistaggi già sperimentati nel passato dagli organi della sicurezza del Cremlino.

Carlo Benedetti

 Frg    - 11-10-2006
Kadyrov vuole uccidermi: L'ultima intervista di Anna Politkovskaja