Un altro errore di comunicazione
Giovanni Sarubbi - 22-09-2006
Giunge in Redazione la segnalazione dell'editoriale, apparso qualche giorno fa sul sito Il Dialogo, relativo alle recenti affermazioni dell'attuale Pontefice. Volentieri lo diffondiamo. Frg


Necessitano atti concreti che riportino l'umanità sulla via dell'incontro e non dello scontro


Germania, 12 settembre: il Papa incontra i rappresentanti della scienza nell'Aula Magna dell'Università di Regensburg. Nel corso di tale incontro è stato pronunciato il discorso (vedi http://www.ildialogo.org) che è stato al centro di numerose e pesanti polemiche.

Anche il Papa può sbagliare. E quando sbaglia un Papa le conseguenze possono essere disastrose, come dimostra ciò che sta succedendo in questi giorni dopo la "lectio magistralis" di Benedetto XVI tenuta all'Università di Ratisbona in Baviera. E che a sbagliare sia un Papa come Benedetto XVI, Papa teologo, che ha passato gli ultimi 25 anni della sua vita a cercare e condannare gli "errori dottrinali" di teologi, filosofi o religiosi della Chiesa Cattolica come capo dell'ex "Santo Ufficio", dice in modo inequivocabile che nessuna persona al mondo è immune dall'errore. E dice anche che le parole, se male usate e peggio interpretate, fanno più male delle pietre.
Di che errore si è trattato? E' lui che ha sbagliato o, come dicono i più papisti del Papa, sono gli altri che hanno sbagliato ad interpretarlo?
I commentatori si dividono fra quelli che considerano la sua buona fede e chi invece vede nel suo discorso una macchinazione preordinata. Entrambe queste analisi trovano, purtroppo, riscontro nella realtà che stiamo vivendo, il che ci rimanda un quadro nient'affatto chiaro, che si presta a svariate interpretazioni e sviluppi, non tutti positivi.
Volendo considerare la buona fede di Benedetto XVI, il suo discorso è certamente un errore di comunicazione. Chi non è un esegeta del pensiero di Benedetto XVI, come la stragrande maggioranza di chi legge i giornali o ascolta le TV, anche leggendo il testo integrale del discorso, viene colpito dall'affermazione: «Mostrami ciò che Maometto ha portato di nuovo e vi troverai solo delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva a diffondere la fede per mezzo della spada», di un imperatore bizantino, Manuele II Paleologo, sconosciuto ai più. E' lo stesso Papa a dire di essere lui stesso rimasto stupito dal modo "sorprendentemente brusco" e "pesante" con cui questo imperatore si rivolge al suo interlocutore.
Ora chi non conosce Manuele II Paleologo ed il testo da cui Benedetto XVI ha tratto la citazione e quindi non è informato del contesto nella quale quella frase è stata scritta, viene portato a dare a quella frase una verità quasi assoluta, proprio sulla base dello stupore espresso dal Papa per il modo brusco e pesante con cui quella frase è stata riportata. Non si capisce, dal testo, che cosa pensi Benedetto XVI di quella frase perché non c'è una presa di distanza da essa. Bastava scrivere un inciso del tipo, "che non condivido", per sgombrare il campo da ogni possibile equivoco. C'è invece la traduzione del termine "jihad", con "guerra santa" e questo è probabilmente l'errore più grave che un "Papa teologo" potesse commettere. Tale termine, come sanno bene tutti gli addetti ai lavori, significa semplicemente "sforzo" e, in ambito religioso islamico, indica l'impegno che il credente mette nella propria vita per praticare l'Islam, cioè la sottomissione a Dio. E così i mezzi di comunicazione hanno concluso che il "Papa condanna la "jihad", cioè la "guerra santa".
Dunque un errore di comunicazione su un tema delicatissimo. Un errore molto simile a quello che, per esempio, hanno commesso i dirigenti dell'UCOII quando hanno diffuso, durante lo scorso mese di agosto, un comunicato a pagamento sulla guerra di aggressione dello Stato di Israele contro il Libano. Un errore che possiamo sintetizzare così: su temi così scottanti e drammaticamente attuali, non ci si può lasciare andare a semplificazioni o a slogan che aiutino lo scontro invece che l'incontro fra le culture e le religioni.
E l'errore di Benedetto XVI mette in realtà in luce anche come la stessa ragione, tanto cara allo stesso Papa, possa essere fallace e portare l'umanità sull'orlo del disastro. Può l'umanità essere portata a dividersi e guerreggiare per una frase male interpretata e mal presentata di "Manuele II Paleologo", imperatore bizantino medioevale? Chi era costui?, direbbe il don Abbondio dei "Promessi sposi" di manzoniana memoria.
Ma c'è anche un altro aspetto della questione che è opportuno sottolineare. Un Papa è cosa molto diversa da un teologo. Un teologo è uno studioso e come tale ha diritto a scrivere e dire ciò che meglio rappresenta il suo pensiero e la sua ricerca. Un Papa, qualsiasi sia il giudizio che si può avere sulla istituzione "papato", è un leader di una confessione religiosa, e le sue parole hanno un peso non solo per il miliardo di adepti della Chiesa Cattolica, ma anche per gli adepti di tutte le altre religioni. Di tutt'altro peso sono le parole di un teologo, che possono anche essere del tutto ignorate, a meno che non si trovi un inquisitore che, nella organizzazione religiosa di cui fa parte, lo castighi, se ha osato proporre tesi ritenute eretiche.
Un altro aspetto della questione è legato ai mezzi di comunicazione. Le TV, in particolare, ci hanno trasmesso immagini di masse di musulmani urlanti, mentre la voce dello speaker riportava le dichiarazioni di questo o quel leader di governo teso a condannare ciò che il Papa aveva detto. Nessuna didascalia ha informato i telespettatori se quelle immagini fossero immagini cosiddette di "repertorio", cioè immagini già in possesso delle TV, oppure relative ad effettive manifestazioni svolte a seguito delle parole del Papa. Nessuna TV ha informato su che cosa è stato effettivamente detto dai media dei paesi musulmani. Da ciò risulta del tutto evidentemente un uso strumentale di tutta la vicenda, finalizzato a descrivere un mondo musulmano fatto di esagitati estremisti, pronti a scendere in piazza per contestare la libertà di pensiero, ed un Papa, male interpretato e vittima di ingiuste accuse. La stessa notizia dell'uccisione di una suora in Somalia, uccisa probabilmente per tutt'altro, è stata presentata come conseguenza delle manifestazioni contro il Papa. Le conclusioni a cui sono chiamati i "cittadini spettatori" sono inequivocabili: c'è uno scontro in atto fra cristiani e musulmani e dobbiamo difenderci.
Che questo sia il quadro, emerge in modo inequivocabile, dalle dichiarazioni irresponsabili e guerrafondaie, ampiamente diffusi dai mezzi di comunicazione, di esponenti della Lega Nord, come Calderoli, che dicono di schierarsi con il Papa contro l'Islam, inneggiando ancora alle vignette blasfeme di cui hanno detto di voler patrocinare una nuova diffusione in Italia.
Ovviamente non siamo in condizioni di imporre alcunché a chicchessia ma crediamo che la situazione fin qui descritta, e le ambiguità che tuttora persistono, meritino da parte di tutti, Vaticano compreso, atti precisi che dicano in modo inequivocabile che la volontà di dialogo non sia solo una dichiarazione di buona volontà ma priva di effetti concreti. Ci aspettiamo così una netta presa di distanza da quanti, sulla scena politica nazionale ed internazionale, intendono cavalcare le parole del Papa come elemento di scontro e non di incontro con i musulmani. O, per dirla ancora più chiaramente, ci aspettiamo una sconfessione netta delle posizioni della Lega Nord o dei teocon nostrani, che tendono a coprire gli evidenti errori di comunicazione del Papa e ad accusare, come al solito, l'islam di essere intollerante. Da parte musulmana, consideriamo molto positivamente il comunicato emesso dall'UCOII, che invita i musulmani a prendere atto delle dichiarazioni del Vaticano e a proseguire sulla via del dialogo cristianoislamico.
Infine, se c'è una lezione che da tale vicenda possiamo trarre, è proprio la necessità di dover tutti riconoscere la propria limitatezza o, come diceva l'apostolo Paolo, della necessità del "perdonarsi l'un l'altro", del reciproco riconoscersi peccatori e della necessità comune di impegnarsi concretamente, che è quello che i fratelli musulmani chiamano jiad, a migliorare la propria capacità di aprirsi a quel Dio che ci viene incontro negli altri, nelle persone diverse che ogni giorno incontriamo e che ci chiedono amore e di condividere con essi tutto ciò che abbiamo.

Giovanni Sarubbi
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 Giuseppe Aragno    - 22-09-2006
Alcuni rilievi tra i tanti che l'articolo di Sarubbi suggerisce. Trovo decisamente forzato il paragone tra i dirigenti dell'Unione delle Comunità Islamiche italiane e il pontefice di Santa Romana chiesa. Diversi i ruoli, diverso il peso politico, incalcolabile la sproporzione in fatto di ascolto suscitato e attenzione riscossa. In quanto ai contenuti dei due presunti errori di comunicazione, le differenze sono ancora più nette. Il papa discute di religioni ed esprime opinioni. Nessun argomento concreto o scientificamente dimostrabile. I dirigenti dell'UCOII ragionano di cose concrete e partono da una verità di fatto: i bombardamenti effettuati dell'esercito dello Stato d'Israele sul Libano - e l'uso di armi probite - sono crimini di guerra. Non sono i soli ad affermarlo: lo sostiene Amnesty International. Olmert e compagni non saranno nazisti, ma andrebbero trascinati davanti a un tribunale internazionale per rispondere dei loro crimini. il documento UCOII sulle stragi israeliane, pubblicato a pagamento sul "Quotidiano Nazionale" il 22/08/2006
merita di essere letto.

"Nel nome di Dio il Misericordioso, la Pace
Cari italiani e care italiane,
IERI STRAGI NAZISTE, OGGI STRAGI ISRAELIANE
Dedicate 5 minuti a questa lettura, e pensate che, mentre state leggendo, ci sono innocenti che muoiono.
L’estate del 2006 potrebbe essere ricordata tra le pagine di cronaca nera dell’umanità. Il condizionale è d’obbligo perché persiste una vergognosa e sistematica censura che stravolge le verità storiche e filtra la diffusione delle informazioni.
Ecco perché, noi dell’Unione delle Comunità ed Organizzazioni Islamiche in Italia (U.C.O.I.I. – Onlus), abbiamo deciso di comprare questa pagina: adempiamo al dovere di informare e testimoniare.
La sesta guerra sferrata da Israele contro il Libano si sta consumando ormai da un mese, con un bilancio agghiacciante di morti, feriti e sfollati. Oltre 1000 persone hanno trovato la morte in sole 4 settimane: più un quinto della popolazione si trova senza un tetto; decine di migliaia sono i feriti.
Fonti ospedaliere, confermate anche dalla Croce Rossa Libanese hanno parlato dei “feriti mai visti prima”, denunciando l’uso, da parte dell’esercito israeliano, anche di armi al fosforo proibite. Ormai si è perso il conto delle bombe che Caccia di Tel Aviv hanno sganciato sul Libano.
A questa pioggia di morte ha fatto eco ogni giorno la cronaca che giunge dalla Palestina. Il dramma di intere popolazioni vittime della barbaria espansionista, unisce nella sua tragicità, Libano e Palestina. La spiaggia di Jabalya come il massacro di Qana: la cronaca delle violenze israeliane contro i civili inermi, si sta consumando sotto lo sguardo indifferente dell’umanità.
La morte dei bambini, donne e innocenti, sembra essere diventata un fatto ordinario, scontato, che non merita di essere citato, commentato, né tanto meno condannato dai media e dalle sedi della politica internazionale: là dove quest’ultima ha tentato di muoversi è arrivata implacabile la condanna del veto. I morti sono così diventati un effetto prevedibile e non collaterale di quello che si è dimostrato un progetto politico
consolidato. Nel triste elenco delle vittime della violenza omicida dell’esercito israeliano ci sono anche giornalisti, caschi blu dell’ONU, pacifisti di ogni zona del mondo, anche americani.
Abbiamo sentito parlare di nuovo Medio Oriente, un’espressione che cela quella più antica del “Grande Israele”.
Gli scopi del nuovo attacco contro il Libano sono sembrati chiari fin dai primi giorni del conflitto: Tel Aviv ha subito chiarito le sue intenzioni di espandersi nel territorio libanese su un’area di oltre 30 chilometri. Questo nuovo territorio andrebbe ad annettersi a quelli precedentemente occupati, come accadde per le alture del Golan siriano e i territorio della Cisgiordania palestinesi.
Ricordiamo alcuni fatti storici della guerra israeliana contro il Libano e la Palestina.

PALESTINA Morti

- 1937: Massacro di Gerusalemme 2
- 1938: Massacro ad Haifa 21
- 1938: Massacro di Gerusalemme 10
- 1938: Massacro di Haifa 39
- 1938: Massacro di Giaffa 24
- 1946: Massacro di Gerusalemme 91
- 1947: Massacro di Tel Aviv 20
- 1947: Massacro di Gerusalemme 80
- 1947: Massacro di Haifa 6
- 1947: Massacro di Haifa 60
- 1947: Massacro di Hawassa 16
- 1948: Massacro a Giaffa 26
- 1948: Massacro a Gerusalemme 26
- 1948: Massacro di Haifa 30
- 1948: Massacro di Tintura 200
- 1948: Massacro di Deir Yassin 254
- 1951: Massacro di Sharafat 12
- 1953: Massacro di Gerusalemme 6
- 1953: Massacro di Qibya 60
- 1956: Massacro di Gaza 58
- 1956: Massacro di Kefar Qasim 49
- 1956: Massacro di Gaza 500
- 1956: Massacro di Qalqilia 70
- 1956: Massacri di Khan Yunis 592
- 1956: Massacro a Rafa 100
- 1966: Massacro di Sammou 18
- 1967: Massacro di Gerusalemme 300
- 1967: Massacro di Rafah 23
- 1983: Massacro di Hebron 3
- 1989: Massacro di Nahalin 3
- 1990: Massacro di Al Aqsa 21
- 1990: Massacro di Ouin Kara 50- 1994: Massacro di Hebron 7
- 2002: Massacro di Jenin 500
- 2006: Massacro di Gaza 100


LIBANO Morti

- 1948: Massacro di Salha 105
- 1949: Massacro di Hula 90
- 1975: Massacro di Ayturun 9
- 1975: Massacro di Kawnin 16
- 1976: Massacro di Hanin 20
- 1976: Massacro di Bint Jibayl 23
- 1978: Massacro di Khiam 100
- 1978: Massacro di Ausay 26
- 1978: Massacro di Abbasyyah 80
- 1978: Massacro di Adlun 17
- 1981: Massacro di Sidone 20
- 1981: Massacro di Fakhany 150
- 1981: Massacro di Beirut 150
- 1982: Massacro di Sabra e Chatila 3500
- 1984: Massacro di Jibshit 7
- 1984: I Massacro di Suhmur 13
- 1985: Massacro di Syr Al Garbyah 7
- 1985: Massacro di Marakah 15
- 1985: Massacro di Zararyah 22
- 1985: Massacro di Humin Al Tahta 20
- 1985: Massacro di Juba 5
- 1985: Massacro di Yuhmur 10
- 1986: Massacro di Tiro 4
- 1986: Massacro di Bahr El Barad 20
- 1987: Massacro Ain Al Hilwa 64
- 1990: Massacro di Siddiqin 3
- 1990: Massacro di Beqa 8- 1991: I Massacro di Kafarman 4
- 1992:II Massacro di Kafarman 5
- 1994: Massacro di Dayr Al Zhrany 8
- 1996: II Massacro di Suhmur 8
- 1996: Massacro di Nabatiyyah 9
- 1996: I Massacro di Qana 106
- 1998: Massacro di Janta 7
- 2006: II Massacro di Qana 60



MARZABOTTO = GAZA = FOSSE ARDEATINE = LIBANO
Quello che avete letto non è un elenco di numeri e date che si possono dimenticare: è il racconto di una tragedia che si sta consumando non molto distante da noi.
Ora nessuno potrà dire: “IO NON LO SAPEVO”


Fonte: www.islam-ucoii.it