La direttiva sull'Invalsi
Anna Pizzuti - 27-08-2006
Ormai il sistema sembra essere entrato a regime, quindi si prosegue con la politica delle modifiche ed integrazioni. Il fatto che essa, più che al cacciavite, faccia pensare al gambero, non esime dall'analisi e dalla valutazione degli atti del nuovo ministro.

Da una direttiva all'altra, ora tocca all'INVALSI.





La brevità dei testi consente un confronto diretto: nella tabella che ho costruito, ho provato ad evidenziare in rosso quelle che - a mio avviso, ma potrei anche sbagliarmi, visto il filo sottile che separa le due modalità operative - sono le modifiche, in blu quelle che mi appaiono come integrazioni.
Prima di valutarle nello specifico, una premessa sotto forma di dubbio: se si è intervenuti solo su tre articoli della direttiva morattiana, potrebbe voler dire che gli altri restano in vigore. Mi riferisco, in particolare, ai punti 7 ed 8 della direttiva del ministro precedente, che riguardano, rispettivamente, la collaborazione con altri organismi ministeriali alla valutazione delle azioni relative all'attuazione del diritto-dovere e dell'alternanza scuola-lavoro come da decreti (sempre morattiani) che il ministro attuale (ma se lo ricorda?) ha sospeso.

Tornando ai punti - mi si passi il neologismo di comodo - modintegrati, la duplice esperienza di critica integrale all'intero sistema e di verifica sul campo di tutti i suoi limiti, mi porta a fare le valutazioni che seguono.

Articolo 1

L'introduzine del riferimento alla valutazione della "spesa per l'istruzione ed alle risorse finanziarie, strutturali ed umane utilizzate, alla regolarità dei percorsi ed all' abbandono scolastico; " non è, per chi, come me, ha compilato almeno una volta il questionario di sistema dell'Invalsi , una novità, perché anche in quella sede - ed erano le tabelle più complesse - venivano chieste informazioni sul bilancio della scuola e sugli esiti degli alunni, dai quali era facile ricavare gli abbandoni. Dovremo magari verificare se le richiesta saranno più mirate, più facilmente leggibili e collegate tra di loro. Ma se ci si rende conto che una scuola spende molto, con risultati scarsi (bocciature? minima partecipazione degli alunni alle attività? abbandoni?) cosa si fa? Si tagliano i fondi? O si apre un contenzioso sulle modalità autovalutative della singola scuola, il che sarebbe una soluzione accettabile anche se con dubbie ricadute sull'autonomia?
Decisamente sibillino, inoltre il linguaggio nella parte finale dell'articolo: le "modifiche intervenute" si riferiscono al cambio di maggioranza? E i "processi evolutivi in atto" alla riforma Moratti non abrogata? E come si fa a tenere i due riferimenti nello stesso periodo?

Articolo 2

Su questo il giudizio è più complesso. La somministrazione a campione sembra andare incontro ad alcune proposte emerse nel corso del dibattito degli ultimi anni e, comunque, potrebbe essere letta da qualcuno- con un po' di buonismo- come una bella girata di cacciavite rispetto all'obbligatorietà già in atto nelle elementari e medie (che il ministro continua a chiamare primaria e secondaria di primo grado) e prevista nella secondaria di secondo grado a partire dall'a.s. 2007-2008. A me sembra che - non essendo messa in dubbio in alcun modo dal ministro la necessità ed il metodo della valutazione - ci si voglia adeguare ai sistemi in uso per altre valutazioni (PISA, ad esempio) che coinvolgono un numero relativamente basso di scuole. Da rilevare anche, sempre se vogliamo essere buoni, l'affermazione che "valutazione periodica e annuale degli apprendimenti degli alunni, la quale rimane di esclusiva competenza dei docenti" Cosa della quale, peraltro, nessuno aveva mai dubitato.
E tocca, inoltre, fidarci che il tutto avvenga "sulla base di appropriate metodologie scientifiche di valutazione e taratura degli item", cosa che del resto era prevista anche in un punto specifico della direttiva morattiana e che veniva messa in pratica come tutti sappiamo. A presenza dell'osservatore esterno è poi un altro esempio di ambiguità: serve a controllare che le scuole scelte non si ribellino? Che gli insegnati non aiutino gli alunni durante le prove? A giudicare qualsiasi altro loro atteggiamento? A raccogliere le critiche ed a farsi carico di riportarle?

Articolo 13

Questo articolo appare completamente modificato, rispetto al precedente ed in modo - bisogna riconoscerlo - quasi del tutto migliorativo. Non viene detto chiaramente - e non ci meraviglia, conoscendo ormai il metodo - che l'Invalsi viene escluso dalla predisposizione diretta delle prove d'esame, mentre si lascia solo intuire che gli vengono riaffidati - sempre rispetto agli esami - alcuni dei compiti che erano del vecchio CEDE, cioè quelli di raccogliere e riproporre i modelli di terze prove, e di riflettere, in generale, sull'andamento e sui risultati degli esami di Stato. Da notare anche il riferimento all'esame di terza media che presenta aspetti interessanti su cui riflettere.
Qualche perplessità, invece, sul particolare risalto che deve essere dato alla tipologia di terza prova specifica per gli Istituti tecnici e professionali. Se la recente riforma degli esami di Stato attribuisce, in questi istituti, anche alla seconda prova carattere tecnico-pratico e laboratoriale, il dubbio sulla ridondanza potrebbe essere legittimo.

Conclusione

Non è questa la politica scolastica che mi aspettavo dal nuovo governo. Confesso che mi impegno anche a cercare, negli atti del nuovo ministro, nella foresta delle modifiche e delle integrazioni, le tracce della discontinuità tanto attesa. Ma occorrono una forte lente di ingrandimento ed una vista da falchetto, per individuarle. E, spesso, nemmeno queste bastano.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Reginaldo Palermo    - 29-08-2006
Ho seguito con molto interesse e molta attenzione il dibattito che si è sviluppato sulla direttiva Invalsi e sulla direttiva generale del 25 luglio.
Ho visto che critiche e dissensi sono stati espressi sia da componenti del "Movimento anti-morattiano" sia dai sindacati (in particolare da Cgil-Flc).
Ne capisco i motivi ma ciò che non capisco molto è perchè le critiche emergano solo ora.
Voglio dire che le due direttive sono perfettamente coerenti con alcuni interventi del Ministro e del ViceMinistro Bastico fatti nelle aule parlamentari.
Già a giugno, per esempio, la viceministro Bastico aveva parlato in Commissione Istruzione sia di Indicazioni nazionali obbligatorie sia di obbligo della rilevazione Invalsi.
In entrambe le occasioni Cgil-Flc non fece nessuna dichiarazione pubblica di dissenso (o almeno io non me lo ricordo). Credo che quegli interventi (così come il discorso programmatico del Ministro) siano stati presi un po' "sotto-gamba" da molti ma se li si leggeva con attenzione e in modo critico si potevano facilmente intuire quali sarebbero state le conseguenze.
E' possibile che io mi sbagli ma sono ragionevolmente convinto che anche la annunciata circolare di inizio d'anno non potrà che seguire questa strada. Il portfolio potrà essere rimesso all'autonomia delle scuole ma non potrà essere "cancellato"; dirò di più: la stessa pre-intesa Aran-Sindacati su tutor e anticipi non è detto che si trasformi in contratto definitivo. Sta di fatto che ad un mese e mezzo di distanza l'intesa non è ancora stata recepita dal Governo e per quanto si può intuire potrebbe essere che anche la Corte dei Conti abbia qualcosa da ridire.
Insomma io credo che si debbano mettere da parte le attese e le aspettative (a mio parere irrealistiche) createsi nei mesi scorsi e fare una valutazione obiettiva dei fatti.

 Diego Michelis    - 14-09-2006
Provo a dire che cosa sarebbe per me discontinuità e "novità" nella scuola:
1) introduzione di un sistema di valutazione dell'Istituto con modalità "amicale" affidata agli "IRRE" (se ci sono ancora in tutte le regioni) e chiaramente con l'unico scopo di migliorare il funzionamento del'istituto stesso;
2) Introduzione di una vera carriera per gli insegnanti; vi sono persone validissime che appena possono "fuggono" dalla scuola (specie elementare e dell'infanzia) perchè non reggono più l'impatto a tempo pieno con i bambini; troppo difficile prevedere per loro un tempo ridotto per l'insegnamento e un altro tempo per fare altro (tutor, collaboratori del dirigente, funzioni strumentali al pof), insomma creare anche nella scuola una struttura organizzativa seria?
3) Introdurre nella scuola media l'organico funzionale;
4) per quanto riguarda le prove invalsi credo che comunque siano servite a qualcosa; sempre meglio del niente in cui si è ricaduti.
Grazie per l' attenzione