Quando un sogno diventa incubo
Giuseppe Aragno - 10-08-2006
"Perché le classi dirigenti di Francia, Spagna e Italia stanno dalla parte di Hezbollah e contro Israele?" si chiedeva sul suo "Foglio" giorni fa Giuliano Ferrara, che molti ritengono giornalista di qualità. Da dove tira fuori Ferrara un'idea così balzana? E perché contro? Perché fanno garbatamente notare ad Olmert che questo modo brutale fu più o meno quello di Adolfo Hitler? Perché chiedono, pregano, implorano Tel Aviv di ricordare che sono ancora in vigore leggi, trattati e convenzioni internazionali, che per violazioni molto meno gravi - e mai provate - Milosevic è finito in galera, trascinato davanti al tribunale dell'Aja e non ne è più uscito?
Il caldo tropicale di luglio gli ha fatto sicuramente male: delira Ferrara su quel suo "Foglio" che quattro gatti leggono e tutti noi paghiamo. Delira e straparla, vedendo nemici di Israele anche fra gli amici: nemico è Gad Lerner, ebreo per nascita, nemici sono Furio Colombo, Romano Prodi e Massimo D'Alema, ebrei per adozione. Delira, Ferrara, e basta dire un "basta" perché prenda ad ansimare: la difesa di Israele - sostiene - e la sconfitta di Hezbollah, Siria, Iran e Hamas (che intanto è sepolta nei lager di Olmert) sono la difesa e la sicurezza di ciò che siamo noi!
Ma noi chi? verrebbe da domandargli, se non fosse chiaro che delira. E, d'altro canto, che risposte aspettarsi: l'onestà intellettuale non va d'accordo con l'amore per i dollari e non trova albergo là dove le parole sono in compra-vendita e, a prezzo di saldo, si mettono spudoratamente insieme il diavolo e l'acqua santa.
Tra poco, potete giurarci, sarà filosiriano persino Ehud Olmert, che non solo non nega d'essere tra i peggiori macellai del XXI secolo, assieme al suo gemello Peretz e ai suoi terroristi in divisa, ma, dopo trenta giorni di bombardamenti sui civili libanesi inermi e sui militari dell'Onu disarmati, ne ha le scatole piene di difensori d'ufficio alla Ferrara e di flebili accusatori alla D'Alema che lo dipingono come un pacifista il quale, tirato per i capelli alla legittima difesa, sta un poco esagerando. Non ne può più e tira fuori il rospo: basta con le pietose menzogne, cari amici europei! Non è vero ciò che dice Ferrara: quella d'Israele è una guerra sporca e vergognosa, ma voi non avete le carte in regola per salire sul pulpito e farci la predica; voi siete quelli dell'inganno di Rambouillet, quelli che solo sette anni fa, fuori da ogni autorizzazione dell'Onu, se la spassarono per 78 giorni a giocare al tiro al bersaglio con le strade, i ponti, le scuole, le fabbriche gli ospedali e tutto ciò che si muoveva in territorio serbo. Voi, che avete massacrato civili a migliaia, non avete alcun diritto di far appello alle regole del gioco, alle leggi internazionali e alle ragioni umanitarie. Voi siete criminali quanto me e perciò piantatela! Smettetela, per favore, siete ridicoli, voi, coi vostri piagnistei, e Giuliano Ferrara con le sue veline color verde dollaro. La pianti, per favore, quel vostro D'Alema con le sue cantilene sulla reazione sproporzionata. Israele ha memoria buona e non ha dimenticato né l'aiuto generosamente offerto ai terroristi dell'Uck, né la partecipazione alla guerra scatenata contro la Serbia; una partecipazione che fece ad un tempo carta straccia della Costituzione italiana, dello Statuto dell'Onu e delle leggi internazionali. Siete stati voi, amici carissimi, ad inventarvi il nonsenso sanguinoso della "guerra umanitaria". Voi. E l'avete fatto con una cura di uranio impoverito che ancora oggi ha i suoi terribili effetti. Siete voi, che oggi, tacendolo al vostro inesistente Parlamento, vi siete accordati col fantoccio afgano per far la guerra alla resistenza araba contro l'imperialismo, voi che state ancora lì nel carnaio iracheno. Per favore, signori, abbiate almeno la decenza di tacere!
Ecco la risposta di Olmert a quell'anima candida di Giuliano Ferrara ed ai nostri centrosinistri all'acqua di rosa che, dopo il Kosovo, non possono far altro che tacere. E come dar torto ad Olmert?
Certo, ci sono già mille civili, in gran parte bambini, morti in una guerra non dichiarata; ci sono centianai di migliaia di profughi che non hanno scampo, ci sono i palestinesi chiusi nel muro della vergogna e sottoposti da anni ad una vera e propria pulizia etnica eseguita alla luce del sole; ci sono, come non bastasse, le risoluzioni dell'Onu puntualmente ignorate. Ci sono crimini gravissimi che accadono sotto gli occhi di tutti. Per molto meno e senza prove certe Massimo D'Alema ricorse all'uso della forza militare. Che farà domani? Chiederà alla Del Ponte di arrestare Olmert? Organizzerà il bombardamento di Tel Aviv? Lo so, sarebbe logico, coerente e... criminale. Per Belgrado però quel crimine fu possibile ed è rimasto impunito. Non tema Israele: i prepotenti e gli aggressori sono in una botte di ferro, come i nazisti a Guernica.
Per quanto ci riguarda, abbiamo un governo di centrosinistra. Non ce ne siamo accorti, ma è così, come negarlo? E' un sogno realizzato, è il dopo Berlusconi. Tuttavia, quando un sogno diventa incubo, tutto ciò che si può fare è svegliarsi. Svegliamoci perciò, è già tardi. Quando apriremo gli occhi lo vedremo: ci hanno vergognosamente mentito.


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 dal Manifesto    - 12-08-2006
Israele, la «logica» della guerra

Il ministro della difesa israeliano Amir Peretz ha detto ieri che l'esercito di Israele sta combattendo la guerra del mondo libero. Per questo non è una gran sorpresa la decisione del suo governo di estendere l'azione terrestre dell'esercito israeliano e di ampliarla, inviando altre truppe in Libano. E' erroneo considerare questa decisione come isolata. Al contrario: discende da una catena di decisioni. E' anche «normale», una ulteriore espressione della logica di guerra. E non è esclusivamente israeliana, bensì è possibile grazie ai buoni uffizi del presidente degli Stati uniti George W. Bush e alla debolezza degli sforzi europei.

Nell'Occidente illuminato domina un'idea di guerra che vede nella potenza militare l'unica soluzione alla minaccia della «barbarie».

Nella crociata americana degli ultimi anni la vittoria militare è sempre la chiave per portare «il progresso e la democrazia» nei vari punti del globo, a costo di sacrificare migliaia di innocenti e migliaia di soldati. Alcune di queste avventure sono accompagnate dai britannici, dagli italiani... Al solo prezzo delle vite di alcune decine o centinaia di soldati israeliani la crociata può andare avanti, ora anche con il nullaosta americano. Di fronte alla criminale provocazione di Hezbollah ha lanciato una risposta puramente militare - come se non esistesse alcun contesto politico, come se la reazione militare fosse l'unica possibile. Proprio come vuole l'ideologia della «guerra globale al terrorismo», del conflitto di civiltà e altre creazioni patologiche del linguaggio politico degli ultimi anni, ora anche Israele fa sapere che ha la sua risposta militare al terrorismo.

La potente aviazione israeliana può far crollare senza fatica edifici interi. Colpire un asino o un cavallo è più complicato, però, e la tecnologia moderna permette a Hezbollah di lanciare missili contro la popolazione civile di Israele trasportandoli su un asino. Così, dopo 29 giorni oltre un milione e mezzo di israeliani ha abbandonato le proprie case o si è rintanato in rifugi putridi, sotto la pioggia di missili Hezbollah.
Vuol dire che l'azione militare non ha ottenuto i risultati promessi? Si calcherà ancor più la mano, in una catena alimentata dal sangue libanese e da quello israeliano. E se la pioggia di missili non si interrompe? Aumentare la forza. Forse in Israele non ne sono a conoscenza, ma è da due settimane che le forze armate israeliane si sono lanciate in un'offensiva terrestre: la decisione presa ieri significa solo intensificare ciò che stanno facendo già da due settimane, senza necessariamente interrompere la pioggia di missili. Grazie all'ignoranza dei molti che non sanno che giungere al fiume Litani può essere cosa di pochi o molti chilometri, dipende da dove si realizza.

La logica della guerra fa quotidianamente vittime israeliane; per questo il governo, spaventato dall'opinione pubblica, promette più forza - già che in questa logica non entrano seriamente considerazioni politiche. Hezbollah si comporta come agente siriano e iraniano e ora si gioca la sua vita politica in Libano. Il suo presunto spirito rivoluzionario - in cui può credere solo chi non sa cosa significa il fondamentalismo reazionario - lo ha portato a mettersi in quest'avventura, facendo dimenticare che l'asse principale del problema nella regione è la questione israeliano-palestinese.

Grazie a Hezbollah oggi si può tacere sulla repressione che continua a Gaza e in Cisgiordania occupate. Di fronte agli interessi regionali dell'Iran e alla crociata americana, è facile dimenticare che la questione chiave - unica vera risposta al «terrorismo», è squisitamente politica: senza una soluzione reale alla questione territoriale aperta dal 1967, senza una vera pace che renda possibile pensare a Israele come a un membro tra gli altri del Medio oriente, partecipe dei suoi interessi reali e non rappresentante degli obiettivi globali e imperiali di Bush e dei suoi - senza tutto questo continueranno a scorrere fiumi di sangue. L'irresponsabile rifiuto israeliano di un cessate-il-fuoco immediato, e l'impotenza dell'Europa di fronte agli Stati uniti, fanno crescere il pericolo di un confronto che potrebbe estendersi più in fretta del previsto. Che nessuno si sorprenda se ciò accade, pianificato o per accidente.

Zvi Schuldiner