Demorattizzarsi o demoralizzarsi?
Arturo Ghinelli - 08-06-2006
Giuro che la prima volta che ho trovato scritto "demorattizzarsi" non avevo capito cosa volesse dire. Pensavo fosse il solito slogan basato sul gioco di parole legato al nome dell'ex ministro. In tante manifestazioni s'era visto il cartello con su scritto "Chi fuma Moratti nuoce anche a te digli di smettere".
Poi invece, dopo la vittoria elettorale, ho cominciato a capire. "Demorattizzarsi" significa combattere la Moratti, anche quella che è rimasta in noi, dopo la sua dipartita dal MIUR, combatterla fino a farla scomparire dal nostro perverso polimorfo o , come direbbe Cipputi, per evitare che "mi vengano in mente idee che non condivido".
Infatti ho partecipato ad una riunione provinciale delle RSU della FLC e ho sentito una prof. delle medie chiedere l'istituzione di classi speciali riservate agli alunni stranieri e una prof. delle superiori lamentarsi del fatto che il sindacato non dice niente sui disabili che mettono piede (o carozzina) in un istituto secondario.

Ma il colpo più grave mi è arrivato proprio dalla mia scuola. Un' elementare che non ha applicato niente della Legge Moratti, una scuola che dal 1980 fa l'alternativa al libro di testo e che non ha mai bocciato. Ebbene, ho partecipato al Consiglio d'Interclasse di soli docenti e ho appreso che un ragazzino, straniero e disabile, verrà bocciato in terza. Si tratterà solo di un fatto formale perché di fatto già quest'anno ha frequentato la seconda, pur essendo arrivato da altra scuola con la promozione in terza.
Come se non bastasse nell'interclasse si è aperto un dibattito tra le colleghe: "Rimettiamo in discussione la scelta della nostra scuola di non bocciare".
"Io non mi sono mai attentata a proporlo, perché mi sembrava di fare peccato, ma non sono sempre stata convinta che promuovere fosse la scelta migliore nei casi che abbiamo esaminato in questi anni"
Del resto adesso, grazie alla Moratti, non c'è più bisogno del parere del Consiglio d'Interclasse per la non ammissione alla classe successiva.

Allora ho proprio capito, abbiamo vinto le elezioni politiche, ma non abbiamo vinto la Moratti, che è rimasta dentro di noi e soprattutto dei milanesi.
Del resto se i milanesi l'hanno preferita come sindaco, significa che gli italiani danno un giudizio positivo di quello che ha fatto come responsabile del MIUR. Infatti è l'unico ex ministro della Cdl che ce l'ha fatta a diventare sindaco.
Non essendo, per mia fortuna, milanese non mi preoccupa tanto il fatto che rimarrà a capo dei milanesi per almeno quattro anni; sono molto più preoccupato per il tempo che rimarrà dentro di noi, nelle nostre teste. Come il personaggio della canzone partigiana di Liberovici e Calvino mi chiedo: "Dove vola l'avvoltoio?" e non vorrei che anche questa volta la risposta fosse la stessa: "vola via dalla testa mia....ma il rapace lo sbranò!"


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Luigi Gaudio    - 09-06-2006
carissimo, io sono dell'hinterland milanese, e ti dico che hai colto nel segno: se lei è stata eletta è perché qualcosa di buono ha fatto. Forse, una volta sboliite le polemiche e le prese di posizione arbiutrarie, lo scopriremo anche noi docenti

 Gabriella Del Duca    - 11-06-2006
Condivido il contenuto dell'articolo. L'obiezione di coscenza al principio di una scuola per tutti dovrebbe essere formalizzata al momento della nomina degli insegnanti così come avviene per l'interruzione di gravidanza. Chi non è convinto che l'lintelligenza sia un bene incrementabile, che l'apprendimento è alla portata di tutti ai livelli alti (ma bisogna crederci), che la cooperazione in questo campo funziona, non può ottenere buoni risultati. La sinistra non ha mai aperto un dibattito interno alla categoria per stanare costrutti mentali di tipo gentiliano, sopiti ma mai morti. Si può fare una buona scuola seduti attorno ad un tavolo. Il punto è creare le condizioni perchè questo tavolo ideale sia presente in ogni aula oltre che nella mente degli insegnanti.