Lettera aperta a chi andrà a Barbiana
Gianni Mereghetti - 16-05-2002
Carissimi amici che il 19 maggio sarete a Barbiana,

non condivido la vostra iniziativa, la rispetto, ma vi chiedo di abbandonare la strada dello scontro politico per arrivare ad un dialogo reale sulla scuola che c'è, così che si possano porre le condizioni di quella che sarà.
Troppa utopia determina ancora il dibattito sulla scuola, troppi sogni ed illusioni, mentre il punto di partenza per qualcosa di veramente nuovo può essere solo ciò che c'è, ossia la nostra professionalità di insegnanti, il nostro impegno con la vita, le nostre competenze, il nostro sguardo alla realtà, e poi le domande degli studenti che ci troviamo di fronte ogni mattina, quelle dei genitori, quelle del contesto in cui operiamo.
Questa è la scuola, una quotidiana costruzione con al centro la libertà, quella di noi insegnanti, quella degli studenti, quella dei genitori.
Se ripartire da Barbiana significa prendere sulle spalle la nostra libertà e costruire un luogo dove tutti la possano esercitare, come fece energicamente don Milani, promuovendo l'umanità di ogni ragazzo, allora sì, ripartiamo da Barbiana!
Se invece ripartire da Barbiana non significa altro che continuare ad essere contro, allora no, non ci sto, perchè oggi più che mai i nostri studenti hanno bisogno non di chi va contro, ma di chi prende a cuore il loro desiderio di conoscere, di vivere, di amare.
E questo è possibile solo se accanto a loro ci siamo! Con la nostra umanità, con il nostro cuore, con la nostra cultura, con tutti i nostri limiti.
Rivendichiamo allora l'unica cosa decisiva in una riforma, il diritto di essere noi a farla!
Questo voleva don Milani, che non la struttura nè le regole fossero al centro della scuola, ma la persona umana.
Questo, e solo questo dobbiamo chiedere al ministro, che ci lasci il diritto ad imprimere il nostro volto umano alla scuola che sarà.
Grazie per la vostra attenzione.

Gianni Mereghetti
Abbiategrasso


interventi dello stesso autore  discussione chiusa  condividi pdf

 Veronica Pede    - 19-05-2002
Caro Mereghetti,

sono in assoluta sintonia con te. Da due anni insegno in un Ipsia e, da due anni, continuo a stupirmi di come don Milani, che avrebbe dovuto essere "sorpassato" da trent'anni di scuola media unica, sia terrificantemente attuale.
Il punto è esattamente quello che dicevi tu: "prendere sulle spalle la nostra libertà e costruire un luogo dove tutti la possano esercitare". Il fatto è che questo implica una netta, chiara ed impegnativa assunzione di responsabilità personale: e, tu mi capisci, essere "contro" è infinitamente più facile e a buon mercato...
Buon lavoro


 Alba Chiara Zanatta    - 19-05-2002
Sono d'accordo.
Vorrei solo aggiungere altre due riflessioni.
Vorrei che "andare a Barbiana" significasse realmente impegnarsi per garantire una scuola per ognuno e per tutti.
Girotondi e marce sono quasi sempre fatti per uno snobistico stare dall'altra parte. Certamente è meno faticoso fare una marcia e un girotondo che "esporsi" personalmente tutti i giorni e non poter partecipare a un girotondo o a una marcia perchè impegnati "in trincea".
Vorrei che "andare a Barbiana" non significasse come sempre essere i migliori, i depositari di una verità e di una "purezza" che non è riconosciuta a chi non appartiene alla setta "dei soliti noti".
Vorrei "andare a Barbiana" con chi durante il governo della sinistra non si è dedicato eslusivamente a una personale corsa al potere e con chi in questa corsa non ha calpestato tutto e tutti compresi "i fratelli compagni" non impegnati nelle corse e negli interessi personali.
Troppo facile fare i girotondi e le marce dopo essere stati ciclisti solitari!

 HIBERNIAN-TORINO    - 19-05-2002
Caro Gianni, mi associo convinto a quanto tu dici, aggiungendo di mio una sola osservazione da fare a tutti coloro che a Barbiana vogliono andarci adesso:
PERCHE' NON CI SIETE ANDATI PRIMA, TANTO PER INTENDERCI DAI LONTANI TEMPI DEL MINISTRO FRANCA FALCUCCI FINO AL PENULTIMO, IL MINISTRO DE MAURO?
OGGI E' TROPPO TARDI!!!

 Franca Cianferra    - 19-05-2002
Il mio commento è semplice:mi ha fatto piacere leggere
questa lettera perchè parla di restare vicini ai ragazzi che hanno bisogno e voglia di esplorare questo nostro povero mondo....

Dopo circa trenta anni che insegno materie scientifiche
in una scuola media "inferiore" della provincia di Frosinone
ho capito che la mia Utopia mi è servita per affrontare il
quotidiano tentativo di osmosi tra gli alunni e me, tra gli altri
colleghi e me, certo più difficile quest'ultimo, ricco invece
di sorprese, di gioia e di sofferenza, cioè di vita, il primo.
Confesso di leggere poco qui al computer poichè sono
sopraffatta dalla fatica quotidiana per attuare almeno qualche
briciola di quella utopia, ma preferisco comunque restare con i
ragazzi! Grazie.

 valerio lazzari    - 19-05-2002
l'autoreferenzialità del docente, anche lui "persona", non dà nessuna garanzia; il processo insegnamento/apprendimento non si esaurisce nella relazione docente/discente; la complessità dell'alunna/o richiede risposte complesse che solo la collegialità condivisa può dare; che c'azzecca una riforma gentiliana con un contesto complicato come l'attuale?