La violazione della LibertÓ d'insegnamento
Bartolo Danzi - 04-03-2006
La c.d. libertÓ d'insegnamento costituisce un valore fondamentale del nostro ordinamento, tutelato a livello costituzionale (art. 33, comma 1, Cost.), nonchŔ a livello di legge ordinaria(art. 1 D.lgs 297/94) e di norme pattizie (art. 26 comma II, CCNL scuola 2003). Al riconoscimento di tale libertÓ corrisponde l'attribuzione di un diritto soggettivo al singolo docente, il quale, in piena autonomia e senza condizionamenti, proprio perchŔ libero, deve poter decidere - entro i limiti fissati dalla legge- sia le modalitÓ tecnico didattiche del proprio insegnamento, sia i valori formativi che intende trasmettere ai propri allievi.
La problematica che si vuole affrontare Ŕ se la violazione datoriale di tale diritto del lavoratore docente pu˛ costituire una condotta antisindacale tutelabile con il rimedio di repressione dell'antisindacalitÓ ex art. 28 L.300/70.
Va subito detto che la consolidata giurisprudenza ha ritenuto antisindacali i comportamenti lesivi non solo degli interessi collettivi di libertÓ sindacale ma anche delle posizioni giuridiche individuali dei lavoratori (ex multis Corte Cost. - ord. 21.7.1988 , n.860, in Foro it, 1989, I, 623; Cass. 17.10.1998 n. 10324; Cass. 8.5.1992 m. 5454 in Mass. Giur. Lav. 1992,455).
Per altri versi Ŕ noto come nel nostro ordinamento il diritto di libera manifestazione del pensiero rientri indubbiamente nella fattispecie della libertÓ sindacale e sia pertanto nella disponibilitÓ di ogni lavoratore docente che esercita liberamente la propria attivitÓ didattica. In particolare esso Ŕ garantito dall'art. 21 della Costituzione (libertÓ di manifestazione del pensiero) e pi¨ specificatamente dall'art.1della L. 300/70 secondo cui "I lavoratori , senza distinzione di opinione politiche, sindacali e di fede religiosa hanno diritto, nei luoghi di lavoro dove prestano la loro opera , di manifestare liberamente il proprio pensiero, nel rispetto dei principi della costituzione e delle norme della presente legge"(In giur. Trib. Palermo 24 maggio 1995, in Orient. Giur. Lav. 1995, I, 316; Pret. Palermo, 18 1992, in Orient. Giu It. , 1992,310; Trib. Frosinone 8 Ottobre 1986, in Foro IT. 1987, I, 948; Pret. Gallarate, 14 Novembre 1986, IN Foro Ita, 1987I, 948). Tale ultima norma, tutelando indirettamente qualunque attivitÓ umana implicante una manifestazione del pensiero (tra cui quella del docente)dal punto di vista individuale, trova la propria esplicazione nell'art.14 ST. Lav. che ne prevede la dimensione collettiva(cfr. Pret. Gallarate, 14 Novembre 1986).
Da quando sopra detto discende che anche la c.d. libertÓ d'insegnamento Ŕ espressione di libertÓ sindacale intesa in senso pi¨ ampio, e cioŔ comprensivo anche di quei comportamenti didattici del docente diretti a far valere posizioni e relative rivendicazioni dei lavoratori dipendenti, anche a sostegno di tutti i lavoratori ed in contrapposizione al datore di lavoro, senza la necessitÓ che esse siano assunte in sede sindacale o su mandato del sindacato medesimo, e quindi come tale tutelabile ex art. 28 S.L. da condotte antisindacali datoriali (in termini Cass. 5.11.1998 n. 11147, in Dir Lav. 20000, pag.81 , con nota di De Paola).
Del resto Ŕ oramai assodato che le condotte datoriali che confliggano direttamente od indirettamente con norme imperative e pattizie siano del tutto antisindacali , senza peraltro la necessitÓ di valutazione alcuna da parte del giudice della liceitÓ di tale condotta se tali (anche potenzialmente) a ledere la libertÓ sindacale.

A cura del prof. Bartolo Danzi - Segretario provinciale e Regionale Unams-scuola Federazione nazionale Gilda Unams

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