Dove stiamo... volando? Sicuramente molto basso.
Virginia Mariani - 13-12-2005
"Ahi, quanto ci costò l'averti amato!"
Non ho sbagliato e non c'è nessun errore di stampa: è una strofa del celebre "Tu scendi dalle stelle", composto dal vescovo napoletano, e ormai santo vissuto del XVIII secolo, Alfonso M. de' Liguori, canto che da secoli dunque tormenta amorevolmente, fra gli altri, i coretti delle scolaresche che si esibiscono a fine anno sotto lo sguardo commosso e compiaciuto di genitori, docenti e presidi e che i politici italiani in un servizio durante l'ultima puntata dell'anno de "Le iene" (trasmissione televisiva in onda su Italia uno) hanno canticchiato così con la variante "...quanto mi costò...".
Come se non bastasse qualcuno da dimostrato di non ricordare neanche l'anno di nascita di Gesù ("...bisogna fare 2005 meno 33..."), qualcun altro non sa spiegarsi come mai si dica Gesù di Nazaret se è nato a Betlemme, e qualcun altro ha ipotizzato che la mirra potesse essere una "mistura per fumare... a un bambinello..., no eh?!".
Non è la prima volta che questa trasmissione televisiva mette a nudo l'ignoranza crassa della nostra, purtroppo, classe politica che non sa la data della Rivoluzione francese, della scoperta dell'America o dell'Unità d'Italia, che non conosce le leggi che approva, come quella per la patente a punti, e via di seguito.
Ha ragione, dunque, Beppe Grillo che non soltanto vuole un Parlamento pulito da quanti accusati e condannati per i reati commessi, per non parlare di quelli andati in prescrizione ai quali molti altri ora se ne aggiungeranno, ma che vorrebbe ogni parlamentare con un contratto a termine anche per ricordare loro che sono nostri dipendenti.
E' inutile che dica come mi dimeni fra una petizione e l'altra o un sito e l'altro per leggere, lasciare una firma, un commento per informarmi e sensibilizzare chi conosco ai temi della giustizia, della pace, della laicità...su Libertà e Giustizia, Arcoiris, Fuoriregistro, con la Carovana per la Costituzione, con l'Associazione 31 ottobre...
Mercoledì 7 dicembre sono affondata, meglio precipitata, nello sconforto: "L'ha fatto!" mi sono detta.
Dopo la targa commemorativa in Parlamento, che ha perso autorità, cultura e coscienza di sé e cerca di ancorarsi disperatamente a ciò che non conosce chiedendo in prestito valori simboli e energie che non gli sono propri, l'Aeroporto di Bari è stato intitolato a Papa Wojtyla. Da chi? Dalla Regione Puglia il cui Presidente ora è molto di sinistra Nichi Vendola. Si è detto sempre credente cristiano, in verità, ma che c'entra la sua fede o la fede in genere con un luogo che deve ospitare e accogliere ogni singolo individuo senza alcuna distinzione? Lo Stato italiano è laico e non è una teocrazia e, non vorrei sbagliarmi, ma contravvenendo all'articolo 11 della Costituzione in una di queste abbiamo pure portato la guerra per esportare la democrazia. Ma anche la Costituzione italiana avrebbe il suo bel protestare dal 15 novembre di questo 2005 che, come gli altri ogni primo gennaio, avremmo voluto fosse un buon anno.
Dovremmo riflettere molto più su ogni cosa che diciamo, facciamo, sosteniamo, votiamo: l'ultimo papa non soltanto ha represso sistematicamente la teologia della liberazione, isolando il vescovo Romero poi assassinato dagli squadroni della morte nel Salvador, ma ha rifiutato ogni collegialità nel governo della Chiesa cattolica, ogni apertura a riconsiderare le norme di etica sessuale, dagli omosessuali ai divorziati, ogni possibilità di ripensare il ruolo della donna, il tutto riconfermando vieppiù il celibato ecclesiastico e facendo finta di ignorare la devastante piaga, poi esplosa scandalosamente, dell'abuso di ecclesiastici sui minori. Ora lo si vuole santo subito.
Con Giovanni Franzoni, uno dei dodici (!) teologi autori dell' "Appello alla chiarezza" che vuole si faccia luce sugli aspetti oscuri del pontificato wojtyliano, spero che un giorno anche in ambito cattolico si parli di esempi da seguire e che santo o santa, come da etimologia, sia chi appartiene a Dio e pratica la giustizia.
Paradossalmente ora anche l'aeroporto di Bari, come molte scuole e strutture intitolate a santi o a nomi frutto della mistificazione della cultura cattolica, non appartiene a Dio perché luogo pubblico e, quindi, laico e non 'pratica' la Giustizia perché con quel nome non accoglie 'il diverso'.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf