Riflessioni sulla scuola
Quinta C - 31-10-2005
LAVORO DI GRUPPO
coordinatrice: Fiorella Pasquariello
Classe quinta sez.C Scuola elementare "Ravaschieri"
Anno scolastico 1978/'79


La scuola, come tutti sappiamo, è un luogo dove si insegna e si impara. Sarebbe meglio dire luogo in cui si dovrebbe imparare qualcosa di utile per la vita.
Andare a scuola significa incontrare altri bambini, aiutare quelli meno fortunati ed essere aiutati da quelli che ne sanno di più. Il primo della classe, l'ultimo, gli antipatici gruppi di sapientoni, le coccarde, i premi e i castighi alimentano gelosie, invidie, rancori, egoismi. Il timore delle punizioni ci spinge ad essere bugiardi e ipocriti.

La scuola dovrebbe essere l'immagine di una comunità in cui non contino le differenze sociali. Gli insegnanti, che relegano in un angolo o all'ultimo banco gli alunni più svantaggiati, favoriscono da un lato disprezzo verso i meno abbienti e dall'altro astio verso la "gente bene".
Quale formazione potrà raggiungere il ragazzo di oggi o l'uomo di domani? Diventerà un egoista, schiferà chi non appartiene al suo ceto, non saprà ribellarsi alle ingiustizie, avrà sempre paura dei più potenti.

Non tutti gli insegnanti creano un rapporto di amicizia con gli alunni.
Gli uni in cattedra, gli altri nei banchi timorosi nei confronti dei primi.
Una cosa ordinata dai maestri è "da farsi e basta" così, senza riflettere, obbedendo senza poter obiettare.
Non si ha la libertà di esprimersi, di fare, di formarsi opinioni personali.
Se hai voglia di discutere dei problemi della nostra società o di fatti non inerenti alle materie di studio, vieni zittito con: "Queste questioni non si affrontano in classe! Taci e pensa a studiare!".
Ti rinchiudi in te stesso e non avrai più il coraggio di parlare.

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 Rosa Boccia    - 31-10-2005
Ragazzine di IV elementare esprimevano così il loro giudizio sulla scuola di allora. Si sognava, dopo quel periodo di contestazioni, un avvenire migliore. Purtroppo le innovazioni spesso portano al peggio.

 ilaria ricciotti    - 31-10-2005
Ed allora bisogna ritornare al passato?
Non credo proprio in quanto, oltre ad essere impossibile, il tempo non si arresta. Inoltre è anche difficile per un insegnante o un genitore proiettati in una dimensione temporale degli anni che furono riuscire a capire i giovani e se stessi. Una sfida della vita è anche questa: rimettersi sempre in gioco e comprendere il tempo che sembra non appartenerci.

 rosa boccia    - 02-11-2005
Lontano da me il pensiero di un ritorno al passato della scuola. Non credo, però, che la scuola di oggi abbia fatto grossi passi avanti, soprattutto riguardo al rapporto insegnante-alunno. E' difficile da comprendere il commento di Ilaria Ricciotti: "il tempo non si arresta", "è difficile per un genitore o un insegnante proiettati in una dimensione...", "comprendere il tempo che sembra non appartenerci". A chi si riferisce?

 ilaria ricciotti    - 04-11-2005
"....le innovazioni portano al peggio". Questa affermazione mi ha indotto ad esplicitare quel commento. Di quali innovazioni si parla? Se ci si riferisce alla riforma scolastica di questi ultimi anni, be' io non la considero portatrice di innovazioni, tutt'altro con essa si torna indietro di decenni.
Per quanto concerne il contenuto dell'argomento affrontato nel lavoro di gruppo, ci tengo a precisare che ne condivido ogni singolo punto.
Questi lavori dei ragazzi sono il sale della scuola di oggi e non certo di quella di un tempo, in cui soltanto a qualche eletto era riconosciuto il diritto di esprimere se stesso.