Scuola islamica paritaria?
Gianni Mereghetti - 03-09-2005
La domanda se una scuola islamica possa diventare paritaria è legittima, la risposta è semplice.

Sì, lo può diventare se, come dice la legge sulla parità scolastica, tale scuola ha un progetto educativo in armonia con i princípi della Costituzione, ha un piano dell'offerta formativa conforme agli ordinamenti e alle disposizioni vigenti; attesta la titolarità della gestione e la pubblicità dei bilanci; istituisce organi collegiali improntati alla partecipazione democratica; garantisce l'iscrizione alla scuola per tutti gli studenti i cui genitori ne facciano richiesta, purché in possesso di un titolo di studio valido per l'iscrizione alla classe che essi intendono frequentare, applica le norme vigenti in materia di inserimento di studenti con handicap o in condizioni di svantaggio; ha personale docente fornito del titolo di abilitazione; assicura contratti individuali di lavoro per personale dirigente e insegnante che rispettino i contratti collettivi nazionali di settore.

Quindi, senza perdersi in lunghe quanto sterili discussioni sui principi, laddove una scuola islamica chiedesse la parità scolastica si vada a verificare se si attiene a tutte e quante queste regole.

Del resto è solo in questo modo che si potrà evitare di dare corso legale a scuole che fanno di tutto fuorché educare e istruire!


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 dal Corriere della Sera    - 04-09-2005
Insisto, quella scuola non va parificata

Si assiste all'emergere di un asse trasversale - che va dal sindaco Albertini e dall'assessore all'Educazione Simini (di Forza Italia) al capo dell'opposizione di centrosinistra Antoniazzi - sostanzialmente favorevole, al di là del funambolismo retorico, alla parificazione della scuola islamica dichiaratamente fuorilegge. Così come se dovessimo valutare la credibilità internazionale dell'Italia dal fatto che 500 studenti stranieri di fede islamica siano in grado di dettare legge facendo leva sulla minaccia di una loro possibile deriva estremista, ebbene ci sarebbe poco da stare tranquilli. E poi c'è il teatrino dei paradossi. Mentre da un lato un ampio fronte di italiani di ogni colore s'ingegna per apparire più realista del re, dall'altro un ampio fronte di musulmani dice, senza se e senza ma, di essere contrario alla parificazione della scuola islamica. Tra loro spicca, con un'intervista sulle pagine milanesi di Repubblica che ha il sapore del parricidio, Abdel Hamid Shaari, presidente della moschea di viale Jenner, al cui interno è nata la scuola islamica prima di trasferirsi per esigenze di spazio nella succursale di via Quaranta. Ebbene, ieri Shaari ha così emesso la sentenza capitale nei confronti della sua creatura: «L'esperienza di via Quaranta non ha più senso di esistere. Chi vuole rimanere in Italia deve studiare come qualsiasi altro italiano per potersi inserire nella società, nel mondo del lavoro».
Mi spiace contraddirla, sindaco Albertini. Ieri sul Corriere , lei da un lato reitera il convincimento che «nessuno ha mai pensato di rendere paritaria la scuola di via Quaranta». Dall'altro, dopo aver premesso che non vi sarebbe alcuna realistica possibilità che i 500 studenti si iscrivano alle scuole pubbliche e che, all'opposto, vi sarebbero «ovvie possibilità che i più intransigenti radicalizzino la loro condizione di clandestinità», si è convenuto con i «musulmani di via Quaranta... che lo strumento più adatto a questo fine è la scuola paritaria». Così come mi spiace contraddire Antoniazzi. La scuola islamica sorta all'ombra delle due moschee più colluse con il terrorismo in Italia, non è fuorilegge solo per l'Italia ma è disconosciuta anche dall'Egitto. L'ambasciatore egiziano a Roma, Helmy Bedeir, mi ha confermato che «l'Egitto non ha nulla a che fare con quella scuola» e che «una commissione ministeriale presso il consolato egiziano a Milano esamina gli studenti a titolo personale».

Quanto alla supposta pregiudiziale verso la parificazione delle scuole islamiche mentre ci sono le scuole paritarie cattoliche, ebraiche, americane o francesi, il paragone è fuori luogo. Non possiamo prescindere dal fatto che anche l'Italia è in prima linea nella guerra al terrorismo islamico e che questo terrorismo si alimenta grazie a una rete di moschee e scuole coraniche che indottrinano alla «guerra santa» e al «martirio». La scuola islamica è come afferma Mario Mauro, vicepresidente del Parlamento europeo, «una struttura ideologica e catechistica che è la negazione del sapere». Per contro le scuole cattoliche e ebraiche sono parte integrante della storia italiana, mentre le scuole straniere paritarie fanno riferimento a istituzioni accreditate nel mondo. L'ultima parola in questa sconcertante vicenda spetta alla ministra Moratti che, secondo Mauro, «ha assicurato che non rilascerà mai alcuna autorizzazione a parificare la scuola di via Quaranta». Comunque vada a finire l'insegnamento da trarre è che prima ancora di poter risolvere i problemi altrui, gli italiani devono risolvere i propri.


MAGDI ALLAM

 Corsera    - 04-09-2005
Proponiamo il testo della nota pubblicata dal Corriere della Sera (del 2 Settembre 2005) a firma del Sindaco Albertini alla quale risponde, il giorno successivo, Magdi Allam. (Red)


MILANO E L’ISLAM

Madrasse no Scuole sì

Sgomberiamo subito il campo da un malinteso: a Palazzo Marino, nessuno, ma proprio nessuno ha mai pensato di «rendere paritaria la scuola di via Quaranta». Né l’assessore Bruno Simini né io. sindaco di Milano

Quella madrassa, una delle più di 600 esistenti in Italia «all’ombra delle moschee», come ha ricordato Magdi Allam, deve cessare di esistere, semplicemente perché come scuola è illegale. Punto e basta. È stato proprio l’assessore Simini, anzi, a scoprire e denunciare quella situazione di illegalità che sottrae circa 500 ragazzi di religione musulmana all’istruzione dell’obbligo, al dettato della legge e della Costituzione. Una situazione vecchia di 13 anni. A proposito, ne sapevano nulla i musulmani «moderati» milanesi o l’ex ambasciatore Mario Scialoja della Lega Musulmana Mondiale che critica le nostre scelte?

Dopodiché, messo fine a quella situazione di illegalità, che ne facciamo di 500 ragazzini? Si dice: li obblighiamo a frequentare le nostre scuole pubbliche. Giusto, già fatto, denunciando alla Procura i genitori evasori dell’obbligo - naturalmente non solo islamici - dopo i controlli che hanno portato alla scoperta di via Quaranta. Certezze che dopo questo tutti escano dall’illegalità e iscrivano i loro figli alle scuole regolari? Realisticamente nessuna, anzi ovvie possibilità che i più intransigenti radicalizzino la loro condizione di clandestinità. Ma nel frattempo, i musulmani di via Quaranta, prevalentemente egiziani, fra loro persone perbene e in regola con la legge, hanno chiesto un incontro all’assessore Simini per cercare una soluzione nella legge, per avviare, almeno nelle intenzioni dichiarate, una reale e non ipocrita integrazione. Nel rispetto, ovvio e costituzionale, delle loro origini, della loro religione e della loro cultura.

D’accordo col ministero dell’Istruzione, si è convenuto che lo strumento più adatto a questo fine è la scuola paritaria: scuola italiana, con qualificati docenti italiani, programmi ministeriali italiani, diploma finale italiano, aperta a tutti. Nelle ore supplementari di materie a scelta, previste dalla riforma Moratti, i ragazzi potranno studiare (in più) quello che vogliono: fotografia, storia della musica oppure - e perché no? - il Corano o letteratura araba. Ma per questo deve essere presentato un progetto al ministero che deve approvarlo.
Il Comune, offrirà, com’è tradizione a Milano, una sede in affitto, un edificio scolastico in disuso (che non sarà in via Quaranta) a canone di favore, come ha sempre fatto per molte altre scuole paritarie di orientamento cattolico, ebraico, bilingue, montessoriano, steineriano eccetera. Naturalmente quest’istituto sarà sottoposto ai controlli periodici, normali per questo tipo di strutture, di provveditorato, ministero dell’Istruzione, amministrazione comunale.
Dunque, nessuna scuola islamica parificata. E per quanto riguarda la madrassa di via Quaranta sono d’accordo con Magdi Allam: «Un’istituzione fuorilegge si chiude e basta». D’altra parte mi sembra che ci stiamo muovendo proprio nella direzione indicata da Allam: favorire l’integrazione dei musulmani senza pretendere da loro una rinuncia totale alle radici ma senza concedere nulla alla spinta verso l’autoisolamento, a quell’istinto a ritrarsi in ghetti di rancorosa rivendicazione della propria identità e alla conseguente predicazione dell’odio e della violenza. Ghetti che possono trovare spazio solo nell’illegalità e nella clandestinità. Per queste soluzioni a Milano non ci sarà mai alcuna tolleranza.


GABRIELE ALBERTINI (sindaco di Milano)


 Tuttoscuola.com    - 05-09-2005
Scuola paritaria sì, scuola islamica no


Il sindaco di Milano, Gabriele Albertini, ha scritto una lettera al "Corriere della Sera" per difendere l’operato del suo assessore all’Educazione, Bruno Simini, duramente contestato dalla Lega e dal vicedirettore del giornale milanese, Magdi Allam, per la sua proposta di rendere paritaria, con programmi riconosciuti dal MIUR, la scuola islamica di via Quaranta, frequentata da circa 500 bambini di famiglie musulmane al di fuori di ogni regola, autorizzazione e controllo da parte delle autorità sia statali che comunali.

"Forse - dicono gli amministratori milanesi - qualcuno parla senza sapere bene le cose". E la prima cosa da sapere è che la situazione di illegalità della scuola di via Quaranta persiste da 13 anni, e che la richiesta di uscire dall’illegalità è provenuta dalla stesse famiglie (in buona parte egiziane), disponibili ad accettare i programmi ministeriali italiani. E la via maestra è quella di avviare una procedura per la costituzione di una nuova scuola paritaria, chiudendo quella di via Quaranta.

Già l’anno scorso ci furono polemiche per la proposta di formare una prima classe di studenti islamici presso l’istituto magistrale Agnesi. Proposta stoppata addirittura dal ministro dell’istruzione.
Quest’anno il Comune torna alla carica proponendo di fare "quello che già fa con le scuole ebraiche, montessoriane o steineriane" (queste ultime, fra l’altro, molto apprezzate dalla signora Berlusconi). La Lega, Allam e i non pochi critici di questa coraggiosa presa di posizione del Comune di Milano contropropongono una linea dura – più dura di quella dei francesi, che vale solo per le scuole statali di quel Paese – che in sostanza obbligherebbe gli allievi musulmani a iscriversi alle scuole pubbliche senza alcun riconoscimento e visibilità. Punto e basta. Una linea che però non porta all’integrazione ma alla formazione di scuole coraniche: "madrasse" clandestine, iperidentitarie, chiuse alla cultura del Paese che le ospita.