Chi ci garantisce che questo Portfolio sia una cosa seria?
Maurizio Tiriticco - 01-09-2005
E' con viva soddisfazione che ho letto il provvedimento che il Garante per la protezione dei dati personali ha adottato lo scorso 27 luglio nei confronti della "introduzione di un documento di valutazione e orientamento, denominato Portfolio (o cartella) delle competenze individuali".
Si tratta di una vera e propria stroncatura nei confronti di un documento che è stato adottato con le Indicazioni nazionali allegate in "via transitoria" al decreto legislativo 59/04 con cui si è avviata la riforma - o presunta tale - delle scuole dell'infanzia, primaria e secondaria di primo grado. Ho sempre sostenuto che il Portfolio, in ordine alle versioni che conosciamo e che non sono affatto quelle di cui al citato dlgs, è una cosa troppo seria per poterci scherzare come ha fatto questa allegra compagnia di dilettanti allo sbaraglio, come da tempo certa stampa accreditata ama chiamare i nostri attuali governanti.
Il Portfolio riguarda l'istruzione e la formazione secondaria dei Paesi ad alto sviluppo, laddove è necessario che un giovane, passando attraverso momenti diversi di formazione e di lavoro e/o di formazione sul lavoro, raccolga i crediti via via acquisiti da far valere ai fini dello sviluppo della sua carriera professionale e della mobilità nelle diverse situazioni lavorative. Com'è noto, nella società della conoscenza, delle tecnologie in costante evoluzione, dei processi lavorativi che subiscono continui cambiamenti, due punti fermi di un passato ormai lontano, il titolo di studio "a vita" e il "posto fisso", si sono ormai fortemente logorati. Dal canto loro, invece, sono i saperi, i crediti e le competenze professionali che debbono essere costantemente arricchiti e rinnovati, come rinnovabili sono anche le occasioni lavorative. E' noto che tutto ciò rimanda ad altri problemi, in ordine alla globalizzazione, alla delocalizzazione delle imprese, nonché a quella precarizzazione che con linguaggio più elegante potremmo chiamare flessibilità! Ma questi sono altri discorsi.
E'' in tale scenario che si colloca il Portfolio, come "cartella" appunto, in cui il lavoratore raccoglie e organizza gli esiti di tutte quelle esperienze di studio e di lavoro che sostituiscono di fatto il titolo di studio di un tempo, di cui oggi il mercato della cultura e del lavoro non ha più alcuna necessità!
Ma vi è un'altra esperienza interessante in materia di portfolio, quella relativa al Portfolio europeo delle lingue straniere, il cui fine è un altro, quello di indicare con chiarezza quali sono gli standard comunemente condivisi che costituiscono altrettanti traguardi in ordine a precisi processi di apprendimento che hanno per oggetto la comunicazione linguistica, oggi quanto mai necessaria per la circolazione in ambiti lavorativi ormai sovranazionali.
Consapevole di queste esperienze, è chiaro che, quando ho letto i tortuosi passaggi delle Indicazioni nazionali in materia di Portfolio, non ho trovato nulla di ciò che un portfolio dovrebbe essere, anche e soprattutto perché un portfolio con la scuola di base... non ci azzecca proprio! Le competenze di un alunno di questo grado di istruzione sono quelle che sono, largamente comuni a tutti in quanto competenze di base. E' ovvio e scontato, comunque, che ogni alunno è una persona a sé, ma si tratta di caratteristiche che non debbono necessariamente condurre ad un portfolio! E' dal '77 (ricordiamo tutti la legge 517) che abbiamo avviato la sperimentazione di quella scheda personale che poi un improvvido provvedimento di Berlinguer nel '96 ha spazzato via! Quella era una strada da riprendere e da ripercorrere! Non andiamo a scimmiottare il Portfolio di un giovane o di un adulto che testimonia le sue personali e particolari conoscenze e competenze professionali che debbono essere "lette" e "spese" nel mondo del lavoro!
E' per queste ragioni che il Portfolio delle Indicazioni nazionali risulta un gran pasticcio! Mette insieme un eterogeneo pot pourri di oggetti di diversissima natura, molti dei quali hanno creato disagio e disappunto in molti genitori e negli stessi docenti, anche perché introducono tematiche che vanno ben oltre lo scolastico ed invadono la delicatissima sfera del personale, per cui lo stesso Garante della privacy è stato costretto ad intervenire!
Non si può barattare come portfolio un insieme casuale di oggetti in cui c'è di tutto e di più! Non solo manca un referente nazionale in materia - e ciò costituisce anche un appunto del Garante! - ma si gettano le scuole nel più assoluto sconcerto: e non è un caso che anche questo costituisca un rilievo del Garante!
Ovviamente il Garante avanza le sue critiche in ordine alla sua materia di competenza, ma dall'intero documento appaiono rilievi che vanno ben oltre e che bacchettano con vigore una iniziativa della nostra amministrazione nata all'insegna della più assoluta improvvisazione.
Ma non è finita qui! Il Garante invita il Miur a produrre un documento che aiuti le scuole a non andare ultra crepidam, ma non credo proprio che il sutor del Miur abbia chiara contezza della materia che deve trattare! Indubbiamente finirà con l'aggiungere pasticcio a pasticcio!
La nostra scuola di base ha funzionato da sempre senza portfoli! Altra cosa, ovviamente, è l'istruzione secondaria e la formazione professionale dove, invece, il portfolio è necessario purché legato a chiari indicatori che abbiano precise afferenze con i diversi rami dei saperi e delle competenze professionali, ed in un' ottica chiaramente europea! Si pensi, ad esempio all'European Credit Transfer System (ECTS).
E stupisce, invece, che nello schema di decreto relativo al secondo ciclo, laddove con piena opportunità si sarebbe dovuto parlare di portfolio, ci si limita ad un vago richiamo alla necessità di curare la documentazione del percorso formativo dello studente (art. 12, c. 2). Il che dimostra che i nostri dilettanti non hanno idee molto chiare sulla natura e sulle finalità di un portfolio, oggi, in una società in cui apprendere e lavorare costruiscono un continuum per tutta la durata della vita attiva.
L'amico Cerini si chiede se di qui a dieci anni si parlerà ancora di portfolio. Io vorrei che se ne parlasse subito, ma per l'istruzione secondaria e che, invece, si cominciasse veramente a tacerne per l'intero primo ciclo, laddove gli apprendimenti delle competenze di base sono una cosa troppo seria, e da documentare anche, certamente, senza però tirare in ballo portfoli che sono ben altra cosa!

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Isa Cuoghi    - 01-09-2005
A dire il vero, noi insegnanti della sc. elementare ( io la chiamo ancora così..) ce ne siamo accorti da subito che il portfolio era una di quelle innovazioni di cui si poteva fare a meno..non solo, avevamo anche già evidenziato i pericoli di questa specie di catalogo dei migliori prodotti dei bambini.. quale risultava dovesse essere dalle indicazioni del Ministero, quelle inserite negli allegati alle riviste.
Ma nella scuola non valgono mai le osservazioni e le critiche di chi ci lavora, mentre sembra che invece tutti gli altri , quelli che la osservano da fuori, abbiano qualcosa da insegnarci.
Sono più di due anni che lo contestiamo, anche se ci hanno obbligato a raffazzonare su qualcosa.. e adesso, paradosso dei paradossi, ci obbligheranno a cancellare tutto..
E' bello vivere in questo mondo di certezze che è la scuola.
Buon inizio d'anno scolastico..

 Concetta    - 02-09-2005
Perdonami Isa ma le osservazioni della categoria fine a se stesse non sono servite a molto.
Nella scuola in cui ho lavorato una commissione di insegnanti, pur essendo contrari, ha elaborato con molta fatica e nella convinzione di disobbedire almeno in parte, qualcosa che è stato chiamato portfolio e che non rispondeva affatto alle indicazioni del Ministero.
Niente di peggio. Disobbedire nei contenuti ma rispettare le indicazioni date dal Ministero adottando quello strano illecito strumento. Sì, indicazioni, poiché data l’incompetenza anche giuridica di chi ha dato gli ordini solo indicazioni sono state.
La notizia che il collegio poteva deliberare di non adottarlo in attesa di normativa definitiva e non transitoria è giunta loro come una rivelazione.
Succede sempre così quando non si approfondiscono i percorsi possibili, e tu sai bene che questi continui caotici cambiamenti, operati da chi governa o ha governato con obiettivi che nulla hanno a che vedere con lo specifico dei provvedimenti ma che rispondono ad una logica superiore, hanno gettato la scuola nel pieno dello sconforto e della passività.
Il percorso da seguire per non adottare il portfolio era piuttosto semplice: scriverlo e deliberare di metterlo nel cassetto in attesa di normativa specifica chiara e cogente.
In molte scuole laddove qualcuno si è preso la briga di chiarire che non ci sono tracce del portfolio nella 53 ma solo nelle indicazioni (transitorie) di programma del decreto 59 è stato fatto ciò che prima dicevo.
Ma il problema più serio è, a mio avviso, un altro, e si intravede tra le parole dell’articolo che precede il tuo.
La scheda personale che deve accompagnare lo studente, il potenziale lavoratore piuttosto che la persona che si affaccia alla complessità della vita di adulto, altro non è che la bella, forse bellissima, copia del portfolio. E’ il documento che potrebbe sostituire il titolo di studio. Si tratta a mio avviso e non solo, di qualcosa che ha fatto "partorire" l’obbrobrio di portfolio del centrodestra ma che è stato elaborato e sviluppato dal centrosinistra. Era il 1997 quando da Roma giungevano alle scuole i risultati di un intenso lavoro sulle certificazioni degli studenti con l’obiettivo di trasformare la scuola ed in particolare gli istituti professionali, in un centro di formazione del lavoratore “flessibile”. Per non chiamare le cose col loro nome, cosa che invece più rozzamente il centrodestra non sa fare per niente bene, si inventavano le famose “passerelle”..... si riunivano in un’unica classe gli studenti ed i ragazzi già instradati al lavoro……si dequalificava l’apprendimento scolastico per fare spazio all’impresa all’interno delle scuole dove il “materiale umano” – orrenda ma eloquente espressione riferita alle persone – soprattutto extracomunitario, era ed è reperibile.
Allora lavoravo in Emilia e ricordo le imprese di ogni genere (i panificatori che dispensavano una colazione sana - ? - a scuola mi sono rimasti impressi) che si rivolgevano alla scuola come i caporali dell'edilizia si rivolgono al gruppo di disoccupati per individuare le braccia più forti.
Mi sbaglierò ma mi sembra di scorgere ancora tutto questo nell’opera dei buonsensisti di sinistra che lavorano a braccetto con i riformatori di destra e questo connubio ha determinato e continua a determinare la confusione che regna tra gli operatori della scuola.
Ricordo un importante rappresentante sindacale che intervistato in occasione di uno sciopero per la scuola si è fatto scappare l’espressione “….perché quella è la scuola VERA….”; si riferiva alla scuola superiore. Vedeva cioè la scuola come formatrice di lavoratori e non di persone. Era di sinistra. P.I.S.A. che funziona da anni su commissione dei paesi dell’OCSE va in questa direzione e direi che se “quella direzione” (formazione del lavoratore prim’ancora che dell’individuo libero, democratico, in grado di interpretare ciò che gli succede intorno e di scegliere all’interno di percorsi non obbligati) ci sta bene, non ci sono problemi per una scheda personale che accompagni la sua vita di lavoratore precario….flessibile, scusate!

 Isa    - 02-09-2005
Cara Concetta, le osservazioni della categoria non erano fini a se stesse ma erano una critica, ragionata ed argomentata, sulla finalità ed uso del portfolio dello studente.
Insomma un atteggiamento critico su una innovazione calata dall'alto, che sembrava partorita da qualcuno che non sapeva di scuola, e parlo di scuola elementare.
Certo che non sono servite a niente le osservazioni.. ma non è da oggi che le voci della scuola restano inascoltate.. non vorrei mettere il dito nella piaga, ma credo che se nella scuola, ogni anno lo iniziamo con sempre meno sicurezze, sempre più estemporaneità e sempre più problemi, non sia solo da adesso che i cosiddetti nodi vengono al pettine.
Diciamo che da quando si è cominciato a parlare di scuola-impresa, di bollini di qualità, di razionalizzazione, di gestione della scuola verticistica come quella delle imprese..beh da allora i bambini sono diventati numeri da assemblare in classi che sono diventate sempre meno come numero e sempre più piene di alunni ( a dispetto dei sempre crescenti problemi legati non solo alla presenza di alunni stranieri, alunni anticipatari, ma anche alla complessità e difficoltà di relazionarsi dei bambini di oggi, che vivono in nuclei familiari sempre più oppressi dai ritmi lavorativi e con familiari che si ritrovano ad avere sempre meno tempo a disposizione per curarsi di loro).
La qualità doveva essere rappresentata dalle innovazioni, questa riforma secondo la Moratti era stata stilata sentendo le esigenze delle famiglie, dei docenti.. io veramente mi chiedo se la Moratti sappia cosa sta succedendo nelle scuole, dove le esigenze e le richieste delle famiglie vengono spesso disattese da tagli a classi e a docenti che rendono impossibile un rapporto proficuo tra alunni e insegnanti.
Per tornare alle innovazioni non si può non tenere conto delle informazioni carenti, ambigue, spesso solo orali e mai disponibili in atti scritti, e spesso dovute a interpetrazioni personali , che i Dirigenti hanno passato ai Collegi, i quali Collegi si sono spesso trovati spiazzati a dover prendere decisioni su scelte delicate, senza sapere a cosa servissero veramente.
Per non parlare della dormita o dell'informazione tardiva delle organizzazioni sindacali che sulla riforma e sulla innovazioni non hanno dato ai docenti quella sicurezza sulla conoscenza delle normative..muovendosi solo a giochi fatti.
L'anno scolastico ancora una volta inizia senza che si sappia in modo chiaro come produrre le programmazioni, le unità di apprendimento, la valuitazione, il portfolio.. e ancora corsi che si organizzano su queste cose, ancora esperti che parlano e ti passano interpretazioni che a volte sono opposte una all'altra.
In questo aumento esponenziale di caos normativo, ovviamente prevale il peggio, la debolezza del sistema, l'azzeramento dell esperienze didattiche, delle sperimentazioni, delle pratiche educative che ti davano sicurezza.
Per quanto riguarda la seconda parte del tuo intervento, concordo pienamente con te, Concetta.
Il fatto è che oggi gli studenti non sono persone, ma clienti.. la scuola è un'azienda, a cominciare dalla scuola elementare.
Questo atteggiamento che ha caratterizzato i politici già dal governo di centrosinistra, sta creando sempre più malcontento, la razionalizzazione e i metodi delle imprese non hanno senso se applicati alla scuola..è un abito che non va.
Dateci classi meno numerose ed investimenti in personale qualificato e preparato..scuole più nuove e a norma, biblioteche, laboratori, più tempo per la scuola..e forse avremo meno ansia all'inizio dell'anno scolastico, meno paura di dover ammettere che non sappiamo come fare a dare ai bambini ciò di cui avrebbero bisogno.

 Cocco    - 04-09-2005
Scusami Isa. Con “fini a se stesse” non intendevo dire polemiche o sgombre di passione; piuttosto intendevo sacrosante osservazioni che non sono state seguite da un’azione concreta. Nello specifico della discussione precedente, quella di non mettere in pratica il famoso portfolio, né elaborato né arraffazzonato.
Purtroppo, come tu dici e come ogni insegnante sa per esperienza diretta, l’inquietudine di dover badare ad una serie di cambiamenti che hanno snaturato l’insegnamento avvicinandolo sempre più ad un’azione di sostegno alle “disabilità sociali” più varie… e malamente..., ha allontanato l’insegnante da un possibile ruolo attivo nell’accogliere o rigettare in modo competente le proposte prima e le imposizioni dopo, di “riforma” della scuola.
Non ho esperienza dell’insegnamento con i bambini delle elementari ma nel mio passaggio (forzato) alla scuola media dalle superiori ho sperimentato che i vertici delle istituzioni scolastiche con al seguito gli insegnanti “disponibili” si sono posti con i genitori in modo ambiguo. Da un lato si affermava la contrarietà alla riforma Moratti e dall’altro si faceva di tutto per dimostrare alle famiglie che siamo in grado di affrontare i cambiamenti… che faremo tutto il possibile…, rassicurandoli, dando un’immagine di forza e di capacità che invece non si ha e che è impossibile avere per strutture e condizioni in cui ci si trova ad operare.
Penso che tutto ciò sia stato sbagliato. Sarebbe stato importante mostrare l’impossibilità delle cose, sottrarsi alle proposte impossibili argomentando il tutto dal punto di vista degli insegnanti e non dei sindacati o dei politici che in modo del tutto incompetente si sono mossi solo per questioni elettoralistiche e/o ecomino-sociali, come metteva in evidenza lo studio di Roberto Renzetti “Le mani sulla scuola”, avallando, a mio avviso consapevolmente, gli obiettivi europei del concetto di formazione: formazione del lavoratore, del soggetto acritico sulle questioni che testimonierebbero la sua consapevolezza della realtà sociale e politica del mondo in cui vive.
Evidenziarlo il caos (anche nelle piccole cose) e non subirlo!
In questo modo stiamo collaborando con la Moratti nel mostrare all’Italia che tutto si può fare se si vuole (il tutto che dice lei) e contemporaneamente ci tiriamo addosso la contrarietà dei genitori che pretendono quell’impossibile - oltre che sbagliato - che la Moratti ha dichiarato possibile e su cui noi abbiamo rassicurato le famiglie, per cui il disservizio è causato da chi ha promesso che esso non ci sarebbe stato.
Il caos avrebbe avuto delle ripercussioni sulla tranquillità e la fiducia dei ragazzi nell’Istituzione scolastica?????
Perché, in questo modo sono tranquilli ed hanno fiducia?
Credo proprio di no. Se non ce la fai ad aiutarli poiché sono troppi e tu sei solo, la colpa è della tua indisponibilità. Si tratta di un pensiero diffuso tra studenti e genitori.
E non è questa diffusa opinione che dovrebbe/potrebbe dare una mano ai sostenitori della nuova forma di reclutamento tanto cara all’ANP?
A tale proposito riporto uno stralcio di Proteo Fare Sapere "News" n. 10 del 1° settembre 2005 :

"Inquietante silenzio sul reclutamento
Temo, però, che in questo dibattito ci sia un convitato di pietra: la questione del reclutamento e del precariato.
Il buonsenso si è già schierato: ogni scuola autonoma chiami gli insegnanti che vuole, in sostanza è per la chiamata diretta da parte dei presidi. Coloro che, anziché abrogare la legge Moratti, sostengono che deve essere cancellata modificando i decreti, fanno un lungo elenco delle cose che verranno emendate e quindi cancellate. Andando a vedere, rimane in piedi poco, tra cui la norma Moratti sul reclutamento, che prevede il reclutamento per scuola. Riprenderemo l’argomento, per ora basti dire che chi pensa al reclutamento per chiamata diretta del preside o per scuola, dopo il caos che è avvenuto con l’attribuzione delle supplenze annuali assegnate dalle scuole, ha il dovere di dirlo. Stare in silenzio e pensare poi di rifilare tale forma di reclutamento, ad elezioni avvenute, con un colpo di mano, appartiene al peggior tartufismo.
Questo non può più accadere."

Mi chiedo a chi ha giovato cercare di dare nelle singole scuole un’impressione di serenità e di situazione sotto controllo malgrado tutto.

Ciao
Concetta

 Umbero Tenuta    - 11-09-2005
Nella RIVISTA DIGITALE DELLA DIDATTICA www.rivistadidattica.com, rubrica RIFORMA, abbiamo voluto dare una interpretazione positiva del Portfolio, unificando in esso sia la scheda personale che il vero e proprio Portfolio, nel nome della flessibilità concessa alla scuola dal Regolamento dell'autonomia scolastica ("ognile istituzioni scolastiche possono adottare tutte le forme di flessibilità che ritengono opportune (<< le istituzioni scolastiche possono adottare tutte le forme di flessibilità che ritengono opportune>> (Art. 4, D.P.R. 275/1999). Evidentemente, Scheda e Portfolio debbono essere funzionali alla valutazione formativa, cioè servire soprattutto per progettare e realizzare interventi formativi adeguati alle caratteristiche personali dei singoli in modo che risultino efficaci.
In effetti, anche i vari modelli di schede di valutazione non sono mai servite a nulla, se non ad appesantire inutilmente il già gravoso lavoro burocratico dei docenti. Anche al fine di alleggerire il lavoro dei docenti, ma soprattutto per rendere più efficace il loro lavoro, abbiamo proposto un modello digitale di Portfolio e Scheda integrate che possono essere liberamente prelevate dalla predetta rivista.
La Riforma Moratti, come ogni Riforma, non cambia la scuola se non cambia il modo di fare scuola: invece di creare polveroni intorno ai vari problemi sollevati dalla Riforma Moratti, sarebbe il caso di fare delle contropoposte positive, come stiamo cercando di fare nella RD, proponendo, ad esempio, sempre nel nome della flessibilità, una interpretazione del tutor come coordinatore scelto all'interno del gruppo docente.
Prima delle Legge 53/2003 viene il D.P.R. 275/1999: utilizziamolo saggiamente e soprattutto miglioriamo i processi di insegnamento/apprendimento, valorizzando le UDA, che sono cosa ottima, e introducendo i PSP che nelle Indicazioni Nazionali non ci sono, anche se nessuno se ne è accorto: una raccolta di UDA realizzate è un ex post che non può diventare un Piano, cioè un Progetto, che per sua definizione deve venire prima.
Ma chi ha voglia di progettare?