C'è chi ha ragioni per freddarci in un treno
Giuseppe Aragno - 09-07-2005
... Erano persone anche i venti "talebani" uccisi da un bombardamento Usa in Afghanistan, poi risultati civili, tra loro molti bambini. Il comando militare ha successivamente ammesso l'errore ma non l'orrore. E' il disprezzo della vita umana teorizzato e praticato l'elemento che accomuna guerra e terrorismo, rendendo le due parole non solo non contrapponibili, ma una sinonimo dell'altra ...

(brano tratto da un intervento scritto da Vauro per Peacereporter)


Spariamo al cavallo irrimediabilmente azzoppato, rimediando alla violenza di una sofferenza lunga con la violenza breve d'un colpo che metta fine ad una dolore e riteniamo giusto aprire la via della pace facendo uso di una violenza carica di umanità. Non diversamente facciamo col cane che ci fa compagnia, se la violenza brutale di un incidente o quella feroce di un uomo lo condanna ad una lunga agonia: l'accorciamo. Discutiamo persino - è sintomo di civiltà - di una violenza programmata che cancelli la sofferenza d'una malattia che con violenza ci toglie la dignità di esseri umani.
La violenza è nelle cose e nella nostra storia, tant'è che a percorrerne le vicende ci si accorge che la parola pace ha senso solo in alcune fasi della storia di questa o quella gente, fasi limitate nello spazio e nel tempo, in cui o la politica impedisce che siano presenti le condizioni che producono la guerra o la guerra stessa le ha temporaneamente rimosse.
Se questo è - e mi pare difficile negarlo - non una pace vagheggiata fuori dalle condizioni in cui è possibile vivere in pace, non l'utopia pacifista, non la risposta militare rimuoveranno le cause della violenza con cui ci colpisce il nemico in una guerra che abbiamo dichiarato e neghiamo di combattere.
La guerra c'è e in guerra si uccide, con le armi possibili e utilizzabili: dal calcio del fucile all'uranio depotenziato. Smettiamola, quindi, di mostrarci sorpresi e addolorati se una bomba esplode in un treno: non è molto diversa da quella che colpisce dal cielo un ospedale. Ne siamo tutti perfettamente consapevoli e non c'è da chiamarsi fuori perché si è sollevata una bandiera arcobaleno e l'animo si è messo in pace. E' una pace che serve solo a noi: una finta pace.
Sarà violenza quella dei no global, ma è la violenza terapeutica che utilizziamo per i cavali e i cani. Occorrerà che cresca questa violenza, occorrerà che appicchi il fuoco nell'accampamento nemico, che aiuti a morire il capitalismo che si contorce in agonia e i suoi squallidi lacché che si autodefiniscono otto e grandi, perché si giunga alla precarietà di ogni pace. Sarà quella violenza a portarla la pace ed occorre schierarsi, scegliere da che parte stare in guerra per cercare la pace. Fu Sciascia, non un volgare black block, a scandalizzare i benpensanti rifiutando sia il campo di uno Stato colluso con la mafia e coi poteri forti che quello insanguinato e senza futuro dei brigatisti. C'era allora e c'è oggi un terzo campo, c'è un altro campo; le bombe di Londra ieri l'hanno annichilito, ma c'è. Prima o poi da quel campo partirà la violenza della pace. E' tutto ciò che posso augurare a mio figlio, mentre per la prima volta sento con profonda amarezza che il peso degli anni mi tiene lontano dal mio campo. Mi rimangono parole da dire e ideali da difendere e non mi sottraggo. Per il dolore dico che non c'è posto e sono stanco: come lo manifesti c'è chi lo compra o lo vende, e anche con questi mercanti di sentimenti occorrerà prima o poi fare i conti. Morti non ne piango, perché non vedo innocenti e ne sono gelidamente convinto: tranne i barboni, frequentatori abituali di ponti e notturne stazioni ferroviarie, nessuno può legittimamente stupirsi o dichiararsi innocente. E' tempo di lottare per la pace, tempo di terapeutica violenza, tempo di scelte atroci e necessarie. Non c'è pietà che tenga, né Cristo che preghi il padre per la salvezza di cavalli azzoppati. Occorre che siamo noi a tirarlo quel colpo. E se non vogliamo, non facciamola lunga, rassegniamoci: qualcuno ha le sue giuste ragioni per freddarci in un treno.

interventi dello stesso autore  discussione chiusa  condividi pdf