Documento dei parlamentari dell'Unione sulla scuola
Alba Sasso - 25-06-2005
Roma, 21 giugno 2005

Siamo deputate e deputati dei partiti dell'Unione nella Commissione Cultura della Camera. In questi anni di governo del centrodestra siamo stati parte di una decisa opposizione sociale alla riforma Moratti. Forti di questa esperienza, del confronto e dell'interlocuzione che abbiamo costruito col mondo della scuola, abbiamo maturato una serie di valutazioni che oggi desideriamo mettere a disposizione dell'Unione.

Innanzitutto una premessa che non è solo di metodo: siamo convinti che proposte e programmi per un futuro governo dell'Unione debbano essere costruiti attraverso il confronto e la condivisione con le forze sociali, con i protagonisti della vita della scuola, con i movimenti che in questi anni hanno dato vita a una forte e visibile mobilitazione dal basso contro il progetto di destrutturazione della scuola pubblica, valorizzando il loro patrimonio di riflessione, di sapere e di operatività.

Siamo convinti che la scuola, l'Università, la ricerca rappresentino per una classe dirigente che voglia realmente promuovere sviluppo e crescita del Paese, un terreno essenziale su cui investire. Un paese può crescere solo se cresce il livello culturale della maggioranza dei suoi cittadini, se ci sono adeguati investimenti in istruzione, formazione, ricerca, innovazione: perciò il sapere, la conoscenza costituiscono una frontiera strategica per la democrazia.

Il centrodestra in questi anni ha lavorato su questo terreno con l'esclusiva logica di risparmio, ha trasformato le politiche della scuola in politiche di settore, ha messo in discussione il valore sociale della scuola pubblica, ha voluto mortificare pesantemente la funzione degli insegnanti, e ha messo in discussione la qualità del sistema. E' necessario allora un segnale forte e chiaro della volontà di cambiare strada, di segnare una linea di demarcazione rispetto alle politiche del centrodestra sull'istruzione.

Noi riteniamo che la legge 53 vada cancellata.
Ma non per tornare indietro.


La legge Moratti dovrà essere sostituita da una serie di provvedimenti legislativi che garantiscano in primo luogo il carattere unitario e nazionale del sistema, che rilancino la sua strategica funzione sociale e culturale, che recuperino i principi costituzionali violati (obbligo scolastico), che rafforzino l'autonomia scolastica quale principio costituzionale valorizzando la capacità di autogoverno, che recuperino e consolidino le esperienze innovative che la scuola ha prodotto e sperimentato sotto il profilo pedagogico, didattico ed educativo (tempo pieno e prolungato ad esempio).

I punti essenziali di una proposta programmatica da sottoporre ad un ampio dibattito riteniamo che siano:

  • l'innalzamento dell'obbligo da espletarsi nel sistema dell'istruzione, a 16 anni entro i primi 100 giorni di legislatura con la prospettiva di estenderlo a 18 anni, avendo come obiettivo prioritario di combattere la dispersione scolastica, estendere e approfondire la conoscenza di base come richiedono l'Europa e le sfide legate allo sviluppo complessivo del nostro paese.
    Questa esigenza fondamentale del sistema va articolata attraverso l'istituzione di un biennio unitario per la scuola secondaria superiore, che escluda ogni forma di canalizzazione precoce e di alternanza scuola-lavoro. Tutti gli studi europei confermano che c'è bisogno di più scuola, di più formazione di base per orientarsi e qualificarsi rispetto alle scelte professionali e di vita.
    Occorre valorizzare gli istituti tecnici professionali: un percorso di qualità e di forte orientamento con pari dignità rispetto a tutti gli altri percorsi;
    un sistema qualificato di formazione professionale regionale in grado di fornire occupazione, di intercettare bisogni di formazione e di collegarli alle vocazioni dei territori;
  • un forte investimento di risorse pubbliche. La politica dei tagli di questi anni ha dequalificato il sistema E' necessario destinare una quota progressiva di investimento rispetto al Pil a favore della scuola pubblica, comunque non inferiore al 6 per cento, avvicinando il nostro paese agli standard di spesa europei;
  • la lotta alla precarietà, attraverso un piano programmatico di immissioni in ruolo che copra i posti vacanti e disponibili, con attenzione al ruolo fondamentale degli insegnanti di sostegno;
  • la valorizzazione del ruolo e della professionalità degli insegnanti;
  • il rilancio delle politiche di diritto allo studio che garantiscano l'accesso per tutti, e per tutto l'arco di vita, ad ogni ordine e grado della scuola pubblica, valorizzando le competenze di Stato e regioni.
    Infine, da questi anni di lavoro possiamo affermare con certezza che la scuola pubblica italiana ha bisogno di attenzione vera e di essere ascoltata. C'è bisogno allora di un progetto che parta dalla dignità grande di questo mondo, dalla sua voglia di autonomia e responsabilità, dai suoi valori forti dichiarati e praticati. La scuola come luogo in cui si formano cittadini sapienti e consapevoli dove si costruiscono le fondamenta di un'etica pubblica laica e condivisa, rispettosa delle scelte, delle fedi, delle convinzioni di ognuna e ognuno. Un progetto dunque che dovrà mettere in moto grande impegno, grande ambizione, grande passione e un grande dibattito culturale, se è vero, e noi riteniamo che sia così, che il futuro del Paese, di ogni paese, si gioca a scuola.


Titti De Simone (PRC)
Alba Sasso (DS)
Mauro Bulgarelli (Verdi)
Andrea Colasio (Margherita)
Severino Galante (Pdci)
Giovanna Grignaffini (DS)
Antonio Rusconi (Margherita)
Roberto Villetti (Sdi)

interventi dello stesso autore  discussione chiusa  condividi pdf

 ilaria ricciotti    - 25-06-2005
Il documento è sintetico, ma appaiono ben definiti alcuni punti chiave che suscitavano tanto allarmismo tra coloro ch paragonavano i partiti dell'Ulivo a quelli della CDL. Come si può evincere non mi sembra che i primi se andranno a governare continueranno la linea morattiana. Come si può leggere c'è un distinguo ben preciso, se non altro si ritorna a parlare di scuola pubblica, di autonomia, di diritto allo studio e di scuola di qualità.
Tale documento è certamente da approfondire tutti insieme, ma dovrebbe essere la base, condivisa da tutti coloro che vogliono realmente battere le destre.

 Sergio Delli Carri Istituto Comprensivo    - 26-06-2005
Non mi pare che ci sia nulla di così chiaro come sostiene Ilaria, anzi.
Ma perchè non sono stati più chiari?
Ricordate le parole di Rutelli? Ed allora ci facessero sapere cosa resterà in piedi della riforma Moratti.
Noi della mia scuola non l'abbiamo applicata quasi per niente resistendo su tutta la linea ed ora vogliamo sapere esattamente che cosa ci aspetta.
Questo documento non chiarisce nulla e continuiamo ad essere preoccupati. Continuiamo ad essere per l'abrogazione che lo ricordo non è una parolaccia.
Saluti perplessi.

 Giovanni    - 26-06-2005
FINALMENTE.
Una cosa ancora: un piano straordinario per una rivoluzione riedificazione ristrutturazione riqualificazione dell'edilizia e delle attrezzature scolastiche. E SE FOSSE LA VOLTA BUONA?

 M.Cristina Rinaldi    - 26-06-2005
"NON SI PUO' ABROGARE TOUT COURT LA RIFORMA DELLA SIGNORA BRICHETTO in MORATTI": questa la posizione di molti (alti) esponenti del centro-sinistra che, prima del voto alle politiche, è bene che evitino le grandi enunciazioni di principio e dicano con chiarezza che cosa intendono fare in concreto. Il documento va in questa direzione, lancia una provocazione, ma per me rimane generico e dubito molto che i leader dei vari partiti abbiano tempo e voglia di reccoglierlo, approfondirlo e seguire il dibattito in corso tra gli operatori della scuola e nei sindacati. Grande purtroppo è la confusione nel cortile dell'Unione, disunita su tutto. Ormai devono pensare solo alle candidature nei collegi sicuri... è questa la loro priorità!

 ilaria ricciotti    - 27-06-2005
"Il futuro del Paese si gioca a scuola" - si dice nel documento. Ma, siamo sicuri che questo sia ancora o anche il credo degli operatori scolastici?
Di coloro che, per fortuna non molti, sanno soltanto lanciare strali, senza fare i doverosi distinguo tra persone e forze politiche?
Di coloro che ritengono ora più che mai lo sciopero uno strumento inutile, ma che non sanno trovare altre strategie di lotta più incisive?
Di coloro che sanno esternare la loro rabbia nei confronti di chi non è ancora al governo, ma che nel piccolo non osano contratare le scelte sbagliate di certi loro dirigenti e si limitano a criticarli nei grigi corridoi scolastici?
Cari ex colleghi non credete che questi metodi non siano degni di una categoria che deve contribuire alla formazione dei futuri cittadini?

 Antonio Budruni    - 28-06-2005
Si tratta di una buona notizia. Ora è necessario fare due passi avanti:
1) far diventare questa "filosofia" dei parlamentari della Commissione cultura in impegno politico dei rispettivi partiti;
2) passare dalle formulazioni di principio ad un preciso progetto di legge con indicazione di costi e tempi.
Il centro sinistra - lo dicano i parlamentari firmatari ai rispettivi gruppi dirigenti - aprirebbe in tal modo un vero dibattito politico, culturale ed ideale in grado di coinvolgere milioni di cittadini italiani (insegnanti, personale non docente, studenti e famiglie) su un programma di governo fatto di cose concrete e di scelte precise su intessi altrettanto concreti e ben vivi nella coscienza del Paese. Tutto ciò - è bene rimarcarlo - si trasformerebbe in altrettanti milioni di voti ai quali pare che i gruppi dirigenti dei partiti siano particolarmente attenti e sensibili. E allora: sveglia!

 oliver    - 07-09-2005
Anche la scuola di base è stata umiliata e ridotta a mercato, dobbiamo renderci conto che non è possibile mercanteggiare la cultura. Aboliamo la riforma Moratti