Dopo 150 giorni
Chiara Cavallaro - 23-06-2005
RIFLESSIONI CONCLUDENDO IL PRESIDIO NONVIOLENTO SOTTO PALAZZO CHIGI

Succede cosi', che le cose inizino e poi finiscano. Spesso non sappiamo, ne' siamo tenute e tenuti a sapere, che sono esistite.
Noi per molti mesi ci siamo alternate ed alternati sotto uno dei palazzi del potere (palazzo Chigi) di/mostrando la nostra presenza per il ritiro delle truppe dall'Irak, lo striscione "Art.11 L'Italia ripudia la guerra", i cartelli criptici "Stiamo per andar via", con quel "qui" sottinteso generatore di domande dei passanti e quindi di relazioni piu' o meno brevi, anche conflittuali. Con il cartellone meno criptico "Sono un punto fermo per la pace", con le bandiere arcobaleno e poi con i cartellini, fatti molto meglio dei nostri, di Us Citizens for peace and Justice, la cui presenza ha ancora di piu' consentito di intrattenerci con i tantissimi turisti di passaggio. Le italiane e gli italiani ci chiedevano spesso che associazione, partito, gruppo fossimo. E' stata una occasione per parlare di che cosa e' un Gruppo di azione nonviolenta e per discuterne, come per discutere di azioni nonviolente. Con stupore dobbiamo dire che con le turiste e i turisti stranieri e' stato piuí facile comprendersi sul senso della nostra presenza, del tipo di azione scelta. Ma queste discussioni ci sono state anche fra noi che abbiamo scoperto le nostre differenti esperienze, punti di vista e la difficolta', anche quando ci si crede "affini", nel conoscersi, comprendersi, valorizzarsi, confliggere senza ricadere nei dettami di quella violenza che ci circonda. E' stata occasione, e su questo rifletteremo ancora, per interrogarci sulle azioni dirette nonviolente, sulle campagne e attivazioni che possano rientrare in questo tracciato, per essere felici quando la campagna contro la delega per i codici militari di pace e di guerra acquisiva un punto a proprio vantaggio.
Nelle sere d'inverno ci siamo chieste e chiesti piu' volte se cio' che stavamo facendo restava sensato, se oltre a questo era possibile per noi fare altro. Ci siamo chieste e chiesti piu' volte se vi era congruenza tra la nostra azione e la richiesta di ritiro delle truppe, se c'erano altri obiettivi e se questi erano obiettivi comuni. Abbiamo scoperto di avere piu' obiettivi, tra loro non escludenti: dimostrare per il ritiro delle truppe dall'Irak, dare dimostrazione che sono possibili altre forme di attivazione oltre alle manifestazioni da centinaia di migliaia di persone, dare continuita' pari a quella dei conflitti anche alla presenza, in strada, pubblica, almeno di qualcuna e qualcuno appartenente al popolo della pace, chiamare le singole persone a compiere gesti propri di dimostrazione e attivazione contro la guerra e sulla strada della nonviolenza.
Siamo state e stati quasi una trentina di persone, in tempi e modi diversi; e contavamo, forse ingenuamente, che altre ed altri nelle tante associazioni e movimenti con cui pure stiamo operando, si facessero partecipi di questa azione, le dessero respiro e possibilita' di resistenza e crescita. Non e' stato cosi'. Abbiamo sicuramente commesso passi falsi e incerti, sicuramente non abbiamo trovato le ulteriori energie e dimostrato le necessarie aperture che coinvolgere altre ed altri richiedeva. Sicuramente questo non e' stato l'unico motivo della nostra solitudine nel movimento e restiamo sempre pronti a discutere con chiunque.
Ma intanto, questa sera, la facciamo veramente finita. Perche' bisogna anche imparare a chiudere le esperienze per poterci tornare a ragionare con la dovuta distanza. Perche' non si puo' restare prigioniere e prigionieri di un'idea quando questa proprio non funziona piu', non ti appartiene piu', non e' piu' capace di comunicare. Perche' sia chiaro che non apparteniamo alla logica del "virtuale" che caratterizza oggi la nostra informazione/comunicazione e non lasceremo che nell'immaginario di chi ci ha conosciuto resti l'idea che noi siamo sempre li', come punto fermo autosufficiente, impermeabile ed "eroico". Per molte e molti questo pensiero puo' essere confortante e rassicurante, per noi e' anche questo parte di una cultura di violenza, quella che viene costruita promuovendo logiche di delega e indifferenza, di rinvio della propria attivazione sino al momento in cui la realta' diventa la nostra personale, e inevitabile, tragedia.
Si puo' agire prima, e ci sono tanti modi per farlo, senza aspettare che sia la violenza o la guerra a travolgerci. Non necessariamente quello scelto da noi che pure tanto abbiamo sperato di ricevere notizie di attivazioni, simili o no, in altre parti di Italia o di Roma.
Ora e' per noi che inizia un momento di riflessione per cercare altre forme di azione nonviolenta. Intanto, ci e' parso importante dare segno della fine, come abbiamo fatto per l'inizio. Perche nella vita succede cosi', che le cose inizino e poi finiscano.
Succede cosi', ma e' sempre piu' difficile che sia cosi' per le guerre.

ART.11 - sana e robusta costituzione

"Art. 11" sono stati: Alberto Castagnola, Alessandro Natalini, Andrea Trentini, Anna Candida Felici, Chiara Arcarese, Chiara Cavallaro, Daniela Degan, Enrico Euli, Federico Razzoli, Francesca Giovannelli, Ilaria De Angelis, Ilija Soskic, Laura Gentile, Luigi Pirelli, Luisa Ferrari, Manuele Messineo, Massimiliano Carra, Massimo Dall'Olio, Paola Epifani, Roberta Ventura, Stefania Trocini, Stefano Guidi, Us Citizens for peace and Justice, Walter Angelini, Valeria Castelli e le ottocento persone di tutto il mondo che si sono fermate con noi e hanno firmato per il ritiro delle truppe dall'Iraq.

"Art. 11" ringrazia: Ubaldo per l'ospitalita', il calore umano, le perle di saggezza enogastronomica e gli inestimabili sconti, Reorient per il prezioso supporto logistico, gli artisti che hanno allietato le serate al presidio: i musicisti del teatro "La Fenice" di Venezia, Il Dragan Trio, la compagnia teatrale "Il Naufragarmedolce", Il coro "L'albero del canto" diretto da Lucilla Galeazzi, Ziad Trabelri, Enrica Palmieri, Aglie e fravaglie, Sbilanciamoci.



A nostra volta ringraziamo Chiara Cavallaro ed il Centro di ricerca per la pace di Viterbo per questo intervento. Chiara, prestigiosa figura del movimento per la pace, economista, ricercatrice Cnr, formatrice alla nonviolenza, fa parte del Comitato scienziate e scienziati contro la guerra, di "Articolo 11. Sana e robusta Costituzione", dell'esperienza di "Ostinati/e per la pace" (sul cui sito si può leggere tutta la storia) ed e' una delle persone piu' attivamente impegnate nella campagna "No alla censura preventiva sulla guerra". - Red -

discussione chiusa  condividi pdf