Prima di tutto abrogare le leggi Moratti
Corrado Mauceri - 22-06-2005
Per una scuola statale, pluralista e democratica, aperta a tutti e di qualità

Per iniziativa del Comitato di Firenze "Fermiamo la Moratti" si è svolto sabato 18 giugno scorso la prima riunione del coordinamento dei comitati della Toscana impegnati a contestare le leggi Moratti ed a contrappone una politica scolastica alternativa.
I Comitati hanno anzitutto deciso di dare continuità al coordinamento regionale con l'impegno a riconvocarsi nella prima decade di settembre per verificare l'attività svolta nelle diverse realtà della regione e definire le ulteriori iniziative, tenendo anche conto di quelle analoghe promosse da altri comitati ( in particolare dalla Rete delle scuole di Milano ).
Il coordinamento ha anzitutto discusso la bozza di proposta di legge per l'abrogazione delle Leggi Moratti e per il ripristino immediato dell'obbligo scolastico (che è diverso dall'ambiguo diritto-dovere affermato nel decreto Moratti) nell'immediato fino a 16 anni, ma con l'obbiettivo di una elevazione rapida fino a 18 anni.
Il coordinamento ritiene difatti che gli effetti devastanti e per molti aspetti irreversibili delle leggi Moratti debbono essere subito impediti, intensificando e coordinando nell'immediato le iniziative per la disapplicazione delle leggi Moratti e subito dopo le prossime elezioni politiche con una legge di urgenza (potrebbe anche essere un decreto-legge) per l'abrogazione di una legislazione eversiva che contrasta con il ruolo che la Costituzione assegna all'istruzione scolastica statale; ovviamente un tale provvedimento urgente che ripristinerebbe il precedente ordinamento scolastico, dovrebbe essere accompagnato da una contestuale iniziativa per una riforma del sistema scolastico adeguata alle esigenze della società di oggi.
La scuola ha bisogno di riforme, di personale qualificato e stabile e di risorse finanziarie adeguate che possano garantire un'effettiva autonomia ed un'attività qualificata.

Il coordinamento auspica che tutte le organizzazioni che hanno promosso la manifestazione del 14 maggio per l'abrogazione delle leggi Moratti concordino con questa proposta ed a tale fine si dichiarano disponibili a tutti gli incontri più opportuni; nel contempo ribadisce la proposta di un'assemblea nazionale di tutte le realtà impegnate a contestare le leggi Moratti per definire tempi e modi per un iniziativa di massa sia per l'immediata contestazione delle leggi Moratti sia per la definizione della proposta di legge per l'abrogazione di tali leggi ed avviare un percorso comune per una proposta alternativa; a tal fine il coordinamento è disponibile sin da ora ad un confronto con tutte le realtà disponili per un impegno comune ed unitario..
Il coordinamento auspica anche che l'Unione, a tutti i livelli, partecipi a questo percorso per dare al nostro Paese una scuola statale, laica democratica e qualificata e chiede sin da ora che il programma elettorale per le elezioni politiche l'Unione sia caratterizzato da un impegno per la scuola statale sulla base di scelte chiare, condivise e partecipate.

A tale fine il coordinamento si impegna a chiedere subito sia a livello locale che regionale un incontro all'Unione per un opportuno confronto; nel contempo il coordinamento ritiene che l'impegno per una scuola statale coerente con i principi costituzionali debba caratterizzare in modo più incisivo l'azione politica delle istituzioni democratiche sia a livello locale che nazionale; a tale fine il coordinamento chiede subito un incontro con l'Assessore regionale all'istruzione al fine anche di concordare un incontro a livello regionale con tutti i rappresentanti degli EE.LL. da tenere prima dell'inizio del prossimo anno scolastico.
Oggi però l'attacco alla scuola statale ed alla sua funzione istituzionale non viene soltanto dalle leggi Moratti, ma anche dalla riforma costituzionale approvata da questa stessa maggioranza e volta non solo a mettere in discussione l'assetto democratico del nostro Paese, ma anche in modo specifico il ruolo istituzionale della scuola statale.
Il coordinamento regionale dichiara pertanto di impegnarsi a difesa della Costituzione ed invita il mondo della scuola e tutte le organizzazioni della scuola ed i comitati locali ad aderire ai Comitati per la difesa della Costituzione e del ruolo che la Costituzione assegna alla scuola statale.

Firenze, 18/6/2005

Il coordinamento regionale della Toscana
del Comitato "Fermiamo la Moratti"


interventi dello stesso autore  discussione chiusa  condividi pdf

 da La tecnica della scuola    - 22-06-2005
"Tavolo fermiamo la Moratti": proseguono gli incontri regionali
di R.P.

Ma c'è freddezza da parte della sinistra ufficiale: i DS fanno sapere che secondo loro non basta abrogare la legge 53 ma è necessario mettere a punto un vero e proprio programma alternativo. A Firenze non si usano mezzi termini: "la legge Moratti è eversiva", a Milano verrà presentata a metà luglio una proposta di legge di iniziativa popolare.

Abrogare o cambiare la legge Moratti ?
Se n'è parlato il 18 e il 19 giugno a Milano e a Firenze nell'ambito di due manifestazioni promosse dal "Tavolo Fermiamo la Moratti" e la risposta alla domanda è stata ovviamente affermativa.
A Firenze i toni sono stati particolarmente duri: nel comunicato stampa conclusivo si parla della riforma Moratti come di una "legislazione eversiva che contrasta con il ruolo che la Costituzione assegna all'istruzione scolastica statale" e se ne chiede al prossimo Governo l'abrogazione da farsi anche mediante un decreto-legge.
Ma, rispetto alla bozza di disegno di legge che circolava fino a qualche giorno fa, sono già stati fatti alcuni aggiustamenti.
Non si parla più di ripristino della legge n. 9 del 1999 che aveva elevato l'obbligo scolastico a 15 anni (Enrico Panini, segretario nazionale di Cgil-Flc si era mostrato decisamente contrario a questa ipotesi); la formulazione sulla quale il coordinamento ha raggiunto l'accordo è molto chiara e riprende quasi alla lettera la dichiarazione resa da Panini al nostro giornale qualche giorno fa: "Ripristino immediato dell'obbligo scolastico (che è diverso dall'ambiguo diritto-dovere affermato nel decreto Moratti) nell'immediato fino a 16 anni, ma con l'obiettivo di una elevazione rapida fino a 18 anni".
Da Milano, invece, non è ancora stata resa nota una proposta precisa anche se i promotori della manifestazione preannunciano una conferenza stampa per la metà di luglio nel corso della quale verrà presentato il testo di una proposta di legge di iniziativa popolare.
Ma c'è scollamento fra le diverse iniziative: a Firenze si è parlato di una assemblea nazionale del "Tavolo Fermiamo la Moratti" per la fine di settembre o l'inizio di ottobre al massimo, mentre da Milano parte l'idea di un incontro nazionale da farsi a novembre.
Chi invece sembra avere le idee chiare sul percorso da compiere è Andrea Ranieri, responsabile scuola dei Democratici di Sinistra, che, da noi interpellato, fa sapere che la proposta dei DS è molto chiara ed è contenuta in un documento nato dal convegno "Le Regioni e le politiche del sapere" svoltosi a Roma un paio di mesi fa.
"Non basta parlare di abrogazione della legge n, 53 – dichiarano i responsabili del settore scuola dei DS – ci vuole una proposta alternativa e noi stiamo lavorando per costruirla".
Ed eccoli – in sintesi – i punti qualificanti della proposta dei DS: sviluppo quantitativo del sistema dei nidi, generalizzazione della scuola dell'infanzia, generalizzazione degli istituti comprensivi, valorizzazione dei modelli didattici del tempo pieno e del tempo prolungato, abrogazione dei primi provvedimenti attuativi della legge Moratti, riconoscimento delle competenze delle istituzioni scolastiche autonome, istruzione obbligatoria fino ai 16 anni ("ma nel quadro di un processo di affermazione del diritto all'educazione per tutti sino a 18 anni").
"Nell'immediato – precisa Ranieri – noi pensiamo all'innalzamento dell'obbligo scolastico fino al biennio della scuola secondaria superiore, non unico ma unitario".
E non manca un accenno (rapido ma significativo) alla "verifica sistematica della qualità del sistema, per innalzarne il livello complessivo e condurre interventi a sostegno delle aree in difficoltà".
"E' questo – conclude Ranieri - il modo concreto per cancellare la legge Moratti e per capovolgere le logiche che caratterizzano l'attuale politica scolastica"

 Piccì    - 26-06-2005

Non facciamo gli struzzi!

Sembra (sembra) che tutto (tutto?) il Centrosinistra sia d’accordo. Obbligo a 16 anni, poi, quanto prima, a 18.
Prendo un “pezzo” a caso nel web: un “pezzo” di Corrado Mauceri nella newsletter di Fuoriregistro del 26 giugno, che proclama: “ripristino immediato dell’obbligo scolastico (….) nell’immediato fino a 16 anni, ma con l’obiettivo di un’elevazione rapida a 18 anni”.
Anni fa il padre di un alunno di secondaria superiore con grossi problemi, mentre gli si prospettavano le difficoltà del figlio, disse “E dove devo mandarlo? Meglio la scuola che l’osteria.” E purtroppo il ragazzino, prevedibilmente, venne inesorabilmente bocciato.
Il problema era infatti: quale scuola, per lui, poteva essere alternativa all’osteria?
Non vogliamo una scuola qualsiasi, ma, secondo il vecchio slogan, una scuola di massa, sì, ma anche di qualità.
Si dice: obbligo a 16 anni. Siamo pienamente d’accordo. Ma ci sembra si debba cercare di prospettare risposte alla domanda: “Ma quale biennio? Biennio sì, ma come?”. Metodo laboratoriale e tempi distesi sono due elementi centrali per un biennio di qualità in funzione del soggetto che apprende. Ma molto altro si dovrebbe aggiungere: rivedere, per fare un solo esempio, l’ignobile prassi dei debiti senza un recupero serio e verificato, che garantisca il successo formativo non solo sulla carta.
Quanto poi al rapido passaggio all’obbligo a 18 anni, non si nascondano le intrinseche difficoltà della cosa, incluso il rischio di produrre una “dispersione mascherata” (promozioni solo formali con una selezione posticipata alla vita sociale a favore dei figli degli industriali, dei farmacisti, degli avvocati, insomma di chi di riffa o di raffa può piazzare i propri figli al posto giusto o comunque mantenere i figli per una lunga adolescenza protratta).
Non va dimenticato poi che la durata di un percorso senza intoppi nella secondaria superiore è di cinque anni: ci vorrebbe prima non una leggina, ma una vera riforma con connesso ritorno all’ipotesi berlingueriana dell’ ”onda anomala”. E non dimentichiamo che la riforma Berlinguer-De Mauro, purtroppo abortita, portava l’obbligo ad un biennio che andava (se senza intoppi) fino ai 15 anni.
Non facciamo finta che i problemi non esistano, per favore. Non facciamo gli struzzi e togliamo la testa da sotto la sabbia.
Piccì