Il vento caldo dell'Ovest
Aldo Ettore Quagliozzi - 16-06-2005
" ( ... ) Non a caso le Chiese evangeliche mobilitate in occasione del voto del 2 novembre ( per le elezioni presidenziali americane n.d.r. ) hanno indicato il loro modello di riferimento nel maschio bianco che ha il fucile in casa e che va ogni domenica in chiesa .
E' l'immagine antica del pioniere alla conquista del West, con la pistola nella fondina e la Bibbia nella borsa, dei paesi delle grandi pianure e della lotta contro il popolo indiano, della giustizia amministrata direttamente sul posto con processi sommari e popolari, delle grandi mandrie transumanti dagli allevamenti alle città.
E dei predicatori che richiamano gli uomini al timore di un Dio tonitruante dall'alto dei cieli, che vuole il suo,popolo armato nelle coscienze e nelle fondine purché obbediente ai suoi precetti morali. ( ... )
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E' pur vero che solo in parte il bel paese rassomiglia alla tragica descrizione dell'Impero del Bene ai tempi di Bush il piccolo fattane da Eugenio Scalfari nel suo tanto celebrato scritto "Perché non possiamo non dirci laici" e del quale si è riportato in apertura un breve assaggio.
Non è solo un problema di orografia, per la qualcosa ci mancano le grandi distese pianeggianti di quell'Impero, sostituite degnamente dalle coste deturpate dall'abusivismo in attesa di essere vendute al miglior offerente; così come, è vero, ci mancano gli indiani come nemici da sconfiggere, sostituiti indegnamente nel copione dagli immigrati clandestini che loro malgrado approdano alle coste della terra felice dell'egoarca di Arcore.
Ma per il resto non ci manca proprio nulla, come i nuovi redenti del Signore, miscredenti sino al giorno prima, che annusata l'aria nuova proveniente dall'Ovest hanno pensato di riposizionarsi nell'occasione referendaria in maniera tale da poterne sfruttare al meglio le insperate opportunità.
Ne ha scritto anche Furio Colombo sul quotidiano l'Unità con un pezzo dal titolo "Cambio di stagione".

"Referendum. L'ordine autorevole di alte istituzioni italiane e di una potenza amica era di non andare a votare. L'ordine è stato eseguito.
Ma se ci fermiamo qui restiamo impantanati, tra feste un po' imbarazzanti (il trionfo degli atei-credenti, nuovi Farinelli della "grande richiesta di sacro" notata improvvisamente da Marcello Pera), reciproci rimproveri, la continua discussione su ciò che è comunque un fatto compiuto, e che ricorda la bella canzone di Simon & Garfunkel «Dangling Conversation» sul risolvere tutto parlando.
La questione è il cambio di stagione. Prendo in prestito il titolo di un bel libro di racconti di Gianni Riotta per dire: niente, assolutamente niente è più come prima.
Provo a proporre un elenco di cose che non troveremo più al loro posto, o dove credevamo che fossero (perché, forse, l'esito di questo referendum è più un bengala sparato in un cielo buio che una rivelazione).
Adesso sappiamo senza equivoci che Ruini ha potere e lo usa. Inutile coltivare nostalgie per Giovanni Paolo II, che vedeva le cose in grande, nel rapporto misterioso che ha un profeta con gli eventi.
Nella nuova stagione conta soprattutto ciò che avviene in Italia, nei dettagli della politica italiana, giorno per giorno, argomento per argomento, partito per partito, leader per leader.
È bene saperlo per una realistica valutazione dei fatti. Chi non fa parte del giro conserverà il suo pieno rispetto.
Ma sa che, in caso di disaccordo, non potrà aspettarsi rispetto. Paesi moderni, evoluti, e in ansia di nuovi passi avanti conoscono momenti come questi.
Fuori dalla nostra cultura, viene in mente l'Iran, un Paese che, ad ogni svolta, ad ogni spinta in avanti, deve misurarsi con la visione diversa (a volte profondamente diversa) del suo clero.
Conforta una immagine opposta, quella di Israele, l'unico Stato nato da un doppio legame con i cittadini - storia e religione - che ha saputo sdoppiarlo e prendere le più arrischiate decisioni (come quella di sloggiare i coloni che invocano la prescrizione biblica) in base alla legge e alle esigenze politiche del governo.
Le frasi che avete letto non sono un lamento. Sono la constatazione di una condizione unicamente italiana, come avere per confini le Alpi e le coste. Realismo richiede di saperlo.
( ... ) Le forme, ovvero i contenitori della politica italiana, cambiano drasticamente. Dalla parte del centrosinistra si dovrà capire fin dove giunge la volontà di divaricarsi e distinguersi, e fino a che punto questo progetto, già esplicitamente annunciato prima del referendum, sarà rinforzato dal risultato del referendum.
Dalla parte del centrodestra sarà altrettanto impossibile far finta di niente. Intanto tutto quello schieramento da adesso vive sotto un forte controllo a vista della colonia ateo-religiosa insediata in punti vitali di azione e di comunicazione.
Vanno allegramente ai pellegrinaggi, agitano con trionfalismo goliardico i simboli più alti di una fede.
In altri tempi sarebbero stati giudicati sacrileghi. È legittimo sospettare che la vita non sarà facile per coloro che - negando il modus operandi della destra berlusconiana - hanno assunto - sul referendum - una posizione netta, come Fini e Prestigiacomo.
Ma il vero cambiamento sta nel brulicare di spinte verso forme nuove di aggregazione politica. Congiungete, come nei disegni dei bambini, i punti da cui è stata proclamata (e dunque raccomandata) l'astensione al voto.
Ed ecco che compare una nuova figura politica che prima non c'era, una figura fatta di personaggi autorevoli (vertici delle istituzioni, vertici di partito), sostenuti dalla spinta interventista di una parte dell'episcopato italiano.
Fatti come questi si leggeranno nei libri di storia. Perché annunciano il passaggio da un'epoca a un'altra.
In una situazione così nettamente segnata, quale ruolo rimane per Berlusconi? Non più quello di protagonista, autore, scrittore e interprete del suo copione, come è stato sinora.
Sembra ragionevole intravedere per lui il ruolo del produttore. Paga subito e incassa dopo. Ma, se è un buon produttore, incassa alla grande, con il ruolo di massimo onore repubblicano.
Ci vuole armonia perché questo accada. Ma c'è stata armonia di comportamenti fra alcuni nel referendum.
Potrebbe ripetersi. O meglio, continuare, nella grande cornice di collaborazione suggerita dagli ateo-religiosi come nuovo luogo del potere.
Prodi? È come l'aglio per Dracula. Dissolve con la sua presenza, la sua guida, il suo contrapporsi, l'ebbrezza di scontro del post-referendum. Perciò lo aspettiamo.
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