Fallimento del referendum: prendiamocela con noi stessi
Calogero Martorana - 15-06-2005
Il referendum sulla L.40 non l'abbiamo perso noi del Sì, ma è semplicemente - e tecnicamente - fallito. Del resto, poche cose sono così chiare come quest'astensione: la gente, gregge clericale o meno che sia stata, ha rifiutato di partecipare a questa consultazione. Forse non l'ha sentita neppure come diritto, figuriamoci come dovere. Fatto sta che qualcuno (il cui nome comincia con Berluscon e finisce con i) già parla di "vittoria dei moderati"; può darsi, ma assieme al moderato direi anche cinconvenzionato da decenni di clericalismo di stato, direi anche sfiduciato da un ricorso alla consultazione forse troppo pressante e a rischio di effetto Mitridate. Sette anni il Parlamento ha lavorato su questa legge, e sette anni non significa solo Berlusconi al governo. E questi sono i risultati... E allora, a mia opinione, dobbiamo prendercela con noi stessi. In primis gli insegnanti; ne ho tastato il polso e, così come fu tra le maggiori categorie a portare Berlusca al potere, così oggi ho scoperto che la nostra è stata tra le categorie che se n'è andata al mare con l'imaginetta di Ruini in tasca. Scuola moderata e filoclericale, non c'è dubbio. Da cui non potevamo aspettarci troppo.
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 dal Manifesto    - 16-06-2005
Dopo la caduta
di IDA DOMINIJANNI

Quindici anni e più di spoliticizzazione della società italiana precipitano in quella cristallina cifra del 25,9% di cittadini e cittadine italiani che hanno ritenuto utile esprimersi sulla legge sulla procreazione assistita. Cifra cristallina, e sconfitta cristallina per chi, noi compresi, aveva creduto nel referendum non solo per correggere una pessima legge, ma anche per imporre all'attenzione pubblica un tema importante e i suoi importanti risvolti politici. Tecnicamente, sarebbe stato meglio attendere che la legge venisse bocciata - come prima o poi accadrà - da una pronuncia della Corte. Tatticamente, sarebbe stato meglio affidarsi al solo quesito abrogativo complessivo, quello proposto dai radicali e bocciato dalla Consulta, più chiaro e più comunicabile dei quattro quesiti parziali, troppo oscuri e troppo tecnici. Ma ormai non è questo il punto. E non è nemmeno l'usura dello strumento referendario, che pure c'è e pure domanda una riforma, ma non può diventare un alibi - l'ennesimo alibi da ingegneria istituzionale - per non leggere più spietatamente il risultato. Il punto è che la valenza generale, culturale e politica, del referendum non è passata nell'opinione pubblica, che evidentemente l'ha vissuto come una marginale consultazione su una questione di pochi e per pochi (fatti loro), o peggio, come un sibillino regolamento di conti interno alle due coalizioni che si contendono il governo del paese. Il che vuol dire però che il fronte referendario non è riuscito a comunicare nemmeno al suo elettorato di riferimento l'importanza dirimente delle poste in gioco che la materia della procreazione assistita trascinava con sé: libertà personali, laicità dello Stato, qualità della legiferazione, statuto della maternità, della paternità e della famiglia, rapporto fra politica, scienza e diritto nel governo della vita. S'era già visto del resto negli otto anni di iter della legge: a sinistra mancava un discorso all'altezza della sfida bioetica, non subalterno al moralismo cattolico e non ossessionato dalla contrapposizione o dalla mediazione con le gerarchie vaticane.

E' in questo vuoto che i fondamentalismi attecchiscono, non solo in Italia; è in questo vuoto che le «guerre culturali» prosperano, seminando certezze sull'Embrione, la Vita, Frankenstein, e gettando nel discredito l'intera tradizione critica della modernità. Non è l'antico conflitto fra laici e cattolici, Repubblica e Vaticano, Peppone e Don Camillo. E' una nuova mappa delle appartenenze in cui il tradizionalismo cattolico si salda con la rivoluzione conservatrice dei teo-con: una miscela aggressiva che consente alla Cei di cantare vittoria contro «l'assioma modernizzazione-secolarizzazione», spalleggiata dai nuovi intellettuali atei che recitano cinicamente il Verbo di Dio.

L'America che ha premiato Bush è arrivata in Italia? Si direbbe di sì, ma con molta convinzione in meno e molta indifferenza in più: lì si contavano voti con le percentuali di partecipazione in salita, qui contiamo astensioni con i quorum in discesa. Il nuovo fondamentalismo germoglia nel deserto dell'apatia e del disincanto. Malgrado la convinzione spesa nella campagna referendaria dalle principali testate nazionali della carta stampata, segno inequivocabile di una rottura allarmante nel circuito di formazione dell'opinione pubblica, forse ormai irreversibilmente prigioniera dell'audience televisiva. E segno altresì di una crisi di rappresentazione, prima che di rappresentanza, della società, diventata imperscrutabile nei suoi umori e nelle sue oscillazioni. Quand'è così, è da un paziente lavoro culturale che la politica deve ripartire: preoccupandosi di incollare le parole all'esperienza, prima che i leader alle sigle di partito e di coalizione.

 Carlo Forin    - 19-06-2005
Il fallimento del referendum ha avuto anche il mio contributo attivo.
Prendiamocela con la memoria di chi l'ha proposto: quando è stato istituito il referendum abrogativo, i costituzionalisti hanno raccomandato concordi di farne un uso accorto: -Proponete quesiti chiari che diano ai chiamati a rispondere alternative semplici e nette-.
Se io fossi stato chiamato a rispondere alla domanda: sei favorevole o sei contrario a questa legge? Avrei concorso con la risposta -contrario. Che sia cancellata!-
Questa volta, ad una legge fatta malissimo avrei concorso male diventando coautore di una porcheria.
Sottolineo anche che non avevo alcun dovere di accorrere al richiamo di privati pieni di presunzione e vuoti di cultura socialmente condivisa, come il 2 a 1 ha dimostrato.
Saluto,
Carlo Forin

 Enza    - 19-06-2005
E che dire, poi, dei nostri colleghi, docenti(?) di religione cattolica (nominati dalla Curia e pagati dallo Stato)che hanno impunemente utilizzato le cattedre a mo' di mini sezioni di partito, nelle scuole medie superiori? Sapete quanti giovani si sono recati alle urne il 12 e 13 giugno??
Ho sempre considerato sacro il diritto al lavoro di tutti.
Questa triste vicenda, triste per la nostra democrazia, mi induce a ritenere legittimo l'assunto che dalle scuole pubbliche debba essere ripensato l'insegnamento delle Religione Cattolica.
Per quanto mi riguarda non darò mai più l'8 per mille alla Chiesa cattolica e invito a fare la stessa cosa a quanti si dicono sgomenti di fronte a quest'offensiva clericale. Non si finanzia un "partito" che non ci rappresenta.
Nel vangelo secondo Luca si legge(cap 11,46): "Guai a voi dottori della Legge, perchè caricate la gente di pesi difficili da portare, e voi non toccate quei pesi neppure con un dito!" .E al versetto 52: "Guai a voi dottori della Legge, perchè avete portato via la chiave della scienza! Voi non siete entrati,e aquelli che volevano entrare l'avete impedito".
Oggi nelle chiese non si cita più il Vangelo. C'è solo spazio per la propaganda politica: nessuno si scandalizza...ma chiamiamo le cose con il loro nome.

 letizia ognibene    - 21-06-2005
I toni usati dal Martorana mi appaiono non rispettosi di quanti la pensano in modo differente dal suo. "...la gente, gregge clericale o meno che sia stata..." gregge clericale, ma stiamo scherzando? Appartengo alla "fu" Sinistra, a quella ideologia che mi ha insegnato a rispettare la diversità e a valorizzarla, ma appartengo anche a quelle persone che amano difendere le proprie idee ed usare la propria testa. Ero contraria alla cosiddetta "apertura" dei confini della scienza, o meglio, sono contraria ad un utilizzo della ricerca scientifica che non rispetta la vita. Credo fermamente che un embrione sia un individuo in nuce e non potrei mai accettare un suo utilizzo come oggetto anche se finalizzato a salvare altre vite. La legge della "selezione naturale" di darwiniana memoria è quella legge che ha permesso all'umanità di sopravvivere e di adeguarsi ai mutamenti dell'ambiente ... tentare di mutare una legge di natura significa avviarsi verso la fine della razza umana cosi come la intendiamo oggi. Ho votato "no" e ne sono fiera perché ho rispettato la vita e me stessa, ma non appello in modo offensivo chi ha votato diversamente da me... per fortuna esiste la DIFFERENZA!!!