Liberi!
Fuoriregistro - 12-06-2005
Condividiamo la gioia - Redazione

Florence e Hussein sono liberi
Sono stai rilasciati dopo cinque mesi di prigionia. Erano stati rapiti in Iraq il 5 gennaio


Florence e Hessein sono liberi. Dopo cinque mesi di prigionia i due ostaggi sono stati rilasciati e potranno finalmente riabbracciare famiglia, amici, colleghi. La giornalista di Liberation è già in volo per la Francia, dove sembra atterrerà questo pomeriggio. Hussein Hanoun, invece, interprete iracheno che lavorava a fianco di Florence, è rimasto nel suo Paese e ha già raggiunto la sua famiglia, nel quartiere di Jadria, nel centro di Baghdad.
L'attesa è finita, dunque. Da quel 5 gennaio scorso, quando furono rapiti, sono stati mesi di silenzio, di lunghi vuoti. Nessuna informazione sulla loro sorte trapelava ormai dal primo di marzo, quando uno straziante video diffuso dai sequestratori mostrava una Aubenas stanca, provata, supplichevole di aiuto. E la Francia, e l'Europa intera, erano da allora col fiato sospeso e con Florence nel cuore. Molte le iniziative di solidarietà, le fiaccolate, gli appelli. Tante le gigantografie appese nelle piazze principali - e non solo francesi - imponenti e maestose, per non dimenticare.

Le prime voci. Già da ieri pomeriggio le agenzie di stampa avevano cominciato a riportare alla ribalta della cronaca il caso Aubenas. Si rincorrevano dichiarazioni che definivano il rapimento "forse in dirittura d'arrivo", che parlavano di un riscatto richiesto ormai da tempo che si sarebbe aggirato intorno ai 15 milioni di dollari e che sostenevano che il governo francese stava servendosi di intermediari credibili. Buone soffiate, che facevano presagire il lieto fine.

Finalmente liberi. Ed è così che questa mattina, intorno alle 10.30, è arrivata ufficialmente la bella notizia: "La giornalista francese Florence Aubenas e il suo interprete iracheno, Hussein Hanoun, sequestrati in Iraq cinque mesi fa, sono stati liberati oggi. Lo ha annunciato da Parigi Cecile Pozzo di Borgo, la portavoce del ministero degli Esteri", recitavano le agenzie di stampa, e dunque che altro aggiungere?

E adesso? Presto ascolteremo i loro racconti, i loro ricordi, le loro sensazioni. Sentiremo ancora una volta raccontare come si vive con un'arma puntata addosso, come si riesce a sopportare questo tipo di prigionia senza impazzire, come si fa ad attendere impotenti che qualcun altro decida del nostro destino, come ci si sente dopo essere sopravvissuti alla guerra.

A costo della vita. Florence ha 44 anni e da 18 lavora a Liberation come inviata nei teatri più tragici del mondo, dove c'è la guerra, spietata e cieca, che colpisce chiunque, senza guardare in faccia nessuno. In Iraq era arrivata appositamente per realizzare un'inchiesta sulla sorte della popolazione di Falluja, costretta a fuggire dopo l'assalto delle truppe statunitensi contro una delle roccheforti della ribellione sunnita. Ed è stata rapita, mentre usciva dal suo albergo di Baghdad.

Sulla via di casa. Adesso è finita, almeno per loro. L'aereo che sta riportando in patria la giornalista atterrerà nel primo pomeriggio in una base militare alla periferia di Parigi. Sua sorella, Sylvie, si è detta "pazza di gioia" e che non ringrazierà mai abbastanza le autorità francesi per averla riportata a casa.

Stella Spinelli

Peacereporter

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