breve di cronaca
Terminato lo sciopero della fame
Antonio Marraccini - 09-06-2005
Riceviamo e segnaliamo (Red)

CARI COLLEGHI, IL MIO SCIOPERO DELLA FAME E' TERMINATO, LA NOSTRA MOBILITAZIOME CONTINUA

Mercoledì 8 giugno, con la fine dell'anno scolastico, dopo 10 giorni, ho terminato il mio digiuno; sono tornato a casa da mia moglie, ho ripreso a mangiare ( non quanto vorrei): finalmente ho dormito come un sasso; stamani ho letto la posta ( continuano ad arrivare mail di solidarietà); ho visto il lavoro arretrato che mi aspetta a casa i prossimi giorni; oggi ho avuto gli scrutini.

Stasera ho tempo di completare la cronaca di quello che è accaduto dentro e fuori dalla mia scuola e di fare un primo bilancio di questa lotta .
Un bilancio sul significato e sulla portata di questa lotta lo può fare chiunque, accedendo al sito dell'ITIS L da Vinci : il suo significato e la sua portata sono scritti nelle mail e nei fax pervenuti, che indicano quello che ognuno ha visto in questa lotta; la sua portata è nel loro numero e provenienza da tutta Italia, nella risonanza sui mass media.

A completamento della cronaca di questi 10 giorni mi limito ad aggiungere poche cose.

- la solidarietà dei colleghi a scuola è stata quasi totale; quella del personale ATA unanime; quella degli studenti unanime e si è espressa oltre che con le firme sui fax, con un'assemblea fuori programma, fatta l'ultimo giorno di scuola ( dedicato di prassi ai gavettoni) con diversi interventi e l'approvaziome di una loro lettera alla ministra moratti, letta e approvata dall'assemblea; non era mai accaduto prima e credo che questa lotta non la dimenticheranno;
- la solidarietà giunta dal popolo della scuola, è stata superiore alle mie aspettative e occupa ormai un'intera parete dedicata a questa lotta; con questi materiali verrà fatto un dossier, che verrà spedito al MIUR e alla Regione Piemonte Assessorato all' Istruzione.

Mi limito a citare la solidarietà espressa dalle Istituzioni ( Sindaco di Borgomanero, Giunta del Comune di Arona che ha fatto pervenire un documento e organizzerà una assemblea pubblica a cui sarò invitato come relatore), quella dei sindacati ( pur non essendo iscritto a nessuno) FLC-CGIL provinciale e regiomale , dei COBAS Piemonte, dei CUB Torino e della Gilda Venezia , oltre a quella dalle scuole e dai colleghi dalla provincia e da tutta Italia , impossibile da citare per il numero elevato e che per me è quella più significativa;
- articoli sulla Stampa ( due, in cronaca locale), La Repubblica ( cronaca del Piemonte, credo) e intervista su una TV locale ( Video Novara) andata in onda lunedì 7 giugno e di cui ci è stata data la videocassetta

Sul piano personale, ho attraversato un momento di crisi dopo alcuni giorni, in cui sembrava che la mia scelta non fosse stata capita fuori dalla mia scuola; crisi superata con un pianto liberatore della tensione accumulata , dopo le mail di Giandomenico e sopratutto di Pietro e la visita di Mario ( Forum delle scuole milanesi).
Mi è stato chiesto più volte dove ho trovato la forza di farlo e la risposta è nella mia storia passata lontana nel tempo e sempre presente; è nella lotta fatta da docente precario ; è nelle conseguenze che avrebbe l'attuazione della 53 sella mia condizione di insegnante della scuola pubblica ; è nelle circostanze e nella situazione politica che stiamo vivendo e nella necessità assoluta, a mio parere, di dare una risposta significativa, a tutela dei nostri posti di lavoro, dell'istruzuione pubblica e della nostra stessa dignità fi insegnanti.
Come abbiamo lottato contro Berlinguer e il suo governo ieri e oggi contro la moratti e il suo dovremo lottare domani contro il futuro goverrno se non abrogherà questa legge, perchè quando sono in gioco certe cose, a mio parere, non si stà nè a destra nè a sinistra, si stà sotto e si lotta dal basso contro chi sta sopra, senza delegare a nessuno e contando in primo luogo sulle mostre forze..

Non sono un masochista nè un autolesionista; da questa lotta esco indebolito e stanco fisicamente, ma con molta più forza di spirito e determinazione di prima; il mio bilancio personale e politico dice che ne è valsa la pena.
Questa è stata una lotta che ha fatto chiarezza, costringendo a schierarsi; è successo con i colleghi a scuola ed è successo fuori, perchè
oltre alla grande solidarietà espressa c'è anche quella non espressa, altrettanto significativa, di cui prendere atto, a conferma di chi dta dalla nostra parte e chi dall'altra ; una presa d'atto per me amara nel caso di esponenti di un'organizzazione che ho contribuito a fare nascere.

Il movimento deve riflettere sul problema delle forme di lotta da adottare , senza pregiudiziali nè mitizzazioni di sorta ( purtroppo molto presenti e prevalenti) ; valutandole di volta in volta nelle circostanze date , in rapporto alle caratteristiche del soggetto sociale che le deve esercitare; alla loro praticabilità e sopratutto alla loro efficacia per la crescita del movimento in una lotta di lunga durata, per il raggiungimento degli obiettivi che il movimento si dà.
Ai controllori di volo basta un'ora per risolvere una vertenza contrattuale; ai ferrotranvieri bastano pochi giorni di blocco dei trasporti.
Alla scuola occorrono mesi per un contratto e la lotta contro l'attuazione di una legge di
" riforma" emanata da un governo come questo, richiede anni e non può essere combattuta solo con gli scioperi ( poco incisivi e costosi ) e le manifestazioni nazionali che costano un sacrificio elevato per tutti e impossibile per molti. Queste forme di lotta si possono praticare solo in poche circostanze, se si vuole che esprimano forza e non debolezza..
La scuola non ha molta forza contrattuale ; la sua forza è prevalentemente numerica, elevata ma dispersa in circa 20.000 tra scuole e plessi; divisa in tre ordini diversi ( elementare, media inferiore e superiore) con problemi specifici diversi; articolata tra docenti di ruolo e precari, e personale ATA , con condizioni contrattuali diverse e di condizione sociale molto diversificata ( dalla moglie del professionista o imprenditore al precario che lavora per vivere)
Occorre chiedersi perchè il movimento si trova nelle condizioni non esaltanti attuali e perchè i suoi esponenti e portavoce non hanno dato indicazione di adottare e praticare forme di lotta clamorose, poco dispendiose ed efficaci.

Dopo il bilancio di questa lotta estrema, chiediamoci quale sarebbe stata la portata e l'efficacia di uno sciopero della fame a staffetta, una scuola per regione e davanti al Parlamento .
In particolare dovrebbero chiederselo le Organizzazioni dei docenti precari, destinati a pagare piì di tutti; dovrebbero chiedersi su quali posti vi saranno le immissioni in ruolo, quando vi saranno e quale differenza politica passa tra il dovere ringraziare questo governo che ha tagliato i vostri posti di lavoro e si appresta a tagliarli del tutto per anni e che eventualmente la concederà dall'alto facendosene vanto e credito elettorale e il doverla concedere a causa di una lotta estrema in corso : cosa aspettate colleghi ad andare in piazza Monte Citorio, come facemmo nel 1999 ? Perchè la vostra situazione è peggio di allora. e oggi come allora occorre la decisione politica degli organi rappresentativi e la loro lotta in prima persona.

L'iter per l'approvazione definitiva del decreto legislativo attuativo della legge 53 non è ancora concluso; deve superare il vaglio delle Regioni, guidate dal centro sinistra : è verso di loro che il movimento deve fare sentire la propria voce, con le delibere approvate e da approvare, con i fax e le firme già raccolte in questi anni di lotta.
Prepariamoci politicamente e organizzativamentre a sostenere la raccolta di 50.000 firme per una legge di iniziativa popolare, perchè le 600.000 legalizzate necessarie per un referendum, l'attuale movimento non è ancora in grado di raccoglierle.

Il raggiungimento o meno del quoruma nel referendum del 12 giugno, deve costituire un obiettivo del movimento, perchè il suo significato politico va oltre la legge 40 e quella sull'aborto le conseguenze di un mancato raggiumgimento, darebbero una forza molyo pericolosa per l'esito delle prossime elezioni politiche: quanto accaduto in USA non è lontano dalla nostra realtà e il voto dei cattolici a Bush insegna.
Perdere il referenduma significa dare forza insperata all'attuazione della legge 53.
Riflettiamoci colleghi cattolici del popolo della scuola.

Antonio Marraccini

PS: il sito dell'ITIS L da Vinci contente tutta la documentazione dello sciopero della fame può essere chiesto all'indirizzo di posta elettronica
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