Pensieri sulle prove  INVALSI
Annalisa Morasso - 09-06-2005
Credo che ormai tutto sia stato detto o scritto su queste prove. A che servono? Chi le ha decise? Per valutare cosa e perché? Quindi da questo punto di vista mi pare ci sia poco da aggiungere. Credo, però, importante riflettere sul tempo che tutte queste decisioni, che ci piovono dall'alto e come " obbligo" , sottraggono all'attività didattica . Tutto ormai si chiede agli insegnanti e il loro compito non é più quello di insegnare , ma di compilare carte ( dagli elenchi nominativi per i corsi di patentino, alle etichette Invalsi).
Si dice che alcuni di questi compiti ( attaccare etichette) dovrebbe svolgerli il personale ATA. E' facile scriverlo,ma più problematico fare in modo che il personale possa farlo: basta, infatti, riflettere sul fatto che nella maggior parte delle scuole é già insufficiente per la gestione ordinaria. Gli insegnanti allora attaccano etichette, compilano elenchi e tante altre amenità di questo genere.
I problemi reali della scuola in tutto questo non vengono nemmeno considerati: il Sistema di Valutazione Nazionale tiene conto delle aree a rischio?. Molte scuole medie statali sono frequentate ( e meno male quando accade) da alunni a grave disagio sociale che passano la loro giornata in mezzo alla strada e per i quali la scuola é l'unico momento di "assistenza". Il sistema Invalsi mette dunque a confronto scuole della buona borghesia cittadina ( in genere scuole a pagamento e non pubbliche) con scuole che si trovano in quartieri difficili, dove ogni giorno gli insegnanti devono affrontare "problemi di vita".
Non é certo il confronto che mi/ci spaventa, né la classifica: il problema é che non capiamo cosa voglia valutare l'Invalsi, quando noi insegnanti siamo chiamati quotidianamente a valutare sul campo i progressi degli allievi non in relazione a standard, ma ad obiettivi che hanno senso solo se commisurati alle conoscenze di partenza e a quelle acquisite faticosamente durante il percorso didattico.
Credo che la scuola dovrebbe avere delle altre priorità e possibilità. La scuola non é un contenitore che ogni mattina deve essere riempito con le nuove idee del ministro di turno. La scuola dell'obbligo é il luogo in cui, oggi, si insegna ma dove spesso si deve cercare di "risolvere" o comunque affrontare i problemi dei ragazzi: spesso, quando gli insegnanti falliscono, é perché si trovano soli, in quanto chi li potrebbe affiancare e soprattutto sostenere e consigliare ( servizi...istituzioni.. distretti..) non risponde e forse neppure per colpa sua, ma piuttosto per quella cronica mancanza di personale e finanziamenti che investe da tempo tutti i settori del sociale.
Quindi, perché non utilizzare delle risorse economiche, se ci sono, ( penso che il Sistema di Valutazione Nazionale abbia un costo di tutto rispetto) in modo più attento e per migliorare il funzionamento di ciò che già esiste( scuole, distretti, consultori,..) perché sul territorio ci sia un lavoro più attento ai problemi, ai cambiamenti..., e perchè tutti i ragazzi abbiano veramente il diritto all'istruzione e non vadano a ingrossare le fila di quei 22.000.000 di italiani quasi analfabeti. ?


Il presente documento è stato proposto al collegio dei Docenti della Scuola Media "Caffaro" il 20 maggio 2005 ed approvato all'unanimità. Ringraziamo Silvia Addonide che ce lo invia.

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