Referendum, coscienze e dintorni
Aldo Ettore Quagliozzi - 08-06-2005
" ( ... ) L'irrompere di tematiche religiose di diverso orizzonte nello scontro politico, sia su scala internazionale che all'interno dei singoli Stati, è un sintomo pericolosissimo che chiunque abbia dimestichezza con la Storia può avvertire.
Le guerre di religione hanno insanguinato e devastato attraverso i secoli l'Europa e il mondo. Le loro radici risiedono nelle latebre della società e il conflitto, sovente, divampa all'improvviso.
A differenza delle guerre tradizionali, quelle in cui domina l'elemento religioso sono difficili da concludersi e si trascinano senza soluzione: i combattenti sono, infatti, dominati da idee assolute, non suscettibili, di per sé, di mediazioni di compromesso.
Sono, per gli stessi motivi, crudelissime nello svolgersi, ogni parte in causa sentendosi portatrice del Bene in lotta con il Male. ( ... )
"

E' la lucida scrittura di Mario Pirani nel suo sempre citato articolo " Stato, Chiesa e la lezione di Giolitti ", pubblicato sul quotidiano " la Repubblica " del 16 novembre 2004, a " guerra referendaria " già ben divampata.
Nell'articolo l'autore, con toni allarmati, disegna, o prefigura anche per l'occasione, gli scenari propri che la storia del continente europeo, e non solo europeo, ci ha consegnato allorquando, per l'appunto, la " ragione " della politica e della tolleranza è stata messa da parte dall'intransigenza fideistica ed assolutistica delle " religioni ", intese esse nel senso più lato possibile, anche di quelle senza un " dio " da adorare.
Una certezza ci consola nella fattispecie; in un paese dalla religiosità sonnacchiosa qual è per esperienza il bel paese, alle fiammate iniziali sopravverranno l'indifferenza e la soddisfazioni dell'essersi contati; nulla da temere quindi, e direi per fortuna, per scenari fratricidi che andassero oltre le date del 12 e 13 di giugno dell'anno del signore 2005.
Hanno altro per cui infiammarsi gli abitatori del bel paese, che sprecare energie e tempo su discorsi che investono i " massimi sistemi "; la tentazione della delega è forte come sempre, ma soprattutto nella attuale circostanza in cui la chiesa di Roma ha fatto sentire la sua tonante ed intimidatoria voce.
E come suol dirsi nelle siffatte circostanze, ad " ogni buon fine " conviene ricorrere alle letture dei testi di chi " se ne intende ", come l'interessante e lucido scritto del professor Fabio Bacchini, professore di Filosofia della Scienza all'Università di Sassari, pubblicato sul quotidiano " l'Unità " col titolo " Legge 40, vicina allo spirito dell'eugenetica ".

" Eugenetica è una delle parole più sventolate di questa campagna referendaria. I sostenitori del no o dell'astensione gridano che lo smantellamento della legge 40 aprirebbe la porta alla pratica eugenetica. I sostenitori del sì sembrano condividere questa preoccupazione, poiché anch'essi si affannano a precisare che si impegneranno affinché l'eventuale vittoria dei sì non degeneri nell'eugenetica.
Sul Foglio dello scorso 28 maggio campeggia un "Appello contro l'Eugenetica" firmato da Piero Fassino accanto a Giuliano Ferrara, da Miriam Mafai accanto a Ernesto Galli della Loggia, da Livia Turco accanto a Francesco Rutelli.
Il tono è preoccupato; lo stile solenne; le divisioni meno importanti della mobilitazione compatta contro una grave emergenza.
Ma allora l'eugenetica è un pericolo reale? Il termine "eugenics" fu coniato nel 1883 da Sir Francis Galton, cugino di Darwin, che credette di aver scoperto le leggi statistiche di propagazione ereditaria dei talenti, e che nei successivi trenta anni si battè per far passare l'idea che la riproduzione delle persone di talento debba essere tutelata e favorita.
Questo è già discriminare qualcuno: le persone prive di talenti (se pure esiste qualcosa del genere) per Galton dovevano arrangiarsi, quelle talentuose ricevere ammirazione e aiuti di Stato.
Le sue proposte passarono oltreoceano, e attecchirono virulentemente negli Stati Uniti, che stavano allora subendo una massiccia immigrazione vissuta come minaccia all'integrità razziale.
Con il denaro della Carnegie Institution prima e della Rockefeller Foundation poi, il movimento eugenico divenne organizzato e potente. Tra il 1907 e il 1912 sette stati americani (Indiana, Washington, Connecticut, California, Nevada, New Jersey e New York) approvarono leggi che consentivano la sterilizzazione coatta di varie categorie di persone: "ritardati mentali", senzatetto, criminali, "deficienti", epilettici, alcolizzati, prostitute, drogati.
Seguirono molti altri Stati: si calcola che vennero sterilizzate 60.000 persone. Più tardi Hitler iniziò a sbrigarsela meglio degli americani; il sovrintendente del Virginia's Western State Hospital si rammaricò nel 1934 che "Hitler ci sta battendo nel nostro stesso gioco".
In Europa i paesi scandinavi non furono meno decisi della Germania nazista nelle pratiche di sterilizzazione degli "indesiderati". Il mondo rigettò l'eugenetica solo con la fine dell'incubo nazista.
Fermiamoci qui, e chiediamoci: una vittoria dei sì potrebbe far precipitare il nostro paese verso l'eugenetica? La risposta è un no deciso.
Permettere alle donne di sottoporsi una sola volta alle terapie ormonali (che sono fastidiose e stressanti) e ai prelievi di ovociti (che sono piccoli interventi chirurgici), anziché costringerle a ripetere questi cicli di trattamento in seguito a ogni tentativo di gravidanza andato fallito, non ha nulla (proprio nulla) a che vedere con l'eugenetica. Qui si tratta di alleviare la sofferenza delle persone, non di procurarla.
Consentire la fecondazione eterologa, o cedere al medico la scelta sull'opportunità di impiantare due, tre o quattro embrioni, significa rispettare di più la salute di tutti, e tutelare la libertà individuale - mentre l'eugenetica schiacciava la libertà degli individui.
Il principio malsano su cui si muove ogni possibile eugenetica è che la libertà e il benessere dei singoli individui possono essere sacrificati quando si punti a promuovere un bene superiore, il bene di pseudoentità astratte chiamate di volta in volta "razza", "nazione", "specie umana".
È in nome del radioso futuro della specie umana che Galton voleva concedere premi ai talentuosi; è in nome del fulgido avvenire della razza tedesca che Hitler pianificò lo sterminio degli "incapaci". Ora, è evidente che i sostenitori del sì hanno a cuore proprio la libertà procreativa individuale, e vedono nei divieti non argomentati della legge 40 l'imposizione di un "bene di Stato" sulle libere scelte differenziate e responsabili dei cittadini.
Da questo punto di vista, è la legge 40 ad essere più vicina allo spirito dell'eugenetica; e sono i sostenitori del sì a battersi contro il soffocamento delle libertà imposto dall'alto con intenti ammantati di benevolenza e utilità sociale.
Chi difende la legge 40 vede lo spettro dell'eugenetica nel permesso di crioconservare gli embrioni e di ricorrere alla diagnosi genetica di preimpianto: in questo modo, i genitori potrebbero "scartare" gli embrioni malati, proprio come i peggiori eugenisti di cento anni fa desideravano sbarazzarsi delle persone "indesiderabili".
Riguardo a questo punto è necessario soffermarsi ad esaminare cosa sia un embrione. Gli embrioni che secondo i sostenitori del sì dovrebbe essere permesso crioconservare per salvaguardare la salute delle donne, ed eventualmente utilizzare per studiare terapie innovative, sono aggregati di 12-16 cellule (stadio di morula, tre giorni dopo la fecondazione) o di 50-60 cellule (stadio di blastocisti, quattro o cinque giorni dopo la fecondazione).
Le cellule sono giustapposte l'una all'altra; la gastrulazione (il processo di migrazione cellulare con cui hanno inizio le operazioni che porteranno alla divisione dei compiti fra le cellule) è ancora di là da venire; tutto è indifferenziato, tutto è ancora solo possibile.
È innegabile che l'embrione non sia una persona attuale, dotata di desideri, paure, credenze, esperienze piacevoli e spiacevoli (come potrebbe? Non ha neanche un neurone!).
L'embrione è una persona potenziale, nel senso che, se gli consegniamo un certo tipo di futuro, diventerà una persona reale. Ma anche gli ovociti non ancora fecondati sono persone potenziali, perché anch'essi, se consegniamo loro un futuro appropriato (completo di incontro con uno spermatozoo), diventeranno persone reali.
Il fatto che l'embrione, diversamente dall'ovocita non ancora fecondato, disponga di un patrimonio genetico unico e irripetibile, non deve farci troppa impressione. Il determinismo genetico è falso: nel genoma non è scritto per filo e per segno che tipo di persona ne scaturirà. I fattori ambientali ed esperienziali sono cruciali. Ciò significa che, da uno stesso patrimonio genetico ormai formato, possono ancora derivare miliardi di persone reali diverse.
Stando così le cose, decidere di non impiantare un embrione è un'operazione molto più simile alla mancata fecondazione di un ovocita che all'uccisione di un adulto.
Ogni volta che non fecondiamo un ovocita, vanifichiamo una persona potenziale. Ma questo non è un comportamento immorale! Non possiamo fecondare tutti gli ovociti: sarebbe un'impresa infinita (nelle ovaie di una bambina ci sono sette milioni di ovociti fermi alla profase meiotica: sono pur sempre sette milioni di persone potenziali).
Allo stesso modo, non può essere immorale non permettere a tutti gli embrioni di diventare, da persone potenziali che sono, persone reali. Consideriamo anche che, in natura, su dieci embrioni soltanto due o tre giungono a nascere: gli altri si perdono spontaneamente.
Qui arriva il diritto dei genitori di desiderare un figlio la cui esistenza non sia squassata da malattie gravissime. A fronte della dissipazione di embrioni compiuta dalla natura, e a fronte della mancata fecondazione della maggior parte degli ovociti, non sarà lecito che i genitori decidano di non impiantare un embrione che, si è appurato, quando diventerà una persona, sarà una persona afflitta da dolore e menomazione?
Qui non si sta recando torto a nessuno, né si sta dicendo che le persone attuali malate non hanno diritto di vivere (che bestialità!). Si sta dicendo che, nel mare magnum delle possibilità che non diventeranno mai realtà, è forse accettabile che gli individui, per effetto di una loro libera scelta non dannosa, possano aggiungere una possibilità che sarebbe estremamente penosa e destabilizzante.
Ci si ferma qui. Non si va oltre. L'eugenetica non c'entra nulla, e nessuno (proprio nessuno) corre il rischio di resuscitarla.
Quanto alle prospettive spaventose del supermercato dei bambini con gli occhi azzurri o dei "figli à la carte" (così dice l'Appello), non è serio offuscare le ottime ragioni di una battaglia contro una legge restrittiva mediante i fumi di eventuali futuri usi distorti di questa libertà.
Si combatteranno gli abusi e le esagerazioni; ma sarebbe folle che, per proteggerci dagli eccessi, vietassimo anche ciò che eccessivo non è.
"

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Pierangelo    - 08-06-2005
Segnalo da Repubblica del 7.6.2005

Nel programma genetico di tutti gli esseri viventi, incluso l´uomo, la morte è un processo naturale programmato, che assolve la morte stessa dalla definizione di evento crudele.
Non è generalmente noto che la morte programmata, definita con il termine di "apoptosi", colpisce centinaia di milioni di cellule, sia in via di sviluppo che nell´organismo adulto e come tale non è soggetta alla decisione umana.
Il trattamento degli embrioni crio-congelati, considerato nel referendum per la revisione della legge 40, è quello che provoca maggiore dissenso. La loro produzione in sovrannumero li sottopone alla possibilità di vivere o di morire.
Non considerando l´eventuale utilizzo e quindi anche la buona riuscita nell´impianto uterino, quale è il destino degli embrioni in sovrannumero?
Mi associo a quanto ha affermato, l´amico scienziato Renato Dulbecco, che gli embrioni precoci sono un esiguo «cumulo di poche cellule e che se lasciati a se stessi non potrebbero in alcun modo sopravvivere e svilupparsi». Quindi questo esiguo cumulo di cellule va incontro a morte, in base a una legge di natura. Una morte questa priva di sofferenza non essendo l´embrione, nello stadio precoce, dotato di un sistema nervoso.
Allo stesso tempo, il loro non utilizzo preclude, a priori, la facoltà di usare le cellule staminali che rappresentano un prezioso patrimonio «di vita», che in un prossimo futuro potrebbe essere usato come terapia di malattie neurodegenerative o di altra natura a tutt´oggi incurabili. L´accanimento contro la creazione e l´uso di embrioni tramite la fecondazione medicalmente assistita non tiene conto dell´esigenza "in primis" di:
- consentire nuove cure per malattie come l´Alzheimer, il Parkinson, il diabete, le cardiopatie, i tumori;
- tutelare la salute della donna;
- affermare i diritti delle persone già nate che non possono essere considerati alla pari di quelli dell´embrione e difendere la libertà di autodeterminazione delle donne già riconosciuta con la legge 194;
- consentire, seppure con le dovute limitazioni, la fecondazione eterologa.
Quali sono i valori da salvaguardare in una società che si considera progredita? Innanzitutto quello di tutelare la dignità e la libertà dell´individuo umano. Di conseguenza la possibilità di utilizzare gli sviluppi scientifici e metterli al servizio della sua stessa dignità e libertà. La scienza è per l´uomo e non viceversa.
Che cosa ha spinto l´uomo stesso a divenire uno scienziato se non il desiderio di essere più uomo? La scienza deve servire a far crescere l´umanità di ogni persona, non a distruggerla.
L´ingegneria genetica prospetta oggi un futuro migliore per l´essere umano: dalla produzione di nuovi farmaci alla diagnosi preimpianto uterino dell´embrione e alla possibilità di eliminare difetti genetici, al miglioramento quantitativo e qualitativo della produzione agroalimentare.
Seppure non sia mai stato oggetto di considerazione, in ognuna delle citate condizioni, la scienza gioca anche il ruolo di combattere il dolore, sinonimo di sofferenza fisica e morale.
Nello "statuto" della natura non esiste il gene preposto a fronteggiare la sofferenza, che negli appartenenti alla specie umana, colpisce e precede la morte: "il dolore si alimenta e si genuflette nelle pieghe della vita". Una tribolazione questa che acquisisce un carattere sinistro e angosciante particolarmente nel caso di centinaia di milioni di bambini che nei paesi in via di sviluppo, ne fanno una tragica esperienza, subendo deprivazioni e conseguenze legate alla fame e alle malattie, prima ancora di usufruire della proprietà del linguaggio.
Non rientrando, quindi, la sofferenza come la morte, nelle leggi naturali, è non soltanto lecito, ma mandatorio lenirla se non addirittura eliminarla.
Il compito di prevenire la sofferenza (dalla quale sono esenti gli embrioni precoci) spetta "agli addetti ai lavori".
Una facoltà questa di competenza degli scienziati, al fine di garantire una qualità e una dignità di vita degna di essere vissuta.

Rita Levi Montalcini

 Comitato di Firenze per la scuola della Repubblica    - 09-06-2005
La Costituzione ha affermato nel nostro ordinamento il principio supremo della laicità dello Stato ( Corte Cost. n. 203/89); ciò significa che ognuno ha il diritto di manifestare e praticare i propri convincimenti e che lo Stato deve rispettare e tutelare nei confronti di tutti tale diritto e la sua piena libertà, ma significa anche che lo Stato non può fare proprio alcuno di tali convincimenti; lo Stato laico non ha una sua etica religiosa, ne,tanto meno, una sua fede.

Nel contempo l’art. 33 della Costituzione afferma il principio della libertà della scienza.

I cattolici hanno quindi diritto, al pari di tutti gli altri, di manifestare i loro convincimenti religiosi e di praticarli, ma non possono "usare" lo Stato e le sue istituzioni per imporre a tutti i loro convincimenti e nel contempo per limitare la ricerca scientifica; un tale comportamento è intollerante e confessionale e contrasta con i principi di una convivenza democratica.

Votare e far votare 4 SI è non solo necessario per eliminare nella legge sulla fecondazione assistita tutte le parti più oscurantiste e liberticide che mortificano soprattutto i diritti fondamentali delle donne,ma è necessario anche per difendere il principio supremo della laicità dello Stato e la libertà di ricerca scientifica.

per la laicità dello Stato
per la libertà di scienza e di ricerca scientifica
per il diritto alla salute
per il diritto alla procreazione

il 12 e 13 giugno tutti a votare e far votare