La fine dell'anno scolastico
Gianni Mereghetti - 06-06-2005
La scuola che finisce è per tutti una grande gioia, non per me, portato a trascorrere questi giorni in compagnia di un'intensa tristezza. E' la tristezza che mi prende a ricordare tutte le volte che ho tradito l'esigenza di vero, di bene, di bello presente nel cuore degli studenti con i quali ho percorso un lungo anno scolastico; è la tristezza che mi assalta a pensare a quanti ragazze e a quante ragazze ho insegnato dei contenuti e dei metodi disciplinari, senza però toccare la loro libertà.

Per questo il primo gesto dell'anno che finisce è per me una domanda di perdono a tutti i "miei" studenti, perché troppo spesso ho loro insegnato dei meccanismi e delle nozioni senza abbracciarli in quella simpatia totale che sorregge la mia vita.

Questa domanda di perdono non è però disperata, porta dentro la certezza di una risposta, quella che i "miei" studenti mi hanno già dato nel corso di quest'anno con la loro appassionata ricerca del vero, con la loro commovente capacità di stupore di fronte al bello, con la loro immediata percezione di ciò che è bene e di ciò che è male.

Da loro ho imparato, grazie alla loro umanità il mio sguardo è diventato più vero, questo è ciò che di un anno rimane ed è per questo che non la tristezza - pur presente come un pungolo che spinge in avanti -, ma la gratitudine oggi è dominante. La gratitudine da cui sgorga l'educazione, quella capacità di abbracciare il destino dell'altro, che non è ridimensionato neppure dai tanti errori commessi.
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 Anna Di Gennaro Melchiori    - 10-06-2005
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