Si le NON l'emporte...
Giuseppe Aragno - 03-06-2005
... SE VINCE IL NO

Prodi, Fassino, Rutelli, Amato, D'Alema e Fini - potrei fare altri nomi, ma mi pare che basti - allineati e coperti su una linea dai tratti più o meno uguali, confermano sulle grandi questioni la sostanziale compattezza del neoliberismo. Ci sono sfumature, certo, noi ci sforziamo di elevarle a contrasti e poi diciamo: la sinistra e la destra.
Non tornerò a ironizzare sulla maggiominoranza - come pure sarebbe giusto fare - solo perché nemmeno a ironizzare c'è più gusto. Come metterla sul piano dello scherzo, quando Prodi - ciò che di meglio pare passi il convento - di fronte al no francese fa spallucce imperturbato e afferma: "Un referendum da noi? Impossibile. Ha deciso il Parlamento".
Il Parlamento, dice l'homo novus della sinistra centroriformista, già annoso presidente IRI, antica scuola democristiana e radici degasperiane da legge truffa. Il Parlamento, dice, ma non spiega - in fondo, pensa, si tratta di dettagli - per conto ed in nome di chi, in base a quali regole, né gli sfiora la mente l'idea che non c'è regola che tenga: una Costituzione che non passi per la testa ed il cuore della gente è cartastraccia.
Lascio da parte, ma occorrerebbe farla, un'analisi attenta di ciò che è dentro questo Parlamento, ché sarebbe assai lungo l'elenco dei riciclati, degli amnistiati, di chi era a destra ed è passato a sinistra, di chi da sinistra s'è portato a destra, dei leghisti che gridano "Roma ladrona" e sono in pianta stabile romani, verdi nei fazzoletti e arlecchini nel tran tran delle Camere e delle bicamerali. Il Parlamento, che conta tra le sua fila Vito, mister centomila e collaboratore di giustizia a Tangentopoli, e una fila di ascari che a comando, da destra, da centro e da sinistra, starnazzano all'unisono che "in Francia ha vinto l'estremismo" e c'informano così - viva la Francia - che il 60 per cento dei cugini d'oltralpe è sulle posizioni dei soliti pericolosi sovversivi. Quelli che Pisanu arresterebbe se governasse a Parigi, in quanto - occorre dirlo? - anarchici insurrezionalisti.
Questo si dice in Italia del voto francese per cui Ciampi, figlio di banche e di banchieri, si strappa i capelli e subito gli fanno eco pennivendoli della carta stampata e velinari del mezzobustismo pubblico e privato.
Nessuno spiega quali siano i motivi per cui hanno detto no questi incalliti comunardi figli di Robespierre e del terrore. Si pensa, questo sì, di guadare lo Stige e fare a giacobini e compagni una guerra infinita e preventiva che rimetta le cose a posto nel passato, così che non si abbiano mai più a lamentare in futuro voti estranei al cerchio magico della democrazia modello esportazione.
Registrato il colpo, tutti assieme, con protervia, banchieri, piduisti, figli nazionali del capitale internazionale ed ex dirigenti del PCI , uniti dalla santa furia neoliberista, hanno deciso: si va avanti come se la Francia non avesse votato. Fatto sta che ha votato, seguita da olandesi impazziti, ma si sa: chi pratica lo zoppo impara a zoppicare e vuoi vedere che di nuovo uno spettro si aggira per l'Europa? L'ha fatto e ha motivato la sua scelta, anche se la libertà della nostra stampa ha voluto ignorarlo. Si sa: il caso Biagi e quello Santoro spengono eventuali bollori.
E' andata così. Questa genia francese e sovversiva, che se dici D'Alema ti guarda storto e ripete con Moretti "una cosa di sinistra, dilla, almeno una cosa", ha una gauche e pensa. Non sa di Altiero Spinelli - e perché mai dovrebbe? - ma vuole un'Europa dei popoli e avanza proposte: "propositions pour une relance européenne". Faremmo bene ad ascoltarli i francesi, prima che Prodi e compagni ci chiudano in una camicia di forza.

Chiedono, i francesi, un riorientamento della costruzione europea che parta dal basso. Propongono dieci misure immediate, un nuovo edificio istituzionale, un ripensamento profondo della politica dell'Unione. Il cuore del riassetto è la richiesta di una nuova "Carta dei diritti", questa volta democraticamente elaborata, che rifiuti un allineamento sul minimo comun denominatore ricavabile dalle legislazioni nazionali e garantisca un rafforzamento delle tutele giuridiche assicurate ai lavoratori. Il principio base è semplice: non c'è misura europea che possa rimettere in discussione i diritti sociali, le garanzie riconosciute da singole legislazioni nazionali. In soldoni, non c'è Europa che possa darci pensioni ridotte, lavoro precario, salute a pagamento, salari contenuti, ed altre amenità di questo tipo. Chiedono, questi folli giacobini, l'abolizione della direttiva Bolkestein che punta - Prodi se ne sta zitto - ad istituzionalizzare e sviluppare il dumping sociale, che vende sottocosto il lavoro per conquistare mercati col principio del paese d'origine, pretendono una rivalutazione del budget europeo per far fronte alle esigenze d'intervento pubblico, l'immediata abolizione della concorrenza tra pubblici servizi - vadano a scuola la Moratti e Berlinguer - una moratoria sulle privatizzazioni, un bilancio economico e sociale che non sia pieno zeppo di agevolazioni per lo smantellamento dei servizi pubblici. Chiedono ancora - D'Alema, dai, dilla una cosa di sinistra, dinne una sola - che i settori dell'educazione, della sanità e della cultura non possano essere sottomessi alle regole della marchandisation: non si fa commercio dei servizi. Questo è Mirabeau che parla e occorre la ghigliottina! E sarà Marat, non ancora pugnalato, a chiedere che la Banca Centrale Europea sia assoggettata alle istituzioni politiche dell'Unione e non l'Europa sottomessa alla Banca - come sogna Ciampi da quand'era poppante - in modo che ci siano limiti al contenimento dei salari in nome della stabilità dei prezzi.
Chiedono ancora , e qui si spiega il silenzio di stampa e sindacati , una direttiva a tutela del lavoro contro i licenziamenti collettivi, l'obbligo di negoziare coi sindacati - quelli veri - quando emergano proposte alternative e il diritto di veto sindacale con valore sospensivo. In un vero delirio da ... presa della Bastiglia, domandano, questi pericolosissimi terroristi alleati ad Al Qaeda, che l'Unione Europea si dichiari per il rispetto integrale degli accordi di Kyoto e degli obiettivi fissati dall'ONU per il 2000. L'annullamento del debito col Sud del pianeta è nato, s'intende, da un deprecabile rigurgito di utopia socialista.
Queste le misure immediate. In quanto al resto, non si tratta di imbellettare con fondotinta e rimmel le facce ben pasciute di Prodi e Barroso. In discussione si mettono i principi. Sono vent'anni, osservano i sanculotti, che neoliberismo ed espulsione di cittadini si sono maritati. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ora, se è vero che la cornice della sovranità nazionale non basta a rispondere a bisogni di sovranità popolare e di democrazia proiettati su scala continentale, è altrettanto vero che le politiche dei governi nazionali ed il loro stesso ruolo rimangono volutamente centrali e vanno superati. In base a quali principi? Atei pericolosi, i francesi osservano in via preliminare che il cuore della vita in comune è la tradizione democratica. Stato laico, quindi, e netta separazione dalle istituzioni religiose. Una vera furia blasfema. Siamo al trionfo del figlio prediletto e primogenito di Satana. Papè Satan, papè Satan aleppe! Insorgono in coro, scandalizzati, i nostri policromi papisti, servilmente piegati dinanzi alla Commissione Episcopale, che fa politica sui referendum e sorride maliziosa di Fassino timidamente protestante: "hanno diritto di farlo, ma sono su posizioni sbagliate". Fassino sì, lui le dice le cose di sinistra!
Partita da bestemmie tanto gravi, cosa sperare dalla costituzione gallica? Una sequela di oscenità degne di enciclopedisti del secolo dei lumi. Cittadinanza europea di residenza, ad esempio. Cosmopolitismo anarchico davvero: tutti alla pari, quale che sia il paese d'origine del cittadino e lo stato in cui si stabilisce; uguali diritti civili, persino nella celtica Padania!
La serie di turpitudini non si arresta qui. Cordiglieri e Montagnardi chiedono rimedi estremi; rozze, pericolosissime sono le ricette immaginate: il diritto ad un reddito che consenta a tutti di vivere, un salario minimo sotto il quale sia vietato scendere, la solidarietà opposta alla logica del mercato e, quindi, niente fondi pensioni da gestire, carissimi sindacati. In quanto al resto, siamo alla nascita di un vero e proprio Comitato di Salute Pubblica: chiedono, i Sanculotti della solidarietà, un Parlamento europeo che controlli Esecutivo e Banca Centrale ed abbia maggiori poteri nei confronti dei Parlamenti nazionali; è un'orgia rivoluzionaria: rispetto rigoroso della sussidiarietà" nel rapporto tra stati, Commissione europea privata degli attuali poteri in tema di politica della concorrenza e di negoziati internazionali, trasparenza, coinvolgimento diretto degli attori sociali, obbligo di prendere in esame richieste sottoscritte da non meno di un milione di cittadini europei, maggioranza qualificata per la revisione della Costituzione con referendum per la ratifica, rispetto ed ampliamento del diritto d'asilo, pace, disarmo, piena sovranità del popolo iracheno, giusta pace arabo-palestinese. Un'infamia senza fine, commenta interdetta la maggiominoranza ma, dulcis in fundo, ecco posizioni e richieste tirate probabilmente fuori dal repertorio di Saint Just - non si può governare innocentemente - e di giacobini scampati al Termidoro: non solo controllo dell'ONU su Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale e Organizzazione mondiale del commercio, ma rottura con la politica aggressiva sviluppata dagli Stati Uniti particolarmente nella cornice NATO.

"Pour une autre Europe" è lo slogan. E' l'ultima spiaggia, ma si fa ancora in tempo. L'allarme suonato in Francia ci riguarda direttamente. E' rivolto anche a noi che ci affidiamo inermi ad un ceto politico il quale nel suo insieme costituisce un esemplare più unico che raro di analfabetismo politico di ritorno. Unico, da qualunque parte lo si guardi: da destra, da centro e da sinistra.

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 Fuoriregistro    - 04-06-2005
Meglio tardi che mai, dicono! Riceviamo e segnaliamo da Aprile on line:
SIAMO TUTTI FRANCESI:
vota anche tu per il referendum sulla costituzione europea