breve di cronaca
Hanno firmato.
dal sito Gilda - 28-05-2005
Pubblici dipendenti: firmato il contratto.

Firmato il contratto dei pubblici dipendenti, con aumenti medi del 5,01%, corrispondenti per il Comparto Scuola ad un aumento medio di 100 euro circa, a cui si aggiungeranno ulteriori risorse specifiche per il comparto. La CGU (Confederazione Gilda-UNAMS) ha firmato l'accodo con una nota a verbale: "firma per non tradire le attese dei dipendenti pubblici che rappresenta, ma sottolinea la difficoltà a tradurre contrattualmente, per i comparti della scuola e dell'AFAM, le indicazioni di cui all'ultimo capoverso del punto 5 dell'accordo, relative alla introduzione di elementi di differenziazione meritocratica in questi settori." - Roma - 27 giugno 2005 - ore 23:58


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 da Repubblica.it    - 28-05-2005
Aumento di 99 euro mensili per i contrattualizzati non dipendenti e di 100 euro al mese per i lavoratori dei ministeri

Statali, accordo raggiunto rinnovo a 5,01 per cento

Letta: "Il governo ha rispettato gli impegni presi da Berlusconi"

I sindacati revocano gli scioperi già proclamati per il mese di giugno



ROMA - Accordo raggiunto fra governo e parti sociali sul rinnovo dei contratti del pubblico impiego. L'intesa prevede un aumento mensile del 5,01 per cento, 99 euro al mese per i contrattualizzati non dirigenti, e 100 euro al mese per i lavoratori dei ministeri. La firma, in tarda serata a Palazzo Chigi, dopo la ripresa delle trattative, sospese per circa due ore per valutare i contenuti del documento presentato dal governo. Hanno firmato l'accordo Cgil, Cisl e Uil, Ugl, Cisal e la Confsal, non le rappresentanze di base, che annunciano iniziative di lotta. Revocati gli scioperi proclamati per giugno.

"Il governo ha rispettato gli impegni presi da Silvio Berlusconi nel suo intervento alla Camera - ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta - dove ottenne la fiducia e mise al primo posto i contratti del pubblico impiego e della sanità". Con l'accordo, raggiunto "con una fatica lunga e complessa", si è realizzato un "passaggio importante per il miglioramento della pubblica amministrazione", ha aggiunto Letta.

Il governo, oltre ad accettare la richiesta di aumento del 5,01 per cento, ha accolto la richiesta del sindacato di stralciare la parte del documento che prevedeva l'apertura di un negoziato sulla revisione del modello di contrattazione. Quest'ultima parte, con quella relativa al controllo della contrattazione integrativa, saranno oggetto di una lettera che il governo invierà alle parti. Confermata la destinazione dell'incremento retributivo non inferiore allo 0,5 per cento all'incentivazione della produttività.

Il documento del governo prevede che le risorse aggiuntive per il rinnovo del contratto oltre il 4,3 per cento previsto dalla Finanziaria 2005 "saranno stanziate nel disegno di legge finanziario per l'anno 2006, e riferite esclusivamente sulla competenza del biennio economico 2004-2005".

Secondo il ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco, il rinnovo dei contratti è essenziale "per il potere di acquisto dei cittadini, per l'efficienza della pubblica amministrazione, per evitare shock ai comparti produttivi del Paese".


 RdB CUB Pubblico Impiego    - 29-05-2005
SUL PUBBLICO IMPIEGO:
RdB/CUB LANCIA IL REFERENDUM E LE LOTTE

L'accordo sottoscritto questa notte tra il Governo dei miliardari e tutte le confederazioni rappresentative nel pubblico impiego, con l'unica eccezione della RdB/CUB che non ha accettato di sottoscrivere l'accordo, rappresenta un ulteriore passo avanti nel definitivo smantellamento della pubblica amministrazione che deve necessariamente passare per l'attacco a chi ci lavora
Davvero un pessimo accordo, una purga a lento rilascio, i cui effetti si avranno nei prossimi mesi quando si apriranno i tavoli negoziali di settore e quando il Governo deciderà di presentare il conto dei 3 euro graziosamente concessi chiedendo di modificare sostanzialmente, peggiorandoli, gli assetti attuali della pubblica amministrazione.

Come in tutti i protocolli che negli anni si sono succeduti, anche in questo caso, le cose non scritte e sottintese sono ben più pesanti di quelle scritte.

Le risorse stanziate per il rinnovo di un contratto scaduto ormai da oltre 17 mesi, sono non solo irrisorie rispetto alla perdita reale del potere di acquisto dei salari - quantificata da autorevoli centri studi in un 15% in due anni - ma soprattutto allo stato attuale non ci sono e saranno stanziate con la prossima finanziaria ed erogate presumibilmente a 2006 inoltrato. Questo con buona certezza significa che il rinnovo quadriennale in scadenza il prossimo 31 dicembre subirà, se ci sarà, uno slittamento analogo: in buona sostanza è saltato nei fatti almeno un anno di rinnovo contrattuale.

Se a ciò si aggiunge la disponibilità delle Confederazioni concertative ed autonome a mettere mano alle attuali modalità di contrattazione, accogliendo l'esigenza di governo e confindustria di allungare la vigenza normativa ed economica, facendo sparire il biennio economico, lo scippo del contratto diventa certezza. Questo aspetto, che è forse il più grave sul piano generale, apre la strada all'attacco al contratto nazionale di categoria e e alla contrattazione integrativa non solo nel pubblico impiego ma in tutte le categorie, puntando anche ad impedire che sul piano aziendale vengano stravolti e migliorati gli accordi nazionali attraverso il protagonismo diretto e le lotte dei lavoratori e riducendo ulteriormente il ruolo delle RSU.

Il Protocollo punta inoltre a mettere un definitiva pietra tombale sulla richiesta che ormai sale fortissima di assunzione degli ormai 350.000 precari presenti nella pubblica amministrazione; è ovvio che se l'intenzione reale è quella di operare un ulteriore drastico ridimensionamento del numero dei dipendenti pubblici a tempo indeterminato, almeno 110.000 posti di lavoro stabili in meno, ai precari si vuole negare qualsiasi possibilità di assunzione stabile. La mobilità, falso problema se si considera che ad esempio la Lombardia ha 412.000 dipendenti pubblici ed è la seconda regione dopo il Lazio che ne ha solo 1.000 in più, non sarà quindi finalizzata a riempire buchi di organico strutturali, ma a coprire quelli che si produrranno per il blocco del turn over che ha ormai caratteristiche strutturali e che viene reiterato con l'unico obbiettivo di fare cassa.
Riappare, sotto la veste di incrementi di produttività, la valutazione meritocratica che negli anni scorsi, a fronte di aumenti di produttività veri e pesantissimi già realizzati proprio a causa delle forti scoperture di organico, ha consentito ai dirigenti di assumere potere assoluto sulla erogazione clientelare del salario accessorio.

La RdB/CUB, CHE HA RIFIUTATO LA SOTTOSCRIZIONE DEL PROTOCOLLO, LANCIA IL REFERENDUM TRA TUTTI I LAVORATORI PUBBLICI CON L'OBIETTIVO DI RACCOGLIERE CENTINAIA DI MIGLIAIA DI NO ALL'ACCORDO, DECIDE UNA GIORNATA DI MOBILITAZIONE STRAORDINARIA IN TUTTO IL PAESE E IN TUTTI GLI UFFICI PUBBLICI E DI PROPORRE ALLA CUB E TUTTI QUEI SOGGETTI CHE IN QUESTI ANNI HANNO PRATICATO IL CONFLITTO SOCIALE UNO SCIOPERO GENERALE CON MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA IN OCCASIONE DELLA PRESENTAZIONE DEL DPEF E DELLA LEGGE FINANZIARIA 2006, CONSAPEVOLI CHE L'ATTACCO IN CORSO NON E' RIVOLTO SOLO AL PUBBLICO IMPIEGO MA RIGUARDA TUTTO IL MONDO DEL LAVORO.


28 maggio 2005 - Comunicato RdB CUB Pubblico Impiego

 Pierangelo    - 29-05-2005
da Repubblica Bari del 29.5.2005

Gli statali perbene

La giornata comincia bene. A prima mattina apro il giornale come d´abitudine, affrontando subito il titolo di prima pagina, quello che amplifica il senso dell´attualità. Apprendo che è stato raggiunto l´accordo tra governo e statali. Va bene, mi dico, sempre meglio che gli accordi si raggiungano, meglio un accordo stiracchiato che stiracchiare le trattative. Poi rifletto e pronuncio, assonnato: Statali. Il suono della parola ha un sapore. Ci sono, molti ci avranno fatto caso, parole che oltre al suono, hanno il sapore, alcune anche l´odore. Ebbene, "statale" è una di queste, soprattutto quando è usata al plurale. E sì, perché, mentre statale, al singolare, può rinviare, come aggettivo, a molte cose come le strade (celebre da noi la micidiale, un tempo, "statale sedici") o il monopolio dei tabacchi, per non parlare di un malinconico, provvidenziale e vetusto chinino, il plurale definisce già nell´immaginario immediato della gente. Uomini e donne che, per l´adempimento di un lavoro alle dipendenze dello Stato e dalla cosa pubblica retribuito, sono definiti "Statali".

Uso la maiuscola per un sommesso, ma sincero rispetto che porto alla categoria di cui hanno fatto parte con dedizione e fedeltà i miei genitori. Ebbene si, sono figlio di due Statali. La circostanza mi era rammentata da mio padre ogni volta che mi prendeva il capriccio di pretendere consumi costosi che allora si chiamavano fesserie. Le fesserie comprendevano tutto il superfluo immaginabile e in questo era compreso tutto quello che esorbitava dello stretto indispensabile alla sopravvivenza dignitosa. Certo, perché era obbligatorio per lo Statale e la sua famiglia condurre vita sobria, ma rispettabile e decorosa. Erano o non erano devoti servitori dello Stato? Dunque non si discuteva. O che? È proprio indispensabile l´astuccio con le matite colorate nel numero di dodici o, eccesso lussuoso, addirittura di ventiquattro di marca tedesca, quando potevo disegnare altrettanto comodamente (io male) con sei pastelli Fila? Questa saggezza valeva non solo nel ramo cancelleria scolastica, ma, anche, naturalmente, in ogni altro ambito di vita, dalla sobria gastronomia che inventò, nel dopoguerra, l´economica e salutare dieta mediterranea, fino al guardaroba degli Statali che prevedeva la pianificazione meticolosa di vari trasferimenti di capi d´abbigliamento di padre in figlio, di fratello a sorella e viceversa con adeguati e geniali rivoltamenti sartoriali. Lo Statale del secondo novecento ereditava la funzione dei travet, delle "mezzemaniche", degli impiegati di ruolo: onorate categorie che sorreggevano ossatura e funzione dello Stato. Con l´affermarsi del mondo consumistico, con il sopravvenire di ceti mercantili e imprenditoriali, con il montare di sparute, ma solide aristocrazie tecnologiche, lo Statale deperì nella considerazione collettiva e ingrigì malinconicamente rannicchiandosi nella moltitudine delle mediocrità che si accontentavano e garantivano: "stipendio fisso, così mi piazzo e non se ne parla più. L´utilitaria la compro a rate e quest´estate mi compro un vestito blu" come cantavano i Gufi.

La carriera dello Statale era scandita da scatti periodici che restringevano in un imbuto di selezioni crudeli il destino del lavoratore. I più fortunati diventavano dirigenti affannati, stanchi, provati e incazzatissimi. Il resto era pensione o, con parola viscida e triste, quiescenza. Ma perché dico era, uso il tempo al passato? Credo che non sia cambiato molto. Centinaia di migliaia di persone per bene servono lo Stato nell´amministrazione, nelle Forze Armate, nella Polizia, nelle Scuola e fanno andare avanti le cose come possono e come il logoro apparato consente loro e lottando, spesso, con riforme micidiali (guarda l´istruzione pubblica). Non hanno visibilità, non gratitudine, non riconoscimenti e, quando devono contendere per ragioni sindacali o contrattuali, non riscuotono la solidarietà di nessuno. La notte scorsa hanno firmato l´accordo e hanno ottenuto un aumento del 5,01 per cento, cento euro in più se ne guadagnano duemila al mese. E li guadagnano? In quanti? Certo il cinque per cento in più permetterà lussi sibaritici se, come annuncia il Presidente del Consiglio l´Italia è un paese ricco e benestante e cita, a riprova, lo sterminato numero di messaggi telefonici che gli Italiani si scambiano per trovare le fidanzate. Saranno gli Statali che cercano moglie senza successo. Chi lo sposa uno con quello stipendio?

Per fortuna che c´è l´amore e c´è sempre stato, anche tra gli statali. Altrimenti io non sarei qui a scrivere.

Michele Mirabella