A rischio la validità dell'anno scolastico
Gennaro Capodanno - 27-05-2005
Per la validità dell'anno scolastico, in base all'art. 74 del decreto legislativo 297/94, occorrono almeno 200 giorni di lezioni effettive. In realtà, in Campania, in base alla deliberazione n. 809 del 10 giugno 2004 della Giunta regionale, i giorni fissati erano 210, ma in alcuni plessi scolastici hanno inteso l'adattamento del calendario scolastico come una semplice riduzione da 210 a 200 giorni. Negli altri dieci giorni gli allievi sono rimasti a casa, senza neppure effettuare, in molti casi, attività alternative in base alle esigenze scaturite dal POF così come previsto dal DPR 275/99. In una scuola del Vomero è stato addirittura il collegio dei docenti, attribuendosi compiti che la legge conferisce esclusivamente al Consiglio d'Istituto, a decidere che i professori non andassero a lavorare. Un caso eclatante che viola anche il codice di comportamento dei dipendenti della pubblica amministrazione e che è stato già segnalato alla Magistratura inquirente per gli accertamenti del caso. Il fatto è che, ignorando la direttiva impartita dal Ministero dell'istruzione nel novembre del 2003, in molte scuole sono stati considerati come giorni di lezione anche quelli concessi agli studenti per le assemblee studentesche, laddove in tale direttiva il capo dipartimento specificava quali dovevano essere i requisiti affinché tali assemblee potessero considerasi alla stregua delle attività didattiche. In pratica nel corso delle assemblee occorreva anche verificare le presenze dei docenti e degli studenti conformemente a quanto si fa abitualmente nelle giornate di lezione. L'auspicio è che, prima che sia troppo tardi, le autorità cosiddette competenti, a partire dagli uffici scolastici regionali, provvedano alle necessarie verifiche e agli opportuni adattamenti, evitando, poi, che a pagare queste "distrazioni" siano gli studenti e le rispettive famiglie.


Gennaro Capodanno
Presidente Comitato Valori collinari - Napoli

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 Franco Labella    - 29-05-2005
Quando si parla di normativa e scuola, non sempre chi interviene ha le idee chiare e conosce in maniera tecnica gli argomenti di cui parla.
Definire, come fa il collega Capodanno, direttiva ministeriale un semplice parere espresso dal Servizio legislativo del MIUR è un esempio di un uso quanto meno non appropriato della terminologia giuridica con la conseguenza, però, di attribuire valore ad atti che hanno un valore diverso.
Il famoso e controverso parere (tanto controverso che se oggi se ne cerca il testo nel sito del MIUR, prima presente, ora non lo si trova più) era tale perchè ipotizzava la possibile eliminazione di un diritto previsto dal T.U.(le assemblee mensili degli studenti) sulla scorta della circostanza che non fossero state compatibili con un calendario scolastico ridotto a meno di 200 giorni di lezione.
Peraltro nell'atto di trasmissione di quel parere non c'erano sconvolgenti nuove interpretazioni (almeno per chi conosce la normativa)e non si faceva altro (senza che ci fosse una volontà di intervenire ad interpretare diversamente la fonte) che fare riferimento a quanto previsto nel T.U.
Le famose assemblee durante le quali potrebbe essere obbligatorio prendere le presenze sono le quattro assemblee in un anno che, per modalità di svolgimento, possono essere assimilate ad attività didattiche (e rientrare perciò a pieno titolo nei 200 giorni)
Per tutte le altre, per converso, non rientrando nei 200 giorni,( non potendosi superare il tetto delle quattro annua)li, non si configura alcun obbligo di presenza dei docenti non mettendo la normativa attualmente vigente alcun limite ad un sostanziale potere di "autorganizzazione" degli studenti (cito fra i tanti interpreti in questo senso F.Reppucci - Conoscere la scuola - Ed . Danilo pp.152 e segg.)
Può non piacere ma la situazione, ad oggi, questa è
Poi se un Collegio si arroga poteri che non ha , questo non fa che confermare la mia tesi iniziale: la conoscenza delle norme nella scuola è un optional, evidentemente anche per alcuni D.S.
Ma pretendere che il principio della necessità di conoscere le norme sia riconosciuto in un momento in cui la "riforma" delle superiori ha eliminato l'insegnamento del Diritto e dell'Economia da tutti i Licei tranne quello economico, forse è troppo..
Del resto siamo o non siamo un Paese di poeti...atleti, musicisti ed informatici? Cosa ce ne importa del Diritto e delle regole?
Se poi ai massimi livelli ministeriali si confonde I'istruzione professionale con la formazione professionale e se si parla di "buco" normativo perchè nella riforma del Titolo V nessuno ha parlato di istruzione tecnica (che certo non esiste come tipologia tecnica autonoma rientrando giustappunto nell'istruzione) di che cosa vogliamo meravigliarci?
Franco Labella - Docente (fino a quando non lo so) di discipline giuridiche ed economiche

 Gennaro Capodanno    - 02-06-2005
Si tratta proprio di una direttiva successiva al famigerato parere dell'ufficio legislativo. Essa si può trovare al sito http://www.istruzione.it/normativa/2003/prot4733_03.shtml
Cordiali saluti
Gennaro Capodanno

 Franco Labella    - 05-06-2005
Nota, caro collega, nota ministeriale, non direttiva.
Basta leggere per rendersene conto:
"Con la presente nota si intende superata la comunicazione ministeriale n.1911/A3 del 24 aprile 2003"
Con la speranza che la....nota sia quella finale, perchè errare è umano, perseverare è diabolico.
Cordiali saluti
Franco Labella.