Jonathan
Anna Pizzuti - 25-05-2005
Jonathan l'ho conosciuto vedendolo in giro - in realtà poco - nei corridoi della scuola e sentendone parlare dai colleghi: intelligente e capace, ma non viene mai a scuola ..... Sapevo della bocciatura dell'anno scorso, in quarto e poi del fatto che la scuola, quest'anno, l'ha lasciata definitivamente.
Una mattina, attraversando la villa comunale, l'ho visto con i suoi amici e mi è venuta voglia di parlare con lui, di lui e del suo rapporto con la scuola e dei motivi dell'abbandono. Parlare con lui, ma, soprattutto, far parlare lui, far inserire la sua voce di "lucignolo" nel dibattito sulla scuola e sulla dispersione, che troppo spesso si fa senza ascoltarne i veri protagonisti.
Elementari e medie senza bocciature, comincia a raccontarmi.


"La scuola mi è sempre piaciuta. Mi piaceva soprattutto la scuola media e ne sono uscito con buoni risultati.. Volevo strafare: pensavo di fare l'architetto. "

E poi - gli chiedo - come mai hai scelto l'Istituto professionale?

"All'inizio volevo iscrivermi all' Istituto d'arte, poi ho cominciato a chiedermi cosa avrei fatto dopo il diploma ; la voglia di laurea cominciava a diventare passeggera, è l'età in cui cominci ad uscire, a frequentare gente nuova a fare gruppi, e dopo l'istituto d'arte avrei dovuto continuare a studiare, invece ho fatto una scelta che, se mi passava la voglia di studiare, mi avrebbe dato una possibilità di lavoro. "

Raccontami come è andata

"Il primo non è andato male; mi impegnavo per la sufficienza, però più passava il tempo, più passava la voglia. Ho cercato di arrivare alla qualifica del terzo anno, almeno così avevo un titolo. "

Ma questa "voglia", perché ti passava?

"Mi succedeva, ma non so dire perché ; forse mi piaceva di più stare in giro con gli amici.
Da piccolo mamma mi diceva di studiare, lei non ha nemmeno la terza media, sa cosa vuol dire non avere un pezzo di carta e poi, da piccoli, i grandi li stai a sentire di più. Poi ti comincia a mancare qualche neurone e cominci a fare di testa tua, pensi di essere chissà chi e che non ti servono i consigli di nessuno. "

Continua a raccontarmi della scuola

"Me la sono cavata, fino al terzo, sempre per un pelo; la voglia si consumava. Mi piacevano storia dell'arte e l'inglese. Dopo il secondo ho scelto l'indirizzo turistico: pensavo mi offrisse più possibilità, poi anche per le ragazze. Dicevano che l'indirizzo turistico è pieno. E per gli stage. Già dal terzo ti indirizzava nel lavoro. "

Poi, in quarto, la bocciatura. Ma per le assenze, è vero?

"Pensavo al lavoro, le condizioni economiche della mia famiglia non sono buone; ci sono gli sfizi che non ti puoi far passare, ma anche per aiutare mamma . Mio fratello ha fatto lo stesso. Dopo la terza media si è iscritto a ragioneria, voleva fare il programmatore, poi ha avuto un intervento chirurgico ed è stato molto tempo senza andare a scuola; gli è sembrato inutile rientrare; i prof gli avevano detto: tu puoi tornare, ma dovrai impegnarti molto. Ha avuto paura di non farcela e si è iscritto all' IPSIA, ha frequentato il primo e il second, poi ha lasciato. Ha cominciato a lavorare, poi è tornato a scuola, poi ha lasciato ed ora aspetta di tornare di nuovo a lavorare. "

E tu: il lavoro?

"Non l'ho trovato subito: dopo il terzo, durante l'estate, ho lavorato da un barbiere, poi niente; un altro lavoro estivo, poi di nuovo niente. Andavo con nonno a tagliare erba e a spaccare la legna. Ora lavoro da solo a rientrare la legna, spero di poter entrare nel servizio civile, aspetto risposte da varie ditte edili. "

Ma quest'anno, per un po', a scuola sei tornato.

"Quando mi sono dovuto riscrivere al quarto, l'intenzione di prendere il diploma c'era.
Sono rimasto fino a marzo, ma senza frequentare regolarmente. Alla fine del primo quadrimestre la pagella, tutto sommato, non era male; c'era qualche non classificato, ma nelle altre materie i voti erano più meno sufficienti. Mi sono meravigliato quando l'ho vista. Il messaggio era che ce la potevo fare; però mi avevano fatto una proposta di lavoro che era quasi sicura, così sono andato via, poi mi hanno messo in attesa, alla fine mi hanno detto che cercavano gente che aveva già esperienza. Spiacenti. E così ora sono senza scuola e senza lavoro"

Potevamo fare qualcosa, per farti rimanere a scuola?

"Per come l'ho vissuta, la scuola ti dà voglia di rimanere - le uscite, le esperienze lavorative e poi la storia dell'arte e l'inglese mi sono sempre piaciuti.- quindi il distacco è dipeso da me. Dipende dalle vicende personali, non dalla scuola. Se uno non ha voglia né di studiare, né di lavorare, sceglie la scuola, perché è più leggera. Io, invece, non volevo pesare sulla famiglia."

Quale è il tuo rapporto con il tempo?

"Il tempo cerco di riempirlo, altrimenti non ha senso; anche solo andare a divertirmi mi riempie, anzi, cerco di farlo meglio che posso, per non pensare al fatto che sto senza scuola e senza lavoro. "

Hai mai pensato di frequentare un corso di formazione professionale?

"Alla formazione professionale non ho mai pensato. Pensavo, invece, all'aeronautica, però alla fine non mi ispirava più la divisa. Con le ragazze ora la divisa non tira più. E poi sono anche contro la guerra."

E i tuoi amici, Jonathan?

"Chi va a scuola, chi ha lasciato perdere però non tutti quelli che hanno finito lavorano. Chi lo fa è perché o il padre ha una ditta, o ha avuto qualche buona offerta. Sono pochi quelli che fanno un lavoro legato al loro titolo di studio; gli altri si arrangiano".

Hai mai pensato di andare a cercare lavoro lontano da qui?

"Ho pensato di andare via, ma non non ho i soldi che servono prima di sistemarmi. Nessuno dei miei amici si è trasferito. Ne parliamo, ma chi non ha voglia, chi non ha le possibilità"

Jonathan, ti sei accorto di quante volte dici: la voglia?

"La voglia dipende dall'educazione e da come sei stato cresciuto. Io ho abitato con mio nonno, e non sono abituato a stare senza fare niente. Anche se mi piaceva lo studio, la voglia di lavorare è stata più forte. Però la mancanza di lavoro non mi spinge di nuovo verso la scuola. Sarebbero soldi spesi per niente, se poi mi arrivasse un'altra proposta di lavoro, lascerei di nuovo. "

Con tuo fratello parli di questi problemi?

"Con mio fratello ci vediamo solo a colazione, pranzo e cena. Non parliamo d'altro se non di computer, di musica e di dvd. Facciamo sacrifici, per comperarceli. Io faccio anche tante altre cose, anche animazione per bambini in un ristorante, quando mi chiamano. Il rapporto con la scuola ormai è finito"

E sul suo amore per i bambini, le mie domande finiscono. La sindrome dell'insegnate, però, scatta di nuovo. "Se ti piace lavorare per i bambini - gli dico - puoi iscriverti al corso serale, prendere il diploma di tecnico dei servizi sociali"
Gli si illuminano gli occhi, ma poi
"
Quanto costa?",
chiede.

"Solo l'iscrizione, non ci sono libri da comperare, i materiali per studiare li forniamo noi
"

"Ma dai"

Non ci crede. Alla fine lo convinco della quasi gratuità e se ne va con questa nuova idea in mente. Che magari gli sarà passata subito fuori il cancello, ma che, per un attimo, è andata ad aggiungersi alle tante che gli riempiono o, come dice lui, danno un senso, al tempo.



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 elena fazi    - 29-05-2005
cara Anna, spero tanto che Jonathan si sia iscritto. il tuo articolo dà speranza a tutti noi di poter ancora
essere" maestri" e guide per la vita dei nostri alunni.
grazie