Elezioni e criminalità
Lucio Garofalo - 23-05-2005
Secondo statistiche ufficiali, ogni anno, in Italia, verrebbero commesse oltre 300 mila violazioni della legge (ovviamente si tratta dei reati denunciati e accertati), dalle piccole infrazioni del codice penale ai reati più gravi quali estorsioni, sequestri di persona, omicidi. Nel contempo, le carceri italiane hanno i mezzi e gli spazi assai limitati e carenti, per cui non riescono ad ospitare tutti i violatori della legge che in pratica restano impuniti. In tale situazione sono soprattutto i grandi criminali che riescono a beneficiare delle enormi lacune del sistema carcerario italiano. Non è solo un problema di strutture penitenziarie, di luoghi fisici di detenzione, bensì è soprattutto una questione di mancanza di un'adeguata e razionale politica anticriminale da parte dello Stato italiano.

L'azione del governo in materia di criminalità, si riduce a periodiche e provvisorie strategie di repressione poliziesca che sono sempre pilotate e condizionate da determinati interessi e meccanismi di ricerca del consenso popolare, strategie che prevedono e richiedono un ruolo importante e decisivo legato all'esercizio dell'informazione quotidiana di massa. Ad esempio, negli ultimi tempi, i principali media nazionali, con in testa i network televisivi, stanno promuovendo vaste campagne di pubblicità che hanno reso di "moda" alcuni tipi di reati.

Il mio discorso non è affatto cinico o delirante in quanto, di fatto, si tratta proprio di "mode", ossia di un sistema di amplificazione e di "esaltazione" del crimine, ovviamente mediante forme subdole e striscianti, attraverso meccanismi pubblicitari che agiscono a livello inconscio e subliminale.

Alcuni decenni fa, ad esempio, ci fu la "moda" del brigatismo, nella misura in cui i mass-media fecero da potente cassa di risonanza del fenomeno dell'eversione brigatista, al fine di legittimare e suscitare l'invocazione di leggi punitive speciali, che poi, come si è visto, furono varate dallo Stato.

Successivamente, soprattutto a partire dalla seconda metà degli anni '80, con l'esplosione del fenomeno "hooligans", abbiamo sopportato periodiche campagne tese a promuovere i crimini legati al teppismo negli stadi di calcio. In altre fasi abbiamo assistito a campagne di informazione quotidiana che privilegiavano ed enfatizzavano il fenomeno dei sequestri di persona, ad esempio in Aspromonte: non a caso ci fu subito qualche "eminente" personalità politica (basti ricordare l'allora capo del governo, l'on. Forlani, ed altri noti esponenti della destra neofascista) che ne approfittò per rilanciare e rimettere in questione una proposta favorevole alla pena capitale!

Negli ultimi anni, in Italia, si è delineato e alimentato un clima di crescente attenzione e tensione popolare intorno ad alcuni reati di opinione e di associazione, mediante campagne tese soprattutto a criminalizzare il cosiddetto "movimento dei movimenti", il movimento pacifista e i gruppi newglobal, in modo particolare il movimento dei "disobbedienti" e gli anarchici. Ciò al fine di autorizzare ed evocare reazioni di stampo autoritario e repressivo, fino all'estrema richiesta di intervento armato, come è accaduto nelle giornate di Genova 2001, durante il G8, e come si preannunciava per il 4 Giugno 2004, in concomitanza con la visita di Bush in Italia.

Inoltre, il sistema dell'informazione di massa concorre ad allestire ricorrenti campagne di allarmismo sul rischio terroristico, sia di stampo neobrigatista che soprattutto di matrice islamico-fondamentalista, nonché rispetto ad altre vicende criminali quali i recenti episodi di violenza negli stadi calcistici. Il meccanismo in questione è profondamente cinico, ipocrita e perverso, nella misura in cui l'intento reale non è quello di contrastare il crimine, ma di provocare reazioni diffuse nell'opinione pubblica, di segno autoritario, e quindi riscuotere un vasto consenso elettorale. Infatti, come è già accaduto in passato, da parte delle attuali forze politiche governative si tenta di strumentalizzare la delinquenza per biechi fini elettorali, inseguendo il consenso e l'approvazione da parte dell'opinione pubblica, montata ad arte dalla propaganda di alcuni potenti mass-media.

Lo scopo ultimo sarebbe, in sostanza, quello di raccogliere e racimolare un bel mucchio di voti alle prossime elezioni, ma di certo non è quello di combattere e stroncare il crimine, dato che è impossibile sul piano della soluzione carceraria, per le gravi insufficienze di spazi e strutture detentive, come si è accennato all'inizio. Pertanto, la soluzione più razionale e radicale, rispetto ai fenomeni criminali, non è la repressione poliziesca e carceraria, nella misura in cui il carcere è divenuto un arnese vecchio, un vero anacronismo storico, come la tortura, la pena di morte, la schiavitù e simili pratiche incivili e disumane.

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