La riforma del ciclo secondario: una controriforma da abrogare
Corrado Mauceri - 19-05-2005
Le "Leggi Moratti" sull'istruzione (la L. n. 53/03 ed i relativi decreti delegati) hanno un solo pregio: sono coerenti ed inequivoche; le leggi Moratti difatti propongono un sistema scolastico volto a riprodurre i ruoli sociali e quindi non una scuola il più possibile uguale per tutti, non una scuola volta ad eliminare, per quanto possibile, le condizioni di disuguaglianza, ma una scuola che rifletta, a tutti i livelli, le differenze sociali e che sia funzionale al loro mantenimento.

Già sin dalla scuola dell'infanzia si introduce l'idea di una scuola "familistica" che sia proiezione delle condizioni sociali delle famiglie; tale stessa impostazione si ritrova nei successivi decreti applicativi della legge di delega e nello schema per il secondo ciclo: l'anticipo, gli insegnamenti facoltativi, la sostituzione dell'obbligo scolastico con un concetto individualistico di diritto-dovere all'istruzione o alla formazione professionale ed ora il sistema "duale" di scuola e formazione professionale, previsto peraltro a 14 anni sono tutti aspetti di una scuola volta a riprodurre le differenze sociali esistenti nella società; non una scuola che, almeno nella formazione culturale, crei condizioni di uguaglianza per garantire a tutti un pieno diritto di cittadinanza, ma una scuola che discrimina e prefigura già i futuri ruoli sociali; la negazione della funzione istituzionale che la Costituzione assegna alla scuola statale.
Questa funzione discriminatoria che le Leggi Moratti attribuiscono alla scuola statale è già di per sè sufficiente per respingere in toto la riforma; si tratta di un'idea di scuola inaccettabile che non dovrebbe nemmeno meritare una discussione; ma le leggi Moratti non sono soltanto discriminatorie e già, per tale motivo, inaccettabili; sono anche in contrasto non solo con specifiche norme costituzionali, ma con i principi fondamentali della Costituzione.
La scuola nella Costituzione è rappresentata come una delle leve principali di cui la Repubblica democratica deve servirsi per rimuovere quegli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono un'effettiva partecipazione democratica di tutti (art. 3, 2 comma); la scuola nella nostra Costituzione ha la funzione primaria di garantire a tutti una piena cittadinanza democratica e quindi deve essere rivolta a creare uguaglianza.
Per questo l'art. 33 della Costituzione obbliga lo Stato ad istituire "scuole statali per ogni ordine e grado"; per questa stessa ragione l'art. 34 afferma che "la scuola è aperta a tutti" e dopo che "l'istruzione inferiore, per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita".
La Costituzione prevede quindi un unico sistema scolastico statale per tutti gli ordini e gradi e tale sistema deve essere aperto a tutti e quindi, pur con un forte carattere unitario, proporre anche indirizzi diversificati.
Diversa funzione e diversa natura ha invece nella Costituzione l'istruzione e la formazione professionale con il compito anch'esso importante di preparare al lavoro e pertanto affidata alla competenza esclusiva delle Regioni ex art. 117 Cost.
Quindi pur dopo la riforma del titolo V della Costituzione( certamente ambigua e contraddittoria, ma sul punto inequivoca) rimane ferma la distinzione tra istruzione scolastica di ogni ordine e grado ( e quindi anche tecnica e professionale) e l'istruzione e formazione professionale che non è istruzione scolastica e quindi rimane affidata alle regioni.
La riforma Moratti nel testo che attualmente si conosce (ma che può ancora cambiare perchè anche all'interno della maggioranza di Governo le scelte della Moratti destano perplessità) in palese contrasto con le citate norme della Costituzione, prevede, come è noto, il sistema scolastico duale, e cioè un sistema scolastico statale limitato ai licei ed un altro regionale per la formazione ed istruzione professionale che dovrebbe essere destinato ai giovani che non frequenteranno i licei; l'istruzione scolastica tecnica e professionale è quindi estromessa dal sistema scolastico statale e trasferita alle Regioni, perdendo la sua natura di istruzione scolastica; i giovani, dopo la conclusione della scuola dell'obbligo ( cioè a 14 anni ) saranno costretti a scegliere tra due percorsi formativi diversi che prefigurano ruoli sociali diversi : il sistema scolastico statale limitato però ai licei ed il sistema regionale dell'istruzione e formazione scolastica che però li esclude dal sistema scolastico; la scuola prevista della Moratti ha quindi questo compito discriminatorio di stabilire a quattordici anni il destino sociale dei giovani; una parte di essi difatti a quattordici anni sarà esclusa dal sistema scolastico; l'altro settore quello dell'istruzione scolastica tecnica e professionale che finora, pur necessitando di riforme, era pur sempre nell'ambito del sistema scolastico statale, secondo la riforma, diventa "l'altra" scuola, una scuola regionale, volta al "saper fare", che però la Costituzione non prevede.
Invece di omogeneizzare l'istruzione secondaria di secondo grado, che ormai è divenuto un livello necessario di istruzione per tutti (l'elevazione dell'obbligo scolastico fino a 18 anni è una necessità se si vuole garantire effettivamente una piena cittadinanza a tutti), la proposta della Moratti marca la diversa funzione tra le due forme di istruzione, escludendo dal sistema scolastico statale tutti quei giovani le cui famiglie scelgono per loro l'istruzione e la formazione professionale; in tale modo si viola anche il principio dell'obbligo scolastico che ha un senso se si propone di realizzare una formazione culturale il più possibile omogenea.
Obbligo scolastico e scuola fortemente unitaria, se non proprio unica, sono due aspetti inscindibili; non ha senso l'obbligo scolastico, se si prevedono canali formativi fortemente differenziati nei contenuti e nelle finalità ("sapere" e "sapere fare"); bisogna però dare atto alla Ministra Moratti che, avendo previsto un sistema "duale" di istruzione uno scolastico e l'altro formativo, ha abolito l'obbligo scolastico previsto dalla Costituzione ed ha previsto il cd "diritto - dovere" all'istruzione e/o alla formazione, cioè ha esplicitamente stravolto i principi costituzionali.
Da questi rapidi cenni risulta chiaramente che la riforma del ciclo secondario non solo è coerente con tutte le altre scelte della legge delega e con gli altri decreti legislativi, ma rappresenta un'idea di scuola coerente con l'idea di società neoliberista dell'attuale maggioranza di governo, ma assolutamente incompatibile con il ruolo che la Costituzione attribuisce alla scuola.
Come ha ricordato il compianto Calamandrei in una memorabile relazione al Congresso della FNISM, la scuola nella nostra Costituzione è configurata come un "organo costituzionale" perchè l'istruzione scolastica è la precondizione della democrazia; per questo la Costituzione prevede una scuola statale democratica e pluralista, ma soprattutto una scuola aperta a tutti ed afferma l'obbligo dello Stato di istituire scuole per tutti gli ordini e gradi.
L'istruzione e la formazione professionale non possono quindi essere proposte in alternativa all'istruzione scolastica; istruzione e formazione professionale devono seguire l'istruzione scolastica che deve invece coinvolgere tutti i giovani in età scolare; tutti a scuola più a lungo possibile e dopo questo percorso comune dell'istruzione scolastica si può accedere all'istruzione ed alla formazione o percorrere altre strade.
Si tratta di ruoli e funzioni diverse che non possono essere proposte in alternativa.
Per questo sbagliano a nostro avviso le Regioni, anche quelle governate dal centro-sinistra, che hanno stipulato accordi con il Ministero per la sperimentazione di sistemi integrati tra istruzione scolastica ed istruzione e formazione professionale; si tratta difatti di soluzioni ibride che producono soltanto il risultato di mettere in discussione la funzione unitaria ed egualitaria dell'istruzione scolastica.
Per questa stessa ragione sbagliano coloro che nel centro-sinistra (prima D'Alema ed ora Bersani) affermano (con poca consapevolezza) che le leggi Moratti non si possono abrogare, ma si devono emendare.
Se riflettessero attentamente e si confrontassero con il mondo della scuola si renderebbero conto che le leggi Moratti sono "inemendabili": si possono soltanto abrogare.

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 marco    - 24-05-2005
Anche quella primaria va abrogata.