breve di cronaca
La fabbrica del programma. Fidarsi di Prodi???
il Manifesto - 18-05-2005
Prodi alla Fabbrica: «Voltare pagina sui finanziamenti»

È necessario «voltare pagina sul sistema dei finanziamenti. Vedremo quali risorse saranno disponibili». Nel giorno in cui si manifesta a Roma per l'abrogazione della legge Moratti, suona pericolosamente sibillina l'affermazione di Romano Prodi sulla scuola. Già il fatto che il professore avesse tenuta aperta la fabbrica bolognese del programma mentre gli studenti sfilavano nella capitale, del resto, era suonato come uno sgarbo. A Roma si sono fatti vedere i leader della sinistra della coalizione (da Bertinotti a Pecoraro), a Bologna gli operatori della scuola contatti da leader dell'Unione. E le dichiarazioni rese da Prodi al termine dell'incontro non sono di ottimo auspicio. «Ho sempre visto la scuola come motore dello sviluppo», spiega il professore che perciò «la scuola non deve sottostare ai problemi economici». Prodi riconosce, insomma, che «la scuola deve risalire nella gerarchia dei valori». Ma ammette che solo dopo le elezioni si potrà quantificare la trasformazione dei propositi «in euro contanti disponibili», in quanto «dipenderà da come viene lasciato lo stato delle finanze pubbliche».

Il «voltare pagina» prodiano prende perciò il sapore dell'apertura al finanziamento privato della scuola pubblica. Come del resto è nelle corde dell'impostazione del professore nel settore dell'istruzione. Il professore, ad esempio, ha sollevato molte riserve circa l'ipotesi di una «imposta ad hoc», simile a quella che è stata avanzata anche per gli anziani non autosufficienti. Di contro Prodi ha indicato come «primo compito» quello di una «discussione dell'autonomia, cui deve corrispondere un livello di tutele e garanzie dei diritti».

Nei gangli dell'autonomia si annida insomma l'idea di aprire l'istruzione pubblica all'erogazione diretta di denaro privato. Lo si coglie da un lato nel meccanismo redistributivo e dall'altro nella difesa delle scuole tecniche.

Il principio di «diritto diseguale» del Mezzogiorno viene declinato da Prodi nei termini della «discriminazione positiva». Laddove «il Nord è a livello europeo e il Sud si colloca a livello infinitamente più basso - spiega a questo proposito Prodi - quello della discriminazione positiva è un discorso che riguarda l'autonomia del paese».

Il professore insiste poi sull'utilità della scuola tecnica che la riforma Moratti ha «praticamente annullato». Quello dell'istruzione tecnica è sempre stato un pallino del candidato premier: non si può - aveva argomentato la scorsa settimana parlando al cantiere programmatico delle riviste di sinistra - pensare a un'Italia in cui per dieci laureati in scienze della comunicazione che n'è uno in ingegneria. Dunque, soggiunge da Bologna, «quando vedo una riforma che praticamente taglia l'utilità della scuola tecnica e la butta nel residuo di una scuola professionale, togliamo alla scuola italiana il compito di formare chi creare capitale» Perché, continua ,«la scuola non è solo un capitolo di spesa ma di formazione di capitale». Dove, cioè, «favorire anche l'innovazione materiale delle cose». Quello che, appunto, una scuola finanziata pubblicamente può fare in una maniera completamente diversa da una che, con l'autonomia, subisce il ricatto esistenziale dell'erogazione privata.

GIULIA BIANCHI

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 Flora    - 17-05-2005
Anche i verdi inviano un chiaro segnale a Prodi

A nome dei Verdi , Paolo Cento :

"La riforma Moratti è da abrogare.

L’Unione deve rimettere al centro la qualità dell’istruzione pubblica e il diritto allo studio che in questo Paese, negli ultimi anni, si è perso anche per il ruolo invasivo delle imprese che hanno piegato il sapere al profitto".

da il tempo.it