Nicolas
Fuoriregistro - 11-05-2005
Con uno, scarno, comunicato indimedya annuncia la morte di Nicolás David Neira Alvares, 15 anni, deceduto in seguito alle percosse ricevute dalla polizia il Primo maggio mentre partecipava, nello spezzone anarchico, ad una pacifica dimostrazione di protesta (ebbene sì il Primo maggio non è solo festa e musica gratis) a Bogotà.

Una dimostrazione in una città "militarizzata" - rileva indy - alla quale partecipavano migliaia di lavoratori, famiglie, studenti e attivisti del movimento non violento colombiano e che è stata, inspiegabilmente e violentemente, repressa.

Non possiamo far nulla per restituire a Nicolas il suo sorriso - e la gioia di vivere - adolescenziale.

Possiamo solo ricordarlo e onorare la sua memoria chiedendo che sia fatta giustizia.

Today the doctors announced the death of Nicolás David Neira Alvares, a 15 year old who was marching in the anarchist block the past 1st of May. Like never before in the past few years, many young people decided to come together to protest against capitalism. The huge demonstration which included union workers, farmers, students, unemployed people and activists, marched in a non-violent manner on one of the main streets of Bogotá. The demonstration not only remembered those who were killed by the State in Chicago, but also denounced the current precarious economical and social conditions of Colombia, demanded a halt to the Free Trade Treatise and made public the atrocities that are being committed by the current fascist government.

Approfondimento: in spagnolo


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 da Reporter Associati    - 11-05-2005
CRONACA DEL “PRIMO MAGGIO” A BOGOTÀ. IN RICORDO DI NICOLÁS NEIRA ÁLVAREZ. DI 15 ANNI.



Bogotà, 10 Maggio 2005. Il Primo Maggio è stata una bella festa per la gente di Bogotà, un bel sole ha scaldato le migliaia di manifestanti che partiti dalla “Plaza de toros”, dove per ispanico retaggio ancora si martoriano poveri tori, sono arrivati fino alla piazza Simon Bolivar “el libertador”, colui che unì Colombia, Venezuela e Ecuador e Perù nella Gran Colombia e con St. Ander liberarono tutta l’area dalla dominazione Spagnola. L’eroe nazionale, colui che da il nome anche alla repubblica “bolivariana” de Venezuela di Hugo Chavez. (All'interno la galleria di immagini realizzate da Simone Bruno durante la manifestazione del Primo Maggio a Bogotà).
Un nome simbolico e una piazza simbolica, dove si affaccia il famoso palazzo di giustizia preso dai guerriglieri dell’ EMME nel 1986, ossia il famoso e mediatico gruppo M-19. Il più innovativo gruppo guerrigliero del continente. Quella storia finì male con i carri armati dell’esercito che spararono ed entrarono nel palazzo facendo strage di giudici e guerriglieri. Una storia di sangue come tante in questo paese.
Come la storia di questo Primo Maggio.
Una manifestazione partecipata, colorata e allegra, tanta gente che arrivava alla piazza e ne scappava annoiata a morte dai discorsi dei sindacalisti vecchi fuori e dentro e le cui antiche parole gridate nei microfoni stonavano in una bella giornata di festa. Ma cosa si può chiedere ad una classe sindacale che lascia in obitorio la metà dei sindacalisti che vengono uccisi ogni anno?

Ho aspettato al lato del palazzo di giustizia l’arrivo dell’ultimo spezzone del corteo, la parte degli anarchici e degli studenti della Università Nazionale, il copione era il solito Avvicinatisi al palazzo di giustizia iniziano a partire le palle di vernice contro la parete ristrutturata di fresco, la tinta rossa inizia a colare sul muro ricordando il sangue che lo stato ha voluto che fosse versato proprio li 20 anni fa.

Poi sento scoppiare qualche petardo contro le forze dell’ordine dell’ESMAD (squadrone mobile antisommossa), i robocop che ormai siamo abituati a vedere ogni volta che la gente protesta o marcia pacificamente, qui come in Italia, come a Seattle, come in tutto il mondo, una costante, i cani da guardia dell’impero, che mordono le redini fino a che a che non vengono scatenati sulla folla.

I petardi sono il segnale, si sciolgono i guinzagli, si lanciano i gas, i cani azzannano. La solita routine. O forse no. Tornato a casa noto fermento nella lista di Indy Colombia, un ragazzo giovanisimo è in gravi condizioni. Si chiama Nicolas, ha 15 anni, è rimasto a terra durante gli scontri avvenuti a metà corteo.
Testimoni giurano di averlo visto picchiare dagli agenti dell’ESMAD fino a quando non è caduto, ferito. Per poi continuare a colpirlo ancora. Subito ricoverato in un ospedale periferico, non attrezzato, c’è bisogno di un neurochirurgo. Nicolas a tratti è cosciente, parla con il papà ma non riconosce gli amici. Bisogna operarlo e di corsa.

La Colombia attua bene le direttive del FMI e quindi la sanità è ormai tutta privata.

La famiglia di Nicolas paga quindi un servizio di assicurazione privata sulla salute che costa fino a 15 euro al mese per ciascun membro della famiglia. Una montagna di soldi per una famiglia media Colombiana. La EPS (entità a tutela della salute) ha impiegato8 ore prima di autorizzare il trasferimento di Nicolas in un centro clinico con un reparto di neurochirurgia.

L’Attività celebrale di Nicolas si è spenta 4 giorni dopo. Ieri ci sono stati i suoi funerali, con i maestri e i compagni di scuola che lasciavano fiori.

Nicolas Neira Alvarez come Carlo Giuliani?

No, nemmeno questo. Quello che da rabbia più di tutto, è che i giornali non ne hanno parlato tranne qualche trafiletto, in TV i vertici della polizia parlano di “ragazzo schiacciato dalla folla mentre la polizia si difendeva”. Solo oggi per i funerali una foto e un sottotitolo "...Nicolas Neira morto per i colpi ricevuti durante la manifestazione del primo maggio”

"Colpi…" li chiamano.

Fa male vedere che questo ragazzo sia morto e a nessuno, se non chi lo conosceva, importi. Non un commento, non una colonna di giornale, nè è stata concessa alla possibilità alla famiglia di raccontare pubblicamente cosa è successo. L’unico spazio che ha avuto il papà è stato nel canale radio Caracol, dove ha avuto parole dure contro la polizia arrivando a chiedere loro di "smettere di torturalo". “Abbiamo perso Nicolas, tutto quello che avevamo”.

La polizia dal momento del ricovero ha cominciato ad intimidire Yuri e Margherita, i due genitori, con visite di agenti in borghese o in divisa (ma senza identificarsi) che pretendevano parlare con il ragazzo e sono stati allontanati dalla sicurezza dell’ospedale. Inoltre hanno ricevuto varie chiamate anonime che intimavano di non denunciare i fatti. La famiglia è convinta della colpevolezza del violento reparto dell’ESMAD, ma sarà molto difficile individuare i colpevoli, dato che non c’è modo di distinguerli, non avendo il nome sulle divise, come invece hanno tutti gli agenti colombiani.

Nicolas era un pacifista, i compagni di scuola ricordano che detestava il calcio e il Basket che giudicava troppo violenti, con loro parlava di come cambiare il paese .. a piangerlo ora siamo in pochi, al resto del paese non importa cosa sia accaduto a Nocolas...

Simone Bruno


La galleria di immagini realizzate da Simone Bruno durante la manifestazione dl Primo Maggio a Bogotà


La ricostruzione dei fatti e delle circostanze nelle quali è stato ucciso Nicolas



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