breve di cronaca
Scuola, navigando a vista
l'Unità - 09-05-2005
«L'Italia è una repubblica fondata sul precariato»: intitolava più o meno così qualche giorno fa il nostro giornale. La scuola italiana, nello sconsolante panorama occupazionale nel nostro Paese, può vantare il non invidiabile privilegio di aver addirittura dovuto "inventare" una vera e propria formula per definire numerose migliaia di persone - i "precari storici": laureati, a volte plurilaureati; che si sono sottoposti a prove concorsuali diversificate; che hanno subito letteralmente regole e condizioni imposte dallo Stato. Ma non sono riusciti ad entrare in ruolo. Hanno la stessa età che avevano i nostri genitori quando noi eravamo già grandi. Vivono uno stato di pseudo-adolescenza coatta: troppo adulti per cambiare strada, riciclarsi, inventarsi un mestiere "da grandi"; troppo giovani per metterci una pietra sopra. Percepiscono lo stipendio quando vengono chiamati: il che capita sempre più raramente all'inizio dell'anno scolastico - al di là dei proclami trionfalistici che scandiscono i primi mesi dell'anno scolastico nella scuola targata Moratti. Spesso si slitta di un mese o due, anche di tre, in un Paese in cui si fa sempre più finta di non comprendere che la scuola per gli insegnanti inizia il primo settembre; è allora che si pianifica l'anno scolastico, che si esprime al massimo la collegialità del corpo docente; si partecipa alla stesura dei progetti didattici; e poi si entra in contatto con le classi e, di conseguenza, si individuano le strategie didattiche compatibili con la situazione di partenza e si definiscono gli obiettivi. Tutto questo ai precari è precluso. A molti di loro è precluso persino il pagamento annuale: molte supplenze decadono all'atto degli scrutini finali. E l'estate? Pazienza, si vedrà. In queste condizioni economiche pianificare una vita "normale" è estremamente difficile. In queste condizioni psicologiche, la precarietà rischia di diventare un dato esistenziale, un ricorso obbligato all'estemporaneità e all'improvvisazione, un navigare a vista, galleggiando in una perdita annuale di identità professionale, di rapporti, di energie, di buone intenzioni. Ogni anno una scuola diversa, colleghi diversi, studenti diversi; ogni anno iniziare daccapo, essere l'ultimo della lista, il ritardatario, quello che non rimarrà e perciò, fatalmente, conta un po' meno degli altri. Nonostante tutto ciò, continuano a mandare avanti una parte consistente della scuola italiana; con professionalità, con orgoglio, con la voglia di fare bene. E la speranza dell'entrata in ruolo. Una speranza che la cura che la Moratti ha amorevolmente somministrato alla scuola italiana ha reso sempre più vana. Negli ultimi anni, inoltre, lo Stato non ha certo evitato di avvelenare i rapporti tra le diverse categorie di precari: un continuo e contraddittorio succedersi di revisioni normative che ha spesso provocato veri e propri ribaltoni, scavalcamenti e sovvertimenti delle posizioni in graduatoria. Una "guerra tra poveri" alimentata da maldestri burattinai incapaci - nonostante le promesse - di mettere mano in maniera dignitosa a un problema che mina la dignità di tante persone serie e preparate. In un Paese in cui il rispetto per il lavoro dell'insegnante è ormai prossimo allo zero. Nessuna meraviglia: se il Presidente del Consiglio, oltre a ritenerci completamente "in mano alla sinistra", ci offende prima (con false e volgari promesse elettorali) e dopo (negando persino un dignitoso rinnovo di un contratto scaduto da un anno e mezzo).
Qualche giorno fa le organizzazioni Adaco e Cip e i Coordinamenti dei Precari di molte grandi città del meridione si sono costituiti in federazione. Un inizio di risposta unitaria ad un problema drammatico che non può che essere affrontato insieme. La Federazione Unitaria Insegnanti ha presentato una carta del precariato e programmato iniziative comuni per dare voce agli interessi della categoria e della scuola pubblica. Ha affermato Gianfranco Pignatelli, presidente del Cip: "Tra gli obiettivi della federazione innanzitutto la stabilizzazione degli organici per la salvaguardia della qualità della scuola pubblica, compromessa dalla forte contrazione delle classi, delle risorse e del tempo scuola per gli alunni, alla quale si contrappone il full time lavorativo per gli insegnanti". Nemmeno la fuga dalle cattedre che il mix esplosivo Moratti-Maroni sta producendo inciderà positivamente sulla questione del precariato, dal momento che il turn over degli insegnanti pare concretizzarsi in una sorta di cronicizzazione della precarietà, evitando accuratamente le assunzioni in ruolo. D'altra parte ogni promessa è debito: 32000 posti da eliminare nella scuola italiana non sono mica uno scherzo... La Moratti, si sa, è una donna d'onore.

Marino Boscaino

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