Una democrazia avanzata
Giuseppe Aragno - 06-05-2005
Sul Manifesto di ieri, 5 maggio 2005, Paolo Serventi Longhi in un articolo dal titolo tagliente - Censure d'Italia - scrive giustamente indignato che il sequestro del sito di Indymedia per vilipendio della religione "è un fatto gravissimo, abnorme per una democrazia avanzata". Pur riconoscendo a Longhi e al Manifesto un impegno incondizionato in difesa della libertà d'informazione, non posso fare a meno, leggendo, di guardarmi attorno e sorridere con amarezza. Dove sia, qui da noi, la democrazia avanzata è sinceramente difficile dire.
Una terra in cui un Presidente del Consiglio dei Ministri può fare il bello ed il cattivo tempo in tema di informazione non è, non può essere considerata sede di un democrazia avanzata. Non lo è, basterebbe questo per dimostrarlo e non ci sarebbe nemmeno bisogno di proseguire; non lo sarebbe nemmeno se il Magistrato facesse marcia indietro e si scusasse: ho sbagliato, perdonate. Non potrebbe esserlo: eravamo al settantottesimo posto nella graduatoria della libertà di stampa anche prima del sequestro di Indymedia. Eravamo, e siamo, così in basso in tema di democrazia e non solo di libertà di stampa - per mille motivi. Per il caso Santoro e per quello Biagi, per Sabrina Guzzanti oscurata, per i soldati in armi inviati in Irak a fianco dei marines aggressori e contro la Carta costituzionale, perché c'è la legge Gasparri e non abbiamo più una televisione pubblica, perché, grazie alla maggioranza che fu opposizione e all'opposizione che è ora maggioranza, abbiamo la scuola paritaria e non c'è più la scuola dello Stato, perché siamo il Paese della legge Bossi-Fini sugli immigrati, perché Giuseppe Pisanu, ministro degli interni, può far cadere una pietra tombale sulla sorte degli extracomunitari internati nei nostri lager, impedendo ai giornalisti di entrarvi, perché il nostro governo paga Gheddafi affinché rimpatri per nostro conto gli immigrati che si dirigono verso i nostri lidi: anche chi fugge da Paesi in guerra. Il dittatore libico, nuovo grande amico dell'Italia democratica, non ha firmato la convenzione di Ginevra. La violiamo moralmente noi, mandanti del crimine, che invece l'abbiamo firmata.
Non siamo una democrazia avanzata, non possiamo esserlo, non lo è un paese in cui il governo fa passare una legge sui codici militari che prevede l'arresto dei giornalisti che mandano notizie sulle operazioni di pace, senza che l'opposizione gli dia battaglia feroce in Parlamento.
Non siamo un paese a democrazia avanzata, perché le mille ferite inferte alla nostra coscienza civile da una classe dirigente che non ha anima e storia non hanno ancora prodotto la consapevolezza che occorre reagire con tutte le forze, ora, subito: aprire uno scontro che non dia quartiere.
Vivo a Napoli, in una città che da non so quanti anni ha una giunta di centro sinistra. Qui da me, Regione, Comune e Provincia sono in mano ai progressisti. Oggi ai funerali dell'ingegner Albanese, ennesima vittima di miserabili rapinatori, le istituzioni erano assenti. Quando ci indigneremo davvero?
Mi spiace dar torto a Longhi, ma qui da noi non c'è nessuna democrazia avanzata: siamo un paese che sprofonda nel baratro in cui l'hanno cacciato due governi e due maggioranze incapaci di governare e di fare opposizione. Quel governo che, battuto nel paese, decide in Parlamento e quell'opposizione che, vittoriosa alla prova delle urne, si è guardata bene dal chiedere alla finta maggioranza di tornarsene a casa.

interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 da Centomovimenti    - 06-05-2005
La Rai querela il Corriere. Opposizioni e sindacati sul piede di guerra

Il Consiglio di Amministrazione della Rai ha dato mandato ai propri legali di querelare il giornale Il Corriere della Sera, reo di avere definito - con un articolo firmato dal vicedirettore Dario De Vico - "illegale" l'attuale vertice della tv pubblica.
Secondo Viale Mazzini, la tesi sostenuta dal quotidiano "è destituita di ogni fondamento giuridico e per la forma in cui è presentata dall'articolista costituisce una denigrazione nei confronti dei singoli Consiglieri e della Rai stessa".

Una scelta, quella del Cda, che ha fatto insorgere i politici del centrosinistra e i sindacati dei giornalisti.
Per il Segretario Generale della Federazione Nazionale Stampa Italiana Paolo Serventi Longhi la decisione della Rai "appare davvero sconcertante".
"Per quanto mi riguarda - ha affermato - condivido e faccio mia la tesi sostenuta dal collega Dario Di Vico: l'attuale Cda della Rai è illegale. Spero che in questo Paese sia ancora possibile esprimere posizioni critiche senza rischiare condanne pecuniarie. Le vicende di questi giorni suscitano seri dubbi sulla situazione della libertà dei media, del diritto di critica dei poteri che è fondamento della nostra Costituzione".

Sul piede di guerra anche il segretario dell'Usigrai Roberto Natale, che ha subito espresso la propria solidarietà all'autore dell'articolo.
"Al collega si imputa di aver denigrato la Rai soltanto perché ha ricordato un'ovvietà - ha tagliato corto - lo scandalo di un gruppo dirigente che da un anno, come mai è avvenuto in passato, va avanti senza un presidente".

E, naturalmente, sono immediatamente scese in campo in difesa della redazione di Via Solferino anche le opposizioni.

"Sono usciti pazzi - hanno commentato i parlamentari diessini Esterino Montino e Giuseppe Giulietti - questa delirante iniziativa assomiglia molto ad una sorta di ultima raffica da Viale Mazzini: Anche per questo è necessario annunciare al più presto un vertice di garanzia per ripristinare una legalità che non è stata solo violata ma persino oltraggiata".


 da Indy    - 06-05-2005
Interrogazione a risposta scritta

Al ministro della comunicazione Al ministro della giustizia Al presidente del Consiglio

Interrogazione

Premesso che: - per sapere:

si apprende dalla stampa del sequestro del sito italiano di Indymedia a causa della pubblicazione di una vignetta che riproduce Papa Benedetto XVI vestito da nazista;

l’episodio è solo l’ultimo in ordine temporale di numerosi tentativi di oscurare il sito indipendente;

il 4 ottobre 2004 il sito di Indymedia viene sequestrato dall’FBI, successivamente vengono sequestrati due pc portatili utilizzati per scrivere e pubblicare i resoconti del processo in corso a Genova sul G8, all’inizio di aprile l’FBI ha inviato due mandati di comparizione all’amministratore del server;

l’accanimento dimostrato dagli inquirenti nei confronti del sito di Indymedia preoccupa gli interroganti in quanto sembra rispondere ad una particolare tentativo di mettere continuamente sotto accusa una voce dell’informazione che fa della libertà di stampa e di informazione la propria filosofia organizzativa e di azione;

sul sequestro del sito di Indymedia la FNSI ha preso posizione riscontrando nell’episodio le caratteristiche di un intervento censorio e repressivo;

il sito Indymedia.org è nato a Seattle per documentare le proteste contro il Wto è di fatto costituito da una rete di media indipendenti e, al tempo stesso, da una rete di soggetti che lavorano nel mondo della comunicazione;

dal punto di vista organizzativo il sito Indymedia agisce attraverso le migliaia di persone che pubblicano i loro materiali sul sito, che operano per produrre un'informazione libera e indipendente e diffondono notizie non reperibili nel circuito ufficiale dell’informazione;

il sequestro delle pagine del sito appare un atto grave in sé per la libertà di informazione e costituisce un pericoloso precedente soprattutto in relazione alla particolarità del sito che non controlla i materiali pubblicati;

al di là delle motivazioni sottese al sequestro ci si chiede se questa operazione, oltre a ledere i più elementari diritti relativi alla libertà di comunicazione, di espressione e di satira, non incida anche sul principio della laicità dello stato e sulla separazione tra stato e chiesa;

sono sempre più diffusi nel Paese gli episodi di limitazione e intimidazione della libertà di comunicazione ed espressione al punto che l’Italia si ritrova ormai al settantottesimo posto nella classifica mondiale della libertà di stampa;

appare agli interroganti un atto di estrema gravità che esponenti del governo abbiano rilasciato dichiarazioni di esultanza al provvedimento di chiusura di Indymedia soprattutto tenendo conto del fatto che indymedia, prima di essere un sito no global, è un organo di informazione e comunicazione;


se non ritiene che questo provvedimento non rappresenti una violazione della libertà di stampa, di espressione e informazione

cosa fa il governo per garantire che il sito di Indymedia.org possa continuare a svolgere la sua regolare attività di informazione e a pubblicare in un sistema che garantisca realmente la libertà di stampa, di espressione e di satira nel nostro paese come dovrebbe essere in un paese democratico e civile;

On. Titti De Simone, Russo Spena, Valpiana, Giulietti, Grillini

 Grazia    - 06-05-2005
Segnalo come approfondimento (della serie: dobbiamo studiare!) una, vecchia, nota di Roberto Di Nunzio (“partorita” in ambito Sisde) dal titolo significativo: ”Effetti sociali e conseguenze sulla sicurezza interna della guerra dell'informazione” che può spiegare come “la guerra all’informazione” (quella libera da condizionamenti ideologici e politici ... per intenderci) costituisca un obiettivo specifico scientificamente perseguito dal potere …

Da tutti i poteri.

 Beppe Grillo    - 08-05-2005
Indymedia: Per chi suona la campana del web?

Non sono d’accordo con la pubblicazione del fotomontaggio del Papa in divisa nazista pubblicata dal sito Indymedia.

Ma non lo sono per nulla con la richiesta di sequestro del sito disposta dalla Procura di Roma.

Il diritto di “manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione” è garantito dall’articolo 21 della Costituzione Italiana.

Chi non è d’accordo con il contenuto di un sito informativo, come è Indymedia, non può chiederne la chiusura. Se un giornale dovesse riportare la stessa foto cosa facciamo? Lo chiudiamo?
E se la foto viene inviata insieme ad un commento ad un sito, chiudiamo anche quello?
L’Unità per aver pubblicato delle notizie infondate sul padre di Storace doveva essere soppressa?

Dopo le televisioni di Stato, ci saranno anche i siti di Stato?

La campana di Indymedia suona a martello per tutta la Rete, per la nostra libertà, per l’informazione libera.

Beppe Grillo