breve di cronaca
La destra contro la scuola
componenti del Direttivo provinciale Cgil Milano - 03-05-2005
Quando Berlusconi vinse, il popolo della scuola pensò: riempiranno di soldi le scuole private. Invece hanno scelto un'altra strada: distruggere, prima di tutto, la scuola pubblica. La destra ha fatto tesoro della lezione dei buoni scuola distribuiti dalle regioni dove governava: non sono serviti ad aumentare le iscrizioni alle private. La gente continua ad iscrivere i figli alla scuola pubblica. Per questo la destra ha puntato alla sua dequalificazione: i tagli agli organici rispondono anche a questo disegno. A ciò si somma la politica di ridimensionamento dello stato sociale nella cui logica si inscrive il tentativo di eliminare il tempo pieno alle elementari. Infine si tratta di una destra che intende utilizzare la scuola come strumento di dominio ideologico (l'attacco a Darwin e allo studio storico del Novecento) e di conservatorismo sociale. Grazie alla Moratti, infatti, l'Italia vanta un primato storico: è il primo Paese al mondo ad aver retrocesso l'età dell'obbligo (dai 15 ai 14 anni). E' all'interno di questo grumo reazionario che si situa l'idea di costringere i bambini a scegliere a 12 anni il proprio destino di vita: o liceo (quindi università) o canale professionale (quindi lavoro manuale), una scuola di serie B che non porta al diploma e non dà accesso all'università. Le scuole che sono attualmente frequentate da gran parte dei figli di lavoratori (gli Istituti Tecnici e Professionali) e che assicurano un livello culturale che permette l'iscrizione a qualsiasi facoltà: eliminate.

IL POPOLO DELLA SCUOLA CONTRO LA DESTRA

La reazione contro la riforma Moratti è nata dal basso: un movimento di genitori, insegnanti e studenti, spesso non politicizzati ma assolutamente determinati a difendere la scuola pubblica. La percezione della capillarità e della forza di questo movimento non è sfuggita alla Moratti che, su una serie di questioni, è stata costretta a fare marcia indietro. La riforma Moratti doveva essere attuativa già da un pezzo, ma, grazie alla pressione popolare, è ancora a metà del guado. Nonostante questo movimento abbia mantenuto un atteggiamento di rigorosa autonomia dagli schieramenti politici, nei luoghi in cui esso è più attivo, come a Milano, è stato determinante nel riorientare a sinistra una fetta di popolazione, come è risultato evidente nelle elezioni provinciali. A Milano il movimento è riuscito a mobilitare larghe masse (come il 14 febbraio dell'anno scorso: 40.000 persone) con una modalità di funzionamento orizzontale (nessun leader è riconoscibile), basista (sono i comitati di scuola che decidono), aperto (il sito di Retescuole ne è un esempio concreto) che avrebbe molto da insegnare anche al sindacato. Sono queste caratteristiche che hanno consentito di rispondere, appena 15 giorni fa, al nuovo decreto della Moratti con l'occupazione di 40 scuole superiori.

CGIL, MORATTI, MOVIMENTO

Quando la riforma Moratti ha cominciato a prendere corpo, la Cgil-scuola ha espresso da subito forti obiezioni. Ma non una opposizione frontale. Influivano sul sindacato settori politici impegnati nel precedente governo di centrosinistra, la cui politica scolastica è stata una delle cause della sconfitta elettorale del 2001. Quando è scoppiato il movimento, che da subito ha adottato la parola d'ordine molto radicale dell"abrogazione" della riforma Moratti, anche la Cgil-scuola si è allineata. Da quel momento ha in qualche modo fiancheggiato il movimento: ha offerto possibilità di unificazione nazionale delle lotte (ad esempio con una serie di manifestazioni a Roma) ed ha adottato parole d'ordine avanzate che andavano al di là del semplice "no" alla riforma (obbligo scolastico ai 18 anni). Il problema è che il sindacato si è mostrato un buon "fiancheggiatore", ma un tiepido "promotore".

Il movimento era ed è un movimento delle grandi città, soprattutto del centro nord. Là dove il movimento non poteva arrivare, la Cgil si è guardata bene dallo svolgere il compito di organizzatrice sociale del dissenso, come avrebbe potuto essere. Non si può dire che la riforma Moratti non sia tema di pertinenza sindacale: a regime essa comporterà la soppressione di più di 100.000 posti di lavoro. Che accadrebbe in Italia se in un comparto industriale si mandasse a casa tanta gente? Come minimo uno sciopero. Eppure la Cgil scuola in questi tre anni non ha convocato alcuno sciopero specifico contro la riforma Moratti.

La ragione è molto semplice: ha preferito preservare l'alleanza con Cisl e Uil (interlocutorie verso la riforma Moratti) invece di dare un segnale dirompente di opposizione.

NECESSITA' DI UN DOCUMENTO ALTERNATIVO

E' vitale, per la scuola, che si mantenga all'interno della Cgil una dialettica tra aree distinte e legittimate dal voto della base. Giustamente lo stesso statuto valorizza questa dialettica interna come elemento di crescita democratica. E' ormai certo, speriamo, che il prossimo governo sarà diretto dall'Unione.

Ebbene, proprio sul terreno della scuola il nostro schieramento politico si è mostrato nella sua passata prova di governo terribilmente miope: la scuola è stato il settore dove le prime due finanziarie del governo Prodi hanno tagliato di più, l'unico movimento di massa antigovernativo (in occasione del "concorsone" di Berlinguer) è stato quello degli insegnanti, il governo Amato ha firmato il contratto della scuola con un ritardo 15 mesi.

Ci auguriamo che non sarà più così, ma non ci dimentichiamo che la Cgil è stata il principale veicolo nelle scuole delle impopolari riforme berlingueriane. Del resto viviamo in una dinamica economica mondiale dove, come dimostrano i tentativi di Cancun e della direttiva Bolkenstein di privatizzare i servizi, si farà sempre più forte la pressione su tutti gli schieramenti politici di "liberare" le enormi risorse destinate alla scuola, oggi considerate dai grandi poteri mondiali come investimenti improduttivi assurdamente svincolati da logiche di profitto. E' necessario dunque che esista un pezzo di sindacato che con certezza non sarà coinvolto dalle logiche del "governo amico".

Vi è anche un'altra ragione che depone a favore della costruzione di un documento alternativo.

Se sul terreno del posizionamento politico la Cgil ha preso posizioni che tutti abbiamo condiviso, su quello di natura squisitamente sindacale i passi in avanti sono stati davvero pochi. La Cgil scuola si è accorta con troppo ritardo che riforme da lei difese (come quella che ha visto un enorme aumento dei dirigenti scolastici) hanno nei fatti favorito un iniziale processo di aziendalizzazione delle singole istituzioni scolastiche.

Si persegue anche negli ultimi contratti il disegno di rompere l'egualitarismo che vige nei vari gradi di scuola promuovendo meccanismi di carriera, assai malvisti dalla categoria. Si esita invece a mettere al centro l'urgenza della questione salariale, la necessità di parificare gli stipendi dei vari gradi di scuola, e di risarcire un personale ata bistrattato più di chiunque altro dagli ultimi rinnovi e sottoposto, con i tagli, a secchi aumenti dei ritmi di lavoro.

Infine, al di là delle parole, nella scuola non si è fatto un solo passo in avanti sul terreno della democrazia sindacale. Gli ultimi impopolari contratti non sono mai stati sottoposti al voto dei lavoratori.

CGIL DALLA BASE

Per tutte queste ragioni è importante costruire in occasione del prossimo appuntamento congressuale un documento alternativo. E' importante che si costruisca intorno ad esso, anche nella scuola, un'area sindacale che aiuti la Cgil ad interagire con la società, contribuendo alla crescita di movimenti che non possono comprendere solo lavoratori, ma anche studenti e genitori. Un'area che sia garanzia dell'indipendenza del sindacato dal quadro politico. Un'area che anche nella sua vita interna assomigli alla Cgil in cui vorremmo stare: e dunque dove i delegati e le delegate siano determinanti nel definire linea e percorsi. Una Cgil dalla base.

Milano, 27 aprile 2005 membri del direttivo provinciale di Milano della Cgil-Scuola:

Giancarlo Benazzi Silvana Conedera Michele Corsi Ornella Di Munno Giuseppe Farinella Salvatore Longo Giuliana Masiero Danilo Molinari
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 Giuseppe    - 04-05-2005
E' proprio vero che la cgil si sta accorgendo con grande ritardo dei disastri che lei stessa, con l'appoggio che ha dato a leggi assurde, ha creato? o non sta continuando negli stessi errori, quando, così come i Democratici di Sinistra, tace sulle prossime iniziative contro la Moratti limitandosi, sul proprio sito a pubblicizzare le varie iniziative organizzate da quello o da quell'altro segretario...Eh già perchè forse non tutti sanno che questo è il periodo di assegnazione dei distacchi, di quel meccanismo, cioè, che permette di stare lontano da scuola per anni accampando motivazioni sindacali, quando...alla domanda più banale sulle realtà scoalstiche i distaccati non sanno rispondere essendo molto lontano il tempo in cui lavoravano?
Volete qualche esempio? volgare sarebbe fare i nominativi dei grandi assenteisti dal mondo del lavoro, ma se andate nella sede nazionale della cgil scuola di esempi ne potete trovare quanti ne vorrete!!
Sfogo di un vero lavoratore deluso e sconfortato.

 pina    - 05-05-2005
non vorrei entrare in una polemica che mi sembra interna alla cgil, ma dire che questa tace sulle varie iniziative contro la Moratti mi sembra un po' ridicolo.

 piero    - 05-05-2005
guardando nel sito cgil scuola ho visto propagandate le iniziative del Tavolo Fermiamo la Moratti del 14 e 15.

Dividere il movimento, mettere gli uni contro gli altri per manovre di congresso mi sembra un po' una boiata pazzesca...

 giovanni    - 05-05-2005
Caro Giuseppe, sarà volgare fare i nomi, ma anche insultare genericamente non è molto raffinato.
Non ti pare?.

 fabrizio    - 05-05-2005
Perchè scrivere
"Gli ultimi impopolari contratti non sono mai stati sottoposti al voto dei lavoratori."?

Nel giugno 2003 nelle scuole abbiamo svolto assemblee e referendum.


 filippo    - 05-05-2005
Nel documento si legge

"Il movimento era ed è un movimento delle grandi città, soprattutto del centro nord. Là dove il movimento non poteva arrivare, la Cgil si è guardata bene dallo svolgere il compito di organizzatrice sociale del dissenso, come avrebbe potuto essere. Non si può dire che la riforma Moratti non sia tema di pertinenza sindacale: a regime essa comporterà la soppressione di più di 100.000 posti di lavoro. Che accadrebbe in Italia se in un comparto industriale si mandasse a casa tanta gente? Come minimo uno sciopero. Eppure la Cgil scuola in questi tre anni non ha convocato alcuno sciopero specifico contro la riforma Moratti."

Io ho scioperato il 15 novembre 2004 e il 18 marzo 2005.
Poi mi ricordo nella mia regione almeno due scioperi regionalii sugli organici, anche se ora non saprei le date.
E diverse manifestazioni.
Si può fare una ricerca.



 Isa Cuoghi    - 05-05-2005
Molto coraggioso, questo documento, che finalmente mette il dito nella piaga.
E' vero, l'azione sindacale della cgilscuola si è arenata nel paludamento dell'unitarietà con cisl e uil.
Condivido le critiche che questo documento lancia ad un sindacato di categoria che dovrebbe essere più aderente alla storia della cgil.. ci vuole coraggio, più coraggio nelle scelte e nell'azione.
Nessun governo deve essere "amico" al punto di dover rinunciare a criticare e contestare provvedimenti che sono lontani da quello che è la realtà scolastica.
Condivido ogni parola di questo documento alternativo che spero finalmente serva a fare riflettere, ripensare e rilanciare l'azione del sindacato.
E spero di non incorrere nell'ennesima delusione..quando alle parole fa seguito il vuoto di azione.
Isa

 Luciano    - 05-05-2005
A noi che lavoriamo (veri lavoratori come te, caro Giuseppe) importa abbastanza poco dei documenti congressuali.

Solo speriamo che queste diatribe non ci rendano più deboli, anche perchè probabilmente sarà una lunga estate, e conviene tenere gli occhi aperti contro qualche colpo di mano - tipo approvazione del decreto sulle superiori - piuttosto che logorarci in questioni interne di gruppi e correnti.

Ora che perfino i partiti della sinistra sembrano cominciare a capirlo, non sarà la volta del sindacato, speriamo.

 Roberto Renzetti    - 05-05-2005
Ottimo il documento della CGIL di Milano. Non capisco cosa hanno in comune con la casa madre che vive fiancheggiando, con una debole critica alla Moratti e nessuna ai distruttori primi: Bassanini Berlinguer.
Giuseppe ha una montagna di ragioni e mi dispiace che queste cose vengano percepite in modo disorganico e poco comprensibile a chi non è vissuto, come me, per 33 anni nel sindacato.
Speriamo che i compagni milanesi si facciano sentire con durezza con una dirigenza sindacale nazionale in conflitto d'interessi.

 gp    - 06-05-2005
Diciamocela tutta, cara Isa ... l'azione sindacale della cgilscuola non si è - come tu dici - (...)"arenata nel paludamento dell'unitarietà con cisl e uil (...)" ma è prigioniera delle leggi (Bassanini e Berlinguer) e dei contratti che lei (come organizzazione specifica e come confederazione "generalista") stessa ha pensato, voluto e sottoscritto.

Se dovesse rivedere - radicalmente - la sua linea sindacale e politica (come esplicitamente richiesto in questo documento) corre il rischio dell'isolamento ... come è capitato, per anni, alla FIOM che è stata esclusa (perché non firmataria del contratto metalmeccanici) dagli accordi integrativi successivi. Quelli, per intenderci, in cui si gestisce, sul serio, il potere sindacale.

Un'esclusione, questa, che spaventa tutte le confederazioni perché è nelle contrattazioni decentrate (con i Csa e con le direzioni scolastiche regionali) che si concentra il "sottobosco" sindacale nel quale cresce, prolifera e si consolida la cura della ... "clientela".

Il documento in oggetto è, indubbiamente, molto coraggioso (ma non dice nulla di nuovo rispetto a quello che - nella scuola reale - "sussurrano" in molti e, per certi aspetti, è addirittura ... "datato") ma non avrà alcun esito concreto.

Come nessun esito concreto ha avuto (a parte la "cooptazione" del suo leader - Beniamino Lami - che, da quel momento, ha smesso di opporsi alla linea della maggioranza, nella direzione nazionale) il dissenso - palese - esplicitato da Alternativa Sindacale (che non ha mai trovato spazio nel sito ufficiale della Cgil scuola a dimostrazione che, il principio del centralismo democratico [1] è duro a morire ... come testimoniano alcuni commenti precedenti) contro il concorsaccio ed il contratto "da esportare all'estero" (Panini dixit) del 26 maggio 1999.

Il dato veramente significativo che mi sembra di cogliere dalla lettura attenta di questo documento è la preoccupazione - peraltro espressa da molti - che ad un'eventuale abrogazione della Legge 53 (ma non ci credo molto) consegua una legge, numerata diversamente, che contenga gli stessi elementi, divenuti "buoni", solo perché sostenuti dall'opposizione politica. Una legge "buona" che trovi il sindacato (cgil compresa) consenziente ...


Ci sarebbero molte altre cose da dire ... ma attendo, eventuali, repliche.

Un caro saluto

Grazia


[1] Per "centralismo democratico" intendo quella prassi - tipica di una sciagurata stagione politica - secondo la quale il dissenso interno è ammesso ... a patto che non sia esplicitato all'esterno. Un dissenso fantasma insomma.

 giuseppe    - 08-05-2005
Cari amici, l'autocritica onesta ecoraggiosa conferisce a qualsiasi organizzazione molta più forza e credibilità del fingere di non vedere gli errori, che affligge molta gente.