L'infanzia finisce ... in manette
Noemi Lovei - 27-04-2005
Florida: bambina di cinque anni fa i capricci a scuola, la polizia l'arresta. Questo il titolo apparso sull'Unità e già commentato con il giusto tono su queste pagine.
La domanda che resta è: manette per una bimba di 5 anni?
Ci sentiamo tutti (ma proprio tutti?) indignati, ma non possiamo essere sorpresi.
Più di vent'anni fa, Neil Postman, riflettendo sul numero, in aumento negli Stati Uniti, dei maltrattamenti e delle violenze contro i bambini, affermava: "le reazioni degli adulti si devono, almeno in parte, al fatto che essi hanno ormai un concetto diverso circa la natura dell'infanzia, un concetto non molto differente da quello che prevaleva nel quattordicesimo secolo: cioè che i bambini sono adulti in miniatura". Vale a dire: i bambini non sono più considerati "in fase di realizzazione, vulnerabili, privi di una piena capacità di controllo delle proprie facoltà intellettive ed emotive".
Una delle tendenze principali della nostra società è quella di non dare più risalto alle differenze tra adulti e bambini. Siamo una società di consumatori. Consumiamo ogni sorta di prodotto come ogni genere di informazione. Sveliamo ai bambini tutti i nostri segreti perché diventino il più presto possibile consumatori convinti ed informati.
La scomparsa dell'infanzia è un fenomeno intuito dagli studiosi dei fenomeni sociali già dagli anni sessanta ed è stato descritto ed analizzato magistralmente, appunto, da Postman.
Bambini ed adulti sempre meno distinguibili, uguali nel comportamento, nel linguaggio, negli atteggiamenti, nei desideri e perfino nell'aspetto fisico. Egli trova le prove del declino dell'infanzia in numerose tendenze della società americana -tendenze che si manifestano oggi in modo massiccio nel nostro mondo occidentale: l'aumento dei crimini commessi da minori, l'estensione dell'età sessuale, l'alcoolismo come il consumo di droghe da parte di minorenni. In più c'è un vento forte che soffia nella stessa direzione e parla dell'aumento dei divorzi, del calo di natalità e della generale riluttanza ad assumersi le responsabilità verso i figli come verso gli anziani.
Non abbiamo più bisogno dei bambini perché non vogliamo più assumere la responsabilità di educarli. Preferiamo noi stessi rimanere bambini. Terrorizzati dalla possibilità di invecchiare affidiamo i nostri bambini ed anziani a personale specializzato (i corsi per operatori sociali non si contano e in un futuro non lontano l'attività educativa più redditizia sarà quella che sfornerà badanti specializzate, possibilmente immigrate, per rispetto della "legge" economica sulla divisione del lavoro).
"La scuola riflette le tendenze sociali in modo molto più determinante di quanto riesca essa ad influire su di loro, ed è quasi incapace di opporvisi".
La scuola che prepara i ragazzi "in prospettive di carriera", e in particolare l'ultima riforma del sistema scolastico rispecchia (più che nei suoi singoli punti, nella sua "anima") il nuovo -vecchio concetto dell'infanzia che sta guadagnando terreno e condurrà inesorabilmente alla fine dell'infanzia.
Ma nonostante ciò, la scuola "è l'unica istituzione pubblica, ormai rimastaci, che sia basata sulla premessa che vi sono importanti differenze tra l'infanzia e l'età adulta". Da questa considerazione si deve, a mio avviso, partire per aggiornare, o meglio, ridefinire i suoi obiettivi, quel fine per cui alcune persone continuano e si ostinano a scommetterci ancora.

* Tutte le citazioni sono da: Neil Postman, La scomparsa dell'infanzia. Ecologia delle età della vita.
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