La riforma sommersa
Anna Pizzuti - 27-04-2005
La terza bozza di decreto per il secondo ciclo, bozza che ormai si prospetta come definitiva, potrebbe richiamare alla mente, per alcuni aspetti, l'immagine fiume carsico. Un fiume che scorre sotterraneo, scava gallerie e caverne, senza che chi si ferma alla superficie se ne possa rendere conto. Salvo poi trovarselo di fronte, quel fiume, al momento in cui riemerge, e non riuscire a fermarlo.
La riforma va abrogata, va detto giustamente e con chiarezza. Non bisogna però dimenticare di aggiungere: quella che si vede e quella che non si vede.
Esiste, infatti, una riforma invisibile, che si sta costruendo o si è già costruita in luoghi diversi da quelli della legislazione scolastica. Al punto che assistiamo a questo paradosso: il decreto che verrà sarà solo il punto di emersione di un fiume - per continuare la metafora - o meglio di un canale - per tornare al linguaggio della riforma - che esiste già e che si è già scavato molti percorsi.

Le bozze precedenti a quella dell'11 aprile avevano una struttura che potremmo definire ad ipsilon rovesciata.
Il primo articolo si preoccupava di presentare un sistema di istruzione e formazione unificato, di pari dignità, mentre i due successivi contenevano le divaricazioni. L'ultima bozza, presenta, invece, una struttura a rette parallele (quelle che non si incontrano mai) fin dallo stesso primo articolo.
In particolare nei due commi che riporto. Facendo presente che, come viene detto in una nota presente nella prima pagina ,"le modifiche in corsivo grassetto sottolineato sono successive al testo del 3 marzo 2005.Esse comprendono le integrazioni richieste dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali. "

8.La frequenza, con esito positivo, di qualsiasi segmento del secondo ciclo, compreso l'apprendistato di cui all'articolo 48 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n.276, comporta l'acquisizione di crediti certificati che possono essere fatti valere, anche ai fini della ripresa degli studi eventualmente interrotti, nei passaggi tra i diversi percorsi di cui al comma 7. Le istituzioni del sistema educativo di istruzione e formazione riconoscono inoltre, con specifiche certificazioni di competenza, le esercitazioni pratiche, le esperienze formative, i tirocini di cui all'articolo 18 della legge 24 giugno 1997, n. 196 e gli stage realizzati in Italia e all'estero anche con periodi di inserimento nelle realtà culturali, sociali, produttive, professionali e dei servizi, nonché le esperienze maturate sul lavoro nell'ambito del contratto di apprendistato di cui all'articolo 48 del decreto legislativo n.276 del 2003.

10. Le corrispondenze e modalità di riconoscimento tra i crediti acquisiti nei percorsi liceali e i crediti acquisiti nei percorsi di istruzione e formazione professionale ai fini dei passaggi dal sistema dei licei al sistema dell'istruzione e formazione professionale e viceversa sono definite mediante accordi in sede di Conferenza Stato-Regioni, recepiti con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali.


E' facile notare come le modifiche apportate siano tali da delineare una scuola, o quella che si sostiene essere ancora una sua parte, che non è solo in alternanza con il lavoro, ma che sembra diventare quasi solo lavoro, come è reso evidente dal fatto che l'apprendistato di cui all'articolo 48 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n.276, diventa pari pari segmento del secondo ciclo

Sembrerebbe una prospettiva lontana, visto che il decreto che regolamenta la legge Biagi non è ancora applicato, eppure così non è.
Basta guardare questa pagina del sito della Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, per scoprire quante e quali sono le regioni che hanno, fino ad oggi, dato attuazione all'apprendistato come previsto dal d.lgs.n.276/03.

La pagina contiene tutte le sperimentazioni riguardanti il nuovo apprendistato, ma in particolare ci sono da notare quelle della Lombardia, del Piemonte, della Toscana, dell'Emilia e Romagna che hanno firmato accordi con vari ministeri, enti e sindacati per la sperimentazione di percorsi di formazione in apprendistato.

Ecco quindi che una parte del decreto che non c'è, di fatto già c'è.

Ma non è l'unica. Ce n'è anche un'altra, quella adombrata, con l'aggiunta di quel di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali dall'articolo 10. che prelude ad una novità inserita, con il comma e dell'articolo 20 , nella parte riguardante il sistema di istruzione e formazione professionale, nel quale si afferma che le regioni assicurano che le competenze certificate siano registrate sul "libretto formativo del cittadino" di cui all'articolo 2 del decreto legislativo 10 settembre 2003, n.276.

Sono andata a cercare notizie di questo nuovo strumento di valutazione o certificazione o registrazione ed ho scoperto che proprio pochi giorni fa, il 21 aprile, in sede di Conferenza Unificata, da parte della la stessa Conferenza, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, le Regioni, le P.A. e le parti sociali dovrebbe essere stato definito un formato condiviso di questo Libretto che - stando sempre a quanto stabilito dal decreto attuativo della legge Biagi, deve contenere la registrazione delle "competenze acquisite durante la formazione in apprendistato, la formazione in contratto di inserimento, la formazione specialistica e la formazione continua svolta durante l'arco della vita lavorativa ed effettuata da soggetti accreditati dalle regioni, nonché le competenze acquisite in modo non formale e informale secondo gli indirizzi della Unione europea in materia di apprendimento permanente, purché riconosciute e certificate ";

Dico dovrebbe, perché non esiste ancora un comunicato ufficiale. Esiste, però, un modello, le cui voci sono le seguenti:

1. INFORMAZIONI PERSONALI
2. ESPERIENZE LAVORATIVE / PROFESSIONALI
3. TITOLI DI ISTRUZIONE E FORMAZIONE
4. ESPERIENZE FORMATIVE
5. COMPETENZE ACQUISITE IN PERCORSI DI APPRENDIMENTO

Il punto 5 è il più interessante. E' una tabella tutta da riempire, con l'aiuto di una nota che dice: "In caso di competenze acquisite nell'ambito di percorsi di apprendimento formale, specificare l'articolazione in relazione alle tipologie di competenze individuate dall'accordo in Conferenza Unificata del 28.10.2004: competenze di base, competenze tecnico-professionali e trasversali. Per le Competenze di base derivanti da percorsi di istruzione e formazione si farà riferimento alle aree individuate dall'Accordo in Conferenza Unificata del 15.01.04: Area dei linguaggi, Area tecnologica, Area scientifica, Area storico-socio-economica. "

E' inutile notare come di "libretto del cittadino" non ci sia traccia nella definizione dell'organizzazione educativa e didattica del percorso liceale, per cui mi chiedo come possano essere di "pari dignità" due percorsi che hanno due modi diversi di certificazione e/o valutazione, uno dei quali, addirittura, è regolato da una legge diversa. Che è già in vigore e che potrebbe continuare ad avere effetti sulla scuola anche quando la "riforma", come si spera, sarà abrogata.

Gli esempi che ho portato - ma molti ancora se ne potrebbero fare, se pensiamo, ad esempio, ai percorsi triennali che dovevano essere sperimentali e che ora sono, di fatto, un ulteriore canale
"formativo" o alle sperimentazioni ed ai progetti, in atto o in procinto di essere attuati, in alcune regioni, come il Veneto e la Lombardia, che richiederebbero un esame approfondito, perché sono già il secondo canale realizzato - dovrebbero rendere l'idea di quanto sarà complesso il compito cui si troverà di fronte una eventuale nuova maggioranza di governo. E di come potrebbe non bastare scrivere, da qualche parte La legge 53/2003 è abrogata. Ci potrebbe anche essere la tentazione di individuare, in tutti o in alcuni di questi provvedimenti "collaterali o sommersi gli strumenti adatti per combattere il fenomeno della dispersione.
Quella che ci aspettiamo, invece, è una risposta/proposta diversa, che comprenda la complessità del fenomeno, che non riguarda solo la scuola, anche se è rispetto ad essa si manifesta. Una risposta che, soprattutto, non sia una resa mascherata da strategie, come quella che è stata costruita in questi anni.


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 giorgio    - 02-05-2005
Un chiarimento a proposito dell'apprendistato.

La legge Biagi ne prevede 3 tipi:
a) per l'espletamento del diritto-dovere di istruzione e formazione;
b) professionalizzante per il conseguimento di una qualificazione attraverso una formazione sul lavoro e un apprendimento tecnico-professionale;
c) per l'acquisizione di un diploma o per percorsi di alta formazione.

Nelle bozze sul 2° ciclo si parla del primo tipo, che non è stato ancora attivato. Gli accordi citati (sito FIPE) riguardano la sperimentazione del 3° tipo.



 Anna Pizzuti    - 03-05-2005
Giusto per far comprendere di cosa stiamo parlando, riporto una sintesi del testo dei tre articoli del decreto applicativo della Legge Biagi. Il testo completo è qui.

Articolo 48.
Apprendistato per l'espletamento del diritto-dovere di istruzione e formazione
1. Possono essere assunti, in tutti i settori di attività, con contratto di apprendistato per l'espletamento del diritto-dovere di istruzione e formazione i giovani e gli adolescenti che abbiano compiuto quindici anni.
2. Il contratto di apprendistato per l'espletamento del diritto-dovere di istruzione e di formazione ha durata non superiore a tre anni ed è finalizzato al conseguimento di una qualifica professionale. La durata del contratto è determinata in considerazione della qualifica da conseguire, del titolo di studio, dei crediti professionali e formativi acquisiti, nonchè del
bilancio delle competenze realizzato dai servizi pubblici per l'impiego o dai soggetti privati
accreditati, mediante l'accertamento dei crediti formativi definiti ai sensi della legge 28 marzo
2003, n. 53.
(…)
4. La regolamentazione dei profili formativi dell'apprendistato per l'espletamento del diritto-dovere di istruzione e formazione è rimessa alle regioni e alle province autonome di Trento e Bolzano, d'intesa con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali e del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, sentite le associazioni dei datori di lavoro e dei
prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, nel rispetto dei
seguenti criteri e principi direttivi:
a) definizione della qualifica professionale ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53;
b) previsione di un monte ore di formazione, esterna od interna alla azienda, congruo al conseguimento della qualifica professionale in funzione di quanto stabilito al comma 2 e secondo standard minimi formativi definiti ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53;
c) rinvio ai contratti collettivi di lavoro stipulati a livello nazionale, territoriale o aziendale da associazioni dei datori e prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative per la determinazione, anche all'interno degli enti bilaterali, delle modalità di erogazione della formazione aziendale nel rispetto degli standard generali fissati dalle regioni competenti;
d) riconoscimento sulla base dei risultati conseguiti all'interno del percorso di formazione, esterna e interna alla impresa, della qualifica professionale ai fini contrattuali;
e) registrazione della formazione effettuata nel libretto formativo;
f) presenza di un tutore aziendale con formazione e competenze adeguate.

Articolo 49.
Apprendistato professionalizzante
1. Possono essere assunti, in tutti i settori di attività, con contratto di apprendistato professionalizzante, per il conseguimento di una qualificazione attraverso una formazione sul lavoro e la acquisizione di competenze di base, trasversali e tecnico-professionali, i soggetti di età compresa tra i diciotto anni e i ventinove anni.

Articolo 50.
Apprendistato per l'acquisizione di un diploma o per percorsi di alta formazione
1. Possono essere assunti, in tutti i settori di attività, con contratto di apprendistato per conseguimento di un titolo di studio di livello secondario, per il conseguimento di titoli di studio universitari e della alta formazione, nonchè per la specializzazione tecnica superiore di cui all'articolo 69 della legge 17 maggio 1999, n. 144, i soggetti di età compresa tra i diciotto anni e i ventinove anni.
2. Per soggetti in possesso di una qualifica professionale conseguita ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53, il contratto di apprendistato di cui al comma 1 può essere stipulato a partire dal diciassettesimo anno di età.
3. Ferme restando le intese vigenti, la
regolamentazione e la durata dell'apprendistato per
l'acquisizione di un diploma o per percorsi di alta formazione è rimessa alle regioni, per i soli
profili che attengono alla formazione, in accordo con le associazioni territoriali dei datori di lavoro e dei prestatori di lavoro, le università e le altre istituzioni formative.

Veniamo ora all’osservazione specifica. Ho cercato di essere attenta, estraendo i riferimenti alle regioni, a segnalare quelle che stanno legiferando non solo sull’art.50. La mancanza di spazio ed il timore della pedanteria mi hanno frenato nell’approfondimento della questione. Approfittando del rilievo ricevuto, lo faccio ora, citando dall’accordo stipulato dalla regione Liguria, ripreso pari pari anche dalla regione Sicilia:

Gli obiettivi e i contenuti sopra indicati sono da considerarsi di riferimento anche per le
sperimentazioni relative all’apprendistato per l’espletamento del diritto-dovere all’istruzione
e formazione (art. 48, D.Lgs. 276/03) e per l’apprendistato per l’acquisizione di un diploma
o per percorsi di alta formazione (art. 50, D.Lgs. 276/03).


e da quello della provincia di Bolzano

2. avviare una riflessione comune, per quanto riguarda in particolarel’apprendistato, sui seguenti temi:
- standard formativi, modelli pedagogici e modalità attuative per il diritto dovere all’istruzione e alla formazione;


Ho controllato anche gli accordi per l’attuazione dell’art.50. Certo, si parla prevalentemente di master ed il riferimento ai 17 anni mi sembra, comunque, non esserci.

Resta però il nodo centrale di quello che chiamerei uno “sfondo di supporto” nel quale si inserisce il problema della pervasività della riforma del quale crecavo di occuparmi, fra l’altro, nelle mie riflessioni.

E si apre, comunque, un filone di discussione che forse rischia di sembrare troppo particolare, ma che tale potrebbe non essere, se lo si collega alla proposta del libretto del cittadino come strumento di certificazione per tutto il doppio canale.

Non ho avuto ancora modo di controllare se nell’ultima bozza di decreto la dicitura resti o meno, quindi siamo ancora nel campo delle ipotesi. Ma, vista la natura dei rischi che si corrono, credo che anche sulle ipotesi sia bene vigilare.