Spaghetti in salsa Invalsi
Mario Menziani - 27-04-2005
Gentile signor Invalsi,
sono uno dei tanti alunni di prima media a cui lei, nei giorni scorsi, ha sottoposto una gran quantità di domande.
Mi permetta di enunciarle queste brevi considerazioni preliminari.
E' vero che la scuola è tutto un porsi e porre domande, perché è così che si impara davvero e ci si fa un'opinione sulle cose del mondo.
E' vero anche che gli adulti, ponendoci a loro volta domande, ci aiutano a crescere perché i loro quesiti ci consentono di aumentare le nostre conoscenze aiutandoci a vedere cose e relazioni che altrimenti, da soli, faremmo fatica ad individuare e ci permettono di capire a che punto del nostro percorso ci troviamo, quanta strada dobbiamo ancora fare, o quale strada è meglio percorrere, date le nostre conoscenze e le nostre capacità.
Insomma, signor Invalsi, è vero che la scuola, quando funziona davvero, è il luogo in cui docenti e discenti apertamente e liberamente si confrontano, attraverso il dialogo e la ricerca e dove, pian piano, proprio in virtù del dialogo e della ricerca, nei discenti matura il pensiero critico.

E' per questo che mi sento autorizzato a porle qualche domanda, signor Invalsi, a proposito delle sue numerose domande.
Lei ci ha presentato un bel brano di un mio conterraneo, Arturo Loria. Davvero uno scrittore raffinato, come lei dice presentandocelo, che in poco più di due righe riassume la favola del corvo e del formaggio di Esopo, per proseguirla con fantasia e arguzia.
Ebbene la raffinatezza di Loria sta anche in scelte lessicali poco comuni, in costruzioni sintattiche piuttosto ardite, in metafore non sempre facilmente comprensibili. In genere i nostri insegnanti di fronte ai brani che leggiamo ci conducono, con una serie di domande, alla comprensione dei nessi principali, ad attribuire a ciascun attore le proprie caratteristiche, a individuare bene i capisaldi del racconto: personaggi, luoghi, tempo e durata; quindi, con altre domande, magari discutendo insieme, ci aiutano a ricostruire le relazioni, a individuare scopi e sovrascopi.
Lei invece parte subito chiedendoci un possibile titolo per la favola.
Ma per dare un titolo bisogna aver capito bene bene tutta la favola, scopi e sovrascopi compresi. Il titolo si dà alla fine, non all'inizio, signor Invalsi, o no?
All'opposto, solo alla fine ci chiede di riflettere sul significato di alcune parole, come, ad esempio, la parola "pondo".
Io, le confesso, non l'ho mai sentita, ma se penso che il corvo aveva nel becco il sasso e se mi chiedo che cosa lascia cadere il corvo dopo aver ascoltato le parole della volpe, allora arrivo a capire che sasso e pondo sono, forse, in un qualche modo sinonimi e, alla fine, posso scegliere tra le quattro risposte (peso, quantità, volume, forma) la risposta esatta.
Tra queste due domande lei ne ha poste tante altre. Considerandole nel complesso, devo dirle che mi è sembrato più preoccupato di sapere se avevo studiato la coniugazione dei verbi piuttosto che se ero in grado davvero di capire il brano. I tempi e i modi verbali servono all'autore per costruire una rete di significati e di relazioni, se mi voleva semplicemente interrogare sui verbi, perché allora mi ha fatto leggere il testo di Loria e quello di Esopo? Non certo per capire come avviene in noi la comprensione di un brano, e allora per che cosa?
Anche in matematica è successo qualcosa di simile. Ha presente i due problemi, quello delle palline e quello degli spaghetti?
Nel primo voleva sapere quante scatole di palline si dovevano ancora confezionare dopo che erano state inscatolate tante palline che complessivemente erano costate una certa cifra. Ma che cosa c'entra il costo delle palline con il numero delle scatole ancora da confezionare? Assolutamente nulla. E' un dato, signor Invalsi, che non serve a niente. Se lei considera quel costo, va a finire che poi si confonde e sbaglia a fare i calcoli.
Per risolvere un problema bisogna avere chiaro che cosa si vuole sapere e lasciare da parte tutte le informazioni che non c'entrano: è una selezione fondamentale, la prima cosa da fare per risolvere i problemi. Sta alla base del pensiero scientifico, mi hanno spiegato (credo che in un qualche modo c'entri Galilei).
Così dicasi per gli spaghetti. Se lei sa che gli spaghetti cuociono in 12 minuti, l'informazione che trova sul pacco, che cioè dentro non ce ne sono 500 grammi, lei la deve lasciar perdere perché a lei basta quella che riguarda la cottura, non il peso: gli spaghetti non sono come l'arrosto, quello sì che si cuoce in rapporto al peso. Ma gli spaghetti sono tutti uguali, sia che ne cuocia 500 grammi, sia che ne cuocia 250 grammi. Così il problema che lei ci ha sottoposto (in una scatola di spaghetti c'è scritto: "Spaghetti- 500 grammi- cottura 12 minuti", in quanto tempo cuociono 250 gr di spaghetti?) in realtà non è affatto un problema.
Un'ultima cosa, signor Invalsi, tra le domande di scienze lei ci chiede di ordinare dal più grande al più piccolo un certo numero di animali, raffigurati dal disegnatore senza tener conto delle reali dimensioni degli animali stessi. Molti di questi io li conosco soltanto per averli visti nei documentari. Lei sa bene che nei documentari le riprese possono essere fatte da angolazioni molto particolari, che gli obiettivi avvicinano o allontanano a seconda delle scelte del regista. Ma si immagini, signor Invalsi, se mi sono trovato in difficoltà io che pur ci vedo bene, come si può esser sentito il mio compagno non vedente dalla nascita a rispondere a questo o ad altri quesiti per i quali l'esperienza diretta era la condizione fondamentale per poter rispondere al quesito.

Ah, dimenticavo, un'ultimissima domanda: lei ci ha chiesto anche qualcosa a proposito dell'evoluzione. Ma non era materia abolita dalla recente riforma della scuola?

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 Vincenzo Dello Iacovo    - 01-05-2005
Ho letto (e riletto più di una volta) l'articolo "Spaghetti in salsa Invalsi", e provo comprensione per i miei alunni (triennio di Liceo Scientifico) che continuo a vessare con problemi di Matematica e Fisica, con esiti molto poco entusiasmanti. Sono studenti normali, svegli, ma i problemi sono il loro dramma. Tutto bene fino a quando si tratta di applicare una formula nota in un contesto altrettanto noto, ma sono guai se i dati sono mescolati alla rinfusa, magari sovrabbondanti, oppure - Dio non voglia - insufficienti.
Nell'articolo in questione vengono contestati dei quesiti matematici in cui sono presenti informazioni "inutili": i quesiti non sono riportati per esteso, ma pare chiaro che l'obiettivo sia verificare se lo studente è in grado di utilizzare i dati utili e scartare gli altri. Un'abilità fondamentale per la risoluzione dei problemi: non mi pare prematuro accertare la sua esistenza in una prima media. Il fatto è che tale abilità - stando alla mia esperienza - non viene sviluppata nemmeno in seguito. E non certo per colpa degli studenti.
Il quesito di scienze viene contestato perché si pensa che lo studente non abbia conoscenza diretta degli animali raffigurati: e se il quesito volesse verificare proprio questo?
Per quel che riguarda non vedenti o ipovedenti, stando alle istruzioni, esisteva la possibilità di prove "personalizzate".
Il bello dei questionari a risposta multipla sta proprio nel fatto che è possibile sempre ricavare informazioni di tipo statistico: vanno trattate con cautela, ma sono informazioni utili.
Non sarà che negli insegnanti scatta il rifiuto del confronto vero, su dati oggettivi, abituati come siamo ad un'autorefenzialità che non mi pare stia portando molto di buono?