breve di cronaca
Il 9 novembre sarà la giornata della libertà
Ricorrenza dell'abbattimento del muro di Berlino. Berlusconi: «Omaggio alla fine di un'ideologia che ha insanguinato il mondo»

D'ora in avanti il 9 novembre sarà la «Giornata della libertà». Lo prevede una legge approvata dalla Camera con 247 sì, 206 no e 5 astenuti. Tutto il centrosinistra ha votato contro contestando l'opportunità della legge. Quindi il 9 novembre sarà la «Giornata della libertà» in ricordo dell'abbattimento del muro di Berlino avvenuto nel 1989, «evento simbolo per la liberazione di Paesi oppressi e auspicio di democrazia per le popolazioni tuttora soggette al totalitarismo». In occasione della ricorrenza saranno organizzati cerimonie ufficiali e approfondimenti nelle scuole «che illustrino il valore della democrazia e della libertà evidenziando obiettivamente gli effetti nefasti dei totalitarismi passati e presenti».
In Germania il giorno dell'abbattimento del muro non viene commemorato, invece è festa nazionale il 2 ottobre, giornata della riunificazione tra Germania Est e Germania Ovest.
«Finalmente potremo commemorare tutte le vittime innocenti delle dittature», ha detto il senatore di Forza italia Sergio Travaglia, primo firmatario della legge, «anche quelle finora escluse come le vittime dei gulag, delle purghe staliniste e delle deportazioni etniche».
«L'Italia festeggia il giorno della liberazione il 25 aprile», ha ricordato la vice presidente dei deputati Ds, Elena Montecchi.
«Sono molto felice», ha commentato Silvio Berlusconi. È un omaggio alla fine «di un'ideologia che ha insanguinato il mondo e ha preoccupato anche il mondo che non è caduto sotto il potere comunista. La legge serve a consolidare il dovere della memoria di un fatto che celebreremo sempre».

06 aprile 2005


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 Fuoriregistro    - 14-04-2005
Riportiamo, anche se lungo, il resoconto stenografico dell'Assemblea, nella seduta n. 607 del 6/4/2005

Dichiarazioni di voto finale - A.C. 4325

PRESIDENTE . Passiamo alle dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Mascia. Ne ha facoltà.
GRAZIELLA MASCIA. Signor Presidente, come molti colleghi hanno già avuto modo di testimoniare nei loro interventi sia alla Camera sia al Senato, la proposta di legge al nostro esame, con la quale si intende istituire il «Giorno della libertà» in data 9 novembre in ricordo dell'abbattimento del muro di Berlino, reca in sé delle valutazioni e degli argomenti che riteniamo strumentali in quanto non hanno nulla a che fare con la riflessione storica sulla caduta del muro di Berlino.
Da parte nostra ci sarebbe interesse e nessun imbarazzo a riflettere su quella esperienza storica e sul giudizio da dare relativamente all'esperienza nei paesi dell'est. Non c'è alcun imbarazzo anche perché la condanna dello stalinismo è parte integrante della nostra riflessione politica, ed è persino parte del manifesto istitutivo del Partito della sinistra europea, di cui il partito della Rifondazione comunista fa parte. Ma in questa pretesa istituzione di un giorno della libertà non c'entra nulla la riflessione storica; vi è stata e vi è, invece, la volontà di fare su di essa propaganda sia durante la tornata elettorale appena svoltasi sia con riferimento a quella che ci attende nel prossimo futuro.
Dalla discussione svoltasi in quest'aula e da quella desumibile dai resoconti stenografici al Senato risulta evidente una furia anticomunista da cui si evince il tentativo di riscrivere la storia, al di là del muro di Berlino, per colpire il partito comunista italiano e la sua storia in questa Italia repubblicana e il suo contributo dato alla democrazia di questo paese. Questo è evidente per una serie di ragioni; tra queste, ne sottolineo almeno due. La prima è quella secondo la quale non fa parte della storia di questa istituzione - cioè del Parlamento italiano - la decisione su solennità civili e, quindi, l'istituzione di «giornate particolari» che prescindano dalla nostra storia nazionale. Se volessimo argomentare sul momento della caduta del muro di Berlino e sull'idea di farne riferimento in una data, questo andrebbe fatto quantomeno nel contesto europeo. In quella sede avrebbe un senso e una logica. Abbiamo dato la nostra disponibilità ad una ipotesi di questo tipo, ma l'insistenza della maggioranza al Governo a voler fare di una data europea un carattere nazionale, istituendo così un precedente mai verificatosi in questo Parlamento, conferma l'intenzione di voler strumentalizzare un pezzo di storia.
È stato ricordato in questa sede dal collega Bressa che, se noi dovessimo considerare per quanto attiene alla storia dell'Italia la data del 9 novembre, ci troveremmo purtroppo a far riferimento ad episodi e a vicende per nulla da ricordare e per nulla da segnare sul calendario come storia della democrazia. Ricordo, infatti, che il 5 novembre del 1926, quindi in periodo fascista, si riunì il Consiglio dei ministri dell'epoca che proclamò in quei giorni la fine della libertà, dell'associazione politica e della libertà di stampa. Giorni in cui il fascismo cominciò a mostrare il suo vero volto. La pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della fine di queste libertà avvenne l'8 novembre dello stesso anno e l'entrata in vigore fu prevista esattamente per il 9 novembre. Se, quindi, facciamo riferimento alla nostra storia, questa data non può essere presa in considerazione proprio perché, ripeto, il 9 novembre segnò nel nostro paese l'abolizione della democrazia, della libertà di stampa e la reintroduzione della pena di morte. Sarebbe pertanto curioso per il nostro paese che il 9 novembre diventasse una data da legare al concetto di libertà. La verità è che si vorrebbe riscrivere la storia a colpi di date, nel tentativo - dichiarato nel corso del dibattito - di condannare un simbolo, quello dei comunisti, i quali, nella storia repubblicana, sono stati tra i fondatori della Costituzione repubblicana e della democrazia di questo paese. Dunque, dal punto di vista istituzionale, si pretende di costituire un precedente in maniera arrogante e secondo una logica tutta strumentale.
La seconda considerazione riguarda il carattere di solennità civile, cui conseguono, come viene precisato nella proposta, cerimonie commemorative ed anche circolari e direttive indirizzate alle scuole. Ecco un altro elemento rivelatore dell'esistenza, a fondamento della proposta in esame, di una concezione opposta al principio della libertà o delle libertà: si pretende di emettere circolari e direttive affinché una certa data sia celebrata nelle scuole, le quali dovrebbero favorire la costruzione delle coscienze critiche dei ragazzi e delle ragazze! In una logica tutta interna a se stessa e non comune a tutta la nazione, una maggioranza parlamentare pretende di dettare legge all'interno delle istituzioni scolastiche, senza stimolare uno spazio per la didattica e la ricerca dedicato ad una rilettura anche critica della storia italiana. Si pretende di dettare legge secondo una logica strumentale che pretende di riscrivere la storia evitando di guardarla per quello che effettivamente è!
Per queste ragioni noi del centrosinistra abbiamo evitato di contrapporre altri titoli ed altre date o di introdurre elementi di compensazione. I colleghi del Senato hanno provato a farlo nella parte iniziale della discussione, cercando di raggiungere un equilibrio. Noi abbiamo scelto, sin dall'inizio, di non accettare questa logica, ma di disvelare semplicemente la logica propagandistica e strumentale dell'iniziativa. Abbiamo anche tentato di invitare la maggioranza a riflettere, offrendo la nostra disponibilità ad una discussione libera ed aperta sulla realtà e sulla storia europee, su un evento che è stato importante per tutti, ma l'atteggiamento di chiusura della maggioranza dà la conferma di ciò che abbiamo sottolineato.
Pertanto, siamo costretti ad esprimere un voto contrario, non senza sottolineare, per l'ultima volta, che la proposta in esame nulla ha a che fare con la cultura della libertà, concetto che dovrebbe trovare concretizzazione soprattutto sul piano culturale, sul piano del sapere che, in particolare nella realtà scolastica, dovrebbe essere offerto alle giovani generazioni. Con la cultura delle libertà è coerente l'idea di uno Stato che non pretende di dettare legge in ordine ai comportamenti delle persone (ricordo che si svolgerà un referendum proprio su una legge che pretende di decidere su questioni che hanno a che fare con le scelte individuali delle persone). Nulla hanno a che fare con la cultura delle libertà le politiche concrete di questo Governo e di questa maggioranza.
Speravamo che le ultime vicende elettorali e la notevole perdita di consenso da parte di questa maggioranza e di questo Governo potessero farvi riflettere sulla contraddizione tra la vostra pretesa di chiamarvi Casa delle libertà ed il contenuto delle politiche che proponete per questo paese.
Prendiamo atto della scelta di proseguire in questa logica autoritaria ed arrogante. Esprimeremo un voto contrario, ma naturalmente tale questione, che consideriamo importante, sarà oggetto di dibattito con i cittadini e le cittadine (Applausi dei deputati del gruppo di Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Gibelli. Ne ha facoltà.
ANDREA GIBELLI. Signor Presidente, il gruppo della Lega Nord esprimerà un voto favorevole sul provvedimento in esame, poiché istituisce la giornata del ricordo di un evento che ha cambiato il corso dell'Europa. Avremmo preferito nel titolo della proposta di legge una definizione più ampia, contenuta in una proposta di legge presentata alla Camera dal nostro gruppo il 6 maggio 2002, in cui si faceva espresso riferimento all'indipendenza dei popoli europei. Riteniamo, infatti, che quella riguardante la libertà non debba essere una definizione astratta; essa deve collegarsi ai popoli che l'hanno fortemente voluta.
È molto importante che le giovani generazioni sappiano cosa è accaduto il 9 novembre 1989. Gli interventi che si sono svolti durante la discussione sulle linee generali e nella giornata odierna lasciano trasparire un certo imbarazzo nel considerare la storia così com'è avvenuta. Probabilmente, qualcuno, in futuro, scriverà che l'Unione sovietica non era nemmeno comunista, che era un'altra cosa e che i comunisti buoni sono ancora presenti in questo paese. La verità è un'altra. La verità è che la libertà è un bene troppo prezioso per essere relegato alla storia e proprio nelle scuole deve trovare il punto di partenza.
Ringraziamo il Governo per aver accolto un nostro ordine del giorno che definisce la necessità di sviluppare in Europa una lunga riflessione sui contenuti che la stessa si sta dando. Noi, come deputati della Lega Nord, riteniamo che il punto di partenza non sia il sistema monetario e burocratico parastatale ereditato dagli Stati nazionali, ma un'Europa che individui nelle identità e nei popoli il proprio termine di paragone, come volevamo in questo progetto di legge che abbiamo fatto sottoscrivere da larga parte dei deputati della Casa delle libertà.
Le firme dei deputati della Casa delle libertà rappresentano circa un terzo degli eletti nelle file della maggioranza, quindi la ferma volontà di un'Europa libera che individui nei popoli e nella autodeterminazione (vi è, quindi, la necessità di una struttura europea ed intranazionale che rispetti le identità e le culture dei popoli) la definizione più ampia.
Probabilmente, oggi avremmo apprezzato un maggior coraggio da parte della maggioranza, ma riteniamo assolutamente necessario procedere con l'approvazione di questa proposta di legge, vista la data simbolica e le commemorazioni che proprio in questa giornata hanno visto uno dei paladini della vittoria sul comunismo celebrato oggi dal Presidente della Camera e dal Governo.
Esprimeremo un parere favorevole, impegnando formalmente, quindi sostanzialmente, il Governo a sostenere la battaglia suggerita dal nostro ordine del giorno in sede europea, in maniera tale che l'identità dei popoli sia il termine di paragone per un'Europa libera e diversa da quella che i burocrati hanno lasciato e che noi tentiamo di modificare (Applausi del gruppo della Lega Nord Federazione Padana).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Galante. Ne ha facoltà.
SEVERINO GALANTE. Signor Presidente, prima di entrare nel merito di un provvedimento che giudico assai serio e sul quale esprimeremo un voto contrario, voglio concedermi il vezzo di una precisazione in merito ad un intervento di un collega che, se ho ben inteso, mi accusa di non conoscere la storia.
Per uno storico di professione, quale io sono, è un'accusa quasi sanguinosa, ma accolgo la sua lezione in modo amichevole, in quanto sono aperto a tutte le lezioni.
Per questa ragione, andrò a leggermi il Bignami, come implicitamente mi suggerisce il collega; a mia volta, gli suggerisco però di integrare le sue fonti culturali anche con la vastissima produzione storiografica sul patto di Monaco, su quello Ribbentropp-Molotov, sulle intensissime attività diplomatiche occidentali che precedettero ed accompagnarono lo scoppio della guerra, tentando di spingerne la macchina, giusto il Mein Kampf, verso Est, sulla Drôle de guerre ed anche su altri temi che probabilmente sul Bignami il collega non ha trovato e dai quali potrebbe trarre grande profitto.
Stando al merito, ho ben chiara la consapevolezza che il 9 novembre del 1989 è la data simbolo che ha segnato la fine della guerra fredda, di quella che si può a tutti gli effetti considerare la terza guerra mondiale, scoppiata all'indomani della fine della seconda tra le principali potenze della grande alleanza che aveva combattuto e sconfitto la Germania nazista e l'Italia fascista in Europa.
Lo scontro fra gli Stati Uniti e l'Unione sovietica per la leadership mondiale si è concluso il 9 novembre 1989, con la vittoria statunitense e, conseguentemente, sono finiti gli assetti internazionali sanciti dalla seconda guerra mondiale. È finito il bipolarismo: una sola potenza sovrasta tutte le altre ed ambisce a rendere permanente nel tempo la propria attuale posizione.
Celebrare con un'apposita ricorrenza il 9 novembre potrebbe avere senso, e mi limiterei allora a registrarlo per mero realismo, se si celebrasse esplicitamente questo: la vittoria degli Stati Uniti e dei nuovi alleati nella guerra fredda.
I vostri obiettivi tuttavia sono ben altri: il mutamento degli equilibri internazionali per voi diventa occasione, se non pretesto, per giustificare e motivare il disegno di stravolgimento degli equilibri interni, sintetizzati nel patto costituzionale della vigente Costituzione repubblicana, che voi tutti perseguite, ma che più di ogni altro persegue Alleanza nazionale; il partito, mi consentano i colleghi, legittimo e coerente erede del fascismo, il partito di coloro che alla stesura della Costituzione sono stati estranei e che della Costituzione antifascista sono stati e restano nemici.
Voi dite libertà, ma intendete sdoganamento. Volete celebrare il giorno che ha consentito a Berlusconi di riammettere i fascisti nel circuito politico e di governo dell'Italia democratica.
Non è D'Alema, vorrei dire al camerata La Russa, che aveva bisogno di una qualche legittimazione per diventare Presidente del Consiglio. D'Alema viene da una storia politica che ha nella firma di Umberto Terracini la sanzione della legittimità costituzionale a governare. Non cerchi dunque, La Russa, delle complicità.
Chi aveva, ha ed avrà bisogno di legittimazione costituzionale, in rapporto a questa Costituzione sono altri, e si capisce bene allora perché voi la state devastando.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi pregherei di ridurre il rumore di fondo per rispetto nei riguardi di coloro che parlano.
MAURA COSSUTTA. C'è una riunione di Governo!
PRESIDENTE. I colleghi intorno al banco del Governo sono pregati di sedersi.
SEVERINO GALANTE. È gente che come propri campioni e «testimoni di libertà» può portare soltanto le figure di Pietro Koch e di Giuseppe Duca Masè, i torturatori e assassini di Roma e di Milano; di Mario Carità e del suo fido sicario Castaldelli, i torturatori e assassini di Villa Triste a Firenze e di Palazzo Giusti a Padova; di Giuseppe Gueli e di Gaetano Collotti, i criminali e torturatori, collega Nania, di Trieste, e di mille altri responsabili di soprusi, violenze, torture, esecuzioni, eccidi, stragi, rastrellamenti, saccheggi ed incendi.
Questi sono gli ispiratori autentici della vostra nozione di libertà, quelli che vorreste celebrare come fondamenta italiane della libertà europea. Invece no! Un qualche nome apparentemente meno abbietto bisognava pure trovarlo, per onorare la libertà. Perciò, il collega La Russa ha avuto la trovata di citare tra i filosofi della libertà Giovanni Gentile. Citare Gentile nel contesto di un tema siffatto, egregio collega, è doppiamente abbietto. In primo luogo, lo è per un motivo storico, fattuale: Gentile fu l'ispiratore dell'infame legge fascista che impose ai professori universitari il giuramento di fedeltà al regime. A migliaia essi furono costretti a rinunciare alla loro libertà di pensiero, alla loro libertà di ricerca, alla loro libertà di parola, salvo - va detto -12 di essi, che ebbero la forza, il coraggio, la dignità di rifiutare, dando un esempio di resistenza per la libertà - quella vera, non la vostra - che sarebbe stato fecondo. Questi nomi meriterebbero di essere citati come testimoni di libertà, dunque, non Gentile!
Ma vi è un secondo motivo, di natura più generale e teorica, che fa ritenere blasfemo avvicinare il nome del filosofo Gentile, sostenitore dello Stato totalitario fascista, alla lotta per la libertà. Infatti, Gentile giustificò e teorizzò lo Stato assolutistico e totalitario, e lo fece fino all'ultimo, sia con la sua pubblica adesione al Governo fantoccio dei nazisti, quello di Salò, sia con il suo ultimo scritto, che il collega La Russa, da buon discepolo, immagino abbia letto, Genesi e struttura della società, nel quale sostiene che lo Stato autoritario, identificandosi con il filosofo idealista, realizza la libertà di quel filosofo, e perciò non è autoritario. Singolare sillogismo! È questa la stessa concezione della libertà e del rapporto della libertà con lo Stato che La Russa evidentemente condivide con Gentile.
Ben altri nomi si possono e si debbono coniugare alla parola libertà nel nostro paese: dal linotipista Eusebio Giambone, all'operaio Guido Galimberti; dal giornalaio Amedeo Lattanzi, all'elettromeccanico Balilla Grillotti; dall'operaio Romolo Iacopini, allo studente Walter Fillak, e tanti purtroppo, tanti, tantissimi altri. Se poi volete estenderlo all'Europa occupata dai nazisti e dai fascisti, allora l'elenco diventa sterminato: dal tipografo olandese Jan Postma, al tornitore romeno Filomon Sirbu; dalla contadina russa Marina Gryzun, all'autista tedesco Anton Saefkow; dallo studente norvegese Helland Grepp, al contadino Albanese Ndoc Deda. Torturati, impiccati, fucilati, massacrati, mentre lottavano per la libertà contro di voi; torturati, impiccati, fucilati, massacrati, da quelli che avevano scelto di mettersi al servizio degli occupanti nazisti, della loro concezione e della loro pratica di libertà europea, come i torturatori della banda Koch e Carità, come i massacratori della guardia nazionale repubblicana, come i fucilatori e i boia delle brigate nere.
Ho voluto citare alcuni nomi di questo sterminato elenco di persone uccise dai fascisti e dai nazisti, perché lottavano per la libertà, perché nei resoconti e nelle cronache di questo Parlamento, sorto anche grazie al loro sangue, non rimanesse traccia soltanto dei blasfemi accostamenti del collega La Russa di turno. Nessuno di questi partigiani era un filosofo: erano operai, artigiani, contadini, studenti, ma essi capirono che lottare per la libertà significava esattamente lottare contro ciò che il filosofo Gentile approvava, sosteneva e difendeva.
Non c'è dunque dubbio che se il filosofo Gentile incarnava, coerentemente con la sua concezione teorica, lo Stato fascista, allora il contributo di Bruno Fanciullacci alla riconquista della libertà in Italia è stato determinante. Due abbiette bestemmie, dunque, il cui scopo è peraltro evidente: la rivalutazione per vie oblique del fascismo e dei fascisti come viatico alla devastazione costituzionale del nostro paese. Altro che lavacri di Fiuggi! Le vostre chiacchiere stanno a zero! Contano i fatti!
Un'ultima considerazione. Che un degno erede della teoria e della pratica nazifascista creda di poter dare lezione in merito ai valori umani ed ai modi di perseguirli, è veramente troppo. Si legga, il collega La Russa, e chi la pensa come lui, Primo Levi; si legga in particolare Se questo è un uomo. Ebbene, in quel racconto, si contiene il modello di libertà al quale vi siete «abbeverati» e nel quale siete cresciuti. In tale ambito, ne sono convinto, voi continuate a cercare ispirazione; sulla vostra bocca, «giorno della libertà» suona come «Il lavoro rende liberi» sulla porta di ingresso di Auschwitz: una sadica, inumana ipocrisia. Ma noi - stiatene certi - facciamo e faremo tutta la nostra parte per svelare tale ipocrisia e per fare capire come questa manovra sia parte di un più generale disegno di aggressione alla Costituzione ed ai valori, agli interessi, agli equilibri da essa garantiti. Vogliamo ribadire come nel nostro paese esista una sola data in cui si celebra la libertà riconquistata, il 25 aprile.
PRESIDENTE. Onorevole...
SEVERINO GALANTE. Il vostro scopo reale è abolire il 25 aprile. Lo ha detto, a suo modo, il rappresentante di Forza Italia intervenuto nella discussione sulle linee generali, e lo documenta la vostra tenace volontà di non finanziare, fino all'ultimo momento, le celebrazioni del sessantesimo anniversario della liberazione, dopo avere già cercato di soffocare finanziariamente l'ANPI; lo dimostra altresì il sistematico sabotaggio di quelle celebrazioni da parte del Presidente del Consiglio dei ministri.
Ma anche ciò conferma quanto voi volete; non avendo il coraggio di affrontare il nodo vero, e non potendo abolire l'autentica giornata della memoria della riconquista della libertà, puntate a moltiplicare le giornate della memoria per diluire il significato del 25 aprile. In questo paese di smemorati, cari colleghi della destra...
PRESIDENTE. Onorevole Galante, deve concludere; le ho già dato due minuti in più.
SEVERINO GALANTE. Concludo, signor Presidente.
Quanti altri giorni della memoria vi servono? Della memoria adulterata, intendo.
In ogni caso, se pure, con la forza dei numeri, doveste riuscirete a far approvare la proposta di legge, la questione sarebbe relativamente poco preoccupante. Il provvedimento resterebbe, infatti, lettera morta nei fatti perché è lettera morta nell'ethos civile del nostro popolo (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Comunisti italiani - Una voce dai banchi del gruppo di Alleanza Nazionale: «Vergognati!»)
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Bressa. Ne ha facoltà.
GIANCLAUDIO BRESSA. Signor Presidente, ritengo che nessuno, in quest'Assemblea - ma, più in generale, in Europa - possa o voglia negare che la caduta del muro di Berlino sia stata un evento storico di straordinaria rilevanza; uno di quegli eventi epocali che segnano in profondità la storia del nostro continente.
Tale evento storico, tuttavia, ci appartiene in quanto cittadini d'Europa e non si intreccia direttamente con la storia del nostro paese. È un evento che ha una dimensione europea; ma, in sé e per sé, esso non significa, e non può significare, per l'Italia, la conquista della libertà in quanto l'Italia non ha mai conosciuto una dittatura comunista. La nostra storia non può essere mistificata; d'altra parte, è assolutamente evidente, nelle intenzioni dei proponenti, la volontà di conferire a questa proposta di legge un significato storiografico. Si vuole, con il provvedimento in esame, riscrivere la storia del nostro paese, correggendo quelli che si dichiarano essere degli scompensi di valutazione. Ma, onorevoli colleghi, la storia non si riscrive con le leggi; chi lo fa dimostra di non avere il senso della storia e di non avere rispetto per la funzione del Parlamento.
Volere costruire, poi, un simbolo in laboratorio, è particolarmente originale e, aggiungerei, perversamente originale. Il 9 novembre, voi asserite, costituisce un evento simbolo e dichiarate che esso è e deve diventare il simbolo della libertà. Per tale motivo, si propone l'istituzione del giorno della libertà.
Ma vi siete chiesti, cari colleghi, cosa sia un simbolo? L'espressione simbolica si oppone a quella razionale, che espone un'idea senza usare la mediazione di una figura sensibile. Siccome, dunque, voi non avete elementi di razionalità per sostenere la vostra ipotesi, fate leva sulle emozioni, cercate di suscitare sentimenti per comprovare fatti che storicamente non esistono.
Un sentimento non può esprimersi razionalmente e non può esprimersi direttamente, se non facendo uso di simboli e miti. Qual è il sentimento che vogliamo elevare a simbolo? La libertà. Perché parlo di sentimento? Il 9 novembre, nella storia italiana, non si è realizzata la libertà, non si è conquistata la libertà. Il 9 novembre 1926 il fascismo rivelò la sua vera natura dittatoriale, spogliandosi di ogni simulacro di democrazia che, fino ad allora, aveva mantenuto. Il 9 novembre è il giorno che segna la fine della libertà di associazione politica e della libertà di stampa, a seguito dei provvedimenti del ministro Federzoni. Il 9 novembre è il giorno in cui il Parlamento istituisce i tribunali speciali e reintroduce nel nostro ordinamento giudiziario la pena di morte. Il 9 novembre, con un atto proditorio del Parlamento, ossia l'approvazione dell'ordine del giorno del deputato Turati - omonimo del deputato socialista - si dichiara la decadenza dei 124 parlamentari «aventiniani». Ed è sempre il 9 novembre che vengono arrestati i 17 deputati comunisti che non avevano partecipato all'«Aventino». Il 9 novembre, nella storia italiana, è il giorno della negazione della libertà, è il giorno in cui la dittatura fascista trova giuridicamente fondamento, in cui il Parlamento, disconoscendo la propria legittimità e la propria ragione di esistere, cancella le libertà dal nostro paese.

Dunque, il 9 novembre non è sicuramente il giorno giusto, nella storia nazionale, per celebrare la libertà. Ma se non c'è la storia possono restare i sentimenti. Ma di quale libertà volete parlare? Di quale libertà stiamo parlando? Quale delle molte libertà che possono essere evocate volete celebrare con questo giorno? Dalla più semplice, la libertà biologica, a quella epicurea, a quella kantiana, a quella di Sartre, a quella che ha ricordato, pochi istanti fa, il collega Galante, del filosofo Gentile, a quella che, pochi minuti fa, il Presidente Casini ricordava essere l'affermazione intransigente delle libertà dell'uomo, di Giovanni Paolo II? Quale delle cento, delle mille libertà che la storia del pensiero e della democrazia possono evocare volete celebrare? Non pretendo una risposta dal Governo a questa mia provocazione, perché tale provocazione basta a se stessa per dimostrare che per voi le leggi non sono il portato della storia, della sensibilità della nostra comunità, ma - in una logica da Stato etico - servono a riscrivere la storia ed a costruire artificialmente un'emozione, una fedeltà. Quando si compie una simile operazione si esce dal solco delle democrazie occidentali.
Riflettete, finché siete in tempo, sulle conseguenze che questo vostro agire politico può significare. Non spingete il paese verso divisioni improprie. Non riducete il nostro paese ad uno Stato etico. Non spingete - ripeto - il paese verso divisioni improprie, inopportune e storicamente non fondate. Non fatelo. Non serve nemmeno a voi (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-L'Ulivo e dei Democratici di sinistra-L'Ulivo)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Buontempo. Ne ha facoltà.
TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, ero convinto che oggi il Parlamento avrebbe espresso un voto unanime. Così non sarà. Noi abbiamo avuto il coraggio di denunciare tutte le tragedie del Novecento. Tutte! La sinistra conserva ancora, nel suo cuore e nel suo animo, un'inquietante zona d'ombra e non riesce a liberarsi del suo senso di colpa. Ancora oggi, abbiamo costatato, in questa sede, come vi sia una difesa indiretta di tutto ciò che è stato il comunismo. Onorevoli colleghi, non volevamo ricordare il giorno dei crimini comunisti - lo abbiamo affermato molto chiaramente -, ma la riconquista della libertà e la riunificazione dell'Europa, tant'è che il titolo del provvedimento al nostro esame è estremamente semplice: «Istituzione del «Giorno della libertà» in data 9 novembre, in ricordo dell'abbattimento del muro di Berlino. Peccato che la Camera, oggi, dopo aver onorato la memoria del grande Pontefice, non ha avuto l'onestà di riconoscere che tra le grandi opere compiute da Papa Wojtyla vi è anche l'avere avuto la forza morale ed il coraggio di contribuire ad abbattere il «muro della vergogna».
Onorevoli colleghi, gli eventi straordinari che hanno riconsegnato la libertà a milioni di uomini e donne non solo non devono essere dimenticati, ma bisogna trasmettere alle nuove generazioni il significato morale, politico e umano di quegli avvenimenti. Istituire un Giorno del ricordo significa ricostruire la storia dei popoli d'Europa e, quindi, tra gli obiettivi di coloro che hanno fortemente voluto, come Alleanza Nazionale, l'istituzione del Giorno della libertà non è certo quello di creare un'occasione di strumentalizzazione politica.
Gli eventi straordinari che hanno riconsegnato la libertà e il rispetto umano a milioni di uomini e di donne non solo non devono essere dimenticati, ma è un dovere trasmetterne alle nuove generazioni il significato e ricordare quegli eroi anonimi, come ricordava il collega Menia questa mattina, morti uccisi sul muro perché ritenevano che saltare quel muro fosse più importante della loro stessa vita.
Nella cultura di parte di questo Parlamento, nella cultura della sinistra - mi rammarico di questo -, oggi abbiamo rilevato che c'è ancora un muro che pretende di separare l'ideologia dalla verità storica. Con il voto di oggi e con il voto compatto della Casa delle libertà - vedremo quale sarà quello dei colleghi della Margherita -, con il nostro voto abbattiamo anche quest'ultimo odioso muro (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Il 9 novembre 1989 è stato un giorno di straordinaria importanza per la storia europea e mondiale e, in particolare, per la storia della Germania. Riteniamo sbagliata e pretestuosa, tuttavia, una legge, come quella che la maggioranza da sola si accinge ad approvare, che dichiari per la Repubblica italiana il 9 novembre Giorno della libertà. Ciò vale tanto più in una situazione politica italiana in cui il vero Giorno della libertà e della liberazione italiana dal nazifascismo, il 25 aprile, viene sistematicamente disertato dalle principali attuali autorità di Governo.
Come altri hanno già ricordato - poco fa lo ha fatto anche il collega Bressa - purtroppo il 9 novembre per la storia italiana rappresenta una memoria del fascismo, delle leggi speciali, del definitivo esautoramento di questo Parlamento, del consolidamento del regime fascista, autoritario prima e totalitario poi dopo il delitto Matteotti, e dell'eliminazione dell'opposizione antifascista, anche manu militari. Questo, purtroppo, rappresenta il 9 novembre 1926 nella storia e nella memoria del popolo italiano.
In una dimensione europea non abbiamo e non avremmo nulla in contrario a un condiviso riconoscimento europeo di un altro 9 novembre, quello del 1989, come giorno della caduta del muro di Berlino e di inizio del processo di unificazione europea. Tuttavia, noi Verdi, e non solo noi, siamo davvero contrari all'uso ideologico e strumentale per fini di politica interna delle date e delle giornate della memoria, anche se tutti noi abbiamo vissuto con gioia il 9 novembre 1989 e la caduta del muro di Berlino.
La decisione odierna della maggioranza di centrodestra sembra assumere la pessima valenza di una sorta di compensazione ideologica rispetto alla festa della liberazione dal nazifascismo, il 25 aprile, e dalla giornata della memoria dello sterminio e dell'olocausto degli ebrei, il 27 gennaio, che abbiamo riconosciuto in modo assolutamente unanime in questo Parlamento.
Noi Verdi siamo contrari all'uso ideologico e strumentale delle date storiche per fini di contrapposizione politica e di divisione politica interna. È questo il motivo per cui ricordiamo con disgusto il 9 novembre 1926, ricordiamo con gioia il 9 novembre 1989 e ci riconosciamo nella festa della liberazione italiana dal nazifascismo del 25 aprile. Quindi, votiamo contro la proposta di legge in esame che, ancora una volta, purtroppo, mira a dividere strumentalmente e non ad unire sia questo Parlamento, sia il popolo italiano (Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Unione e della Margherita, DL-L'Ulivo).
PRESIDENT E. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Montecchi. Ne ha facoltà.
ELENA MONTECCHI. Signor Presidente, questa mattina ed oggi pomeriggio abbiamo ascoltato molta propaganda e molte inesattezze a proposito dell'istituzione della giornata della libertà come solennità civile. Probabilmente, se potessimo discutere come si conviene ad un Parlamento e come si conviene nel rapporto tra Parlamento e Governo...
PRESIDENTE. I colleghi potrebbero abbandonare, per favore, l'emiciclo e tornare ai loro posti?
Prego, onorevole Montecchi.
ELENA MONTECCHI. La ringrazio, signor Presidente.
Stavo dicendo che, se si potesse discutere come si conviene tra un Parlamento ed un Governo, avremmo probabilmente cercato di capire perché una maggioranza parlamentare propone un'iniziativa di legge definita simbolica. Vorrei ricordare che nei regimi democratici le leggi non sono simboli, ma norme cui attenersi. Avremmo anche potuto capire perché il Governo è passato dalla posizione del «ci rimettiamo alla volontà della maggioranza» alla legittimazione della violazione dell'articolo 81 della Costituzione per quanto riguarda la copertura finanziaria.
Se la maggioranza ed il Governo imparassero ad ascoltare gli italiani ed anche il Parlamento probabilmente non vi sarebbe alcun dubbio sul fatto che né il mio gruppo, né alcun altro gruppo dell'opposizione non consideri il 9 novembre del 1989 come una buona giornata, una giornata che ha aperto una nuova fase per l'Europa e per il mondo. Tale fase ha segnato simbolicamente una nuova epoca che già stava annunciandosi a partire dalla crisi, alla fine degli anni Settanta, della vicenda polacca. Quelle folle, quei giovani che gioivano quel giorno, rappresentavano l'inizio di un'Europa con grandissime e nuovissime potenzialità, rappresentavano effettivamente l'apertura di una nuova fase politica per diversi paesi dell'Europa, e non solo.
Proprio per questo non abbiamo alcun problema a mettere in discussione alcuni fatti. Perché si vuole istituire una solennità civile per legge, senza argomentare a fondo le ragioni di cosa significhi per la nostra nazione l'istituzione di una solennità civile? Cos'è, colleghi, una solennità civile? Perché, unici in tutta Europa, proponiamo il 9 novembre come giornata della libertà?
Questo quando - è già stato ricordato - il 25 aprile è il giorno della liberazione nazionale e quando - è già stato ricordato - si sono fatte leggi in nome di una memoria condivisa: leggi che ricordano la shoah e le foibe. Sono infatti state fatte leggi sulla shoah e sulle foibe, perché, nell'ambito di una vicenda europea, migliaia e migliaia di italiani sono stati colpiti, e a loro non va solo la nostra memoria ma anche il risarcimento di una nazione. Come si vede, la solennità civile ha dei significati effettivi per una nazione. Non è il caso, invece, del 9 novembre, ma è stupefacente che il Governo su questo non sia in grado di dire nulla. Si tratta infatti della responsabilità istituzionale, che voi portate come Governo. Alle nostre continue richieste di spiegarci cosa significa ricordare e soprattutto cosa si ricorda attraverso le circolari nelle scuole e quali saranno gli eventi istituzionali che celebreranno il giorno della libertà in Italia, voi non siete in grado di rispondere, perché pensate - ma qui non si tratta di fiction - che si possa ricostruire la memoria di una nazione a colpi di legge, ma questo accade, insisto, solo nei regimi. Non accade nelle democrazie.
Una nazione che decide da sola una data simbolo per l'Europa è anche provinciale. La nostra contrarietà ad una nuova solennità è dovuta al fatto che è evidente il senso del vostro agire. Voi fate una valutazione tutta interna, tutta all'interno degli equilibri della vostra coalizione, per rivisitare il Novecento. Lo fate ad uso della polemica quotidiana. Noi qui non abbiamo bisogno di giustificare nulla. La nostra analisi sugli effetti della guerra fredda, sul significato dell'unificazione della Germania e sul significato dell'Europa dei 25 sta nei nostri atti politici. Siete voi che dovete spiegare perché la Lega era contraria all'unificazione europea! Siete voi che dovete giustificare perché nella vostra coalizione avete gente che ha sostenuto Milosevic! Non siamo noi. Noi non abbiamo questi problemi.
Ma ancora: voi considerate, definendo la libertà con la elle maiuscola, che l'avvio del faticoso processo di unificazione europea e la chiusura della vicenda della guerra fredda ci abbiano reso immuni una volte per tutte dalle vicende del populismo, dell'antisemitismo e del nazionalismo, che allignano nel nostro paese? Il rapporto con la libertà e con la democrazia non è dato una volta per tutte. Questa è una visione di destra delle vicende politiche e della storia! Altro che legge! Noi abbiamo bisogno che gli intellettuali europei e quelli italiani, che le èlite e le classi dirigenti si pongano il tema di quali siano le memorie condivise di quest'Europa che faticosamente si sta unificando e di quali siano le culture di base che servono per farci dire che siamo cittadini europei e non solo italiani e che ci facciano anche individuare i terreni del risarcimento morale, culturale e di ricerca, che noi dobbiamo a quei paesi che sono entrati nell'Unione europea, i quali hanno vissuto in un modo diverso anche la liberazione dal tallone nazi-fascista. Questa è la verità di questa Europa e queste verità non possono essere date per legge, così come per legge non sono ascrivibili i principi di libertà!
Ecco, vedete colleghi, il nostro «no» è anche legato al fatto che non si può pensare che nelle scuole educhiamo per legge i giovani alla libertà. Perché non si investono risorse destinate alla ricerca ed anche alla ricostruzione da parte nostra (degli italiani) della vicenda europea? Perché non si dà alle scuole questa possibilità? Perché non si assume la responsabilità nei confronti delle giovani generazioni? Questa responsabilità non passa attraverso le circolari e le prescrizioni, che sono previste nei fatti, per quanto riguarda le leggi sulle solennità civili. Noi siamo contrari a che si vada nelle scuole, con circolari e prescrizioni volute da una maggioranza - in questo caso la vostra, al suo tramonto - che vuole ricostruire la storia per via politica (Applausi dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra - L'Ulivo, della Margherita, DL-L'Ulivo e Misto-Comunisti italiani)!
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di voto sul complesso del provvedimento.


 Anna Maria Villari    - 18-04-2005
Vorrei solo ricordare che in Germania la festa della riunificazione è il 4 novembre. Il 9 novembre, invece, si ricorda una data funesta: la notte dei cristalli (1938).
I nostri parlamentari continuano a inciampare sulla storia.