Roma Medina
Giuseppe Aragno - 08-04-2005
In fila come pecore, vinti e vincitori, atei e credenti, pacifisti e interventisti, ex fascisti ed ex comunisti, democristiani della diaspora e nipotini di Craxi, sparsi nelle diverse parrocchie che hanno ancora l'ardire di chiamarsi partiti politici, in fila avanti al feretro d'un monarca assoluto che ha lasciato al suo destino la chiesa dei diseredati latino-americani, ha mortificato le aspirazioni delle donne ed ha imposto le regole intolleranti della morale sessuale apostolica e romana. In fila, assieme, come pecore, vinti e vincitori alimentano una mostruosità che produce un dolore artificiale ed uccide ad un tempo ciò che resta dello Stato laico e della capacità critica di leggere un fenomeno che sublima il fanatismo e affida i popoli al governo dei mass media.
Da lunghi giorni un mitra spara a raffica sul naturale ritegno che occorrerebbe avere al cospetto della morte, sulla dignità della persona umana e sullo stesso sentimento religioso che si pretende muova le folle sterminate in marcia verso Roma. Nessuno si esime, nessuno fa un cenno di protesta, nessuno va fuori del coro e dice basta. Nessuno. In un paese ormai senza governo, con un'opposizione vittoriosa che rifiuta di governare ed ha evidentemente paura di doverlo fare, tutti uniti, fuori della storia, della logica, della ragione e del senso comune, proni nella miseria umana e morale di un tempo davanti al quale impallidiscono Roma del basso impero e l'Europa dell'anno Mille, tutti insieme, nel segno del lutto, l'insieme di nullità che si dice classe dirigente si sceglie un padre comune e recita una commedia che disonora un paese. C'è da avere pena e timore per la sorte dei nostri figli. Piazza San Pietro è oggi l'occhio del mondo. Un occhio cieco che non vede quanto di atroce c'è su un catafalco davanti al quale affonda in un gorgo ogni bisogno di emancipazione e riscatto. Spara quel mitra sul mondo che soffre, spara, ed a premere il grilletto ci sono i bianchi, i neri e i rossi, confusi in una tragica farsa che toglie ogni speranza.
Il governo non cade, l'opposizione non gli chiede di farlo, il paese marcisce e riforme devastanti passano, una dietro l'altra, in un vuoto che atterrisce. Il solo fatto che riesce a riempirlo è un "non fatto", un evento mediatico che testimonia di se stesso. Non è morto un papa: muore la politica.
E' questo l'evento che sconvolge.

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 dal manifesto    - 08-04-2005
Via crucis

Siamo impazziti, è bene dirlo subito. La coltre di persone che copre chilometri dell'asfalto di Roma fino alle colonne di San Pietro costituisce un evento pieno di significati inestricabili, che incute il fascino e la paura di qualcosa di mai accaduto. L'attenzione dedicata a questo fenomeno è invece pura celebrazione. Molto rito pagano e altrettanta liturgia cattolica romana sono aggrovigliati e teletrasmessi come mai prima. La laicità è andata da tempo a farsi benedire e con essa molto del senso critico indispensabile a leggere la massa umana che si sta riversando su Roma.
Il pontificato pervasivo di Karol Wojtyla non poteva concludersi in modo più adatto, con il più grande dei bagni di folla. Non è un pellegrinaggio ma una via crucis, un cammino penitenziale collettivo cui il penitente si sottopone volentieri. Otto ore di coda bene, dodici anche meglio, a ventiquattro scatterà l'indulgenza? La comunione dei santi viene raggiunta attraverso i telefonini fotografici, pochi secondi di scatti furiosi dopo molti chilometri di fila.
All'inizio lodata, la generosità dei romani e la pietà dei «pellegrini» è diventata mostruosa. La pubblica sicurezza implora di smetterla e si prepara a fronteggiare i nemici, non saranno le divisioni del papa ma hanno un certo peso militare. Sugli stessi cellulari che macinano foto del catafalco pontificio arrivano i messaggi della protezione civile che ordina il coprifuoco a San Pietro, chiude scuole e uffici, propone requisizioni volontarie di case e acqua potabile, schiera batterie di missili e cecchini. Si fa così per le grandi calamità e forse è il caso. Vietati gli spettacoli legeri, disposti i maxischermi pesanti. Molti vedranno il funerale a due dimensioni ed è giusto così, era un papa mediatico. Internet ha da tempo preso il posto della grazia.
Raffiche di collegamenti con piazza san Pietro in ogni telegiornale non registrano un evento ma lo sono. Una deviazione clamorosa, un lutto artificiale imbracciato come un'arma sui miscredenti, un'esagerazione del raccontatore che amplifica con la ripetizione ossessiva le proporzioni e gli effetti dell'evento raccontato. Ogni tre per due qualcuno si tele-duole per il papa, anche quella dei programmi di cucina - ottimi. Ciò non ha nulla a che fare col sentimento religioso, che è una cosa rispettabile. E' la celebrazione di un monarca delle coscienze, che diventa detestabile come quasi tutti i monarchi. Qualcuno ricorda le esequie di Stalin o Khomeini?
La religiosità è una domanda di risarcimento contro una modernità cinica e bara ma il futuro non è destino, è scelta. Fa paura il divenire, se il presente è tutto in coda a celebrare la morte del successore di Pietro. L'esasperazione colletiva di questa morte è un cattivo espediente per riempire un vuoto. Non esistono vuoti incolmabili. Se è legittimo desiderare di prendere parte a un'esperienza come questa, lo è anche assistervi atterriti.
A parte la morale sessuale la chiesa di Wojtyla era diventata piuttosto disinvolta e secolare. E' lo stato confinante ad aver imboccato attraverso un lutto obbligatorio il cammino contrario, un cammino carolingio e pre-rinascimentale che non le fa onore. Il presidente ha detto che gli italiani hanno perso un padre. Quello di chi scrive è vivo, vivissimo, e non ha alcun bisogno di sostituti.
La morte, la più intima delle esperienze, è diventata la più sfacciata prima nei giorni dell'agonia e ora nell'esibizione della salma del pontefice, un'esibizione che non ha niente del rispetto dovuto ai morti e che ferisce invece di rispettare i sentimenti di molti. Il feretro refrigerato di Wojtyla è ormai un'icona pop, più fotografata del Colosseo. Intanto del suo corpo fanno salsicce, già il municipio di Cracovia ne rivendica il cuore, del resto le reliquie hanno una lunga tradizione. A qualcuno che crede verrà voglia di smettere.

ROBERTO ZANINI

 Isabella Vacondio    - 11-04-2005
che tristezza\questi messaggi!!!
che accozzaglia di argomenti!!!
che presunzione il voler giudicare coloro che hanno un "sentire" diverso dal tuo!!
In una cosa hai ragione: a volte c'é da provare pena e timore..!!!
Al di là di tutte le parole rimangono i fatti e il fatto é che il mondo intero ha riconosciuto in quel PADRE un uomo che si é sempre battuto per la PACE e la LIBERTA', fino allo stremo delle forze.

 Luigi D'Arnese    - 11-04-2005
I comunisti, quando non se la possono prendere con l'America, attaccano la Chiesa. Qui poi è veramente il colmo. Non c'è nessuno che vada bene, non si salva proprio nessuno. Se legge questo Aragno e poi il commento presa dal "Manifesto" scopre che avete battuto il record mondiale dello spirito di contraddizione. Ed è inutile che cercate di far credere a quelli che vi leggono che questo è pensiero critico. Secondo me sarebbe ora che qualcuno provvedesse a spiegare ad Aragno che c'è un limite a tutto. Questo articolo è veramente oltraggioso.

 Emanuela Cerutti    - 11-04-2005
che presunzione il voler giudicare coloro che hanno un "sentire" diverso dal tuo: mi colpiscono queste parole, dopo una news che sullo stesso argomento riporta altre e diverse opinioni:
http://www.didaweb.net/fuoriregistro/leggi.php?a=7143
http://www.didaweb.net/fuoriregistro/leggi.php?a=7137
http://www.didaweb.net/fuoriregistro/leggi.php?a=7133
Mi chiedo dove stia davvero l'intolleranza: se in chi parte dal "naturale ritegno che occorrerebbe avere al cospetto della morte, la dignità della persona umana e lo stesso sentimento religioso", o in chi davanti ad un diverso sentire prova pena e timore; se in chi ritiene normale e legittimo che una stessa esperienza susciti riflessioni differenti, o in chi mette limiti al pensiero, vedendo oltraggi dove c'è un dolore.
Senza peraltro rispondere alle domande più banali, quelle che anche un bambino si farebbe: ma se uomini e donne di giustizia e di pace sono così immensamente tanti (quelli/e comuni e quelli/e ufficiali) perchè il mondo non è diverso?

 Giuseppe Aragno    - 11-04-2005
E' affascinante anche per questo Fuoriregistro. Perché consente alla signora Vacondio di sentirsi una democratica vera e di dare del presuntuoso a chi dissente - per non dire della tristezza e della pena che sono delle vere e proprie dimostrazioni di stile. E' affascinante perché uno come D'Arnese può dare alle parole degli altri il significato che gli pare e pretendere di essere rigoroso.
Non lo dico per dire. E' affascinante.


 Isa    - 12-04-2005
Ancora oggi, nonostante le esperienze, nonostante le delusioni, nonostante la quasi sicurezza che a nulla conta discutere e farsi sentire, continuo a mantenere la facoltà di stupirmi..
Mi stupisco, sì mi stupisco del non aver visto in questi giorni, in prima fila, davanti alla salma del Papa, di diritto, i poveri, gli emarginati, i preti e le persone che condividono con loro miserie e dolore, che incoraggiano i disperati, che danno la speranza a chi non l'ha più.
Mi stupisco che dopo giorni di diretta televisiva per quello che è diventato un evento mediatico mondiale, e dopo aver visto sfilare davanti alla salma i potenti delle gerarchie ecclesiastiche e politiche mondiali, i potenti delle guerre e degli scandali, ancora in prima fila al funerale del Papa a scambiarsi strette di mano improbabili, che dopo aver ascoltato parole che parlavano di dolore, di mancanza, di vuoto, di lutto per la morte del Papa.. così, da un giorno all'altro, i palinsenti televisivi si siano lanciati sulle dirette del matrimonio di altri reali, con il contorno di storie, scandali, interviste a nobili, a biografi, con notizie scottanti, con particolari maliziosi.. gli stessi cronisti che piangevano il giorno prima, eccoli di nuovo belli giulivi a pensare al nuovo show a cui bisogna prostrarsi.
E allora mi chiedo se è giusto che per essere compreso, tutto debba essere sempre spettacolarizzato, divorato e digerito dai mass media, sbattuto in prima pagina e davanti a tutti.
Mi chiedo se la retorica di questi giorni avrà un seguito, se si rifletterà sulla pace, sulla solidarietà, sulla libertà, o se è stata solo propedeutica allo spettacolo..
Mi chiedo se quello che abbiamo visto in questi giorni sia reale o virtuale..
E mi chiedo anche quale rancore o quale fede abbia spinto alcuni lettori di Fuoriregistro ad attaccare le parole di Aragno, che ha espresso un suo sentire.

 Isabella Vacondio    - 12-04-2005
E' vero, é proprio affascinante!!!
Non ho mai detto di sentirmi una democratica vera
Saluto
Isabella

p.s. Io ho anche un'idea diversa sul concetto del "dissentire"