La scuola per la Costituzione
Gemma Gentile - 02-04-2005
Strana Pasqua questa del 2005!
Sapevamo già della riforma costituzionale di questo governo, come avevamo già saputo della pessima e scandalosa riforma della Giustizia.
Sapevamo anche del disegno di legge che intende riconoscere i traditori di Salò con la qualifica di "militari belligeranti", equiparandoli sostanzialmente alle forze di liberazione nazionale. C'eravamo anche indignati di fronte alla recente propaganda sulle foibe, perché avevamo intuito a cosa mirasse.
Ci aspettavamo pure i due decreti "pasquali" del diritto-dovere e e dell'alternanza scuola-lavoro, perché viviamo ogni giorno nella scuola il dramma di una riforma, volta a distruggere la pubblica istruzione diritto costituzionale inalienabile...

Ma è stato proprio in questo clima pasquale, greve di minacce per la società italiana, che è apparso in tutto il suo drammatico e realistico quadro il calvario della nostra giovane democrazia.

E' stato allora chiaro (lo era già, ma ai miei occhi in modo meno evidente) che il disegno che abbraccia tutti questi attentati alla nostra vita sociale è unico, fa parte di un progetto complessivo.
Si è indagato sulle forze economiche del mondo globalizzato che hanno interesse a destrutturare il Paese, a privatizzare i servizi, a flessibilizzare e precarizzare il lavoro e ad indebolire il sindacato. Tutto verissimo e importantissimo.
E' necessario anche indagare sulla matrice storica di quanto accade.

Vita difficile di una giovane democrazia

Nel dopoguerra, l'esistenza di una democrazia avanzata come quella che si configurava nella nostra Carta Costituzionale, qualora fosse stata pienamente realizzata, non poteva piacere a quanti preferivano che l'Italia restasse un paese soggiogato e non libero.
Non piaceva ai fascisti che non erano stati "epurati", né a coloro che aspiravano al dominio dei paesi assegnati dagli accordi di Yalta alla propria sfera di influenza.

In effetti, il colpo di mano, che vuole distruggere la nostra Costituzione cancellando con un colpo di spugna conquiste guadagnate con lacrime e sangue, costituisce lo sbocco di una lenta e sotterranea penetrazione all'interno delle istituzioni, volte a minarle in forma legale, da parte di forze più o meno occulte che, nell'ultimo mezzo secolo, avevano già tentato di realizzare la stessa cosa per vie extra-istituzionali (strage di Portella della Ginestra, Sifar del generale De Lorenzo, tanti altri ripetuti tentativi di colpi di Stato, attentati terroristici rimasti impuniti e avvolti nel mistero, delitto Moro, rapimento di Guido De Martino, figlio di Francesco, aspirante con ottime probabilità di riuscita alla Carica di Presidente della Repubblica e costretto dalla vicenda al ritiro della candidatura aprendo la strada all'ascesa di Craxi, ecc.).
Ma i tentativi di destabilizzare e rovesciare il sistema vigente, per via extra-istituzionale fallirono sempre miseramente per la vigilanza delle masse, pronte a riempire le piazze a difesa della Costituzione e dei valori della Resistenza.

E' qui che intervenne in modo decisivo la P2 con Licio Gelli. Il suo "Piano di rinascita democratico" serviva a raggirare l'ostacolo: l'idea dell'estensore e delle forze che gli erano dietro era quella di servirsi di apparati occulti per realizzare dall'interno delle stesse istituzioni quanto non era riuscito in modo brutale.
Molte delle indicazioni di Gelli, ventilate nel testo, sono state realizzate in questi anni o si vogliono attuare ora: sistema maggioritario, controllo dell'opinione pubblica attraverso la proprietà dei mezzi di informazione, riforma della Giustizia con la separazione delle carriere, la sottomissione dei P.M. al controllo dell'Esecutivo e la riorganizzazione delle carriere dei Magistrati, limitazione del diritto di sciopero, potere forte del premier, separazione netta tra le due Camere, ecc.
Lo stesso "venerabile", in un'intervista rilasciata ad una giornalista di Repubblica, Concita De Gregorio, nel 2003 e pubblicata all'epoca dal giornale, ha espresso la sua soddisfazione perché la realizzazione del suo piano andava a gonfie vele, merito in primo luogo di Berlusconi ("... un uomo fuori dal comune.... Un uomo del fare. Di questo c'è bisogno in Italia: non di parole, di azioni") e Fini ("Prometteva molto, Fini. Da un paio d'anni si è come appannato"). L'entusiasmo di Gelli su Berlusconi è comprensibile, visto che questi era stato iscritto alla P2, con tessera n. 625, come è risultato dagli elenchi della stessa, sequestrati al "venerabile" nel 1981. Non c'era la devolution nel testo Gelli, ma essa è stata inserita nel piano di ristrutturazione istituzionale della destra per placare Bossi e anche per bilanciare l'enorme potere che la riforma costituzionale concentra nelle mani del premier. Serve cioè anche a soddisfare gli appetiti dei poteri forti locali, liberi di arricchirsi (al nord con le imprese e a sud con i traffici illeciti e il lavoro nero).

Come è potuto accadere che la sinistra italiana si sia fatta giocare in tal modo?
Credo che, al di là dell'assopimento delle coscienze, avvenuto grazie alla proprietà dei mezzi di informazione opportunamente acquistati da Berlusconi, seguendo il suggerimento dell'amico Gelli, abbiano anche pesato numerosi altri fattori.
Ne considero due, che hanno comportato cambiamenti epocali nel pensiero storico della sinistra:

1) lo strapotere democristiano e lo scandalo di tangentopoli spinsero a ritenere liberatorio il sistema maggioritario, sottovalutando il pericolo insito nella spettacolarizzazione della politica, organizzata intorno agli individui e alla loro vita privata, a svantaggio dei programmi e della pratica politica reale;
2) si ritenne che un partito di governo (e la sinistra teneva molto ad essere considerata capace di governare) dovesse necessariamente e a tutti i costi, propugnare la privatizzazione delle imprese pubbliche.

La scuola nell'occhio del ciclone

Proprio quest'apertura al privato, pure al di là del pubblico interesse, ha condizionato la sinistra anche a livello di scuola, quando, con la riforma Berlinguer, fu introdotto il cavallo di Troia della scuola privata nel sistema scolastico nazionale.
Berlinguer cercò di introdurre anche, impropriamente, dei concetti specifici dell'impresa privata per applicarli al servizio pubblico della scuola, ideando ad esempio l'autonomia scolastica come entità a conduzione manageriale, con a capo il dirigente, mentre storicamente, nel linguaggio progressista, il termine autonomia significava conquista di spazio democratico di libertà rispetto alla prepotenza del potere ed è usata in tal senso l'autonomia nelle scuole da quanti si adoperano per sconfiggere la controriforma e per favorire una vera riforma democratica della scuola.

E' stato poi più facile, per il ministro Moratti, partire da questa posizione di vantaggio, aperta dal governo di sinistra, per tentare di espugnare la scuola pubblica, togliendo perfino l'aggettivo pubblico da sempre accanto al sostantivo istruzione e proponendo una riforma delle superiori che fornisse alle aziende il lavoro gratuito dei propri ragazzi, sfruttati per legge, invece di ricevere dalla scuola, come è loro diritto, le conoscenze indispensabili alla loro formazione.

La scuola morattiana è stata finora una sorta di laboratorio, in cui viene sperimentato il modo di concepire i rapporti tra governanti e governati e tra centro e periferia da parte di questo governo aspirante a farsi regime.
Mentre il centro ministeriale, sempre più arroccato nelle proprie stanze del potere, emana ordini, rifiutando qualsiasi confronto, le scuole buttate nel caos e invitate a procurarsi autonomamente i mezzi necessari,versano spesso in condizioni poco dignitose e non sono in grado di offrire i necessari servizi formativi ai propri alunni.

La Costituzione, ipotizzata dalla destra, concentra un enorme potere nelle mani del premier, esautorando il Parlamento da una reale possibilità di controllo sul suo operato, mentre riduce la figura del Presidente della Repubblica ad una funzione meramente decorativa.
A questo accentramento fa da contraltare il caos in cui è buttato il Paese con la devolution, che ne mina l'unità e approfondisce, in modo insanabile, le differenze e le iniquità esistenti in uno Stato come l'Italia, che non è mai stato capace di sanare la questione meridionale.

Bisogna rendersi conto che, per vincere la nostra battaglia sulla scuola pubblica, non possiamo perdere la Carta fondativa della nostra democrazia.
E' stata la Costituzione a darci forza nella lotta per l'abrogazione della controriforma e ogni volta che abbiamo preteso il diritto allo studio per tutti o la parità nelle diversità, quando abbiamo gridato che la scuola non è merce, ecc.

Ora dobbiamo essere noi a difenderla e a non farcela scippare!

Propongo che il movimento per la scuola pubblica adotti come iniziative:

1) L'utilizzazione delle varie occasioni di incontro e di lotta per la scuola, per la controinformazione in difesa della Costituzione.
2) Costruzione di legami con le associazioni partigiane e tutte quelle che si occupano di tale tematica.
3) Partecipazione alle manifestazioni del 25 aprile.
4) Organizzazione della raccolta di firme, lanciata da Libertà & Giustizia nelle scuole, per fare del 2 giugno il giorno della festa della Costituzione.


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