Mobilitazione del Liceo Marconi di San Gavino
Silvia - 12-03-2005
Invito alla mobilitazione
per la difesa della Scuola Media Superiore Pubblica
e per l’abrogazione della Legge 53


Il Collegio dei docenti del Liceo Scientifico Statale “Guglielmo Marconi” di San Gavino Monreale (Ca), riunito in seduta straordinaria giovedì 10 marzo 2005,
osservando
con preoccupazione il tentativo di cancellazione del tempo pieno e del tempo prolungato nella scuola elementare e media condotto dai provvedimenti del ministro dell’istruzione, e il tentativo di istituire una gerarchizzazione del corpo docente con l'introduzione dell'insegnante tutor,
nell’esprimere
la propria contrarietà nei confronti del progetto di riforma della scuola media superiore contenuto nella recente bozza di decreto attuativo della legge 53,
adotta e fa proprio
il documento elaborato il 25 febbraio 2005 dal Collegio dei Docenti del Liceo Scientifico “Pacinotti” di Cagliari, e

DENUNCIA

il processo di destrutturazione del sistema scolastico pubblico, aperto a tutti e ricco di saperi, che interessa anche il complesso dell’Istruzione Secondaria Superiore.

In particolare la Legge 53, come dimostra la bozza dei decreti attuativi specifici, prevede:
1. la divisione del sistema scolastico e formativo in due canali: quello liceale, di competenza dello Stato, sostanzialmente finalizzato al proseguimento degli studi universitari; quello tecnico-professionale, gestito dalle regioni, di durata inferiore, appiattito sulla “formazione professionale” e orientato all’inserimento precoce nel mondo del lavoro, mascherato dall’alternanza scuola/lavoro;
2. una forte riduzione del tempo scuola (25-27 ore settimanali erogate) con gravi conseguenze quantitative e qualitative sul servizio fornito e sugli organici dei docenti;
3. la distinzione tra ore obbligatorie e ore facoltative;
4. il ridimensionamento dei curricola nazionali (ogni scuola, in nome dell’autonomia, può inventarsi nel monte ore opzionale i percorsi curriculari che desidera);
5. privatizzazione dei percorsi curriculari opzionali;
diminuzione, nei curricula, delle discipline di indirizzo per oltre la metà del monte ore precedente.

Ne consegue un generale impoverimento della scuola pubblica.

- Si dequalifica il livello culturale e formativo dell’Istruzione Tecnico-Professionale disperdendone il patrimonio specifico che ha rappresentato, nel sistema scolastico italiano, un momento fondamentale per la crescita della scolarizzazione e l’innalzamento della formazione culturale degli studenti.
- Si introduce, anche nei Licei, la riduzione del tempo scuola a quattro anni per chi non si iscrive all’Università e si determina una progressiva irregolarità dei curricula.
- Si tratta di un’impostazione classista della scuola italiana che consentirà, nella pratica, l’accesso all’Università per una parte degli studenti liceali, determinerà l’eliminazione del valore legale del titolo di studio e ridurrà il valore complessivo della Scuola Superiore Pubblica al fine di favorire la privatizzazione di alcuni percorsi relativi alle discipline facoltative.

Quest’operazione, che avviene in un contesto generale di tagli e di precarizzazione del lavoro presente e futuro e che ha come assunto l’idea della competizione come idea del mondo, è sostenuta e anticipata da una serie di interventi già in atto, quali:
• la saturazione degli organici a 18 ore con il conseguente stravolgimento delle cattedre e della continuità didattica e la scomparsa di docenti a disposizione, indispensabili per garantire le supplenze brevi;
• l’abolizione dell’obbligo scolastico, il passaggio al diritto-dovere e l’anticipo a 12 anni dell’età nella quale lo studente è obbligato a scegliere l’articolazione del proprio percorso scolastico;
• la possibilità di esternalizzare, e quindi affidare a privati, servizi scolastici sia funzionali alla didattica (pulizie, segreterie, ecc.) sia d’insegnamento;
• l’ulteriore consistente riduzione degli organici del personale docente e ata

PERTANTO

il Collegio dei docenti del Liceo Scientifico Statale “Guglielmo Marconi” di San Gavino
esprime un fermo e deciso rifiuto di questo progetto di svilimento della scuola pubblica e sostiene che si debba uscire dal chiuso dei collegi docenti e delle assemblee delle singole scuole (che in gran parte si sono espresse contro la Riforma Moratti) per rendere visibile e chiaro il rifiuto e l’opposizione delle diverse componenti scolastiche.

Ai diversi appelli già avanzati in questa direzione da vari Coordinamenti di scuole ed organismi istituzionali , aggiungiamo così il nostro e chiediamo una mobilitazione unitaria fino al ritiro dei decreti applicativi e alla abrogazione della legge 53.
Chiediamo, inoltre, agli studenti e ai genitori, a tutte le realtà di movimento sorte in questi mesi in Sardegna, a tutte le organizzazioni sindacali di categoria e a tutte le forze politiche sinceramente democratiche l’organizzazione di una grande assemblea pubblica sulla scuola media superiore che ribadisca:

l’opposizione ad ogni progetto governativo volto a smantellare la struttura della scuola pubblica e a impoverirne i contenuti con una progressiva e costante riduzione di fondi e risorse;
la difesa della scuola pubblica come luogo di formazione della coscienza civile, democratica e pluralista dei giovani, della loro capacità critica e di pensiero;
la difesa e il mantenimento del Sistema dell’istruzione Tecnica e Professionale statale, dei diplomi attualmente rilasciati e dei programmi nazionali;
la necessità di una riforma scolastica che difenda il principio dell’unitarietà del sistema scolastico pubblico nazionale, ristabilisca l’equivalenza e l’omogeneità formativa dei diversi percorsi contro la frammentazione regionale, estenda l’obbligo scolastico, preveda l’elevamento dell’obbligo a diciotto anni, garantisca un sistema d’istruzione tecnica-professionale all’interno di un piano d’istruzione nazionale e si ponga il problema del superamento del fenomeno della dispersione scolastica attualmente a livelli inaccettabili per un paese europeo;
ribadisce l’autonomia e la centralità del Collegio dei docenti come luogo dell’elaborazione del Progetto educativo e didattico.

Ci preme riaffermare che una vera riforma della scuola pubblica non può essere attuata contro i docenti e i suoi operatori. Non si può prescindere dalle esperienze maturate in questi anni nella sperimentazione, nel tempo prolungato, nelle pratiche innovative che hanno visto migliaia di insegnanti avviare un processo di riforma democratica dal basso: qualunque sia la maggioranza che governa il Paese.



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 Lina    - 13-03-2005
Concordo pienamente con i vostri appunti!