Dove va la professione docente?
Gianni Mereghetti - 23-03-2002
Solo Dario Baroni e Giuseppe Savagnone sul quotidiano AVVENIRE hanno sottolineato l'importanza della dichiarazione del ministro Moratti di aprire una contrattazione autonoma dell'area della docenza, scorporandola da quella del personale ATA. Peccato! perchŔ che dopo anni di appiattimento cultural-economico, un ministro abbia deciso di prendere la strada della valorizzazione della professione docente e della sua specificitÓ non Ŕ una riforma, ma una rivoluzione!
Sono rimasto esterrefatto che di fronte a questa idea il sindacato abbia opposto un secco no. Se prima avesse chiesto agli insegnanti forse non avrebbe reagito in questo modo, in quanto Ŕ un'evidenza prima che il lavoro di un insegnante sia diverso da quello di un bidello. Certo entrambi importanti, ma suvvia! con un'incidenza diversa rispetto al compito della scuola, di educare e di istruire!
Questo irragionevole no del sindacato mi pare dettato da una concezione superata della scuola pi¨ che dalla professione docente stessa. Infatti vi vedo il permanere di un'idea egualitarista e collettivista della scuola, incapace di cogliere la complessitÓ del mondo della scuola e di conseguenza che non si possa continuare a fare di ogni erba il fascio, pena il contribuire alla distruzione del sistema scolastico italiano. E' vero che i sindacati a livello di principio riconoscono la centralitÓ della professione docente, ma Ŕ nei fatti che la tradiscono perchŔ la loro immagine di scuola privilegia il controllo alla responsabilitÓ.
Se c'Ŕ da augurarsi che i sindacati prima di fare resistenza alla contrattazione autonoma dell'area della docenza vadano nelle scuole e chiedano agli insegnantia, Ŕ necessario sottolineare che per arrivare ad una piena valorizzazione della professionalitÓ docente quello della contrattazione separata Ŕ solo il primo passo e nemmeno decisivo. Occorre infatti arrivare in tempi brevi ad un nuovo statuto giuridico della professione docente, che definisca in termini chiari chi Ŕ l'insegnante nella scuola dell'autonomia, quali conoscenze e competenze deve avere, quali sono le sue responsabilitÓ, a chi deve rispondere e a quale progressione di carriera pu˛ accedere, togliendo dalla contrattazione tutti questi fattori. E' assurdo del resto che la fisionomia di una professione dipenda da una contrattazione!
E' probabile che saranno i sindacati a frenare questa corsa, in quanto ne vedranno un progetto di indebolimento della loro funzione. Niente di tutto questo, anzi Ŕ fuori discussione che al sindacato continui ad essere riconosciuto e con maggior forza tutto lo spazio che deve avere sui temi tipici della contrattazione, tant'Ŕ vero che se la professionalitÓ docente ottenesse un nuovo stato giuridico di valorizzazione qualitativa Ŕ al sindacato che si chiederÓ di garantirne il corrispettivo economico. Se per˛ prevalesse la ragione non si farebbe fatica a capire che la didattica non pu˛ ricadere nella contrattazione, essendo lo spazio della libertÓ e dell'autonomia, e non delle mediazioni sindacali.

Gianni Mereghetti
Abbiategrasso
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 Giuseppe Zonno    - 24-03-2002
Caro Mereghetti, che ci vuoi fare! Sembra che il problema principale non sia la qualificazione del docente ma se, facendo gli esami a fine anno, spetti o non spetti il compenso economico; battagliare contro la scuola libera altrimenti si perdono soldi sicuri nella scuola dello stato.
Nessuno evidenzia che lo stato usa le tasse delle famiglie che non scelgono la scuola statale solo senza che per queste famiglie ci sia un servizio di ritorno.

 Danila    - 26-03-2002
Non serve una contrattazione separata.
Questa Ŕ la strada per giungere ad un ordine dei docenti.
Chi impedirÓ poi ai dirigenti di assumere il personale esclusivamente da esso?

 Franco Castronovo    - 28-03-2002
ma va lÓ