Diciamo NO al revisionismo storico
Gilda Venezia - 12-03-2005
I “REPUBBLICHINI” NON FURONO “MILITARI BELLIGERANTI”.

Contro l’approvazione del ddl n° 2244.

Fatto proprio da esponenti di AN, è in discussione il disegno di legge n° 2244 dal titolo "Riconoscimento
della qualifica di militari belligeranti a quanti prestarono servizio militare dal 1943 al 1945 nell’esercito della Repubblica sociale italiana (RSI) ". Approvato in sede referente dalla Commissione Difesa del Senato (19/5/2004), il testo del ddl è questo:

Art. 1.
1
. I soldati, i sottufficiali e gli ufficiali che prestarono servizio nella Repubblica sociale italiana (RSI) sono considerati a tutti gli effetti militari belligeranti, equiparati a quanti prestarono servizio nei diversi eserciti dei Paesi tra loro in conflitto durante la seconda guerra mondiale.

Art.2.
1
. Dalla presente legge non possono derivare oneri per la finanza pubblica.


La Confederazione Italiana fra le Associazioni Combattentistiche e Partigiane, che riunisce ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), FIAP (Federazione Italiana Associazioni Partigiane), ANED (Associazione Nazionale ex Deportati politici nei campi nazisti) e ANPPIA (Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti), afferma: “Mettere sullo stesso pianole bande di armati che a diverso segno operarono nella Repubblica sociale italiana quale supporto logistico e militare al disegno stragista dell’esercito tedesco e delle SS in Italia con chi si opponeva, nel nome degli ideali di giustizia e libertà, alla barbarie nazifascista significa riscrivere in modo distorto, antistorico, tutto l’arco dei sessanta anni che ci dividono da quei tempi.”

Per ribadire e motivare l’assoluta contrarietà all’approvazione del ddl – la cui approvazione costituirebbe un autentico strappo al diritto internazionale e costituzionale oltre che alla storia
della Liberazione del nostro Paese – è stato elaborato uno studio con il contributo, fra gli altri, del prof. Giovanni Conso e del prof. Giuliano Vassalli (presidenti emeriti della Corte Costituzionale), e di Raimondo Ricci (Vice Presidente nazionale dell’ANPI). L’attento esame critico del conflitto giuridico, che avrebbe luogo con l’eventuale approvazione del disegno di legge in discussione, approda a questa conclusione:

“[…] il disegno di legge in questione si trova in un conflitto insanabile con l’ordinamento giuridico vigente in Italia, con il diritto internazionale, con la stessa Costituzione e con la verità storica.”

Con un appello, quaranta tra i più affermati storici italiani (tra questi: Nicola Tranfaglia, Rosario Villari, Sandro Carocci, Giovanni De Luna, Giuliano Procacci, Giuseppe Ricuperati) hanno chiesto all'opposizione e alla società civile democratica di reagire con tutti i mezzi per impedire che questo rovesciamento di valori sia sancito dal Parlamento e diventi legge dello Stato. Mettere sullo stesso piano “la scelta di chi ha lottato e versato il proprio sangue per costruire in Italia la democrazia parlamentare e la giustizia sociale, e quella di chi non solo non ha rinnegato gli obiettivi politici e ideologici della dittatura fascista, ma ha ritenuto di poter condividere la visione hitleriana e razzista dell'Ordine nuovo nazista, simboleggiato dall'orrore di Auschwitz - si legge nel testo dell'appello - è il primo passo per ottenere che ai fascisti di Salò vengano concesse medaglie al valor militare e decorazioni per la battaglia sostenuta con i nazisti contro l'indipendenza nazionale dell'Italia, contro la democrazia e la libertà.”

Di fronte a questa allarmante, ennesima deriva del revisionismo storico – dai mezzi di comunicazione
fino alle aule parlamentari – come cittadini e docenti della scuola pubblica, riteniamo di dover esprimere pubblicamente il nostro fermo rifiuto dell’eventuale legalizzazione di una rappresentazione mistificante e falsa della storia italiana agli occhi delle nuove generazioni – perfettamente in linea, del resto, con i tentativi reiterati di certe forze politiche di controllare un’adozione libera a tutti gli effetti dei manuali scolastici di storia, per mezzo d’apposite commissioni parlamentari con funzioni censorie.

Venezia 10/3/2005

GILDA degli insegnanti di Venezia

Nota redazionale: La sentenza 26 aprile 1954 del Tribunale supremo militare che costituisce la "base giuridica" (si fa per dire) del disegno di legge in oggetto ha (...)"sin dalle prime righe il carattere assai più di manifesto politico che di una decisione giudiziaria. Essa sostanzialmente parifica, quanto a efficacia dei relativi atti e quanto a posizione sia sul piano interno che sul piano internazionale, il Governo legittimo del “Regno del Sud” e quello della Repubblica Sociale sorto tra il 23 settembre e il 5 novembre 1943 nel territorio militarmente occupato dalla Germania (Ordinanza n. 1 dell’11 settembre 1943 del M.llo Kesselring); mentre è noto che sia secondo i canoni del diritto pubblico interno sia secondo quelli del diritto internazionale, il Governo legittimo mantiene la propria sovranità legale sul territorio occupato dal nemico fino a una eventuale debellatio o a un eventuale trattato internazionale che modifichi i confini. Concludendo, il disegno di legge in questione si trova in un conflitto insanabile con l’ordinamento giuridico vigente in Italia, con il diritto internazionale, con la stessa Costituzione e con la verità storica.

E' quanto affermano le Associazioni partigiane in un documento pubblicato sul periodico "Patria indipendente" del 27 febbraio 2005.



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