8 marzo 2005
Arturo Ghinelli - 08-03-2005
Come maestro l’ho sempre saputo, anche prima di vederlo scritto nelle statistiche.
Le bambine sono più brave nello studio, riescono meglio, fanno meno fatica e ottengono risultati scolastici migliori dei loro compagni.
Già da alcuni anni questo fenomeno sociale non è più l’impressione di singoli insegnanti, è diventato significativo, tanto da venir registrato a livello statistico, anche se poco conosciuto, perché chi conosce questo dato non lo dice, non lo diffonde.

L’ISTAT ha recentemente reso noto i dati del censimento 2001. Ebbene nella fascia di età 20/29 anni il 36%dei giovani si è fermato alla licenza media, mentre solo il 27% delle ragazze si è fermato, le altre hanno proseguito gli studi. Infatti nella stessa fascia di età sono laureate il 7,16% delle donne, contro il 4,70%degli uomini. Anche nella generazione successiva (30/39) l’11,73% delle donne risulta laureato, contro il 10,26%dei coetanei.
Se non altro per questa ragione, la maggior parte dei posti di responsabilità, dove servono persone in grado di studiare e di capire, dovrebbero essere occupati dalle donne. Invece le donne sono in assoluto “meno occupate” degli uomini e sono addirittura un’esigua minoranza nei posti di responsabilità : parlamento, governo…

Non mi sembra che le cose vadano proprio bene nel parlamento, per non parlare del governo..
E se provassimo “a cambiare gli uomini” sostituendoli appunto con le donne, che pare se la cavino meglio nel capire la realtà e nello studiare come migliorarla?
Mal che vada continuerà ad andare come adesso. Peggio? Nooo!
Non credo sia possibile.

interventi dello stesso autore  discussione chiusa  condividi pdf

 isa    - 08-03-2005
Caro Arturo, io dico che basterebbe che le donne fossero considerate "pari" agli uomini , e anche che non si dovrebbero fare mai differenze rispetto al sesso, ma cercare il valore di tutti come persone.
..se però lo dici tu.. che le bambine, le ragazze, le donne, riescono meglio.. in questo 8 marzo ci crediamo và.. :-)

Ciao
isa

 gp    - 08-03-2005
Segnalo dal Manifesto


Le discriminazioni «made in Italy»

Sulle donne, un «rapporto ombra» smentisce la versione del governo

«Le donne italiane si affermano sempre di più in tutti i campi della vita sociale e culturale anche se, dal punto di vista delle condizioni materiali di vita, si registrano forti peggioramenti». E' quanto emerge dal «rapporto ombra» (shadow report) presentato dalla società civile italiana alla quarantanovesima Commissione delle Nazioni unite sullo stato delle donne riunita in questi giorni a New York. A Pechino+10 - come viene chiamato il summit - rappresentanti dei governi, 6000 attivisti di organizzazioni non governative e premi nobel come Rigoberta Menchu, stanno discutendo i progressi fatti, appunto, dalla conferenza sulle donne tenutasi nella capitale cinese dieci anni fa. Progressi che in Italia, a quanto si legge dal rapporto ombra, sono stati rallentati per «le politiche dell'attuale governo», che ha «disatteso gli impegni presi dal nostro paese» a Pechino. Il rapporto, in ombra in quanto alternativo a quello del governo, è stato sottoscritto da più di 100 firme tra donne e associazioni femminili. «Il documento di governo sull'applicazione della piattaforma di Pechino in Italia, si legge nel rapporto, evita ogni riferimento alla realtà delle donne nel nostro paese». Le istituzioni non ascoltano le donne e nelle politiche governative il gender mainstreaming, sancito proprio a Pechino nel 1995, è assente. «Per quel che riguarda il lavoro - si afferma nel rapporto - non c'è collegamento tra le politiche dell'occupazione femminile e la nuova legge 30/2003 (legge Biagi)». Cosicché le conseguenze della giungla contrattuale rendono sempre più difficile il lavoro per le donne, «sempre ricattabili a causa della maternità».

Permangono squilibri nelle carriere e al conseguimento di capacità professionali femminili non corrispondono adeguate retribuzioni. Così come all'aumento dell'occupazione femminile che si è registrata negli ultimi 5 anni corrisponde un lavoro caratterizzato dal part-time e scarse prospettive future. La donna italiana del rapporto ombra, insomma, è sempre più relegata ai vecchi ruoli familiari. Non a caso solo qualche mese fa, al parlamento europeo, il ministro Rocco Buttiglione affermò che «la famiglia esiste per permettere alle donne di avere figli e di avere un uomo che le difenda».

Se le donne italiane devono ancora alzare la voce per assicurarsi che siano loro garantiti gli stessi diritti degli uomini, la situazione nel resto del mondo, purtroppo, non è migliore. Nella discussione Onu sui diritti delle donne sono emersi pochi progressi ovunque rispetto a Pechino. Pochissime bambine vanno a scuola, rappresentando, da grandi, due terzi degli 875 milioni di analfabeti. Un terzo delle donne al mondo non possiede un posto dove vivere né ha diritto di ereditarlo. Aumentano le infezioni di Hiv/Aids tra le donne: in Africa le donne sono il 57% degli infetti. Crescono le donne migranti, sfidando di essere discriminate due volte, perché donne e perché straniere: partono sempre di più da sole, non più per raggiungere mariti o padri e contribuiscono ormai al 50% dei soldi rimandati al paese di origine. Ma cresce anche il numero di donne che ogni anno vengono vendute al racket della prostituzione o sfruttate, tanto che il traffico di donne è al terzo posto delle attività criminali più redditizie, dopo il traffico di droga e quello di armi.

Assai difficile è la condizione delle donne che vivono in aree di guerra. Dal 1990, sottolinea Carol Bellamy, direttore uscente dell'Unicef, le donne e i bambini costituiscono la maggior parte delle vittime. «Nei conflitti armati - ha detto Bellamy - le ragazze e le donne vengono violentate di routine, trafficate, costrette a prostituirsi, tenute da gruppi armati in condizioni di schiavitù sessuale, mutilate e forzate a gravidanze involontarie».

Vittime della violenza, ma anche delle istituzioni. Le stesse che dovrebbero preoccuparsi della loro salute e che invece le subordinano alle esigenze della politica. Per questo, quando venerdì la delegazione Usa ha ritirato la proposta contro il diritto di aborto, si è levato un coro di urla di felicità, poco diplomatiche né usuali al Palazzo di vetro. Anche Mary Ann Dantuono, del Vaticano, è stata interrotta dai fischi mentre chiedeva «un'interpretazione dei documenti di Pechino che non crei nuovi diritti umani come il diritto all'aborto». Aborto che per altro Pechino non menziona ma che dagli Usa continua a essere messo sotto processo.

CAMILLA LAI



 alberto petrocelli    - 08-03-2005
Mah!

 Giuseppe Bullara    - 13-03-2005
In un murales ho letto "tutti diversi, tutti uguali":
Non facciamo discriminazioni "al contrario".
Chi crede nella parità, non può scimmiottare il "macho", non può contrapporre i due sessi, in qualunque modo. Siamo complementari (socialmente parlando) individualmente, poi, ognuno ha le proprie qualità.
Sono un insegnante anch'io e ho notato ,non da ora, che molte ragazze riescono bene negli studi, questo dato,però, deve essere valutato in termini positivi e non quello di riaccendere una contrapposizione al contrario.
Invio due mie composizioni in merito che, forse, rendono meglio il mio pensiero.



Perché non sia un solo giorno.

Oggi è l'otto Marzo.
Domani, pure, sarà l'otto Marzo.
Pasqua, Ferragosto e Capodanno
verranno l'otto Marzo quest'anno,
così come Natale
e anche Carnevale.
Saranno l'otto Marzo tutti i giorni festivi,
come anche quelli lavorativi.
L'otto Marzo:
nei costumi, nelle leggi, nel cuore, nella mente
perché non sia un giorno solamente.



L’alba

Fino a quando
tuonerà il cannone,
fino a quando
una mano chiederà un boccone,
fino a quando
ci sarà qualcuno
che nel nome di un’entità,
d’un principio,
d’una presunta verità,
userà la tua mente,
il tuo corpo,
la tua intimità,
fino a quando
ci sarà chi dividerà gli uomini
in bianchi e neri,
Cristiani e Islamici,
Ebrei e Palestinesi,
maschi e femmine,
questi e quelli,
noi e voi,
fino a quando
il filo spinato
cingerà i fianchi della Terra…
saremo sempre all’alba della civiltà
che, forse, un dì verrà.

Giuseppe Bullara


 Giusi Restivo    - 13-03-2005
Le donne sono diverse dagli uomini (of course!), forse in questo momento storico le loro caratteristiche intellettive sono favorite, oltre al fatto che le possano esprimere rispetto ad un passato che non lo consentiva, ma credo che non sarebbe migliore un mondo in cui la bilancia pendesse da una sola parte, anche se la parte cambiasse rispetto ad oggi. Sono per la parità e per la mescolanza, e non credo nella superiorità di un genere verso l'altro quanto nella sinergia del maschile e del femminile al di fuori dei luoghi comuni e dei pregiudizi.
w le donne anche dal 9 marzo in poi....