Ci sono anche i corsi serali da difendere
Anna Pizzuti - 02-03-2005
In questi giorni sono impegnata, come altri suppongo, a compilare le schede on line di un monitoraggio dell’ Indire sui corsi serali.
Ho quindi alcuni dati, minimi, naturalmente, perché riferiti solo alla mia scuola, ma che potrebbero essere interessanti. Uno, in particolare: su 79 iscritti nelle tre classi del corso serale della mia scuola (Qualifica di operatore e Diploma di tecnico dei Servizi sociali), ben 59 avevano, come ultimo titolo scolastico, la licenza media. Dato che, a mio avviso va confrontato con quello, preoccupante, del livello di occupazione: solo 14 dei frequentanti sono occupati a tempo indeterminato e 11 a tempo determinato.
Non so quanti arriveranno al diploma: noi lavoriamo perché questo avvenga per tutti, ovviamente, così, oltre ad offrire loro una opportunità in più, ci sentiremo contenti di aver dato il nostro contributo alla strategia di Lisbona che ci consegna un obiettivo ambizioso: il raggiungimento del diploma per l’85% della popolazione, e la partecipazione di almeno il 12% della popolazione adulta ad attività di formazione.

Ma per l'Italia questo sarà ancora possibile? Me lo chiedevo riflettendo sul destino travagliato che attende l’Istruzione Tecnica e, naturalmente, quella professionale.
E’ a questo tipo di Istruzione, infatti, che si rivolge la gran parte, la maggioranza assoluta, anzi, delle persone che desiderano conseguire un titolo di studio vero e che preferiscono l’impegno, la fatica dei corsi serali presso le istituzioni scolastiche alle occasioni fasulle offerte dai diplomifici.
Ed in questo campo, ad onor del vero, il MIUR sta riversando attenzione e fondi per progetti di supporto e di integrazione. Ma fino a quando?
Cosa diventeranno, mi chiedo, questi corsi, con la riforma del secondo ciclo? Se sto all'attuale bozza di decreto (ma non credo che quella futura sarà molto diversa) e tengo conto dell’esperienza fatta in questi due – bellissimi – anni di insegnamento agli adulti, durante i quali ho verificato direttamente le aspettative e le necessità delle persone che ho conosciuto, mi dico che l’educazione degli adulti, quella che si realizza nei corsi serali, scomparirà completamente o si trasformerà – come molti sicuramente sperano, enti privati di formazione in testa – in qualcosa di totalmente diverso.

I miei alunni – e su questo mi piacerebbe confrontarmi con altri che hanno la mia stessa esperienza – si iscrivono e frequentano per ottenere un diploma. Intendono rientrare anch’essi in quell’85% previsto da Lisbona ed al quale si riferisce, quasi quotidianamente nei suoi interventi – il ministro Moratti, l’artefice della riforma che deprofessionalizza i diplomi tecnici e fa diventare qualifica quelli professionali. Intendono farlo per migliorare la loro posizione lavorativa, se lavorano, o per aspirare ad averne una, così come è nel loro pieno diritto.

Ho chiesto in varie sedi informazioni sul destino dei corsi serali, ma nessuno ha saputo darmi una risposta, e nemmeno potevo aspettarmene una, vista la confusione che regna.

Oggi, però, mi sono sentita un po’ meno sola in questa mia richiesta, leggendo in Scuolidea la lettera che riporto, inviata il 22 febbraio scorso al Corriere della Sera. Chissà quando la classe IV AM Sirio, del corso serale Itis Giorni ed io che scrivo anche a nome dei miei alunni, avremo una risposta?

Diario di classe

Nel calderone della grande dibattito intorno alla riforma Moratti, ancora nessuno ha sollevato il problema del che fine farà la scuola serale. O meglio, del che fine faranno quegli istituti tecnici da liceizzare, che tengono i loro corsi anche la sera, per permettere ai lavoratori di migliorare la propria posizione professionale. Nella riforma non mi risulta essere citato il destino di tali scuole. Eppure anche ai corsi serali gli istituti tecnici possono vantarsi di fornire un' eccellente preparazione garantita da altrettanto validi insegnanti. Parlo per esperienza, visto che frequento un corso serale per perito meccanico al Giorgi di Milano; e posso affermare che la mia preparazione è al punto di fare un salto di qualitࠩn campo tecnico. Ora mi chiedo se sia giusto che uno dei pochi sistemi in Italia effettivamente funzionante si debba per forza di cose modificare o, peggio, abbandonare sul fondo di un cassetto: anche perché non dimentichiamo che in quel cassetto saranno lasciate le promesse di una scuola aperta alle nuove tecnologie. Promesse dalle ali tarpate in partenza. E' dura lavorare di giorno e studiare la sera, dal lunedì al venerdì dalle sei del pomeriggio alle undici di sera. Ma ne vale la pena. Che fine faranno i corsi serali? Perché nessuno lo chiede? C'è chi ha interrotto gli studi per capriccio dell' età e chi per necessità riprendere a studiare è forse, l' ultima occasione di riscatto. Una scommessa da rafforzare sera dopo sera. Senza distogliere l' attenzione di studenti indirizzati a svolgere professioni tecniche con altre materie umanistiche che con la tecnica non collimeranno mai. Bisogna avere risposte chiare, senza dimenticare o danneggiare chicchessia, con riforme e controriforme che, involontariamente o no, creano dubbi e inadeguatezze.

Modena Mauro IV AM Sirio, corso serale Itis Giorgi



Sul bisogno di educazione per gli adulti esistente nel nostro paese, è illuminante la lettura di una ricerca effettuata dal ministero del Welfare. Che, spero, verrà tenuta presente, al momento della riscrittura del decreto. Per i ragazzi e per gli adulti.

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