Operazione trasparenza?
Anna Pizzuti - 26-01-2005
Cominciano le reazioni al documento di lavoro diffuso dal ministero il 12 gennaio ed alla successiva “bozza vera” diffusa il 17 dello stesso mese sull’organizzazione generale del secondo ciclo, e sono, quasi tutte, quelle che ci si aspettava.
Si lamentano le diminuzioni degli orari delle singole discipline - quelle tecniche nei tecnici, quelle giuridico-economiche negli economici, quelle umanistiche nei licei, per non parlare dell’educazione fisica o della musica – e quella delle attività laboratoriali un po’ in tutti gli indirizzi – saranno direttamente le aziende a sostituirsi ai laboratori, evidentemente - secondo la migliore logica morattiana alla quale siamo ormai abituati.
Ciascuno per sé, come era prevedibile, ma come, forse, anche il ministro si aspetta, per fare in modo, magari, che poi aumentando un po’ qui ed un po’ là, ciascuno si ritenga accontentato e, in qualche modo il decreto passi e si sedimenti. Soprattutto se, come promette, nel secondo/terzo canale si instraderanno – ma staremo a vedere se poi sarà proprio così - i disturbatori ed i reprobi, e il sistema nazionale sarà salvo e non faremo nemmeno più tante brutte figure all’estero in occasioni delle varie rilevazioni PISA, dell’OCSE e di qualsivoglia altra agenzia.

In ogni modo, il grand débat è aperto. "Invito tutti" – così il ministro nel comunicato del 17 gennaio - "a considerare la forte valenza culturale del nostro progetto di ammodernamento della scuola italiana e ad inviare proposte e suggerimenti per migliorare la bozza di decreto" Ed è stato creato anche lo strumento: potentissimo, perché si discuta e si partecipi: il ministro, infatti, ha messo a nostra disposizione – “operazione trasparenza” , l’ha chiamata - un indirizzo di posta elettronica, che però viene definito Forum, ignorando che un forum è ben altra cosa.

Solo proposte e suggerimenti, vuole, il ministro, per carità, non critiche. Che del resto sarebbero anche inutili, visto che ben poche, delle tante che in questi anni sono state fatte, hanno trovato ascolto.
E visto anche che ci sono interi pezzi, di questa bozza di decreto, che erano stati già in qualche molto predisposti dagli altri decreti finora o approvati, o in discussione ed in via di approvazione, nonostante i rilievi espressi anche a livello istituzionale. Dei veri e propri "paletti già ben piantati.

La parola d’ordine, però, è “ascoltare” . Ed un esempio della capacità di ascolto del Ministro, ci viene confermato proprio all’inizio della bozza di decreto sul secondo ciclo, nell’articolo 1, al comma 3:
Nel secondo ciclo del sistema educativo sono promossi il conseguimento di una ispirata ai principi della Costituzione, e lo sviluppo della coscienza storica e di appartenenza alla comunità locale, alla comunità nazionale e ed alla civiltà europea”.

Si ricorderà quanto le espressioni evidenziate, riprese direttamente dall’art.2,, lettera b della legge 53 (sono promossi il conseguimento di una formazione spirituale e morale, anche ispirata ai principi della Costituzione, e lo sviluppo della coscienza storica e di appartenenza alla comunità locale, alla comunità nazionale ed alla civiltà europea) siano state discusse, per la loro valenza preoccupante rispetto alla reale funzione, alla laicità, della scuola pubblica.e restrittiva nei riferimenti, negli orizzonti formativi.

E’ servito a qualcosa far notare la pericolosità di quell’ anche? O che gli spazi nei quali ci collochiamo già oggi non si limitano certo – nel bene e nel male – ai confini europei? Evidentemente no.

E veniamo ora ai “paletti”. Che sono molti, al punto che è difficile scegliere da dove iniziare.
Si può, ad esempio, esaminare il rapporto strettissimo esistente tra la bozza sul secondo ciclo e il decreto che istituisce il Sistema nazionale di valutazione. Già approvato.

Del quale sistema, nella bozza di decreto, si fa cenno solo in merito alle “Istituzioni formative” , l’oggetto misterioso che andrà a costituire il secondo canale. Prescrive, infatti – al capo III - l’articolo 24: “Ai fini della verifica del rispetto dei livelli essenziali definiti dal presente Capo, i percorsi formativi sono oggetto di valutazione da parte del Servizio Nazionale di Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e Formazione. Le istituzioni formative forniscono al predetto Istituto i dati e la documentazione da esso richiesti(…)

Perché, viene da chiedersi, nelle parti della bozza di decreto che riguardano l’istituzione dei licei, l’Invalsi non viene nominato? Nemmeno negli articoli dedicati alla valutazione?

Forse, si potrebbe pensare, deve essere proprio così: essendo il sistema dell’Istruzione (o i suoi livelli essenziali, vai a capirlo) di competenza dello Stato, non occorreva dirlo che questo è sottoposto al Sistema di valutazione nazionale, mentre alle Regioni occorreva ricordarlo. O, all’inverso, occorreva completare, indirettamente, il decreto sulla valutazione che, magari, del secondo canale, istituzionalmente, non poteva occuparsi, visto che ancora, ufficialmente non esisteva o considerati i labirinti di competenze e di attribuzione creato dalle riforme costituzionali.
E invece così non è. L'Istituto, infatti, “effettua verifiche periodiche e sistematiche sulle conoscenze e abilità degli studenti e sulla qualità complessiva dell'offerta formativa delle istituzioni di istruzione e di istruzione e formazione professionale, anche nel contesto dell'apprendimento permanente. Per la formazione professionale le verifiche concernono esclusivamente i livelli essenziali di prestazione e sono effettuate tenuto conto degli altri soggetti istituzionali che già operano a livello nazionale nel settore della valutazione delle politiche nazionali finalizzate allo sviluppo delle risorse umane; (art.3, lettera a del decreto)

Di tutti i canali, quindi, si occupa l’Istituto, ma, per tutti allo stesso modo?

L’osservazione potrà sembrare al limite della pedanteria, o irrilevante. Se così è, ne prenderò atto.
Gli articoli riportati e le parti evidenziate sono comunque utili a rilevare la vena di demagogia che percorre il decreto. Quella, per intenderci, della pari dignità.
Il Comma estratto dal decreto sul sistema di valutazione è un capolavoro di ambiguità linguistica. Ha una struttura a piramide rovesciata, se si osserva bene. Prima si parla di verifiche sulle conoscenze e sull’offerta formativa delle “ istituzioni di istruzione e di istruzione e formazione professionale”, poi, a scendere, si dice che per la formazione professionale le verifiche concernono esclusivamente i livelli essenziali di prestazione.

Guarda caso, è questa ultima espressione che torna nell’articolo 24 della bozza di decreto: “Ai fini della verifica del rispetto dei livelli essenziali definiti dal presente Capo, i percorsi formativi sono oggetto di valutazione da parte del Servizio Nazionale di Valutazione del Sistema Educativo di Istruzione e Formazione.
Ancora una osservazione pedante? Forse sì. Intanto però potrebbe contribuire a comprendere che nella bozza si scrive Istituzioni formative, ma si legge Formazione professionale. Quella già esistente, per intenderci.
Oppure a farci venire un dubbio, che cioè “la crescita educativa, culturale e professionale” (art 1, comma 5 della bozza di decreto) dei giovani che le frequenteranno, forse non saranno nemmeno valutate, dal sistema nazionale, visto che “Le istituzioni formative forniscono al predetto Istituto i dati e la documentazione da esso richiesti”, espressione che non mi sembra riferirsi a prove di verifica e valutazione.




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 ilaria ricciotti    - 26-01-2005
Cogliamo l'invito del ministro sull'invio di suggerimenti e tutti insieme spediamo un unico testo:


ABOLISCA SUBITISSIMAMENTE QUESTA RI-FOR-MA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

 ilaria ricciotti    - 29-01-2005
Ma da qualche post precedente si evince che qualcuno ama giocare a nascondino.