Risposta al Professor Veneziani
Giuliano Falco - 24-01-2005
Egregio dottor Veneziani,

ho letto il suo articolo “Poveri Prof, peggiori d’Europa”. Mi permetto di avanzare alcune critiche al Suo testo, anche se sono un umile insegnante di sostegno, per di più insegnante elementare (quindi, come vede, non sarà una difesa corporativa o neo corporativa...).
Le scrivo perché alcune Sue affermazioni le trovo molto offensive, e non solo verso gli insegnanti.
Le scrivo perché il Suo testo mi sembra denotare una forte confusione e una vena di nostalgia verso i bei tempi andati, quando i Presidi erano Presidi, i Bidelli erano Bidelli, gli ‘handicappati’, i rom e gli stranieri non c’erano proprio perché se ne stavano a casa loro: bei tempi quelli, magari aggiungiamolo, quando c’era Lui e i treni arrivavano in orario…ma cominciamo dall’inizio.
Ella scrive che “troppi professori sono figli della demagogia degli anni Settanta, delle infornate senza concorso, dei cortei e delle sessantottate, delle occupazioni e della demeritocrazia militante”: personalmente ho cercato di superare il concorso magistrale del 1982…ma sono entrato di ruolo grazie al cosiddetto ‘doppio canale’ sette anni dopo (a proposito, il Presidente della Commissione giudicatrice –del concorso dell’ ’82- deve essere stato un Suo amico, poiché chiedeva ai concorrenti “l’attualità del pensiero di Giovanni Gentile”…). Comunque, penso in quanto a professionalità di non essere secondo a nessuno, sopratutto secondo a quelli che hanno superato i concorsi, veri e propri terni al lotto quelli sì legati ai vari carrozzoni e camarille. Se desidera, Le faccio leggere il mio curriculum.
Ella prosegue il suo articolo affermando, con molta eleganza, che la maggioranza dei docenti sono “faziosi e paraculi, ovvero quelli che sono infarciti di ideologia, femminismo e menopausa acida -i faziosi - e quelli che scansano la fatica, hanno altre attività o si danno malati per andare in vacanza -gli altri. I primi si presentano in classe con l Repubblica, l’Unità, manifesto, Liberazione. I secondi, entrano in classe...”
Tralasciamo di commentare queste affermazioni.
Le dico solo che ho provato a leggere Libero (l’ho acquistato una volta, così per curiosità: io leggo di tutto da Umanità Nova a Famiglia Cristiana): Le assicuro che l’ho trovato illeggibile. Comunque, torniamo a noi: a parte l’accenno ai libri di testo faziosi (ancora? Se non ricordo male, fu proprio Cardini - sa lo storico, quello non proprio comunista, che ha scritto libri bellissimi come L’invenzione dell’Occidente - ad affermare che era ora di smetterla con questa polemica sui libri di testo…e che la destra si dovrebbe svegliare e scrivere i suoi libri (a parte il fatto che non mi sembra che, data una scuola ‘sovietica’ come la nostra, l’Italia sia diventata una repubblica democratica popolare, anzi se non ricordo male, le ultime elezioni l’ha vinte un tal Berlusconi…segno che la scuola funziona male o non tutti i docenti sono ‘sinistri’…).
Ma ci sono altri passaggi che trovo molto brutti e francamente disgustosi. Per esempio, quando Lei scrive: “il professore è tenuto a trascurare la classe e soprattutto i migliori, per recuperare il disagiato. Magnifico proposito dal punto di vista evangelico e morale, ma terribile esito dal punto di vista educativo e formativo: per inseguire il ventiquattresimo si trascurano gli altri ventitre. La situazione, già critica, è peggiorata da quando è piombato in classe l’immigrato di fresco sbarcato. È russo, è cinese, è curdo, fa tenerezza, ma non sa una parola di italiano. Allora il docente deve sforzarsi con i gesti, con mezzo inglese, o con qualche altro arnese fortuito da pagina 777 di televideo, di far capire il teorema di Pitagora e Manzoni al povero allogeno”.
E, per ora, mi fermo qui. Se passa da Albenga (Savona), mi venga a trovare, caro professore, Le farò vedere classi dove nessuno rimane indietro (si ricorda don Milani: “nessuno escluso”? Ah già, dimenticavo è un prete comunista!). Forse è più formativo insegnare agli alunni che non sono esistiti i campi di concentramento e che il mondo è sotto la minaccia di una congiura plutocratica-sionista…Per quanto riguarda i ragazzini stranieri (per Lei, evidentemente gli albanesi e i marocchini non si possono neppure citare) ci credo che l’insegnante deve rimediare con mezzi da televideo: tutti i governi, compreso quello in carica, continuano a tagliare risorse su scuola, sanità e pensioni. Pensi che, per fortuna, ci sono volontari, che suppliscono a queste carenze di cui una società sedicente civile dovrebbe vergognarsi, volontari che impiegano tempo, saperi, energie e affetto gratuitamente (roba da non crederci!).
Ricapitolando: per Lei nella scuola italiana gli insegnanti sono fancazzisti e faziosi; trascurano i migliori per seguire gli svantaggiati e i bimbi stranieri e che per integrare gli svantaggiati e gli stranieri, si disintegrino le classi…
Ora proseguiamo: Ella scrive che “il discorso vale anche se c’è un rom, o un ragazzo che ha problemi psichici, che è violento, o è asociale: il prof deve inseguire la pecorella smarrita e abbandona il gregge. Per carità fa un’opera pia, ma che serve la scuola per la stragrande maggioranza dei ragazzi? Insomma, l’aspetto della scuola odierna è piramidale ma non in senso selettivo, bensì a rovescio: per recuperare l’eccezione si manda all’aria l’istruzione-base di tutti gli altri. Che società verrà fuori da questa piramide a rovescio?” e io mi permetto di rovesciare la domanda: quale società viene fuori da una scuola che è solo per pochi, che emargina i poveri, i disabili e tutti coloro che Lei definisce asociali. Cosa propone una stella gialla - rossa, viola…(Le lascio la scelta del colore - ma forse l’avevano già operata i nazisti nei campi di concentramento, che per Lei non sono esistiti, da applicare sui vestiti. Roba già vista!).
Che ce ne facciamo di una scuola che non insegna la solidarietà e il rispetto per gli altri? E, soprattutto, che ne facciamo degli altri? Li buttiamo via? Creiamo strutture speciali o sono troppo costose?
Mi sembrano discorsi già sentiti, frammenti di un tempo che si sperava trascorso definitivamente. È vero che c’è un passato che non passa, ahimè. Con le premesse che Lei pone, mi sembra grottesco poi commuoversi perché sparisce la figura del bidello (lasciamo da parte quanto scrive sul preside-padre-padrone, pardon, monarca buono).
Ma il Suo finale è sublime: “insomma a scuola non mancano solo i soldi ai docenti, ma anche educatori, aule, presidi e bidelli agli alunni. Perciò vi dico: non getta la croce sulla Moratti, magari per togliere entrambi dalle aule”. Se fossi credente non gradirei l’accostamento ma soprattutto non mi preoccuperei della presenza formale o meno di un simbolo nelle classi, imposto con la forza (della normativa, della maggioranza o altro): sarei più felice se certi insegnamenti (ricorda, ad esempio, quello che dice ama il prossimo tuo…, tanto per citarne uno) venissero impartiti con la forza dell’esempio e non con quella della legge.

Cordialmente (?)
Giuliano Falco


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 Francesca    - 30-01-2005
Cosa si può commentare. La scuola sta lentamente morendo. Il prof. Falco parla di un sistema piramidale al rovescio e credo sia proprio questo il problema. Il dovere primario di qualunque Governo dovrebbe essere quello di garantire l'insegnamento del "sapere" a tutti i ragazzi. Saranno loro il traino della società, sono loro che avranno in mano il futuro del paese. La riforma scolastica - Moratti -poteva essere l'occasione per dare ai giovani gli strumenti per affrontare "il compito" che gli spetta da adulti; la cosa di cui il ministro non ha tenuto conto è che non si può avviare una riforma senza avere fondi per attuarla. Il mio giudizio è assolutamente negativo. Avendo una figlia in prima media vedo solo diminuite le ore di Inglese (prima delle tre "I" di Berlusconi), diminuite le ore di italiano, storia, matematica. Per non parlare della seconda "I" (informatica), mia figlia non fa nemmeno un'ora a settimana; non so il perchè; credo manchino i fondi per creare il laboratorio. Un disastro.
Concludo chiedendomi: quale sarà il futuro della mia ragazza quando si affaccerà al mondo in piena autonomia? Sarà in grado di essere tra coloro che dovranno trainare il paese?
La mia paura di genitore è "no", i giovani di domani non saranno in grado di garantire il nostro futuro perchè non sono stai offerti loro gli strumenti necessari ad assolvere questo gravosa impegno.
Moratti bocciata.

 adriano burattin    - 30-01-2005
Caro Giuliano, qualche settimana fa il nostro presidente della repubblica invitava garbatamente i giornalisti italiani ad "alzare la schiena". Tu da "semplice insegnante di sostegno di una scuola elementare" mi pare che la porti esente da qualsiasi pernciosa scoliosi culturale. Siamo molti di più di quanto lorsignori credono, il difetto è sempre lo stasso: a conservare la forza dell'indignazione restiamo in pochi! Mi consola un proverbio delle mie parti: "mejo pochi ma boni, che tanti e coj......"
Un abbraccio da uno giunto al suo ultimo anno di lavoro (sapessi quanti bambini ho mangiato in questo tempo!!).