Gentile Redazione di Scuolaoggi...
Elena Miglietta - 20-01-2005
Lettera inviata a Scuolaoggi (e non pubblicata) in risposta all'articolo "E QUALCUNO SPARA GIA' SU PRODI..."

Gentile Redazione di www.scuolaoggi.org, sono una mamma-maestra dei “cosiddetti movimenti che si sono sviluppati all’interno della scuola, fra gli insegnanti e i genitori” (perché cosiddetti? Ci vuole forse una vostra benedizione per essere movimenti reali?) e che stanno lavorando da tempo per contrastare la “cosiddetta”, questa sì, riforma Moratti. Sono rimasta veramente stupita dall’articolo apparso sul vostro giornale che leggo regolarmente, del quale ho stima da quando è stato fondato e che non perdo occasione di pubblicizzare alle riunioni e ai convegni.
Vengo da due anni di duro e intenso lavoro, di studio dei documenti, di riunioni con genitori e collegi docenti, di confronti e collaborazioni con molti direttori (scusate ma il termine dirigenti scolastici ancora non lo digerisco), due anni molto intensi e a mio avviso anche produttivi. Sì, lo posso affermare con certezza, sono stati anni produttivi perché retescuole ha avuto il merito di contribuire a formare una classe docente più informata e più competente su questioni normalmente delegate ad “espertoni” che conoscevano le leggi della scuola, le interpretavano e ce le venivano a spiegare nei corsi d’aggiornamento; ha creato un’alleanza con i genitori che si sono impegnati con gli insegnanti a studiare questa riforma e quello che ci ha tolto, a “perdere” tempo per parlare del futuro dei loro figli. Credo che chiunque si sia impegnato nei movimenti lo abbia fatto con una motivazione forte che ha visto la collaborazione di tutte le componenti della scuola, sindacati e partiti compresi.
Quando ripensiamo a ciò che è stato fatto durante lo scorso anno scolastico ci stupiamo sempre di quanto sia stato intenso e quante iniziative siano state portate a termine; è chiaro che i movimenti in quanto tali non sono mai allo stesso livello ma hanno un andamento che ha alcuni momenti forti e altri di stanchezza; bisogna saper calibrare le forze e adeguare a queste le iniziative che si vogliono intraprendere.
Tra le tante iniziative avviate lo scorso anno, ci sono stati molti momenti di incontro anche con i politici per capire bene quale programma si proponevano in caso di vittoria alle elezioni; devo dire che alcuni partiti si sono mostrati decisi ad abrogare la riforma, altri invece sono stati vaghi senza rispondere chiaramente alle nostre precise richieste. Eppure abbiamo collaborato attivamente con chiunque ci abbia chiesto di intervenire e parlare di scuola (dei partiti della destra non s’è visto nessuno ovviamente); tra tutti cito la preparazione dei dibattiti alla festa dell’Unità dove abbiamo gestito uno stand e contribuito a pubblicizzare i dibattiti. Nonostante ciò, leggo un certo astio e sarcasmo non troppo nascosti nel vostro articolo non firmato che giudico sicuramente ingiusto. Non entro nel merito delle riflessioni di Michele Corsi in fatto di politica in quanto sicuramente è in grado di difendere da solo le proprie opinioni e conosce la politica molto meglio di quanto possa saperne io, ma devo dire che con il suo articolo non ha fatto che interpretare con chiarezza e lucidità l’ansia di chi, all’interno del movimento, comincia a perdere fiducia nei partiti che tutti auspichiamo vinceranno le prossime elezioni: mentre prima vedevamo nel centrosinistra un’ancora di salvezza rispetto al futuro della scuola pubblica, cominciamo a perdere fiducia man mano che sentiamo parlare o non parlare di scuola.
Un esempio per tutti: ogni volta che qualcuno dei DS ci proponeva un progetto di scuola futura che anche lontanamente si avvicinava all’idea di una sostituzione (abbiamo capito, la parola abrogazione non la diranno mai) l’on. Rutelli, portavoce dell’Ulivo, ci dava mazzate sui denti dicendo che la riforma andava mantenuta e al massimo sostituita in alcune parti.
E noi ci chiedevamo:”Ma con chi abbiamo parlato ieri?” Non siamo così stupidi da pensare che Prodi avrebbe presentato un disegno di legge sostitutivo in quella riunione che era ovviamente generica, ma almeno un accenno un po’ più forte a un programma futuro quello ce lo poteva dare, ma non l’ha dato. E allora cosa ci dobbiamo aspettare da questo schieramento se mai vincerà le elezioni?
Devo dire sinceramente che questo atteggiamento di chi sostiene che retescuole e i movimenti non siano propositivi mi ha stancata veramente e dimostra che chi ha scritto non è decisamente informato sul dibattito PUBBLICO che c’è stato e c’è tuttora. Chi ha detto che vogliamo ripristinare l’esistente? Da un po’ di tempo ci stiamo coordinando con gli altri movimenti antimoratti in Italia e mai alle riunioni che abbiamo avuto in giro per l’Italia mi è capitato di sentire che bisogna a tutti i costi tornare indietro; certo lottiamo per salvaguardare il tempo pieno, le compresenze, gli insegnanti di sostegno, i facilitatori per gli stranieri, siamo contro tutti i tagli che stravolgono la qualità della scuola, ma nessuno ha mai detto che le malfunzioni ( mi si passi il termine) che sono esistite nella scuola andavano mantenute così com’erano. Forse chi ci critica su questi argomenti ha sbagliato movimento e ci ha confusi con un altro. Vi assicuro che qui non ci sono asini che cascano (a proposito chi è l’asino? Michele? Retescuole? Io?). Sul sito non c’è stato un gran dibattito sulla riforma Berlinguer che a molti piaceva, ad altri un po’ meno e ad altri ancora decisamente no ( a me devo dire piaceva abbastanza il settennio che avrebbe creato continuità con la scuola media) però sicuramente il nostro lavoro in un primo momento si è centrato sull’informazione alternativa, a nostro dire corretta e insieme ha cominciato a pensare e a fare progetti su una scuola futura, senza la Moratti ma anche senza i vari Rutelli e le loro sparate. Posso citare il progetto di riscrittura del tempo pieno delle scuole del vimercatese, il convegno del 25 settembre sul Tempo qui a Milano e quello sulle Scuole europee a Genova, la proposta di referendum e di legge di iniziativa popolare, solo per dirne alcune.
Il dibattito deve sempre essere aperto e ciò non vuol dire disgregare la sinistra. Forse che Prodi non può essere toccato e tutto ciò che dice è sacrosanto? In questi giorni ci siamo letti la proposta di legge che fra poco sarà presentata al congresso regionale dei DS dell’Emilia Romagna e che è stata sottoposta anche ai movimenti che operano in quella regione; personalmente mi è anche piaciuta nel complesso ma è fin troppo generica ed esprime concetti universali che ho trovato anche nei documenti morattiani. Quello che mi lascia molto perplessa, è il mancato accenno ai nodi fondamentali della riforma Moratti che qui invece andavano citati e giudicati come negativi e da eliminare come il portfolio, il tutor, le indicazioni nazionali, il sistema di valutazione nazionale mediante test, l'anticipo scolastico, temi che non vengono nemmeno sfiorati. Questo testo può essere applicato a qualsiasi riforma, come del resto gli accenni di Prodi all’innovazione della ricerca, della scuola e dell’Università, l’equità e la parità, la necessità di dare nuova dignità al lavoro dei giovani; sarebbe oltremodo preoccupante se il legislatore non mirasse almeno a questo.
E di tutti gli accenni che fate all’abrogazione “sic e simpliciter”, alla “sospensione”, ai decreti attuativi, al testo unico, ecc., francamente vi devo dire in tutta sincerità che non me ne frega niente; se io sapessi scrivere una legge non farei la maestra ma sarei in Parlamento a prendermi un bello stipendio e lavorare solo su quelle cose. Quello che mi interessa, e veramente tanto, è che chi deve predisporre una legge lo faccia tenendo conto di ciò che pensa il mondo della scuola, non ce la cali dall’alto gettandoci in altri anni di caos che hanno fatto invecchiare le maestre di vent’anni, maestre che non andranno mai più in pensione e se mai lo faranno, non verranno neanche sostituite, né da questo governo né da quelli futuri se Rutelli manterrà le sue promesse. Mi sapete dire perché mai in Spagna il cambio di governo è riuscito a fare cose che noi neanche ci sogniamo? Bene, qui torniamo al discorso propositivo. Il mese scorso una mamma di retescuole delegata dai coordinamenti è stata a Parigi alla riunione dei sindacati europei, alla fine di febbraio una delegazione dei coordinamenti antimoratti sarà a Barcellona per il forum nazionale della scuola spagnola, dopo una settimana altri saranno a Londra invitati dall’Anti SATs Alliance ( i SATs sono il corrispettivo dei nostri test Invalsi) che vuole sapere come si è sviluppato il movimento in Italia e il titolo del convegno è guarda caso Rethinking Schools (Ripensare le Scuole), ispirato dalla cooperativa di insegnanti degli Stati Uniti nata nell’America di George Bush e a maggio ci sarà il forum europeo dell’educazione a Bergen in Norvegia.
Se pensate che retescuole sia alla ricerca della “differenza e della divisione, invece che di unità e di condivisione” avete decisamente sbagliato interlocutore, ma se la “base comune” cui accennate è la politica di Rutelli, allora credo che siamo proprio su due binari diversi.

Distinti saluti
Insegnante di sostegno Elena Miglietta del Circolo Martinengo, Milano
Mamma di un’universitaria e di una studentessa dell’ITT Claudio Varalli


interventi dello stesso autorediscussione chiusa  condividi pdf

 La redazione di ScuolaOggi    - 20-01-2005
In un precedente articolo dal titolo “E qualcuno spara già su Prodi” (articolo non firmato, quindi redazionale, “sotto la personale responsabilità del direttore”) abbiamo citato – crediamo in modo obiettivo e per nulla polemico – alcune posizioni, che si manifestano all’interno del movimento di opposizione alla riforma Moratti e di Retescuole in particolare, che a noi sembravano (con tutto il rispetto per le posizioni altrui) francamente sterili e improduttive. Nel senso di non contribuire a costruire un fronte unitario ma piuttosto di finire per dividere. Possiamo sbagliare: se le intenzioni dei nostri amici di Retescuole non erano quelle, non può che farci piacere. Il punto che si voleva mettere in evidenza però era principalmente un altro: il ritardo (questo sì generale, di tutto l’Ulivo e lo schieramento politico di opposizione) di elaborazione, di proposta di un programma, di un’idea di scuola da contrapporre all’attuale politica governativa ed alla riforma Moratti.
Sgombriamo allora il campo da un possibile equivoco. Se la preoccupazione di Retescuole è che qualcuno all’interno dello schieramento del centrosinistra ritiene che, una volta al governo (impresa tra l’altro ardua e tutta da giocare), la riforma Moratti non possa essere bloccata o modificata nella sostanza, noi non siamo certo tra questi. Il superamento della riforma Moratti a nostro modo di vedere è un punto fermo, una conditio sine qua non, condizione irrinunciabile ma non sufficiente. Per abrogare la Moratti, a nostro avviso, ci vuole però un’altra legge, un’altra idea di scuola praticabile. In questo senso è necessario “andare oltre la Moratti”.
Ed è qui che l’Ulivo, o il centro sinistra allargato che sia, deve dire cosa vuole e cosa propone. Per conto nostro possiamo semplicemente azzardare alcune ipotesi di lavoro, a titolo di esempio.
Nella scuola primaria, per quanto riguarda la “pars destruens”, come ha scritto bene Maurizio Tiriticco su Scuolaoggi.org, occorre abrogare soprattutto il Decreto Lgs. 59/2004 – quello che introduce tutor, portfolio e tempo scuola ridotto - e tutti i suoi derivati più recenti (fra questi la Circolare sulle iscrizioni e quella sulla scheda di valutazione). Questo obiettivo è perseguibile immediatamente (cioè immediatamente dopo l’insediamento dell’auspicabile governo dell’Ulivo) non solo per motivazioni pedagogico-didattiche e per consentire alle scuole di riappropriarsi delle prerogative costituzionalmente garantite dall’autonomia, ma anche perché, anche sul piano strettamente giuridico, il decreto 59 è fortemente viziato da un palese eccesso di delega.
Per quanto riguarda la “pars costruens” non si può dimenticare che il governo di centro sinistra precedente una legge di riforma l’aveva elaborata e approvata in Parlamento, la legge n.30/2000 sul riordino dei cicli. Da qui bisogna ripartire, da quella riforma interrotta dal Polo con uno dei suoi primi atti di governo. Non per riproporre quella legge tale e quale, come se niente fosse successo o come se non si sapesse che era ancora “incompiuta” in molti aspetti. Ma per ripartire da quella che era l’ispirazione di fondo: l’idea di una scuola di base unitaria, oltre la storica “separatezza” tra scuola elementare e scuola media. Questo sarebbe, tra l’altro, il logico e naturale sviluppo degli attuali istituti comprensivi, rimasti a metà del guado, con due gradi di scuola all’interno dello stesso istituto ma “separati in casa” (separati ancor più dalla legge 53/2003 che addirittura opera una netta - e non casuale - distinzione tra scuola primaria e scuola secondaria di primo grado).
E’ tutta da approfondire l’articolazione interna di questa scuola di base unitaria ma è esattamente in questo contesto che si potrebbe salvaguardare il modello del tempo pieno e del tempo prolungato (per chi opta per un tempo scuola lungo) mantenendo un orario più breve come tempo scuola obbligatorio (non dimentichiamo che la stragrande maggioranza delle classi sul territorio nazionale oggi è a modulo nella scuola elementare e a tempo normale nella media). L’approfondimento su questo punto va posto in tutta la sua complessità politica, perché, a suo tempo, all’interno del fronte riformatore si manifestò ad es. una fortissima opposizione della Cisl sia all’unificazione dei due segmenti della scuola di base obbligatoria sia alla durata complessiva di 7 anni.
Non solo. Ma se la continuità didattica è un “valore” e non l’ultima ruota del carro, occorre riaffermarla ad ogni livello. Sia come continuità strutturale all’interno della scuola di base che come continuità di rapporti educativi con gli alunni. Riprendendo ad es. l’idea (e la messa in pratica!) dell’organico funzionale di istituto, garantendo continuità anche nel reclutamento e nell’assegnazione dei docenti alle classi, nella stessa sostituzione dei docenti assenti (correggendo drasticamente ad es. il meccanismo perverso delle attuali graduatorie di fascia - tempi, modalità, ambito territoriale…), assicurando concretamente stabilità di rapporti (a cominciare dal sostegno agli alunni disabili e dall’integrazione degli alunni stranieri!).
Come pure andrebbero ripresi, come base di discussione, i curricoli e i materiali prodotti dalle commissioni di lavoro Berlinguer-De Mauro (ai quali avevano lavorato decine e decine di esperti, accademici, pedagogisti) e approfonditi (si pensi al dibattito che si era aperto sull’insegnamento della storia…). Perché rimuovere infatti anche la memoria di quanto il centro sinistra aveva faticosamente prodotto, dopo un dibattito che –a differenza della legge Moratti – aveva coinvolto migliaia e migliaia di operatori scolastici?
Dovranno, inoltre, essere corretti gli aspetti devastanti contro la scuola pubblica contenuti nella riforma Moratti, quali l’idea di una scuola come servizio “privato” a domanda individuale delle singole famiglie, la canalizzazione precoce (una scuola per i ricchi e una per i poveri), l’anticipo fai-da-te a geometria variabile, …..
Ma dire questo è dire poco, è solo aprire un libro diverso e cominciare a leggere qualche titolo. Quello che qui si vuole sottolineare è che è compito delle forze politiche e sindacali, ma anche dei movimenti, cominciare ad aprire una discussione seria su quale scuola vogliamo. Concretamente, partendo da quel che c’è di buono (le cosiddette “buone pratiche” come si dice adesso) e da quello che di buono si stava costruendo prima del governo Berlusconi-Moratti. Definire insomma alcune linee generali di una proposta di scuola ed aprire su queste un dibattito ampio come succede in Francia coinvolgendo il mondo della scuola, insegnanti, genitori, studenti. In questo senso il no alla Riforma Moratti è certamente un passaggio fondamentale, ma bisogna andare oltre. Con realismo e concretezza.
Ci farebbe piacere allora ospitare sulle pagine di ScuolaOggi interventi e proposte da parte delle forze politiche e sindacali e dello stesso movimento, in questa direzione.