Tutt'attorno cadevano gragnuole di osa
Mario Menziani - 19-01-2005
Tutt’attorno cadevano gragnuole di osa che ci inchiodavano nelle trincee. Difese improvvisate, troppo fragili che, ben presto, si rivelarono del tutto inutili.
Frastornati dal clamore delle uda, disorientati dalle validazioni estemporaneee di orari sempre più improbabili, annichiliti dal fulgore di una ricomparsa religiosità e dal maschio rigore dell’irreprensibile condotta, cedemmo.
Il nemico ci occupò, ci invase e fummo percorsi in lungo e in largo da una scuola modello 27+6, alla fine certificata, alla fine sacita dalla china, rassegnata compilazione di pagine e pagine di valutazioni, da un infinito rosari di voti.

Più o meno è quello che accade in anno domini 2005, quarto dell’era Moratti.
In città circolano più schede di valutazione che scuole. Più voti su ogni scheda che materie di insegnamento.
E’ la certificazione falsa, di una scuola falsa. E’ l’emblema della tracotanza di una compatta schiera di dirigenti a cui in modo del tutto improvvido fu affidata la conduzione della scuola dell’autonomia, o meglio, dell’incompiuta autonomia. E che, proprio per questo, ora diventa fin troppo facile terreno di conquista di questa pseudo riforma, che se ne appropria per farsene beffe continuamente, citando quasi sadicamente ad ogni occasione quell’incompiutezza, quella vaghezza.
Siete autonomi: stampatevi le schede! Siete autonomi: cercatevi i soldi! Siete autonomi: fatevela voi la scuola se ci tenete tanto.

La situazione è sconcertante. Ma allo sconcerto si aggiunge sconcerto di fronte alla constatazione di essere stati lasciati pressochè soli, ciascuno nella propria scuola, ciascuno nella propria realtà, ad affrontare un attacco di tal fatta da parte dei fautori della neoscuola. E’ così? Si tratta solo di impressioni di chi, dallo scomodo osservatorio del fronte, non riesce a vedere tutta la scena, il campo complessivo della battaglia?
Ma se così non è, chi ha fatto qualcosa ad esempio per rintuzzare la ricomparsa della valutazione della religione cattolica sulla scheda? (o si fa finta che il modello “suggerito” alla “graziosa maestà dell’autonomia scolastica” sia davvero un solo suggerimento e non un’imposizione variamente, subdolamente, imposta). E che dire del ritorno del voto di condotta? O l’imposizione di valutare attività laboratoriali in modo che, ad esempio, una materia “in via d’estinzione” come tecnologia si trova a dover valutare ogni singola ora di insegnamento?
E poi ci sono le iscrizioni che si vanno a fare in questi giorni, la modulistica diffusa dal ministero, la palese intenzione di imporre ciò che l’anno scorso non si era riusciti ad imporre, ossia la scuola a 27 ore. (Dobbiamo attendere conferma con l’attribuzione degli organici?)
Per non parlare, passando ad altro, della drammaticità della situazione riguardante il passaggio alle superiori. Gli incolpevoli studenti delle attuali seconde medie, al momento esterni alla riforma, si troveranno a fine anno di fronte alle forche caudine della scelta liceo-istruzione professionale. E’ appena cominciato l’anno, ma la pachidermica rapidità che sta mostrando l’opposizione in questa materia rischia davvero di far sì che lo spazio di tempo che ci separa dal momento della fatidica scelta risulti del tutto insufficiente a garantire a questi ragazzi la possibiltà di scegliere in modo adeguato circa il proprio futuro.

Come è, dunque, che è? Da qui, dal fronte davvero non si capisce. E’ ingeneroso pensare che la politica si stia baloccando col proprio ombelico? Probabilmente sì. Tuttavia, dal fronte si vedono soprattutto le vittime. E fa male pensare che questi ragazzi non abbiano gli stessi diritti di altri ragazzi, magari appena appena più grandi di loro. Fa male pensare che in un mondo che sta tanto cambiando non sia più possibile fornire gli strumenti adeguati a queste nuove generazioni per comprendere il loro mondo, per costruire il loro futuro. E magari, così, proprio perché senza strumenti critici, vederli non capire più nulla di eguaglianza, di diritti, di convivenza, di ricchezza delle diversità.


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 Irene Baule - 1° Circolo di Alghero (SS)    - 23-01-2005
Sottoscrivo tutto. Un modo, anche se piccolo, di opporre resistenza è riproporre la scheda "vecchia". Vi copio una nota in proposito che ho mandato alla mia Dirigente e a tutti i colleghi:
Quale documento di valutazione?

Abbiamo riflettuto e discusso per mesi su come avrebbe potuto/dovuto essere il documento di valutazione; nella riunione intercircolo delle insegnanti di lingua 2 abbiamo messo a confronto punto per punto indicatori ed obiettivi della “vecchia” programmazione e nuove indicazioni e raccomandazioni – abbiamo concluso che non ha senso elencare una serie di OSA che non potrebbero essere uniformi per tutte le realtà e tutte le classi, mentre i “vecchi” indicatori se non altro mostrano le direzioni in cui lavoriamo e si fondano su un impianto epistemologico serio e collaudato.
Anche nella riunione dei docenti del plesso San Giovanni Lido ci siamo espresse per il mantenimento della scheda nella sua forma precedente, con le integrazioni di informatica, attività opzionali, comportamento.
Serpeggia ora, non solo nella nostra realtà, ma in tutta Italia, la proposta di elencare semplicemente le discipline, affiancate dal giudizio; si danno le più disparate motivazioni – la più “comica” (se da ridere ci fosse) è la “mancanza di spazio”... ormai con i nostri pc e fotocopiatori tutto è possibile, basta volerlo...
Vorrei soffermarmi brevemente sul significato di questa proposta, alla luce del passato più o meno recente.
La pagella in vigore fino agli anni ’70 era esattamente questo tipo di documento, veniva contestata da molti di noi mediante la forma di protesta del voto unico, proprio perché la si considerava non adeguatamente informativa e formativa ma unicamente selettiva. Personalmente, nei pochi anni che mi è toccato compilare “pagelle”, ho scelto di mettere 10 a tutti anziché 6 (se il voto non vale, perché scegliere il più basso?...) e allegavo ad ogni pagella una breve relazione sull’andamento di ogni bambino, più o meno il giudizio sintetico che oggi esprimiamo collegialmente, integrato da informazioni sulle singole discipline.
Poi arrivarono le “nuove” schede, e anche in quel caso il passaggio non fu indolore... i più anziani tra noi ricorderanno discussioni, contestazioni e anche (sì, allora si usava!) corsi di aggiornamento su come compilare la scheda e consultazioni del ministero tra tutti gli insegnanti in servizio... la scheda di valutazione fu oggetto di diversi rimaneggiamenti, fino ad arrivare ad essere uno spazio flessibile, suscettibile di essere adattato a diverse realtà ma comunque, mi pare, adeguatamente informativo.
La proposta di scheda “ai minimi termini” fa un salto indietro di decenni e resuscita sostanzialmente la vecchia pagella, di cui eventualmente modifica solo le dimensioni (o la dimezzeremo “per risparmiare carta”, dato che la stampa è a carico delle scuole?!?).
Mi sono battuta per tutta la mia carriera scolastica perché la valutazione fosse un momento significativo per alunni, genitori, insegnanti. Non cederò ora alla tentazione di una proposta “comoda”, che tenta di salvare capra e cavoli. buttando velocemente il vecchio e lasciando fuori della porta il “nuovo”, in attesa che altri si espongano e propongano qualcosa di migliore.
Mi auguro che il collegio scelga di adottare la scheda completa di indicatori; in caso contrario, oltre alle osservazioni (non solo negative!) che eventualmente ho sempre aggiunto quando lo ritenevo opportuno, aggiungerò di mio pugno gli indicatori a fianco delle materie che svolgo. Mi sono fatta un conto veloce: 90 schede x 2 materie x 3 indicatori = 540 frasi da aggiungere... ma spero di poter risparmiare queste energie per qualcosa di migliore...
Ringrazio per l’attenzione
Irene