Eleonora, cittadina barese...
Alba Sasso - 18-01-2005
Eleonora, cittadina barese di sedici mesi, è morta di fame e di violenza a 20 chilometri da noi, da una città non certo povera, che concentra, come tante altre, le diseguaglianze più laceranti in quartieri periferici e lontani. Forse a Bari pochi sanno dov’è Enziteto, forse pochi sanno che i cittadini onesti e civili di quel territorio sono ostaggio di violenti e sopraffattori. E che la cifra di quei quartieri, isolati dal mondo, è solitudine e paura. E dove c’è solitudine e paura muore la solidarietà. E ora tutti si chiedono: come è potuto succedere? Perché succede che, oggi nel 2005, in una città del ricco occidente, una madre lasci morire per stenti e per consunzione la propria creatura? Ma, come ha suggerito il vescovo di Bari, nell’omelia funebre, questa vicenda chiama ognuno alle sue responsabilità. Ci sono certo i colpevoli, gli esecutori materiali del delitto e la magistratura accerterà colpe e infliggerà pene. Ci sono Francesca e il suo convivente che hanno lasciato morire Eleonora senza che sia scattato in loro un barlume di umanità o di pietà. Ma questo ci assolve dall’idea che la vicenda di questa madre ci riguardi, ci interroghi direttamente, ci ponga delle questioni essenziali?
Questa storia ci dice che, anche nel nostro Paese, ci sono interi pezzi di società che sfuggono a qualsiasi intervento pianificato dallo stato sociale. Storie di disperazione, storie di marginalità che vanno ben oltre la soglia della povertà economica.
Ci dice di un quartiere nato male e cresciuto peggio. Che non ha avuto attenzione, strutture operative, investimenti. Dove gli interventi pur coraggiosi, la scuola, alcune associazioni, le donne del quartiere, l’assistenza sociale non riescono ad avere continuità e quindi efficacia.
Francesca Scannicchio, la giovane madre di Eleonora, ha intrecciato la sua storia di marginalità e di degrado con le difficoltà di questo quartiere separato dal mondo. Ha riprodotto quella violenza e quella disperazione che ha subito nella sua vita, da quando era bambina. “Non avevo chances” - mi ha dett- usando proprio questo termine. “L’aborto no, quello dell’ultima nata, no perché è peccato”. E Eleonora ? “Non potevo chiamare nessuno se no mi toglievano gli altri figli. Quella di Eleonora è dunque la cronaca di una morte annunciata. Ma è anche la storia di cittadini senza volto e senza nome, nascosti al mondo, che non hanno lavoro, istruzione, casa, nessuno di quei diritti che la Costituzione dovrebbe garantire a tutti. In questo senso sono anche dei “sommersi” che regrediscono verso una condizione di asocialità e finiscono coll’essere invisibili e ignorati dalle fragili strutture di sostegno sociale presenti nel territorio. Certo, in ogni punto di questa rete qualcuno avrebbe potuto fermare Francesca e il suo convivente. Nessuno l’ha fatto. Allora dov’è il punto della catena in cui intervenire, per spezzare la violenza, per interrompere quello che altrimenti rischia di essere un susseguirsi ciclico di dolore e di sofferenze, per dare a ogni bambina e a ogni bambino ovunque sia nato e da qualsiasi famiglia sia nato la possibilità di avere un destino altro? Per impedire che una madre, che si sente già condannata, condanni anche sua figlia? E allora serve veramente il contributo di tutti. Per capire dov’è “l’anello che non tiene”, per costruire una rete, per riuscire a collaborare. Se riusciamo a capire che questa è la strada, troveremo, credo - ognuno con le sue responsabilità, di cui certo ognuno dovrà rispondere - i modi per renderla possibile. In un momento come questo, in cui si tende a sostenere che al centro di tutto ci sono gli individui e che lo stato sociale è un residuo del passato, questa vicenda mostra con chiarezza che la democrazia è ferita, se ci sono persone che non riescono ad accedere nemmeno ai più elementari diritti di cittadinanza.

Alba Sasso
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 Pierangelo    - 18-01-2005
Alcuni giorni fa Arturo Ghinelli nel suo "Lettera alla Befana" affermava:
"Ma allora se sono così impegnativi i cani perché gli adulti li preferiscono ai bambini?
Innanzitutto non ci sono solo i cani, ci sono anche i gatti, i canarini, i criceti, i serpenti. Una serie infinita di animali che stanno in gabbia o almeno stanno dove li metti.
I bambini non stanno mai dove li metti e in gabbia qualcuno dice che non si può.
"

Diceva bene: in effetti gli esemplari della specie Homo Sapiens Sapiens dovrebbero dare maggiori soddisfazioni, anche se danno enormemente più fastidio, fin da quando sono piccoli.

Colgo l'occasione per fare una riflessione che scaturisce dai gatti e da un fattaccio di cronaca. Qui a Bari stiamo tutti sotto choc per il caso della bambina di 16 mesi morta per denutrizione.
Non si può cavarsela incolpando esclusivamente la "madre snaturata" ed il suo compagno, probabilmente vittime di un degrado culturale economico e sociale, ma sono eventi che devono far sì che la comunità locale si interroghi e si faccia carico delle proprie responsabilità. E qui la domanda è se questa "famiglia" aveva o no dei vicini di casa. Vicini nel senso di "prossimo", quel senso che è chiarissimo nel Vangelo quando si legge la parabola cosiddetta del "Buon Samaritano".

Vicino ai cassonetti, tante brave donne mettono dei piatti di plastica che contengono non gli avanzi, ma una vera e propria porzione in più destinata ai gatti randagi. Ma tante brave donne non si sono neanche accorte che Eleonora e i suoi fratelli avevano, nella occidentalissima e settentrionalissima Italia e nel fottutissimo terzo millennio, bisogno di un pezzo di pane. Dì quello che vuoi, ma io mi nascondo la faccia per la vergogna. Ne stiamo parlando in questi giorni specialmente con gli studenti che provengono da quel quartiere di Bari. Anche nel laboratorio di informatica ogni tanto sentiamo l'esigenza di tralasciare la "materia" e pórci insieme davanti all'esigenza di cercare il senso di tante cose che ci appaiono insensate.

 ilaria ricciotti    - 19-01-2005
Purtroppo, caro Pierangelo in questo nostro bel paese ci si accorge troppo tardi che tante cose non vanno, specialmente in riferimento ai bambini!
Quello che non sopporto è quel pianto da coccodrilli che si esterna dopo che certi aberranti fatti avvengono.
Forse pensiamo che in questo modo si metterà a tacere la nostra coscienza?

 Pierangelo    - 20-01-2005
da Repubblica Bari del 20.1.2005

LE IDEE

Diamo voce ai bambini per ascoltare il loro dolore
Migliaia sono deceduti in Asia, ma lì c´è stato il maremoto: perché a Enziteto si muore a 16 mesi senza che nessuno intervenga?
di SAVERIO ABBRUZZESE - psicologo

Tentiamo di vestire i panni di un bambino, cerchiamo di metterci dalla sua parte, per una volta almeno. Facciamo un tentativo e proviamo a chiederci che cosa sta accadendo nella testa di un bambino in questi ultimi tempi, specialmente dalle nostre parti. Proviamo a dar voce a un bambino che, proprio perché infante, non può parlare. Usando, per quanto possibile, il suo linguaggio.
A Bari, nel gennaio del 2005, si muore di fame a 16 mesi dopo una vita passata in un passeggino; dall´altra parte del mondo, ci sono tanti morti, soprattutto bambini. I sopravvissuti alla catastrofe dello tsunami che ha sconvolto l´Asia rischiano di dover lasciare la loro terra. Anzi, qualcuno è stato già venduto. Ma lì sono morti perché c´è stato il maremoto, qui no. La bambina di Enziteto stava a casa con la madre, i suoi fratellini e il fidanzato della donna. Che cosa vuol dire? Che non la volevano? E il padre la voleva? Dov´era? E gli altri lo sapevano che questa bambina stava così male? O facevano finta di niente? Perché quella porta era sempre chiusa? Perché non l´hanno sfondata?
Non erano fatti loro, forse. Lo sapevo. Non c´è da fidarsi dei grandi. Che cosa aveva fatto di male questa bambina? E quelli dell´Indonesia? Possibile che non hanno nonni o zii o amici che possano occuparsi di loro? Sembra che i buoni siamo soltanto noi perché li vogliamo, però poi facciamo morire di fame i nostri bambini. Ma che razza di mondo. Questi grandi - che vogliono? Vogliono i figli degli altri, anzi non vedono l´ora di prenderseli, anche quando ci sono di mezzo le disgrazie, anzi ne approfittano; sembra che non aspettino altro. Perché non pensano ai bambini che stanno qui invece di pensare a rubare i bambini che stanno lì?
Ma torniamo dalle nostre parti: a Bari, dove c´è un altro bambino di cui tutti parlano, quello della pistola, che era stato allontanato, poi è tornato perché la mamma lo voleva, però è stato coinvolto in una sparatoria, poi se n´è andato di nuovo, anzi si è nascosto, perché lo vogliono acchiappare, e se lo acchiappano chissà cosa gli fanno. Ma lui che ha fatto? Non ho capito. Forse ha solo obbedito a chi gli comandava di fare certe cose, anche di portare una pistola in una busta. Ma se è stato ubbidiente, allora è stato bravo. Perché è stato allontanato? Perché si nasconde? E poi, è sicuro che vuole stare a casa sua, dove gli dicono di fare cose brutte?
In una lettera a questo giornale, il bambino con la pistola ha detto che la comunità dove lo avevano messo non era bella. Certo, non sarà bella come una casa, ma è proprio lui che ha mandato quella lettera? Come ha fatto? Che cosa vogliono da questo ragazzino? In quali giochi complicati da grandi lo hanno ficcato?
Tutti dicono che vogliono occuparsi di lui, ma lui si nasconde. Forse anche lui non si fida. E ha ragione. Non c´è da fidarsi, l´ho già detto.

 Pierangelo    - 22-01-2005
da Repubblica Bari del 22.1.2005

La decisione di dedicare un luogo alla memoria della bambina morta di stenti

A Enziteto nasce piazza Eleonora

Si chiamerà «Eleonora» la piazzetta davanti alla chiesa della Natività di Enziteto. Lo ha deciso l´amministrazione comunale, nel corso dell´ultima seduta di giunta. Un simbolo «di ciò che può accadere - spiega Antonella Rinella, assessore con delega alla toponomastica, che ha avanzato la proposta - in mancanza di amore e di attenzione». Subito dopo la morte della piccola Eleonora, fra i vari aspetti del degrado di Enziteto rilevati, è stata indicata anche la mancanza di nomi per numerose strade del rione: un sintomo della disattenzione nei confronti delle periferie.
Proprio la disattenzione e il degrado sono state causa della scomparsa della bambina, alla quale ora l´amministrazione ha deciso di dedicare una piazza importante del quartiere. «Si chiamerà semplicemente Eleonora, solo il nome - dice Antonella Rinella - perché l´opinione pubblica ormai la ricorda così». La targa toponomastica sarà affissa soltanto fra cinque o sei mesi: il tempo necessario perché la Prefettura decida in deroga alla legge che prevede il decorso di almeno dieci anni dalla morte della persona cui s´intende intitolare la strada. Per il futuro, l´assessore Rinella si è impegnata a dare un nome a tutte le strade di Enziteto che ne sono ancora prive. Sono una quindicina di vie in tutto. «Dovremo innanzitutto procedere a una revisione dei numeri civici, anche per scoprire eventuali situazioni di abuso - spiega - poi nomineremo le strade». Per la scelta dei nomi, sta per essere formalizzata una collaborazione con la direttrice della scuola elementare di Enziteto, Angela Del Santo. Gli alunni parteciperanno a un concorso d´idee e sceglieranno loro stessi i nomi da dare alle vie. «Saranno sostantivi astratti - anticipa l´assessore - che richiameranno quei valori che secondo qualcuno a Enziteto mancano». (il.fic.)

 Pierangelo    - 09-02-2005
da Repubblica Bari del 9.2.2005

Secondo l´autopsia la bambina di 16 mesi lasciata morire dalla madre era ormai priva di tessuto muscolare

Così è morta la piccola Eleonora

I medici legali: non poteva nemmeno più chiudere gli occhi

La donna e il suo convivente ora in carcere chiamavano la bimba solo con insulti
Nessuno dei due ha spiegato il perché del crescendo di crudeltà nella casa di Enziteto


Con gli occhi aperti ha visto finire la sua brevissima esistenza. È morta così Eleonora, 16 mesi di vita e solo pochi sorrisi. È deceduta, scrive il referto autoptico, per arresto cardiocircolatorio dovuto a denutrizione. Niente acqua né cibo, così a lungo che la piccola non era nemmeno più in grado di chiudere le palpebre.
Come in un film dell´orrore che si rivela, scena per scena, ancor più crudele di quanto previsto, le indagini coordinate dal pm Emanuele De Maria sulla vicenda che ha sconvolto il quartiere Enziteto e la città intera rivelano particolari che hanno dell´assurdo. Una scoperta dopo l´altra, a confermare la solidità delle accuse per le quali, a poche ore dalla morte della bambina, è stato disposto il fermo (poi convalidato in arresto) della mamma di Eleonora e del suo convivente, padre della sua quarta bimba.
I due sono accusati, per ora, di maltrattamenti seguiti da morte. Ma non si esclude che, proprio a seguito del confronto avvenuto dinanzi al pm tra i due, l´ipotesi di reato possa essere trasformata in omicidio. Di certo si sa che la piccola era l´unica dei quattro figli della donna a non essere desiderata, quasi odiata, di certo mal sopportata. Al punto che in casa non veniva mai chiamata per nome, ma con insulti ed epiteti anche molto volgari. Lasciata giorno e notte su un passeggino con lo schienale rigido, Eleonora non poteva neppure piangere e lamentarsi, perché veniva subito strattonata con violenza. Si deve probabilmente ad una di queste scrollate la frattura non sanata riscontrata dal medico legale, Vito Giuseppe Romano, sul braccio destro. Sul corpicino, è stato accertato, c´erano anche ecchimosi dovute forse a cadute, ma non si esclude che possa essere stata picchiata.
Seduta su quel passeggino, senza mangiare, la bimba aveva perso lentamente e inesorabilmente la capacità di camminare, riuscendo al massimo a gattonare. Le sue gambe erano così atrofizzate da non sostenere il suo peso. Al momento della morte, è emerso ancora dall´autopsia, in realtà Eleonora pesava solo cinque chili, poco più di un neonato. Il suo stomaco era vuoto da tempo e secondo il medico legale non veniva nutrita adeguatamente da almeno due mesi. Esattamente da quando, dopo una parentesi serena trascorsa con alcuni vicini di casa, era stata tolta loro e riportata in quel tugurio di pochi metri, nel quale vivevano altre quattro persone.
Eleonora, infatti, aveva tre fratelli nati da altri due padri. Il più grande, di quattro anni, viveva con sua nonna ed era tornato da sua madre solo per le vacanze di Natale. Sia lui che gli altri due, subito visitati e trovati in buone condizioni di salute, sono stati trasferiti in una casa d´accoglienza dove resteranno in attesa che si definisca la posizione processuale della madre.
Nelle prossime settimane, intanto, il consulente nominato dal pubblico ministero consegnerà i risultati della perizia psichiatrica condotta sulla coppia, tuttora reclusa nel carcere di Bari. L´inchiesta, condotta dagli agenti della Squadra mobile di Bari, punta anche ad accertare le eventuali omissioni da parte degli assistenti sociali che, sostengono alcuni vicini di casa, avrebbero potuto evitare la morte di Eleonora. Gli operatori saranno a breve interrogati dal magistrato in qualità di persone informate sui fatti.

MARA CHIARELLI

 Sorelli Brescia    - 17-02-2005
In alcuni messaggi e articoli veniva scritto che Eleonora viveva coi genitori. Niente di più inesatto. L'unico genitore di Eleonora in quella casa era la mamma. A proposito, qualcuno sa quale Tribunale ha dato Eleonora in affidamento esclusivo (alla madre) e con quali motivazioni?